Michael Blagg

Michael e Jennifer Blagg sono una coppia felicemente sposata.

Tutti li definiscono come una famiglia modello.

Vivono in un quartiere rispettabile, hanno una bambina di sei anni (Abby), ma soprattutto sono ferventi cristiani- tanto che il marito, ex militare della marina decorato nella Guerra del Golfo, e che ora è ingegnere, lavora proprio per la parrocchia locale.

La moglie praticamente vive per la figlia e per la chiesa, che frequenta molto assiduamente, non solo per quanto riguarda funzioni religiose o iniziative di gruppo ma soprattutto nei gruppi di preghiera.
Viene vista comunemente da amici e conoscenti pregare tra sè e sè, durante le attività quotidiane, gli spostamenti o gli acquisti.

Martedì 13 novembre del 2001 il marito Michael torna a casa dopo il lavoro, e trova aperta la porta sul retro.

In casa sembra tutto a posto …tranne che in casa non c’è nessuno.
Niente moglie, niente bambina.

L’uomo perlustra le stanze, finchè non arriva nella camera da letto:
trova cassetti aperti, borsette rovesciate, ma soprattutto spruzzi di sangue sui muri, e una pozza rosso scuro, enorme, ai piedi del letto.

Chiama allarmato la polizia, che arriva immediatamente.

Sembrerebbe un furto con omicidio, perlomeno omicidio della madre.
Purtroppo un evento non del tutto inusuale: le rapine finite male sono all’ordine del giorno.

Ma qualcosa decisamente non torna: se si trattasse davvero un furto degenerato accidentalmente in omicidio, perchè l’aggressore si sarebbe portato via i cadaveri?

C’è l’agghiacciante ipotesi che la bambina possa essere stata rapita: esiste un mercato di minori in USA e non solo.

Ma tutto quel sangue sul pavimento lascia pensare che la madre sia sicuramente morta.

Perchè portarsi via un corpo?

Inoltre le altre stanze non sono state frugate per nulla.
Comincia a farsi concreta l’ipotesi di uno staging.



Viene addirittura ipotizzato che la madre, in una crisi psicotica, possa aver ucciso la figlia, ed essere fuggita col corpo.


Ma il sangue in casa appartiene solo alla donna, non alla bambina- e in una quantità tale da non essere compatibile con la sopravvivenza.

Nei giorni seguenti Michael si trasferisce a casa del pastore della parrocchia, del quale è anche grande amico.

Assieme organizzano veglie liturgiche, e pregano quotidianamente, tra la commozione della comunità.

Il bravo padre appare spesso in tv facendo accorati appelli ai rapitori, affinchè la sua famiglia venga liberata.



Le indagini però proseguono.
Si incentrano sul il pc del marito.


Ne escono centinaia di video porno.

Michael afferma che li guardava con la moglie, di comune accordo.

Sostiene che Jennifer avesse dei problemi in seguito ad una operazione all’utero, e che i video servissero loro a ritrovare “una certa intesa a letto”.

I conoscenti della donna però trovano la cosa molto, molto improbabile, perchè Jenny era particolarmente conservativa verso queste cose, al punto da proclarsi spesso contraria alla pornografia.
E’ vero che le affermazioni pubbliche non devono necessariamente corrispondere alla condotta privata, ma davvero nessuno riusciva a immaginarla come consumatrice di una tale quantità di titoli.


Inoltre l’operazione che aveva subito in realtà le impediva di avere rapporti vaginali, in quanto troppo dolorosi, cosa non menzionata dal marito quanto interpellato circa i video porno.

Jennifer inoltre assumeva psicofarmaci a causa di una depressione: a quanto pare era maniaca del controllo, ed eternamente insoddisfatta di tutto, in particolare di se stessa.
Non c’è molto spiraglio circa una vita sessuale così “disinibita” e aperta assieme al marito.

La versione dei porno guardati assieme al coniuge sembra sempre più improbabile, anche se non c’è prova matematica che si tratti di una menzogna.



Passa qualche settimana, quando arriva una telefonata agli inquirenti: è una prostituta, che afferma di aver riconosciuto in tv uno dei suoi assidui clienti.

E’ proprio quel padre affranto che cerca la moglie e la bambina “rapite”.


Grazie al senso civico di questa donna, probabilmente è stato trovato il movente, e quindi il colpevole.

Michael Blagg, cristiano devoto dagli alti valori e dalla famiglia perfetta, conduceva infatti una doppia vita, della quale non ha mai fatto menzione agli inquirenti, nonostante i ripetuti inviti a dire tutto, perchè dietro ad ogni insignificante particolare avrebbe potuto celarsi un soggetto magari all’apparenza rispettabile, ma ossessionato dalla moglie; una rivale gelosa; un individuo dalla mente malata.
Ma ce l’avevano seduto davanti.

La prostituta non è l’unica a farsi avanti: anche l’assistente sociale di un centro contro la violenza alle donne ha qualcosa da dire.

Riconosce Jennifer Blagg come la donna disperata che poche settimane prima le aveva chiesto consulenza- per divorziare nel più breve tempo possibile, a causa di maltrattamenti da parte del marito.

La donna era semplicemente terrorizzata.
Affermava di non poter rientrare a casa a causa della paura che le faceva il marito. Ma di fronte alla richiesta di attendere qualche giorno per ricevere assistenza legale, la donna, sconvolta, era fuggita dall’ufficio.
Il suo stato mentale fragile, unito all’impossibilità di trovare una soluzione immediata, aveva fatto precipitare il suo autocontrollo.

Jennifer e Abby Blagg.

L’idea che si fanno gli inquirenti in definitiva è ben diversa da quella ipotizzata all’inizio, e anche da quella raccontata dal bravo padre di famiglia:
Jenny non ha ucciso la figlia, non è fuggita con lei- e non guardava centinaia di porno col marito.


Michael ha semplicemente deciso di eliminare i suoi “problemi” sparando alla moglie nel sonno, la mattina, prima di andare al lavoro.

La donna portava un apparecchio per i denti durante la notte, dispositivo che non è mai stato ritrovato in casa.

Emerge anche quello che tutti avevano cercato di scacciare dalla mente, perchè troppo orribile. Invece è accaduto davvero.
Dopo aver ammazzato la moglie, Mike ha ucciso anche la figlia.

Poi ha caricato entrambi i corpi in auto, e li ha buttati in una discarica, tra i rifiuti.



Gli inquirenti si rimboccano le maniche, decisi a mettere l’uomo di fronte a prove certe.
Cercano, centimetro per centimetro, penosamente, tra migliaia di metri cubi di rifiuti, dove i cani da cadavere hanno grosse difficoltà a sentire una traccia.
Alla fine il povero corpo della donna viene ritrovato, in grave stato di decomposizione.

I poveri resti mostrano i segni di un colpo d’arma da fuoco alla testa.
Nella bocca del cadavere si vede ancora l’apparecchio ortodontico.



Le ricerche dei corpi nella discarica.

Nonostante tutti gli sforzi per darle una degna sepoltura, invece la bambina invece non è mai stata ritrovata.
Troppo piccola per capire cosa succedeva in casa, tra i suoi genitori.
Troppo piccola per fuggire, per salvarsi dal progetto orrorifico suo padre.
Troppo piccola -anche biologicamente- per resistere sotto quintali di rifiuti.
E’ rimasta là sotto. Un’immagine che ha tormentato gli inquirenti (e non solo).


Mentre si tentava l’impossibile, il responsabile di questo orrore ha pensato bene di lasciare lo Stato senza dichiararlo agli inquirenti (è scappato, insomma).

Per fortuna viene rapidamente rintracciato e definitivamente posto sotto custodia.



L’anno dopo, Michael Blagg è stato giudicato colpevole di duplice omicidio.

Continua a dichiararsi innocente.


informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!




Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *