Thierry Paulin, “il Mostro di Montmartre”

Durante un periodo di 3 anni, dal 1984 al 1987, in un quartiere famoso di Parigi, numerose donne, anziane e sole, sono state uccise nelle loro case, picchiate selvaggiamente, strangolate con indumenti, soffocate con cuscini o con sacchetti di plastica, legate, sfigurate al punto di avere naso e mascella sfondati ed essere irriconoscibili, o costrette ad ingerire acido muriatico. Una è stata ritrovata vicino ad una discarica.


A volte si sono verificate due diverse aggressioni nello stesso giorno, altre volte i delitti si susseguivano a distanza di pochi giorni.



Le vittime non venivano abusate sessualmente, gli omicidi sembravano essere a scopo di furto, anche se le cifre rubate dalle case ammontavano a poche centinaia di franchi, somme che non giustificavano nè l’accanimento nel trovare nuove vittime, nè il pericolo di essere arrestati, nè la violenza impressionante e le torture che venivano perpetrate.
Una delle donne, una 91enne, fu trovata legata e torturata ma ancora viva: tuttavia era in un tale stato si shock da non essere in grado di descrivere nessun aggressore.

Manifestazioni pubbliche contro “il Mostro di Montmartre”


L’allarme sociale è altissimo. L’opinione pubblica inorridita e indignata.
C’è un individuo (anche se alcuni testimoni parlano di due uomini) libero di girare impunemente per il quartiere e massacrare anche due donne indifese nello stesso giorno, senza che si possa fermarlo.
Sui giornali, per strada, nei mercati rionali, sembra che non si parli d’altro.



SI tenta di redigere un profilo dell’assassino: per convincere tutte queste signore a farsi aprire la porta -nonostante l’allarme scatenato dall’ondata di delitti- doveva avere un aspetto distinto, rassicurante, o perlomeno non minaccioso.
SI ipotizzò fosse dotato di una personalità affascinante.
Che fosse disoccupato, vista l’ampio spettro degli orari in cui aveva colpito.
Che fosse giovane e prestante, data la facilità con cui colpiva le vittime e ne spostava i corpi.
Per quanto il profilo potesse essere accurato, rimaneva decisamente troppo poco per poter individuare un nome.
I delitti proseguono, a volte con pause di mesi, ma poi riprendono sempre, anche in altri quartieri di Parigi oltre a Montmartre.

I puntini in rosso indicano i luoghi nei quali sono state ritrovate le vittime.

Passano tre anni di terrore e psicosi sociale, durante i quali vengono uccise circa 20 donne.
Ma un giorno la signora sopravvissuta, la ultranovantenne Germaine Petitot aggredita tra le prime vittime, riesce a testimoniare.
Fornisce un identikit piuttosto dettagliato del suo aggressore.
La polizia ci mette ancora del tempo a individuare un sospettato, e questo nonostante sulle scene del crimine fossero state rinvenute delle impronte digitali: ogni quartiere aveva un suo registro (cartaceo) delle impronte dei rei, e questi dati non venivano incrociati o paragonati tra diversi arrondissement.

Infine esce un nome: Thierry Paulin.
E’ un giovane precedentemente incarcerato per brevi periodi a causa di spaccio di cocaina. Le impronte digitali corrispondono a quelle trovate sui luoghi dei delitti, vive a Parigi, non ha alibi, ma si rifiuta di confessare.
Solo in seguito ad un interrogatorio di 43 ore, al quale si alternano senza sosta diversi ispettori di polizia, ammette la sua responsabilità nei delitti.

Ma chi è Thierry?
Nato il 28 novembre 1963 in Sudamerica, nella Martinica francese, al momento dell’arresto ha quindi 23 anni.

Figlio meticcio e indesiderato di una coppia di amanti: Guy « Gaby » Paulin, muratore, e Rose-Hélène « Monette » Larcher, appena sedicenne.
Il padre lo riconosce ma due giorni dopo la sua nascita parte di fatto lasciando la ragazza e il bambino al loro destino.
La madre a sua volta affida il bambino di 18 mesi alla nonna, che possiede un ristorante sulla spiaggia e non ha mai tempo per badare al piccolo, che cresce non voluto e trascurato, diventando sempre più indisciplinato e selvaggio.
Nel frattempo la madre si sposa e ha altri 5 figli.

Quando Thierry compie 10 anni la madre lo riprende sotto il suo tetto, ma integrarsi col patrigno e i fratellastri gli è impossibile.
Diventa violento verso i fratelli e verso i compagni di classe. Viene descritto come “dissimulatore”.

Thierry (a destra) con la madre, il patrigno e i fratellastri.


La madre cerca di ricontattare il padre biologico, che vive a Tolosa, in Francia, e pretende gli assegni alimentari.
Lui li rifiuta, e piuttosto si prende il bambino in casa, dove nel frattempo ha una moglie e due figli.

Crede di aver ritrovato il padre, ma si ritrova ancora più sradicato di prima.
La vita in Europa, in una grande città, unico bambino con la pelle scura in una scuola di bianchi, in una famiglia che non conosce.
Ha grandi difficoltà ma riesce comunque ad ottenere un diploma di apprendistato come parrucchiere, e un altro come meccanico.
Decide di arruolarsi nell’esercito e viene assegnato al reparto come barbiere.
Tuttavia viene molto emarginato anche dai commilitoni che lo accusano di essere straniero e omosessuale.

Durante un permesso dal servizio minaccia col coltello l’anziana cassiera di un supermercato a scopo di rapina. Nonostante abbia tentato di celare il suo volto coprendolo con un foulard, viene riconosciuto e condannato a due anni di reclusione, ma sconta solo poche settimane di carcere. Viene tuttavia allontanato definitivamente dall’esercito.



In seguito viene a sapere che la madre con la famiglia si trasferirà in Francia. Ogni tentativo di convivenza è destinato ad incontrare grosse difficoltà.



Thierry mostra tendenze sociopatiche e soffre di un grave narcisismo.
L’unico ambente in cui si trova bene è quello del cabaret: frequenta e lavora presso locali rivolti ad un pubblico omosessuale, conosce tra gli impiegati quello che diventerà il suo compagno: Jean-Thierry Mathurin.
Hanno lo stesso nome, sono entrambi nato fuori dalla Francia (Mathurin è nato nella Guyana francese). Inoltre il 19enne Jean-Thierry è tossicodipendente e si prostituisce.

Thierry Paulin e Thierry Mathurin.

Thierry Paulin inizia ad esibirsi come drag-queen, un mestiere che gli permette di appagare il suo egocentrismo.
Una sera invita la madre e i fratelli ad assistere ad uno dei suoi spettacoli, ma la famiglia abbandona lo spettacolo dopo pochissimi minuti. La madre fuggendo in lacrime apprende in questo modo l’omosessualità del figlio.
In seguito ad una lite familiare dove Thierry ferisce al ventre con un coltello la sorellastra incinta che tentava di difendere la madre, non è più il benvenuto in casa, e si trasferisce col compagno in un hotel.



Dopo due anni di lavoro al Paradise Latin, nel 1984 viene licenziato perchè minaccia di morte il compagno in una scenata di gelosia, rompendo mobili e stoviglie del locale.
La vita sopra le righe tra locali e hotel di lusso diventa difficile da sostenere.
Da questo momento in poi Thierry Paulin comincia a sostentarsi spacciando stupefacenti.

Trova lavoro in un altro locale, durante le ore notturne, e di giorno si dedica a piccoli o grandi furti, rapine, truffe, spaccio, e comincia ad accanirsi sulle donne anziane.
Verrà data una spiegazione psicologica per questa sua predilezione: il suo psichiatra ipotizzerà che odiava le anziane perchè lo giudicavano.
Ma più probabilmente le ha scelte perchè erano vittime fragili e indifese, come infatti dichiarerà alla polizia.


Durante il processo verrà scagionato dagli omicidi il suo amante: ha partecipato solo alle rapine sì con percosse, ma senza omicidio.
E’ stato liberato nel 2009.

Thierry Paulin chiederà e conserverà ogni articolo di giornale che lo menzionasse; muore di AIDS dopo un anno di ospedalizzazione in stato di semi paralisi.

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!




Forse ti interessa anche...
(continua dalla parte 1) Wolfgang Sielaff è un uomo determinato.Nella sua carriera di capo della
Una mattina -dieci giorni prima di natale- Adam Lanza spara quattro colpi in testa alla
(continua dalla parte 1)Poco dopo la morte dell'amato nonno, la sorella maggiore che vive assieme
La sua attività omicidiaria è durata appena un anno, dall'agosto 1988 al giugno 1989, ma
Una sera una coppia si apparta in una tranquilla zona di laghi, boschi e campeggi,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *