Coppia uccisa in auto al Juliette Lake

Una sera un ragazzo e una ragazza si appartano in una tranquilla zona di laghi, boschi e campeggi; un luogo usualmente frequentato da coppiette desiderose di intimità.

Non si tratta di un incontro occasionale: sono fidanzati, innamorati, e progettano di sposarsi, un giorno.

Qualcuno ha deciso di privarli per sempre di tutti i loro progetti.
Purtroppo la mattina dopo vengono ritrovati morti.



Il ragazzo, 22 anni, è al posto di guida, riverso da un lato.
E’ stato ucciso per primo, raggiunto da numerosi colpi di pistola, alcuni dei quali anche a distanza ravvicinata.

La ragazza, 19 anni, invece è stata trascinata fuori dall’abitacolo, 8 metri più in là, e lasciata in una posizione degradante, parzialmente denudata.
Come se chi ha ucciso la coppia fosse relativamente disinteressato dalla figura dell’uomo, ma (sessualmente) interessato alla donna, tanto da toccarla, da essersela portata in un luogo “privato”, aver interagito col suo corpo, forse esplorandolo, sicuramente spogliandolo, assecondando chissà quali fantasie perverse.

Michele Lee Cartagena
Michele Lee Cartagena


A supporto della motivazione sessuale e maniacale del delitto, anche se non vi sono segni tangibili di un atto sessuale: i portafogli delle vittime sono intatti: non è stata una rapina.

Ma non si tratta della descrizione dei delitti del Mostro di Firenze: questo duplice, insensato omicidio è avvenuto 10 anni dopo l’ultimo delitto del Mostro, e ci troviamo in Georgia, USA.

Michele Lee Cartagena era originaria della California, ma si era trasferita in Georgia per frequentare l’università.

Lì aveva conosciuto Patrick Grant Hendrickson, all’ultimo anno, e si erano fidanzati.

A sentire amici, compagni e conoscenti erano due ragazzi benvoluti da tutti, con una vita regolare, senza segreti.

Grant si prestava come volontario presso il Museo di Arti e Scienze locale, frequentava la chiesa battista e amava l’astronomia e lo sport.

Patrick Grant Hendrickson
Patrick Grant Hendrickson

Quella notte maledetta, dei campeggiatori che dormivano in una tenda vicina avevano sentito “dei fuochi d’artificio”, intorno alla mezzanotte.

Poco dopo essersi svegliati avevano visto sfrecciare una piccola auto color argento, un’utilitaria- ma non erano riusciti a vedere chi la guidasse, o quante persone vi si trovassero a bordo.


I bossoli ritrovati attorno all’auto mostrano l’utilizzo di due diverse armi da fuoco; ma il criminologo dell’FBI ipotizza che possano essere state usate da una sola persona.

I modelli fanno pensare ad un militare o un poliziotto.

una Ruger P89
una Ruger P89
un esemplare di AR-15
un esemplare di AR-15





Vengono fatte delle indagini per risalire a chi possiede questi modelli, ma i possessori sono sempre scagionati da ulteriori prove balistiche.

Ci si concentra sul DNA: chi ha ucciso i ragazzi ha anche sputato sul corpo della povera Michele, in segno di spregio.
Ma con chi confrontarlo?

Si va a cercare nella cerchia dei conoscenti dei ragazzi: spasimanti rifiutati, innamorati segreti, ex, colleghi, vicini… non emerge nulla.

Allora si passa a controllare gli acquirenti di armi usate al banco dei pegni, di nuovo invano.

Si allarga il cerchio delle persone collegate alla ragazza, valutando possibili vendette nei confronti del padre della ragazza (che è un militare di carriera, come potrebbe essere il killer stesso), ma nulla: il DNA non coincide mai.

Viene anche interrogato un rapinatore della zona, condannato a morte: ma nonostante la buona volontà non escono piste realmente interessanti.

Dopo due anni ancora non ci sono sospetti.

Viene chiamato un investigatore militare, il quale pazientemente riprende in mano tutte le prove, tutti i fascicoli.

Ricontrollando tutti i registri delle armi salta fuori che un certo Andrew Allen Cook ha solo una delle due pistole usate negli omicidi, ma l’altra.. l’ha venduta.
Quindi al momento dell’omicidio, l’uomo le possedeva entrambe.

Il profiler aveva ipotizzato un legame diretto o indiretto con le forze dell’ordine: e guardacaso non lui, ma il padre di Cook è un agente dell’FBI.

Cook ha la stessa età della vittima maschile: 22 anni.

All’epoca degli omicidi possedeva un’utilitaria argentata.

La madre non lo vede proprio da 2 anni, dall’epoca degli omicidi.

Il padre avrebbe desiderato molto che diventasse anche lui un agente dell’FBI, ma il ragazzo invece aveva abbandonato la scuola, e faceva una vita solitaria, senza molti contatti con la famiglia.

Il padre non lo vede da due mesi: il ragazzo non gli risponde neanche al telefono.

Al momento è irrintracciabile.

Per puro caso Andy Cook viene fermato la settimana dopo mentre va a caccia di cervi fuori stagione.

A quanto pare ama andare a caccia armato di armi da fuoco e coltello.
E’ già stato arrestato altre volte per lo stesso motivo.

Tuttavia il suo aspetto è quello di un ragazzo normalissimo, tranquillo.

Non intende rispondere a nessuna domanda se non in presenza del suo avvocato -e di suo padre, agente dell’FBI.

Dopo un lungo colloquio privato, Andrew Cook confessa infine il duplice omicidio.

Non vuole dare spiegazioni per quello che ha fatto.
Si limita ad un laconico, desolante: “Volevo sapere cosa si prova ad uccidere”.

Andrew Cook
Andrew Cook

Quella sera era semplicemente andato al lago, aveva visto una coppia di suoi coetanei che parlavano in auto, appartati, e aveva deciso di ucciderli, concentrandosi particolarmente sulla ragazza.

Andrew Cook
Andrew Cook



La prova del nove: il DNA coincide.

Cook viene condannato alla pena di morte, eseguita nel 2013- 18 anni dopo un duplice omicidio insensato.

Patrick Hendrickson e Michele Cartagena
Patrick Hendrickson e Michele Cartagena

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!



Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *