Lisa e Devon Manderach (parte 2)

(continua dalla parte 1)

Tentando di aver ragione dell’orrore piombato sulla cittadina, la polizia decide di far partire le indagini dal povero corpicino della bambina.

Chiunque l’abbia uccisa deve aver lasciato delle tracce.
E’ il principio di Locard.

E invece niente.
Quel che si sa è solo che la piccola Devon è stata strangolata; che è rimasta vestita; e che è stata scaraventata fuori dalla carreggiata.
Capirne l’autore, o il motivo, è impossibile.

Nell’auto della madre, seminascosto tra i sedili, c’è ancora il wafer che il padre le aveva dato prima di salutarla, come l’uomo ha fatto mettere a verbale prima che fosse ritrovato il corpo.

Il referto autoptico di Devon Manderach.
Il referto autoptico di Devon Manderach.

Le indagini sono particolarmente penose e angoscianti, perchè gli inquirenti stessi hanno dei bambini di età simile, a casa.

E il disagio è insostenibile, perchè nell’osservare il padre che piange davanti al corpo della figlia, gli investigatori, i conoscenti, i cittadini del posto non possono impedirsi di chiedersi se, in fondo, non stia recitando.

Ma nonostante il marito sia statisticamente “il colpevole più probabile”, le indagini allontanano il focus da lui: un vicino di casa infatti sostiene che la sua auto è stata tutto il pomeriggio parcheggiata davanti a casa.

Questo gli fornisce un alibi? Significa che davvero è rimasto davanti alla tv fino a sera? O invece ha semplicemente guidato l’auto della moglie fino al centro commerciale, ed è tornato a casa con un altro mezzo?

Si scandaglia la vita privata e i contatti di entrambi i coniugi, e non esce nulla.
Nessuno dei due ha una vita segreta, ricatti in atto, o dipendenze segrete.

Si setaccia il parco con cani ed elicotteri, alla ricerca di una traccia, o di un secondo corpo; ma il parco è enorme e boscoso: le operazioni di repertazione e ispezione sono titaniche.


Intanto si ascoltano pazientemente tutti i possibili testimoni, vale a dire i clienti del centro commerciale.
Le telecamere all’epoca non erano ancora così capillarmente diffuse come oggi.

La cosa strana è che, a quanto pare, nessuno quel giorno ha visto la donna e la bambina nel centro commerciale. Nessuno le ricorda.

Uno dei volantini appesi nel centro commerciale per la scomparsa di Lisa e Devon Manderach.
Uno dei volantini appesi nel centro commerciale.

Qualcuno parla di un motociclista che si aggirava nei pressi del parcheggio proprio quel giorno, ma non si riesce a stabilire nè la sua identità nè se possa avere un collegamento con la scomparsa delle due.

La donna aveva detto che sarebbe andata proprio lì a comprare dei vestiti per la figlia: ci si concentra quindi sui negozi di articoli per bambini, che nel centro commerciale sono solo due:

Finalmente un piccolo progresso: una cliente di “Your Kidz and Mine” testimonia che mentre era alla cassa a pagare, effettivamente ha notato Lisa e la bambina nel negozio.

Chiedendole cosa avesse comprato, gli investigatori sono in grado di individuare una traccia del pagamento nel registratore di cassa, e risalire quindi all’orario esatto in cui Lisa e Devon erano sicuramente ancora in vita, dentro al negozio.

Lo scontrino della cliente che ha visto per ultima le vittime Lisa e Devon Manderach. 
Dopo di lei quel giorno non sono stati battuti altri scontrini da Caleb Fairley.
Lo scontrino della cliente che ha visto per ultima le vittime vive.
Dopo di lei quel giorno non sono stati battuti altri scontrini.

A questo punto si sa anche chi era alla cassa: il 22enne figlio della titolare del negozio, quel giorno da solo a gestire l’attività.

Lo raggiungono telefonicamente, ma dice di non ricordarsi nulla di quella giornata.

Lo convocano allora alla centrale di polizia, per mostrargli delle foto delle due scomparse; ma mentre siedono al tavolo i due investigatori notano qualcosa di strano.

Il ragazzo è truccato, ha il viso coperto di fondotinta.

Il colloquio per il riconoscimento viene interrotto.
Viene data una salvietta umidificata al giovane, con la richiesta perentoria di pulirsi accuratamente la faccia.

Una volta terminata l’imbarazzante operazione, appare evidente quello che sarà messo agli atti tramite fotografia: il commesso ha il volto coperto di graffi profondi.

Caleb Fairley.
Caleb Fairley.


Il ragazzo dice che se li è provocati pogando ad un concerto la sera prima.

Viene verificato che sì, in effetti era davvero andato a sentire gli Electric Hellfire Club, per quanto non risulti pienamente convincente l’origine dei graffi.

Anche perchè, poche ore prima, il commesso appassionato di musica ha raccontato ad un amico che quei graffi se li è provocati “cercando di pacificare una rissa fuori dal concerto, tre contro uno”.

Perchè mai mentire ai poliziotti su una buona azione?
O ha forse è all’amico che ha mentito, per spacciarsi come buon samaritano?
In assenza di testimoni diretti, è impossibile accertarlo.

Gli inquirenti indagano sul suo passato.

Caleb sembra essere stato uno studente tranquillo, con un buon profitto e nessun problema rilevante.

Caleb Fairley ai tempi del liceo.
Caleb Fairley nell’annuario del liceo.

Poi però, ad un’analisi più approfondita, anche se non esistono vere denunce, viene ritrovato un report circa un episodio inquietante:
il ragazzo aveva seguito una donna, e tentato di molestarla sessualmente, toccandola con atteggiamento aggressivo.

Nella sua camera vengono trovati una considerevole quantità di riviste pornografiche, definite “di contenuto violento e perverso; sex toys, giochi di ruolo tipo “Dungeons and Dragons”, attività alla quale si dedicava per molte ore assieme agli amici.

Inoltre libri, fumetti e materiale sui vampiri: personaggio, quello di Dracula, che Caleb aveva impersonato diverse volte e con particolare entusiasmo, a detta degli amici.

Gli inquirenti cominciano a chiedersi se il ragazzo possa avere in qualche modo immaginato come “vittima delle sue fantasie” quella cliente, entrata per caso in un pomeriggio come un altro per cercare qualche tutina da bambino.

Una delle magliette di Caleb Fairley.
Una delle magliette di Caleb Fairley.

Le speculazioni possono virtualmente portare a incriminare chiunque, ma nella realtà servono prove.

E nel negozio di vestiti per bambini a prima vista non c’è alcuna traccia che possa far pensare ad un delitto.

L’interno del negozio.

Tuttavia due testimoni diversi affermano di aver visto il commesso Caleb “passare insistentemente l’aspirapolvere nel negozio”, sia la sera della scomparsa che la mattina dopo.

L’apparecchio viene prontamente ispezionato, e al suo interno si rinvengono “diversi capelli lunghi, neri e strappati”.
Purtroppo a causa della mancanza del bulbo non è possibile capire a chi appartengano.

Si utilizza sul pavimento la luce ultravioletta, che evidenzia le tracce biologiche invisibili ad occhio nudo, e vengono individuate parecchie tracce.

Alcune vengono ricondotte a saliva, chee nello specifico coincide coi fluidi campionati dal corpicino che sta in obitorio.
In definitiva, la saliva della piccola Devon è presente in grande quantità sulla moquette del negozio.
Ma essendo una bambina piccola, questo ancora non prova nulla.

Le tracce biologiche presenti sulla moquette del "Your Kidz and mine" appartenenti a Devon Manderach.
Le tracce biologiche presenti sulla moquette del “Your Kidz and mine”.

Sul pavimento del negozio vengono trovate anche tracce di sperma. Provenienti da Caleb.

Ma ancora una volta, questo “non prova nulla”.

Ma Caleb Farley non lo sa.
E cade nel tranello degli inquirenti: “Ti abbiamo in pugno. Ecco i risultati delle analisi. Sei spacciato.
Ma se ci porti al cadavere, ti promettiamo che eviterai la pena di morte
“.

E lui accetta, senza immaginare che se avesse taciuto, non avrebbero avuto abbastanza prove neanche per arrestarlo.

Caleb Farley

Il commesso li porta in un’area verde, fitta di alberi, in una vicina zona industriale.

Il corpo di Lisa è nudo, lasciato disteso a gambe aperte.
I lunghi capelli neri le sono stati disposti a coprirle il viso.

Alcune unghie delle mani sono rotte: viene repertato materiale biologico, che confrontato col DNA di Caleb corrisponde perfettamente.

La causa della morte è lo strangolamento.

Il tampone vaginale rivela che la donna è stata violentata.

Si ricostruisce quello che è avvenuto.
Al termine del processo Caleb Fairley verrà condannato a due ergastoli.


Lisa è entrata con la bambina nel negozio di vestiti, poco prima che l’altra cliente pagasse e uscisse.
Il commesso l’ha notata.

E’ andato a chiudere la porta del negozio, quindi è andato dalla donna e ha tentato di aggredirla, sottovalutando la forza e la determinazione a sopravvivere di Lisa, che ha cercato in ogni modo di resistere, graffiandolo a sangue e rompendosi le unghie sulla faccia dell’aggressore.

Nessuno poteva vedere la scena dalle porte a vetri, perchè si trovavano in un lato dell’esercizio invisibile dall’ingresso.

Solo la bambina di quasi due anni ha assistito alla morte della madre.
Ci sono voluti probabilmente 4-5 minuti prima che la donna smettesse di combattere.

A quel punto Caleb Fairley ha strangolato anche la bambina, lì accanto, come dimostra la saliva sulla moquette.

E’ tornato al corpo della madre, l’ha spogliata e ha fatto sesso col cadavere.

Poi ha caricato i corpi nel bagagliaio della propria auto, passando dalla porta sul retro che si usa per ritirare la merce ed eliminare i materiali di imballaggio.

Lungo il viaggio ha lanciato la bambina dall’auto in corsa.

Raggiunto un luogo isolato, ha depositato il cadavere della donna, avendo cura di disporlo in un modo preciso: togliendo la plastica che lo aveva avvolto, divaricandole le gambe, coprendole il volto coi suoi stessi capelli.

La sera è andato al concerto.

La mattina dopo ha cercato di ripulire di nuovo il negozio, e di camuffare i graffi sul volto.

A quanto ci ha insegnato questo disgraziato, anche una cosiddetta “vittima a rischio zero” può rischiare una morte orrenda in un luogo sicuro, frequentato quotidianamente da centinaia di persone.

Si può essere uccise anche mentre si comprano vestitini per la propria bambina al centro commerciale, alle 15:40 di una domenica pomeriggio.


Alla memoria di Lisa e Davon è stato dedicato un parco giochi.

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!



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