Nora Fuller (parte 3)

(continua dalla parte 2)

Il capo detective John Seymour prende in carico il caso.

Questi si rimboccò le maniche e cominciò col rintracciare chi aveva venduto gli oggetti presenti nella casa del delitto un mese prima:
B.T. Schell era un venditore del negozio di mobili J. C. Cavanaugh (il quale curiosamente si trova praticamente adiacente ad un quartiere chiamato proprio “Tenderloin“, come il soprannome che avevano dato i camerieri a “Bennett”…), il quale ricordava bene come alle 5 di pomeriggio del 9 gennaio (il giorno dopo la pubblicazione dell’annuncio per una baby sitter) un uomo distinto si era presentato al negozio, chiedendo mobilio per una stanza che aveva affittato.

Stranamente, nonostante la sua aria da benestante, aveva voluto spendere il meno possibile: aveva preso tutto di seconda mano- letto, sedia, ma anche il materasso e due cuscini, cosa parecchio insolita.

Il cliente appariva autoritario, e al tempo stesso sospettoso:
si era mostrato molto preoccupato che al negozio potessero consegnargli della merce diversa da quella ordinata, che potessero addirittura rifilargli qualcosa di più basso valore, a sua insaputa, approfittando della consegna successiva all’acquisto.
Per questo motivo lo strano cliente si mise a discutere col proprietario, in un contesto di insinuazioni ed esternazioni fuori luogo e ingiustificate, che lasciarono il venditore francamente sbigottito.

Per rassicurarlo e mostrargli la sua buona fede, il venditore di mobili invitò il malfidato cliente a contrassegnare egli stesso il materasso in questione, cosa che in effetti fece:
l’uomo tracciò di mano propria le iniziali del suo nome, che erano “C.B.H.”: le stesse del “C. B. Hawkins” che aveva affittato la casa.

Cosa ancora più strana, il cliente comandò che la mobilia fosse consegnata la notte stessa. Col buio.

Se avessero consegnato prima, o ritardato alla mattina dopo, avrebbe trattenuto la merce, ma non avrebbe pagato.


Il ragazzo delle consegne ricordava chiaramente di aver dovuto lavorare ben oltre l’orario di chiusura quella notte.
Di essere arrivato all’indirizzo, e aver intravisto oltre la porta di ingresso aperta, in un appartamento completamente buio e deserto, “un uomo coi baffi, e un cappello di seta” che gli disse di lasciare tutto lì, e andarsene.

Era riuscito a distinguerne il volto e il materiale del cappello solo grazie alla luce di un lampione lungo la strada.

La descrizione fisica fatta dai due coincideva perfettamente con l’identikit di “Bennett” e “Hawkins”.

Le lenzuola e l’asciugamano invece sembravano essere stati acquistati in un negozio poco distante dal rivenditore di mobili, il Mrs. Mahoney’s dry goods store.

Sul pavimento della stanza da letto dove era stato rinvenuto il cadavere fu ritrovato -tra la polvere e le ragnatele: la casa non era stata pulita da molti mesi- un brandello di giornale: il Denver Post, datato sempre 9 gennaio- vale a dire il giorno dopo la pubblicazione dell’annuncio, e il giorno stesso dell’acquisto dei mobili.

Sopra questo brandello c’era un etichetta indirizzata al “Railroad Employees’ Journal, 210 Parrott building”.
Un giornale destinato agli impiegati ferroviari.

Grazie all’impegno dell’investigatore Seymour, fu possibile addirittura risalire al percorso seguito dalla copia del giornale:
questa pubblicazione era stata distribuita esclusivamente ad una convention del settore, tenutasi appunto al Parrot building.

Uno dei camerieri, annoiato, se n’era preso una copia; e più tardi, dopo averla sfogliata, l’aveva lasciata al tavolo del Dennet’s restaurant.

Lì un cliente l’aveva preso, scambiandolo per il San Francisco Post e richiudendolo poco dopo, deluso dal contenuto poco interessante;
in seguito, anche la cassiera anche gli aveva dato un’occhiata.

Ma non è mai stato stabilito in che modo il brandello fosse giunto in quella casa, e portato da chi.
Probabilmente l’ennesimo depistaggio messo in atto da “Bennett”, come il biglietto del marinaio.

Un trafiletto dell'epoca.
Un trafiletto dell’epoca segue le indagini sul brutale ed elaborato omicidio di Nora Fuller..

L’investigatore tentò di risalire la strada fino all’identità del killer passando per l’annuncio di lavoro: andò al giornale, e recuperò la cartolina originale che cercava una baby sitter, vergata a mano.

Un esperto grafologo, Theodore Kytka, confrontò la cartolina con il formulario compilato anch’esso a mano per l’affitto dell’immobile teatro dell’omicidio:
secondo il suo referto, le grafie di Bennett e di Hawkins erano “perfettamente compatibili“.

A questo punto il detective Seymour pensò che l’assassino avesse sicuramente cambiato città dopo l’omicidio, per non farsi riconoscere dai numerosi testimoni:
pensò quindi di verificare una ad una tutte le richieste di cambio di domicilio, confrontando la grafia con quella di Bennett/Hawkins.

Un lavoro immane, visto che le richieste di cambio di indirizzo a San Francisco in quel periodo erano state 32 mila.
Ma l’esperto grafologo non si tirò indietro.

Theodore Kytka, il grafologo che partecipò alle indagini per l'omicidio di Nora Fuller.
Theodore Kytka, il grafologo che partecipò alle indagini per l’omicidio di Nora Fuller.

Tre grafie risultarono simili a quella in esame, e una era “quasi identica”.

Questa era stata vergata da un uomo che si era trasferito a Kansas City, in Missouri.
L’agente Seymour si recò personalmente ad interrogare l’uomo… che tuttavia aveva un alibi inattaccabile.
La ricerca grafologica, per quanto sensata e doverosa, era stata uno sfiancante, lunghissimo, laborioso buco nell’acqua.

Venne offerta una ricompensa per chi avesse aiutato all’identificazione dell’uomo misterioso, una cifra davvero considerevole, soprattutto pensando che era il 1902: ben 5mila dollari.

A questo punto, rispettando “la legge delle tre S” (sesso, soldi, sangue) i giornali cominciarono a dedicare sempre più spazio a Nora Fuller: le testimonianze si moltiplicarono, e divennero sempre più interessanti.

Nora Fuller divenne il più celebre caso di ragazza scomparsa in San Francisco, scatenando anche il panico tra i suoi abitanti: se una giovane donna ritardava di qualche decina di minuti, o saltava proprio un appuntamento, i fidanzati chiamavano la polizia, sicuri che fosse stata rapita e uccisa.

A sinistra e a destra del ritratto di Nora uno scritto lasciato al rivenditore di mobili e il contratto di affitto della casa, scritti dal suo assassino.
A sinistra e a destra del ritratto di Nora uno scritto lasciato al rivenditore di mobili e il contratto di affitto della casa, scritti dal suo assassino.

Ma vennero raccolte anche informazioni suggestive:
ad esempio, un uomo che lavorava in un giornale di San Francisco andò dalla polizia a segnalare che uno dei loro impiegati era scomparso da un giorno all’altro, dando spiegazioni molto vaghe e frettolose.

Il suo nome era Charles B. Hadley.
Le stesse iniziali tracciate sul materasso da “C. B. Hawkins” .

Il caso fu passato al detective Charles Cody: il suo compito era rintracciare finalmente questo maledetto Hadley.
Dopo due identità false, finalmente sembravano avere il vero nome dell’assassino.

Questo signore abitava a Ellis Street, proprio nel cuore del quartiere “Tenderloin“, a mezz’ora a piedi dalla casa del delitto.

Con lui viveva una ragazza, Ollie, che aveva cambiato il proprio cognome in “Blasier” perchè era una grande fan di un personaggio famoso all’epoca, Kid Blasier.

Rintracciata e interrogata, disse che il suo fidanzato Charles era sparito improvvisamente qualche tempo prima.
Gli era rimasta solo una foto di lui, firmata sul retro con quella che fu periziata come la solita grafia dell’annuncio di lavoro, del contratto di affitto e dei mobili usati.


Hadley appariva uguale all’identikit, solo che aveva il volto completamente rasato.

Oh, in effetti aveva comprato un paio di baffi posticci al negozio giapponese, e a volte se li appiccicava anche qui in casa“, raccontò la fidanzata Ollie.

Dopo la scomparsa di quella Nora Fuller, ho notato che ogni mattina si alzava prestissimo, prendeva il giornale del mattino e si chiudeva in bagno.

L’ultimo giorno che è stato qui, prima di uscire dalla porta e sparire nel nulla, si era proprio chiuso in bagno col giornale.

E quando il bagno si è liberato e sono entrata a mia volta, ho trovato il quotidiano proprio aperto alla pagina di quel lungo articolo sulla ragazza.
A quanto pare la notizia lo aveva sconvolto.

Il giornale che “sconvolse” Charles B. Hadley.

Qualche giorno dopo essere sparito, il fidanzato Charles le aveva telefonato, dicendole seccamente che non sarebbe mai più tornato.

Infine la donna raccontò come tra le cose appartenenti a Charlie, nascosti sotto molti altri vestiti, avesse trovato dei vestiti macchiati di sangue, e come lei stessa li avesse bruciati.

Lo aveva fattodisgustata e senza pensarci troppo; solo ora capiva che, forse, il suo fidanzato era implicato nella morte di Nora Fuller.

Ulteriori indagini rivelarono che, sorprendentemente, anche questa volta si erano imbattuti in una maschera: Charles B. Hadley era solo un ulteriore inganno.

Il vero nome di quest’uomo era Charlie Start, nato a Chicago, dove tutt’ora risiedeva l’anziana e rispettabile madre.

Il 6 maggio 1889 (due anni prima della morte di Nora Fuller) il sovrintendente di polizia Brackett nella città di Minneapolis aveva offerto una ricompensa di 100 dollari per la cattura di Charles Start, ricercato per frode.

L’anno dopo Start si era trasferito all’altro capo degli Stati Uniti, a S.Francisco, e aveva attirato una ragazzina di 15 anni in una camera d’albergo, dove l’aveva stuprata.

Poi aveva cercato di comprare il suo silenzio andando in una grande gioielleria della città, e portandole monili d’oro e diamanti.

Ma la ragazza, che in seguito sarebbe riuscita comunque a diventare una rispettabile madre di famiglia, sfidando l’onta sociale, non aveva venduto la sua dignità, ed era corsa coraggiosamente a denunciarlo;
lui si era dato alla fuga.



Probabilmente in quel momento aveva adottato l’identità di Hadley, nome che aveva usato con la nuova fidanzata, per farsi assumere al giornale (mezzo che userà per procacciarsi la successiva vittima), e per aprire un conto in banca.

Poi ancora diventerà Hawkins, dai baffi finti, per affittare una casa vuota e acquistare i mobili.
Per tessere la sua tela di ragno.

Infine si trasformerà in Bennett, e attirerà ancora una volta una quindicenne sprovveduta, questa volta con la promessa di un infante da accudire; in un moltiplicarsi di inganni, false identità, stratagemmi, lettere false, biglietti da visita rubati, ritagli di giornale delle ferrovie, consegne notturne e via dicendo.
Un gioco di specchi allestito nella casa degli orrori della sua perversione sessuale.


Studierà tutto nei particolari per allestire il palcoscenico che coltivava nella sua mente malata:
un teatro dove tornare a visitare il cadavere di Nora, spenderci le ore indisturbato, e mutilarla nelle parti intime, tra un sorso di whisky e un buon sigaro.


Ci si è intrattenuto fisicamente e mentalmente, come indica la testa appoggiata ordinatamente sul cuscino, le lenzuola e le due coperte trapuntate a coprire premurosamente il suo corpo mutilato, come se potesse prendere freddo in quella casa buia, deserta.

E dopo aver passato il tempo col suo giocattolo, tornare tranquillamente alla casa della fidanzata, a giusto mezz’ora di passeggiata rinfrescante.



Charles Start è stato cercato ovunque per decenni, ma non è mai stato rintracciato.

C’è chi dice che si sia suicidato, ma molto più probabilmente avrà di nuovo cambiato nome, e avrà distrutto la vita di altre ragazzine.



In una banca di San Francisco esiste tutt’ora un conto e un deposito a suo nome.
Ma nessuno ha mai riscosso i suoi soldi, fino ad oggi.


informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 5 like o 5 condivisioni. A presto!


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