“die Göhrde-Morde”, gli omicidi della foresta di Göhrde.

E’ una bella giornata di maggio, anno 1989.
Una coppia sposata,  Ursula (45 anni) e Peter Reinold (51) prendono l’auto e fanno alcuni chilometri da casa, fino alla foresta di Göhrde, per passeggiare nel verde e godersi le miti temperature in una giornata festiva.

Ursula e Peter Reinold erano partiti da Bergedorf  per godersi una giornata di vacanza.

Vengono ritrovati morti due mesi dopo, nudi, non si capisce se si fossero spogliati da soli ad esempio per prendere il sole, o per fare sesso, o se siano stati denudati dall’assassino, dopo la morte.

Anche la causa del decesso è molto incerta, a causa del caldo che ha compromesso molto lo stato di conservazione, e dell’intervento degli animali selvatici che popolano la zona.
Se tre cercatori di mirtilli non si fossero addentrati nel bosco sarebbero potuti passare molti più mesi o addirittura anni, prima del loro rinvenimento.
Quel che pare certo è che manca all’appello il loro cestino del picnic, e le chiavi dell’auto, che è stata ritrovata a pochi metri da una stazione ferroviaria locale.

Proprio nel giorno in cui avviene il macabro ritrovamento, cioè il 12 luglio, un’altra coppia si trova nel bosco di Göhrde.
L’età è simile alle prime due vittime, 46 anni la casalinga Ingrid Warmbier, 43 anni il proprietario di una tabaccheria, Bernd-Michael Köpping.
Anche il loro intento probabilmente è simile: appartarsi nella natura, lontano da sguardi indiscreti.
Questa coppia però viene da due città diverse. Sono infatti amanti clandestini, entrambi sposati, e nessun altro è a conoscenza della loro relazione.

 Ingrid Warmbier e il suo amante Bernd-Michael Köpping.
Ingrid Warmbier e il suo amante Bernd-Michael Köpping.

In questo secondo duplice omicidio i particolari della dinamica sono più chiari a causa del ritrovamento più vicino al momento della morte.

I due, a bordo di un veicolo, prendono una stradina laterale, lasciano l’auto e si addentrano per un paio di chilometri a piedi in un sentiero del bosco.
Qui incontrano l’individuo che -verosimilmente sotto la minaccia di un’arma- li lega mani e piedi con un nastro adesivo medico, tipo cerotto.
Li fa sdraiare a pancia in giù sul terreno.
Tenta di strangolare per primo l’uomo, ma poi lo finisce con un colpo d’arma da fuoco alla nuca, una pistola di piccolo calibro.


La donna viene picchiata ripetutamente alla testa, e le vengono inflitte numerose ferite da arma da taglio al seno, tra la camicetta alzata e il reggiseno, che viene tagliato. Poi spara anche a lei alla testa.


L’omicida si impossessa di una macchina fotografica Polaroid appartenente all’uomo, e delle chiavi della macchina, con la quale si allontana e che usa presumibilmente per una settimana circa, prima di abbandonarla nei pressi di una casa di cura a Bad Bevensen, a venti minuti dal bosco teatro del duplice omicidio.

I cadaveri della seconda coppia vengono ritrovati due settimane dopo la loro morte, proprio in concomitanza alle indagini per il primo omicidio, avvenuto 800 metri più in là.

Le forze di polizia setacciano accuratamente i dintorni del luogo dei delitti per trovare eventuali indizi.
Le forze di polizia setacciano accuratamente i dintorni del luogo dei delitti per trovare eventuali indizi.



Tra gli inquirenti corre un brivido di orrore nel realizzare che il secondo omicidio è avvenuto mentre loro si trovavano lì accanto, ad esaminare i due scheletri appena ritrovati.
Tuttavia era impossibile sentire gli spari nonostante la vicinanza dei due siti, a causa della morfologia del terreno: prove eseguite sul campo hanno accertato che il suono non è quasi percepibile, a causa di un certo dislivello del terreno.

L’omicida appare essere probabilmente il medesimo, a causa del luogo, dell’epoca dei delitti, della tipologia di vittime, del modus operandi.
Il movente non può essere personale perchè non c’era alcun legame tra le due coppie; non è a scopo di rapina perchè a parte un cestino e una macchina che stampa fotografie istantanee non manca nulla; le auto sono state abbandonate dopo poco tempo.
Il movente pare essere maniacale, probabilmente sessuale.

Viene fatto un identikit, offerta una ricompensa di 50.000 marchi a chi potesse aiutare nelle indagini, interrogate 10mila persone, formata una squadra investigativa speciale dedicata, il caso trattato in tv in un programma incentrato sui delitti irrisolti.
Ma nonostante la psicosi generale e l’impegno degli inquirenti, non si compie alcun passo in avanti.
I boschi di Göhrde sono rimasti deserti per molti anni, perchè nessuno aveva più il coraggio di passarci il tempo libero.
Un killer spietato che uccideva coppie ignare, senza motivi evidenti, e tutto questo letteralmente sotto il naso degli inquirenti.

I sospetti.

Il profiler della polizia traccia il ritratto di un soggetto non fumatore, che può disporre a proprio piacimento del proprio tempo, che può assentarsi dal lavoro senza destare alcun sospetto.
Psicologicamente è “brutale, aggressivo, senza emozioni, solitario, sessualmente disturbato, psicologicamente malato, pignolo, con caratteristiche da introverso”.

identikt dell'assassino di Göhrde.
identikt dell’assassino di Göhrde.



Vennero interrogati pazienti psichiatrici liberi di uscire dalle strutture o in cura presso il loro domicilio, residenti in zona.

Venne sospettato anche il marito tradito dalla seconda donna uccisa, senza alcun esito.

Spunta una pista inglese: poche settimane prima del secondo delitto, in Gran Bretagna era avvenuto un omicidio simile: marito e moglie campeggiatori uccisi in un parco con colpi d’arma da fuoco, il marito con le mani legate dietro la schiena.
Testimoni avevano descritto un uomo sospetto, sulla 40ina, con accento tedesco o dei Paesi Bassi.
Curiosamente vicino ai luoghi dei due delitti di Göhrde era stata rinvenuta una moneta olandese.
E ancor più curiosamente, sia in Germania che in UK vicino a entrambi i luoghi degli omicidi si trovavano basi militari inglesi.
20 anni dopo le indagini furono riprese utilizzando il DNA, e il nome di un militare salì alla ribalta delle cronache a causa di una certa compatibilità genetica con l’assassino, vicinanza ai luoghi degli omicidi e profilo psicologico. Ma in seguito ad ulteriori accertamenti il 64enne ex militare fu completamente scagionato con tante scuse.

Quattro anni dopo i duplici omicidi una donna denunciò alla polizia che suo marito -che deteneva un’arma da fuoco dello stesso calibro degli omicidi- l’aveva minacciata “di non fare la stessa fine degli amanti di Göhrde, se l’avesse tradito”.
Anche la descrizione fisica corrispondeva all’identikit, e l’uomo subì diversi interrogatori e perquisizioni nei due anni successivi, volti a verificare gli alibi che aveva per i giorni dei delitti, lavoro piuttosto difficile visti gli anni passati.
L’uomo fu scagionato, ma a causa della pressione psicologica si tolse la vita, sparandosi.

Gli anni passano e la squadra speciale viene sciolta.
Il titolare dell’indagine va in pensione.
Sembra davvero che non si potrà mai dare un volto al colpevole.

Tuttavia riprendendo in mano tutti i fascicoli, molti anni dopo i delitti, saltano all’occhio due piccolissimi elementi prima giudicati abbastanza inutili: due capelli rinvenuti nell’auto della prima coppia.
Due vecchi capelli caduti, senza un bulbo vitale:quasi impossibile estrarre del DNA. Ma dopo molti sforzi e grazie ai rapidi progressi della tecnologia, alla fine si ottiene un DNA utilizzabile.
Le scoperte che seguiranno sembrano uscite da un film dell’orrore.

(segue nella parte 2)

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!

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