Bobby Whytt, “the Boy Under the Billboard”, “il bambino sotto il cartellone”.

20 anni dopo il ritrovamento del corpo di una donna non identificata e di un bambino di 10 anni il caso è stato risolto, grazie all’impiego di una banca dati del DNA e di un consulente che ha collaborato anche alla cattura del GSK.

I due corpi erano stati ritrovati a 350 km di distanza l’uno dall’altro, lungo l’interstatale 85, nell’anno 1998.
La donna è stata trovata a maggio, gettata in una zona boschiva ai lati dell’autostrada nella Carolina del Sud, nuda, con le mani legate. Verosimilmente morta per soffocamento.

Il cadavere del bambino era stato rinvenuto durante le operazioni di falciatura dell’erba lungo una tangenziale della Carolina del Nord, a settembre, quattro mesi più tardi.
Il conducente di un trattore tagliaerba aveva notato quello che sembrava essere un teschio, nei pressi di un grosso cartellone pubblicitario.
Il sole aveva sbiancato le ossa e attirato l’attenzione dell’uomo.
Più in là sono stati rinvenuti i resti delle gambe. Il corpo era parzialmente vestito.
Anche lui è stato vittima di strangolamento e asfissia.
Le analisi del DNA suggerivano origini asiatiche e caucasiche.

Non risultava alcuna denuncia di scomparsa per un bambino con caratteristiche di questo tipo.
Le sue ossa sono state conservate in attesa di ulteriori sviluppi.
Regolarmente venivano realizzate nuove ricostruzioni del volto nella speranza di un riconoscimento.



Le autorità non avevano mai smesso di cercare un nome per le due vittime.
Il maggiore sceriffo di Orange County (Carolina del Nord) Tim Horne che si è occupato del caso sin dall’inizio ha dichiarato di aver tenuto per decenni la scatola relativa al caso sotto la sua scrivania, in ufficio: ogni volta che si girava il suo ginocchio urtava la scatola. “l’ho tenuta lì per non dimenticare mai quel ragazzino”.
Oggi è in pensione ma non ha comunque smesso di interessarsi al caso.

Tim Horne indica il punto del ritrovamento.



Fin ora lei indagini si erano basate sul tentare di ricostruire i volti delle due vittime, distribuendole il più possibile e sperando che qualcuno potesse identificarle.
Ma dopo aver trovato (nel dicembre 2018) una corrispondenza con un parente che aveva inserito il proprio DNA nella banca dato on line, è uscito il nome di un uomo che aveva avuto un figlio in epoca compatibile all’età del secondo corpo ritrovato.


A questo punto grazie all’analisi genetica si è appurato che le vittime erano madre e figlio, e si era compiuto un ulteriore passo decisivo coinvolgendo la polizia internazionale: grazie alla collaborazione con la Corea del Sud, si era potuta attribuire un’identità alla donna: Myoung Hwa Cho.



Il marito della Cho, che si trovava già in carcere per altri reati non collegati, è stato interrogato diverse volte finchè non ha confessato il duplice omicidio.
All’epoca del delitto la famiglia viveva in Ohio.

Ai parenti aveva detto che la moglie e il figlio, Bobby, erano tornati in Corea.

Oggi i resti di madre e figlio possono riposare vicini.


https://www.wral.com/news/local/video/18171805/

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