L’ I-70 Killer

L’ 8 aprile 1992 una cliente entra in un negozio di scarpe a Indianapolis (Indiana).
Sono passate le 2 del pomeriggio, e anche se l’orario di apertura indica che il negozio è aperto, dentro è tutto deserto.

La donna prova a chiamare sul retro, ma non risponde nessuno. Avvicinandosi al bancone nota il registratore di cassa aperto: decide allora di uscire e chiamare il 911, il numero di emergenza, pensando ad una rapina.

Non può immaginare che -nella stanza sul retro- la donna che gestisce il negozio, la 26enne Robin Fuldauer, giace a terra, morta. Le hanno sparato.

La polizia ipotizza una rapina sfuggita di mano.



Ma appena 3 giorni dopo, a Wichita (Kansas), città già tristemente famosa per gli omicidi di BTK, vengono uccise altre due commesse.

Le vittime si chiamano entrambe Patricia.
Hanno 23 e 32 anni. Una è la commessa, l’altra la titolare. Lavorano in un negozio di abiti da sposa.


Si sono fermate oltre l’orario di chiusura (le 18) per aspettare un cliente che doveva ritirare un ordine.
Poco dopo le 18 probabilmente un uomo si è avvicinato alla porta e ha bussato. La giovane commessa lo ha fatto entrare, convinta che fosse il cliente atteso. Ma una volta fatto entrare, dopo essersi allontanati dall’ ingresso, Patty viene uccisa a colpi di pistola.
L’assassino non immaginava che fosse presente anche la titolare, nel retro: appena la vede, uccide anche lei.

A quel punto entra il vero cliente, ignaro di tutto.
L’assassino lo incrocia letteralmente sulla via della porta mentre sta cercando di lasciare la scena del crimine.
Ma non lo uccide. (Lasciando così un pericoloso testimone inspiegabilmente in vita).
Ovviamente viene fatto un identikit.



I due casi vengono collegati. La conferma viene dalle striature presenti sui bossoli: l’arma che ha sparato in Indiana e in Kansas è la stessa.

Un paio di settimane dopo a Terre Haute, di nuovo in Indiana, viene ucciso un uomo di 40 anni, Michael McCown.
Si trovava da solo all’interno del negozio della madre, chiamato “Sylvia’s Ceramics”, la aiutava quando poteva. Suonava anche il basso in un paio di band.
Portava i capelli lunghi, raccolti in una coda. E’ stato sparato da dietro.
Si sospetta quindi che l’assassino possa essere caduto in errore, scambiandolo per una donna.

Pochi giorni dopo, il 4 maggio 1992, la commessa 24enne Nancy Kitzmiller viene uccisa intorno a mezzogiorno mentre si trova da sola all’interno di un negozio di stivali a St.Charles, Missouri, il terzo stato coinvolto nella catena di omicidi. Era mezzogiorno e la ragazza stava aprendo il negozio al pubblico.

Tre giorni dopo, a Raytown, sempre in Missouri, viene uccisa l’ultima vittima della serie, la 37enne Sarah Blessing, nel suo negozio di articoli da regalo.
Il proprietario della videoteca adiacente vide un uomo entrare nel negozio, subito dopo uno scoppio, e l’uomo uscire.
Anche il dipendente di un altro negozio ha visto il sospetto allontanarsi sulla interstatale 70.

Tutti i delitti si sono svolti lungo questa lunga strada che attraversa diversi stati.

Gli altri elementi in comune sono l’arma, il modus operandi, il colpire la vittima sul retro della testa, la scelta delle vittime (tranne l’uomo, generalmente erano donne sole, non troppo alte, coi capelli scuri)

Le vittime accertate.

La catena di omicidi è iniziata e si è esaurita nel giro di poche settimane.
Il colpevole non è mai stato catturato.

Si sospetta possa essere l’autore di altri due omicidi, avvenuti in Texas l’anno dopo: il 25 settembre 1993 la 51enne Mary Ann Glasscock viene trovata morta nel suo negozio di antiquariato a Fort Worth , e il 1′ novembre muore la 22enne Amy Vess nel negozio di abbigliamento e accessori di danza nel quale lavorava, ad Arlington.

Il 15 gennaio 1994 la 34enne Vicki Webb viene colpita da spari nel suo negozio di articoli da regalo a Houston, sempre in Texas, ma riesce a sopravvivere.
RIferisce di aver scambiato appena poche parole con l’uomo, e appena si è voltata questo le ha sparato dietro la testa. Il proiettile non è penetrato nelle vertebre, l’omicida ha tentato di spararle una seconda volta ma l’arma si è inceppata. L’ha lasciata a terra sanguinante pensando che fosse comunque morta.

Il calibro usato dall’uomo della I-70 e dal killer del Texas è lo stesso, ma la balistica afferma che le due armi seppur simili non erano esattamente la stessa.

Si ipotizza potesse trattarsi di una  Intratec Scorpion o addirittura una  Erma Werke ET22.

Non ci sono sospettati ufficiali.
L’uomo descritto all’epoca poteva essere tra i 20 e i 30 anni, alto tra 1,70 e 1,75 m, con palpebre cadenti, capelli biondo sabbia o rossicci, di corporatura normale.
Potrebbe essere ancora in libertà e avere tra i 40 e i 50 anni.

Anche se le vittime sono vestite, e non appare traccia di violenza, tantomeno è stato repertato liquido seminale, delitti appaiono come delitti sessuali operati da un soggetto con difficoltà relazionali e sessuali.

Non erano delitti a scopo di furto o rapina: lo scopo era uccidere donne sole e presumibilmente attraenti, in una specie di vendetta o aggressione là dove non era in grado di aggredirle sessualmente.

Infatti il cliente che lo incrociò nel negozio di articoli da sposa non fu ucciso, anche se rappresentava un grosso pericolo per l’omicida.
Questo fa pensare che uccidere uomini, anche se ti hanno visto in faccia e rappresentano un pericolo perchè possono descriverti alla polizia, non facesse parte del suo “progetto”, della sua fantasia (sessuale appunto), a costo di correre un rischio.
(Per chi si interessa al Mostro di Firenze, una situazione simile al delitto del ’68, quando Natalino viene lasciato illeso).

EDIT:
si rincorrono con insistenza voci (quindi assolutamente non confermate) secondo le quali il famigerato i-70 Killer potrebbe essere Neal Falls, un uomo che 4 anni fa ha cercato di strangolare una prostituta, minacciandola con una pistola.


Fortunatamente invece è stata lei ad ammazzarlo, con la stessa arma.




Quando la polizia è arrivata sulla scena, ha aperto l’auto dell’uomo e ci ha trovato il cosiddetto “kit del serial killer”: manette, corde, sacchi di plastica, nastro adesivo, guanti e così via.
(Come facevano ad esempio il nostro Daniele Restivo, o Israel Keyes, che addirittura lasciava diversi secchi col “kit” sparsi nelle zone a lui note, per recuperarli in caso di necessità.)


Analizzando i suoi spostamenti e la timeline, su alcuni forum si ipotizza che potrebbe avere ucciso decine di donne (più altre che sono scomparse).
Il suo identikit è parecchio somigliante a quelli dell’ i-70 Killer, considerando che all’epoca era molto più giovane.


https://www.youtube.com/watch?v=8DTspSdhtxo

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!

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