Tsutomu Miyazaki (“The Otaku Killer”, “The Little Girl Murderer”, “Dracula”, “Rat Man”) -parte 2

(continua dalla parte 1)

Poco dopo la morte dell’amato nonno, la sorella maggiore che vive assieme a Tsutomu lo scopre mentre la spia sotto la doccia.
Inorridita gli urla di andare via e non provarci mai più, ma lui reagisce violentemente e cerca di aggredirla.

Nel giro di poco tempo tutta la famiglia viene messa al corrente delle sue perversioni. La madre lo sgrida duramente intimandogli di concentrarsi esclusivamente sul lavoro, buttare la collezione di pornografia che tiene -non molto bene- nascosta in camera, e soprattutto di lasciare in pace la sorella.
A Tsutomu sembra una beffa. Proprio lei ha il coraggio di fargli la morale.
Lei, che ha fatto sesso col proprio fratello quanto le pareva, al punto di generale un figlio. E ora glielo vogliono impedire.
Il ragazzo di sente legittimato a fare quello che gli pare, pieno di rabbia verso il mondo intero.
Decide di prendersi quello che gli spetta.

Mari Konno
Mari Konno

E’ il 22 agosto 1988 quando Mari Konno scompare.
Stava giocando con un’amica. Aveva solo quattro anni.


Giusto il giorno prima Miyazaki ha festeggiato il suo 26esimo compleanno.

Myiazaki ha girato con l’auto finchè non ha visto due bambine giocare. Le ha spiate dalla sua Nissan Langley aspettando il momento propizio.
Poi l’ha velocemente caricata a bordo ed è fuggito.

Il ponte pedonale dal quale Mari Konno è stata rapita da Tsutomu Miyazaki è rimasto praticamente identico fino ad oggi.
Il ponte pedonale dal quale Mari Konno è stata rapita da Tsutomu Miyazaki è rimasto praticamente identico fino ad oggi.



Ha guidato fino ad arrivare in un luogo isolato e boscoso, sotto un grande ponte sotto al quale si può arrivare con l’auto. Qui è rimasto circa una mezz’ora accanto alla bambina, prima di ucciderla strangolandola
.
Una volta morta si è servito del cadavere per attuare una qualche forma di attività sessuale (probabilmente non penetrativa, visti i suoi limiti fisici), chee poi lo ha abbandonato in una zona collinosa vicino a casa propria, portandosi via i vestiti.

Il bosco dove  Tsutomu Miyazaki ha lasciato i resti.
Il bosco dove Tsutomu Miyazaki ha lasciato i resti.

Nel frattempo la famiglia e la polizia continuano a cercare ovunque la bambina, che essendo così piccola non può essersi allontanata troppo da casa, ma che allo stesso tempo può essere nascosta o caduta ovunque.
Viene diffuso un disegno sperando che qualche testimone l’abbia notata da qualche parte.

Il disegno che illustra com'era vestita Mari Konno, la prima vittima di Tsutomu Myiazaki, al momento della scomparsa.
Il disegno che illustra com’era vestita Mari Konno al momento della scomparsa.

Anche Tsutomu legge i giornali e segue le indagini.
Sente che potrebbe ancora fare qualcosa.

Molti giorni dopo l’omicidio è ritornato a cercare il cadavere, ormai decomposto.
Ha staccato le mani e i piedi e se li è portavi a casa, conservandoli in un armadio.
Il resto del corpo l’ha bruciato in un forno di cui disponeva.
Poi ha triturato i resti carbonizzati per renderli più piccoli, li ha messi in una scatola, assieme a qualche dente e alle foto dei vestiti, e l’ha spedita a casa dei genitori della bambina.
Nella scatola c’era anche una cartolina, con scritto che l’aveva cremata, e che dovevano indagare.

Ingrandimento, retro e fronte della cartolina inviata da  Tsutomu Miyazaki ai genitori della vittima.
Ingrandimento, retro e fronte della cartolina inviata da Tsutomu Miyazaki ai genitori della vittima.

Qui si possono trovare maggiori particolari circa le lettere e rivendicazioni di Miyazaki.

Il secondo delitto:

Masami Yoshizawa
Masami Yoshizawa

Due mesi dopo, il 3 ottobre 1988, Myiazaki vede una bambina camminare da sola in una strada poco frequentata.
Ha sette anni, si chiama Masami Yoshizawa.
Stava rientrando da scuola, si trovava a 20 minuti da casa.
Le chiede se non vuole un passaggio in auto, così non fa fatica e arriva prima. Purtroppo la bambina accetta.

Masami Yoshizawa
Tsutomu Miyazaki.
la strada dalla quale è stata rapita.

L’uomo la porta nello stesso posto dove ha già ucciso Mari, e ripete lo stesso orrore. La uccide, ne oltraggia il corpo, tiene da parte i vestiti e la lascia sulle colline.

 Erika Namba, la terza vittima di Tsutomu Miyazaki
Erika Namba, la terza vittima di Tsutomu Miyazaki

Passano di nuovo altri due mesi. E’ il 12 dicembre 1988 quando carica a forza Erika Namba, di quattro anni. Stava tornando a casa da sola dopo aver giocato a casa di un’amica, a due passi dalla propria abitazione.

Miyazaki questa volta porta la vittima in un parcheggio fuori Tokio, e prima di ucciderla la obbliga a togliersi i vestiti per scattarle foto.

Dopo la morte le lega i polsi e le caviglie dietro la schiena, la avvolge in un lenzuolo e la lascia accanto al parcheggio.
I vestiti li butta in un bosco.
Scrive una cartolina ritagliando le lettere di un giornale, e la manda ai genitori della povera vittima: “Erika. Freddo. Tosse. Gola. Riposa. Morte.”

Ayako Nomoto, l'ultima vittima di Miyazaki.
Ayako Nomoto, l’ultima vittima.

Questa volta passano 6 mesi, sei mesi di indagini che non portano a nulla.

Il 6 giugno 1989 è una bella giornata.
Ayako Nomoto accetta di farsi scattare delle foto da quel gentile signore.
Ha solo 5 anni e non può immaginare quello che le succederà.

Viene uccisa in auto. Il corpo viene portato a casa di Miyazaki, che lo userà per intrattenersi sessualmente, vestendolo con divise scolastiche, fotografandolo e rendendolo il soggetto di riprese video.

il corpo di Ayako Nomoto usato per le foto e i video di Tsutomu Miyazaki.
il corpo di Ayako Nomoto usato per le foto e i video di Tsutomu Miyazaki.


Quando il corpo comincia ad essere troppo decomposto, l’uomo lo smembra e ne disperde i pezzi: il torso in un cimitero. La testa sulle vicine colline.
Le mani le conserva: ne beve il sangue e ne mangia una parte.
Due settimane dopo torna a cercare il torso e la testa e li riporta a casa, dove li conserva nell’armadio assieme ai resti della prima vittima.

La testa di Ayako Nomoto in una delle foto fatte da Tsutomu Miyazaki.
La testa di Ayako Nomoto in una delle foto.

Non sono certa delle fonti (non so il giapponese) ma questo disegno potrebbe averlo fatto Tsutomu Miyazaki stesso in una delle lettere inviate ai genitori della vittima.

 questo disegno potrebbe averlo fatto Tsutomu Miyazaki stesso in una delle lettere inviate ai genitori della vittima.

Un mese dopo tenterà di rapire due bambine, ma questo sarà l’errore fatale.

(continua nella parte 3)

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!

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