Nora Fuller.

Eleanor “Nora” Fuller aveva 15 anni, e viveva a San Francisco con la madre Alice e tre fratellastri.

In realtà Nora era nata in Cina, perchè suo padre era un marinaio, e la moglie lo aveva seguito nei suoi viaggi, prima di avere altri figli.

Nora Fuller / Eleanor Maude Parline
Nora Fuller / Eleanor Maude Parline

Una notte, quando la bambina aveva quattro anni, il padre letteralmente sparì dalla propria nave, durante una navigazione.

Nel 1890 il signor W.W. Parline (questo era il vero cognome di Nora, anche se in seguito preferì adottare quello del patrigno) era ingegnere meccanico a bordo della nave a vapore Tai Wo.

Quella notte più testimoni lo videro riposare su una sdraio, sul ponte della nave.
Poco dopo il suo ultimo avvistamento si rese necessario il suo intervento in sala macchine, ma quando un mozzo fu mandato a chiamarlo, la sedia era vuota.
Il signor Parline non fu mai più visto da anima viva.

Nessuno sa dire se si trattò di suicidio, incidente, fuga camuffata da una di queste due cose …oppure omicidio.

CHINA – 1895: Steamer. Shanghai (China), by 1900. LL-25259A stereo. (Photo by LL/Roger Viollet/Getty Images)

L’uomo venne ufficialmente dato per disperso, e la moglie, che aveva già la piccola Nora, si risposò e tornò in patria, trasferendosi a S.Francisco.

Dopo sette anni però questa seconda unione venne interrotta con il divorzio (cosa a dire il vero non molto frequente 120 anni fa).

Ad ogni modo la signora Fuller si ritrovò sola e con ben 4 bocche da sfamare: il bilancio familiare non era facile da mantenere in attivo.

(QUI l’indirizzo esatto della loro abitazione, come appare oggi. All’epoca probabilmente appariva come qualcosa di simile:

Una casa dell'epoca, nella stessa via dell'abitazione di Nora Fuller.
Una casa dell’epoca, nella stessa via nella quale viveva Nora Fuller.


La giovane Nora, essendo la sorella maggiore, aiutava già con le faccende domestiche e coi fratelli più piccoli, ma compiuti i 15 anni manifestò il desiderio di lasciare la scuola, e contribuire economicamente alla gestione della casa.
Si decide così a interrompere prematuramente gli studi, per dedicarsi attivamente alla conquista di una carriera professionale che le permetta di trovare un posto nella società, e dimostrare alla madre quanto ci tenga ad alleggerire il carico delle spese domestiche.

Possibilmente andando incontro al suo ideale di ragazzina.
Il suo sogno infatti era entrare nel mondo dello spettacolo.

Nora passò diverse settimane presentandosi testardamente ad audizioni di canto nei teatri, una dopo l’altra: sperava di diventare attrice, o almeno essere ingaggiata in qualche compagnia come comparsa, o con ruoli minori.
Ma non ebbe mai successo.
Era sempre surclassata da ragazze più esperte, che avevano frequentato scuole professionali di canto e di ballo, al contrario di lei.

Un giornale di S.Francisco dell’epoca riporta un tragico fatto di cronaca legato proprio alla passione per il teatro.

Nonostante i suoi sogni probabilmente irrealizzabili. Nora ama definirsi una ragazza coscienziosa.

Forse su consiglio della madre, o forse autonomamente, decide che in attesa di trovare “l’ingaggio teatrale che le svolterà la vita” le conviene setacciare anche gli annunci di lavoro più generici, cercando altri impieghi, almeno per il momento.
Ogni mattina compra il giornale e scorre gli annunci locali.
Segretarie, sarte, parrucchiere… ma lei non ha alcuna qualifica.

Passano le feste di Natale. Comincia l’anno nuovo.
Invece che abbattersi, la ragazza è più risoluta e determinata che mai.
In testa ha bene a mente un sacco di buoni propositi, e il ritornello “se ti impegni abbastanza puoi realizzare i tuoi sogni“, che mai come a 15 anni sembra vero.

Il 6 gennaio Nora scrive ad un’impresa teatrale, dichiarando di essere “una soprano abbastanza buona” e proponendosi per un ingaggio.

In attesa della (eventuale…) risposta, due giorni dopo, l’8 gennaio 1902, la ragazzina legge un annuncio sul giornale locale, che recita:

“Cercasi- giovane ragazza bianca per prendersi cura di un infante.
Buona casa e buona paga.”


L'annuncio al quale rispose Nora Fuller.
L’annuncio al quale rispose Nora Fuller.

“Accidenti, sono proprio io!” pensa Nora.
Se c’è una cosa che sa fare è proprio prendersi cura dei bambini piccoli, visto che bene o male ha sempre avuto i tre fratellini per le mani.

L'annuncio al quale Nora Fuller rispose comparve sul San Francisco Chronicle.
L’annuncio comparve sul San Francisco Chronicle.

Risponde quindi all’annuncio, scrivendo all’indirizzo del giornale, per candidarsi.

E sabato 11 gennaio riceve in risposta una cartolina, sulla quale erano riportate le seguenti parole:

“Signorina Fuller: In risposta alla sua replica sul mio annuncio, la prego di recarsi al Popular Restaurant, 55 Geary Street, e chiedere del Sig. John Bennet, alle ore 13.
Se non può venire alle 13, venga pure alle 18.
JOHN BENNET.”

Finalmente la fortuna cominciava a girare!
Nora mostrò entusiasta la cartolina alla madre, che le diede qualche consiglio su come fare buona impressione e aumentare le possibilità di ottenere il lavoro.
Piena di aspettative, molto in anticipo (prima delle 17) Nora si vestì e pettinò per bene, mangiò una mela, e prese la strada verso il ristorante indicato per l’appuntamento, portando con sè la missiva.

Sarà l’ultima volta che la madre la vedrà.


Quello stesso pomeriggio, non molto più tardi, a casa Fuller squillò il telefono.

Andò a rispondere il maggiore dei fratelli, tredicenne.
All’altro capo udì una voce nervosa, “stressata“, che riconobbe solo con una certa fatica essere quella di Nora.

Diceva che il suo nuovo datore di lavoro voleva che cominciasse a lavorare immediatamente presso la sua famiglia.

Le aveva dato l’indirizzo, che Nora dettò al fratello: 1500, Geary Street.

Il ragazzino, senza riattaccare la cornetta, chiamò la madre che era in un’altra stanza, e le riferì quello che diceva Nora al telefono:
ma la donna trovò l’idea di “lavorare immediatamente” del tutto insolita e fuori luogo, e disse al figlio di far sapere a Nora che non c’era nessuna fretta, e che poteva cominciare benissimo il lunedì; e quindi di tornare subito a casa!

Il ragazzo torna al ricevitore e comunica quello che ha detto la madre.

La voce della sorella all’altro capo dice solo “va bene”, e interrompe la comunicazione.

Invano aspetteranno il suo ritorno.

Un imbarco nella baia di San Francisco, in quegli anni.



Passa la notte, e a casa pensano che la ragazza abbia fatto di testa propria, e si sia comunque fermata a dormire dai nuovi datori di lavoro.

La madre è più indispettita che preoccupata, perchè dopotutto dove c’è un neonato c’è anche una donna stanca che ha bisogno di cure, lei lo sa bene.

Ma passa tutta la domenica, e poi arriva anche il lunedì, senza che Nora abbia fatto anche solo una telefonata.

A quel punto la madre decide di attivarsi, e cerca l’indirizzo che la figlia ha fornito al telefono.
A costo di risultare importuna nei confronti dei datori di lavoro, vuole scambiare due parole con sua figlia, e probabilmente rimproverarla.

Ma la donna, arrivata al luogo dettato da Nora al telefono, scopre con orrore che al 1500 di Geary Street non esiste nessuna casa: si tratta infatti di un lotto, un’area di erbaccia incolta, del tutto senza edifici.

Torna dal figlio che ha preso la telefonata, seguono discussioni del tipo “hai sentito bene? Poteva essere una strada dal nome simile?” e così via.
Il ragazzino è mortificato, ma anche sicuro di aver scritto giusto.

A quel punto viene informata la polizia.

Le indagini a seguire avrebbero preso una piega del tutto tragica e surreale.

(segue nella parte 2)

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