Bruce McArthur, il Killer del Gay Village

Il 18 gennaio 2018 un uomo reso noto solo col nome di “John” si è recato a casa di Bruce McArthur, un giardiniere esperto di landscaping, 67enne e canadese.

Mc Arthur è nato in una zona rurale dell’Ontario, cresciuto in una fattoria.
Oltre a sua sorella i suoi genitori (madre cattolica e padre presbiteriano) hanno spesso accolto bambini in difficoltà dall’area di Toronto, in un via vai di bambini fino a 10 contemporaneamente. La famiglia era molto stimata nella comunità per questo altruismo.
A scuola cercava di guadagnarsi l’affetto della maestra facendo la spia verso i compagni, coi quali non riusciva ad integrarsi.
Ha vinto qualche premio in gare canore.
Si è sposato con una compagna di liceo nel 1974, all’età di 23 anni; ha avuto due figli e oggi è nonno di diversi nipotini.

Il suo primo impiego come assistente alle vendite in un grande magazzino è a pochi passi dal nascente quartiere gay della città, essendo l’omosessualità divenuta legale da appena quattro anni.
Già da ragazzo ha scoperto di essere omosessuale, ma ha cercato di ignorare la cosa, almeno ufficialmente.
Il padre lo derideva se mostrava di non essere “abbastanza virile”, e dopo il matrimonio divenne molto attivo nel frequentare la chiesa per “evitare di pensare alle sue tendenze gay”.

Nel 1978 diventa rappresentate per i calzini marca McGregor, viaggia molto per convincere i negozi a rivendere la propria merce. In seguito diventa promotore commerciale di intimo maschile e abbigliamento sportivo.

Una decina di anni dopo comincia ad avere rapporti sessuali con altri uomini. Dopo un anno la cosa viene a conoscenza della moglie, e i due decidono di continuare a vivere assieme.
Poco tempo dopo un tracollo economico: la ditta presso la quale lavorava fa tagli al personale, le loro entrate sono drasticamente ridotte, e la situazione è complicata dal fatto che il figlio adolescente fa compulsivamente telefonate oscene a donne sconosciute, problema per il quale la famiglia è condannata a pagare ingenti somme.


Quando compie 40 anni decide di separarsi dalla moglie e lasciare improvvisamente la famiglia che vive ad Oshawa, e di trasferirsi a Toronto, dove frequenta assiduamente la nutrita scena gay.
Si reinventa come giardiniere,;comincia una relazione con un uomo, ma dopo quattro anni la storia finisce, contemporaneamente al divorzio ufficiale dalla moglie: McArthur va in terapia da uno psichiatra e gli viene prescritto il Prozac.

Riprende la vita notturna. Nei locali lo conoscono come “Babbo Natale”, per via della sua barba bianca, il ventre prominente e il fatto che spesso ha lavorato proprio impersonando Babbo Natale nei centri commerciali.

Mc Arthur ha lavorato diverse volte come Babbo Natale nei centri commerciali.

Tuttavia è noto il suo lato più malvagio.
Nel 2003 viene condannato a due anni per aver aggredito un uomo che si prostituiva con un tubo di metallo, colpendolo alla testa e ferendolo diverse volte anche alle dita. Gli viene inoltre imposto il divieto di avvicinarsi a chi si prostituisce e proibizione di assumere popper.
Al momento dell’aggressione McArthur aveva appena compiuto 50 anni.

Nonostante questa condanna riesce a mantenerla segreta agli occhi dei suoi clienti per i quali cura i giardini: gode infatti di molta fiducia da parte loro, ad esempio la signora Karen Fraser è felice di permettergli di lasciare la sua attrezzatura all’interno della sua proprietà.
“Lo conoscevo come una persona energica ed entusiasta, che ama le piante e i suoi nipotini” ha affermato la donna. “ma a quanto pare la persona che conoscevo non esiste.”
Il 18 gennaio 2018 la polizia le ha bussato e le ha comunicato che aveva 20 minuti per lasciare la propria abitazione.
Da quel momento la signora e suo marito si sono dovuti trasferire per quasi un mese presso perfetti sconosciuti, col minimo indispensabile e i loro gatti, mentre la loro proprietà veniva rivoltata completamente.

Karen Fraser.

Nei vasi del suo giardino sono stati trovati diversi resti umani smembrati.


L’intera proprietà è stata scandagliata con l’aiuto di georadar e cani addestrati.

I resti occultati appartenevano a sei persone, anche se il totale degli uomini uccisi ammonta a otto. Prevalentemente immigrati dal sud est asiatico o dal medio oriente, tra i 37 e i 58 anni.
Si sospetta che li scegliesse appositamente tra le persone che sarebbero state più difficilmente segnalate come scomparse, proprio per garantirsi un maggiore successo nel continuare ad uccidere indisturbato.
Alcuni erano immigrati con una doppia vita, altri rifugiati, qualcuno dipendente da droghe, un senzatetto, e un cittadino canadese che aveva relazioni sia personali che lavorative con McArthur.
E’ stato insomma arrestato il serial killer del Gay Village, che ha terrorizzato la città di Toronto per sette anni, tra il 2010 e il 2017, con pause anche di due anni tra un omicidio e l’altro.

La polizia ha fatto irruzione nell’appartamento di McArthur proprio nel momento in cui probabilmente stava per fare la nona vittima.L’uomo era stato ammanettato al letto, un sacchetto di plastica infilato in testa.
Quando il killer si è accorto che la vittima era riuscita a spostare il sacchetto, gli ha coperto la bocca col nastro adesivo.
In quel momento gli agenti hanno sfondato la porta.
A quanto pare lo stavano pedinando da tempo e sono riusciti a cogliere i momento migliore per eseguire l’arresto.

Analisi sul pc di McArthur hanno dimostrato come fosse giunto ad individuare “John” via web, tramite Recon, una app rivolta ad incontri sadomaso gay, alla ricerca di partner passivi, e avesse scaricato diverse foto che lo ritraevano, ma era attivo in decine di altri siti e social, compreso Facebook.

Nell’appartamento è stato rinvenuto anche un hard drive contenente foto scattate alle vittime post mortem, alcune ritratte con una pelliccia e un sigaro tra le labbra, e gli occhi tenuti aperti da nastro adesivo.

Nell’appartamento sono stati trovati souvenir e trofei delle vittime, quali oggetti a loro appartenuti e gioielli.

Inoltre alcune vittime hanno subito il taglio di barba e capelli; i peli sono stati conservati in buste di plastica e nascosti in un capanno presso il cimitero.

Le vittime venivano strangolate servendosi di una corda collegata ad una barra di ferro.

La polizia è arrivata al nome di McArthur grazie ad una delle vittime che sul proprio diario aveva come ultimo appuntamento prima di scomparite un certo “Bruce”. Le telecamere di sorveglianza mostravano lo scomparso salire su un’auto che poi si è dimostrata essere quella del giardiniere.

Già nel 2013 era stato interrogato diverse volte riguardo alla scomparsa di altri uomini, ma era stato considerato un testimone più che un sospettato.

Nel 2016 era incappato di nuovo nella polizia a causa di un incontro che aveva avuto con un suo amico.
L’aveva invitato a salire sul furgone per avere un rapporto sessuale. Ma quando l’amico era salito a bordo, aveva trovato l’interno del veicolo completamente ricoperto di plastica.
A quel punto era riuscito a fuggire ed era corso a denunciare la cosa alla polizia. La polizia aveva interrogato McArthur e aveva trovato la sua versione “credibile”, lasciandolo quindi andare.
La precedente condanna a due anni per aggressione con la barra di ferro non risultava nei registri.



Bruce McArthur si è dichiarato colpevole per gli omicidi e mercoledì 6 febbraio 2019, un anno dopo il suo arresto, è stato condannato all’ergastolo.

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!

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