Gli omicidi del Colonial Parkway (Colonial Parkway murders)

Un serial killer che uccide coppiette appartate in auto, negli anni ’80, tra le quali una coppia omosessuale, non si sa se per proposito o per errore.

Le armi usate sono da taglio e da fuoco.
Le vittime non vengono derubate, nè stuprate.

Il killer molto probabilmente si finge poliziotto o guardia boschiva, perchè alcuni portafogli vengono trovati -intatti- sui sedili, i finestrini lato guidatore abbassati.

Le coppie di fidanzati vengono uccise solo nei fine settimana.

Con pause di un anno o più tra un delitto e l’altro.

L’ultima coppia uccisa era accampata nel bosco, in una tenda.

Un’altra è stata trovata morta dietro l’auto incastrata in un fosso ai lati della strada.

La serie di omicidi si interrompe spontaneamente.

Gli investigatori non riescono a capire se si tratti di un solo assassino, di un gruppo o di due diversi killer.

…tutto questo vi suona familiare?
No, non è il Mostro di Firenze.



Virginia, Stati Uniti.
La Colonial Parkway è una lunga strada che attraversa orizzontalmente una larga striscia di terra, compresa tra due fiumi.
Quindi è un territorio caratterizzato da un’ abbondanza di coste, parchi, musei, piccole cittadine, e tra l’altro anche una base militare.

Aerial photograph of Naval Weapons System Yorktown, Va and Cheatham Annex.


In tutta questa varietà di ambienti naturali, il Parkway e le sue immediate vicinanze erano un posto -soprattutto 40 anni fa- dove le coppie di fidanzati si potevano appartare per trascorrere qualche momento di intimità.

E proprio loro furono l’oggetto dei brutali omicidi che gettarono nel panico turisti e abitanti del luogo.

Cathleen Thomas aveva solo 27 anni, ma aveva già alle spalle una brillante carriera militare nell’Accademia Navale degli Stati Uniti.

Era fidanzata con Rebecca Ann Dowski, 21 anni, all’ultimo anno di college.

La loro relazione era seria, ma tenuta un po’ al riparo dalle curiosità della gente.
La famiglia di Cathleen sapeva del rapporto d’amore con Rebecca e non aveva alcun problema a riguardo, ma la famiglia di Rebecca ne era allo scuro.

Così il loro rapporto era fatto anche di incontri segreti, non potendo usare nè la base militare, nè la casa della studentessa, nè tantomeno apparire troppo alla luce del giorno, per evitarle chiacchiere.


La sera del 12 ottobre 1986 (il weekend del Columbus Day, due giorni festivi), le due ragazze si erano appartate nell’auto di Cathy, in un punto panoramico in riva al mare, poco distante dalla base militare.
Un luogo abitualmente frequentato da coppiette.

La veduta panoramica vicino alla base navale di Cheatam
La veduta panoramica vicino alla base navale di Cheatam


Il giorno dopo (alcune fonti dicono due) furono trovate entrambe morte dentro l’auto.
I corpi erano completamente vestiti; le loro borse intatte, nell’abitacolo.

Sui loro polsi c’erano le abrasioni caratteristiche provocate da una corda stretta: le ragazze sono state legate sotto minaccia, e una volta capito cosa stava per succeder loro le poverette hanno fatto di tutto per allentare le corde, al punto di ferirsi la pelle.

Nella mano di Cathy c’era ancora un ciuffo di capelli, strappati verosimilmente dalla testa del loro aggressore.

Attorno al collo entrambe hanno i brutti segni di un tentativo di strangolamento.

Hanno combattuto come potevano per sopravvivere, ma non hanno potuto nulla contro il coltello che le ha sgozzate, con così tanta rabbia e decisione da aver quasi decapitati Cathy.


Devono essere state uccise fuori dall’auto (perchè dentro c’era troppo poco sangue); poi il loro aggressore le ha rimesse sul veicolo, sui sedili posteriori e nel bagagliaio, e con del carburante ha cercato di dar fuoco ai corpi;
ma essendo gasolio non si è incendiato come sperava;
allorasi ha spinto l’auto verso l’acqua, senza riuscire a portarla troppo oltre il dislivello; a quel punto ha lasciato perdere. Ha lasciato il veicolo così, parzialmente oltre il precipizio, seminascosto dalle piante, si è portato via le corde che aveva usato per legare le ragazze e gli altri oggetti usati per contenerle e per ucciderle, e se n’è andato.

L'automobile di Cathy Thomas.
L’automobile di Cathy Thomas.

Constatando la quantità di odio riversata sulle due ragazze (legatura, strangolamento, sgozzamento, tentativo di distruzione col fuoco e con l’acqua), la particolarità della situazione (una coppia di fidanzate in un luogo tranquillo e non pericoloso), l’assenza dei due moventi più classici per gli omicidi -violenza sessuale e di furto- la polizia si orientò verso un delitto d’odio, vale a dire qualcuno che le conosceva: un ex geloso (o una ex), spasimanti respinti, colleghi, superiori, compagni di scuola che potessero avere in odio il rapporto omosessuale.
Ma non emerse alcuna pista concreta.

Nessuno sembrava avere motivi di risentimento verso le due ragazze, neanche a livello di pettegolezzi.

L'auto di Cathy Thomas sotto sequestro.
L’auto di Cathy Thomas sotto sequestro.



Il delitto dunque rimane irrisolto, tra il dolore e lo sconcerto di amici e familiari.

Passa un anno e un mese.

Il 22 settembre 1987 David Knobling, 20 anni, andò a prendere con la sua auto Robin Edwards, di 14, per passare una serata assieme.

Le foto dei due ragazzi, prese dagli annuari scolastici.


La mattina dopo, sulla sponda sud del James River, viene ritrovata l’auto di David, un pick-up.

Stranamente è parcheggiata col muso lontano dalla strada, cosa che David non faceva mai: la girava sempre in modo da puntare in avanti nel momento in cui sarebbe ripartito.

Le chiavi sono infilate nel blocchetto d’accensione.
Il portafoglio di David è integro (contiene ancora soldi e documenti), e sta appoggiato su uno dei sedili.
La radio è ancora accesa.

Dei due ragazzi nessuna traccia.

Le ricerche proseguono spasmodiche per ben tre giorni prima che i due siano ritrovati, nel fiume.
Nella squadra di ricerca c’era il padre del ragazzo.
Purtroppo sono morti: uccisi da tre proiettili, sparati da dietro.

Uno è nella nuca della giovane Robin, altri due nella schiena e nella spalla di David, come se fosse stato raggiunto dai colpi mentre cercava di correre via.

Si ipotizza che l’aggressore si sia avvicinato all’auto, o l’abbia fermata mentre era in transito, fingendosi un poliziotto o un Ranger del parco;
abbia chiesto i documenti al guidatore, che ha estratto il portafoglio.

In quel momento, approfittando della distrazione, l’individuo ignoto avrebbe estratto la pistola, e minacciando i due ragazzi li avrebbe fatti scendere dall’auto e condotti in una zona poco distante; o forse li ha fatti guidare sotto minaccia, per ucciderli in stile esecuzione e buttarne i cadaveri in acqua.


Il movente ancora una volta rimane oscuro agli inquirenti, perchè i corpi erano vestiti e privi di tracce di violenza sessuale; i soldi e i valori intatti.

(EDIT: secondo alcune fonti -probabilmente si tratta di un’informazione non diffusa dai media vista la delicatezza dell’argomento e l’età della vittima- dal corpo di Robin è stato estratto del DNA che indicherebbe che ha avuto un rapporto sessuale; non con David. Se fosse consenziente o meno, e se sia avvenuto con il loro aggressore, o magari prima, alla festa, non ci è dato sapere, almeno per il momento).

Non viene fatto un preciso collegamento col primo delitto perchè nell’altro caso l’arma era diversa, mentre qui non vi è evidenza di arma bianca, nè di corde, o di strangolamento e incendio.

Ma è anche innegabile la situazione, il contesto, le vittime, i luoghi sono simili: una coppia di fidanzati appartata in auto, uccisa senza un motivo evidente. Vicino ad un corso d’acqua.

Probabilmente nel primo delitto il killer era inesperto, e si è reso conto di aver sottovalutato la forza delle vittime, di non poterle efficacemente controllare e sopraffare, uno contor due, solo con la minaccia di un coltello; persino l’atto stesso di ucciderle è stato caotico, pericoloso (per lui, che avrà dovuto tagliare una gola, mentre la vittima gli teneva la testa e gli strappava ciocche di capelli), per non parlare del dopo, quando si è reso conto di aver lasciato un sacco di tracce nell’abitacolo, e di non riuscire a distruggerle col fuoco o con l’acqua.

Avrà quindi premeditato meglio, procurandosi una pistola (nessun contatto fisico), facendo prima uscire le vittime dall’auto per poterle controllare meglio, e scongiurandone la fuga sul veicolo, lasciando perdere le corde.

Il luogo del terzo duplice (presunto) omicidio.

Passano 7 mesi.

Il 10 Aprile del 1988 due ragazzi escono per il loro primo appuntamento.
Prima erano andati a vedere un film, e dopo ad una festa del college.

Chi li ha visti quella sera ha notato che non sembravano molto presi l’uno dall’altra: lui ha passato la sera a parlare con degli amici (nello specifico: parlare di quanto gli mancava la sua ex, con la quale si era appena lasciato); e anche la ragazza ha passato buona parte di quella sera a chiacchierare con un gruppetto di amici, che includeva un suo ex -non ufficiale (in quanto non si erano mai veramente fidanzati ufficialmente, ma si erano frequentati per un lungo periodo, con alti e bassi -questo ragazzo era di colore, e a quanto si dice 30 anni fa in Virginia -conservativa, provinciale- non era un rapporto facile da ufficializzare).

All’una e trenta si è fatto ormai tardi, e i due devono tornare alle rispettive case.
Visto il tenore “tiepido” di questo primo appuntamento, e il fatto che fosse già tardi per temporeggiare ulteriormente sul rientro a casa, si tende a pensare che in realtà non si siano mai appartati volontariamente per scambiarsi effusioni o simili.
Più verosimilmente sono stati fermati da qualcuno sulla via del ritorno, e fatti accostare.



Comunque sia, il giorno dopo l’auto di Richard Keith Call, 20 anni, viene vista di sfuggita dal fratello nei pressi del fiume York, a circa un miglio dal luogo dell’omicidio della prima coppia,avvenuto un anno e mezzo prima; ma il ragazzo non pensa a nulla di brutto, non ci fa troppo caso e prosegue per la sua strada.

Anche il padre del ragazzo -mentre si dirige verso la Colonial Parkway per andare al lavoro- vede da lontano la macchina dei figlio.
Lui però rallenta: nota lo sportello aperto, l’abitacolo vuoto, e alcuni vestiti sui sedili.

Si ferma, e vede che le chiavi sono infilate nel quadro, e che il cassetto del cruscotto è aperto.
Divertito, pensa che il figlio stia facendo il bagno, o magari prendendo il sole sulla spiaggia poco più in là, assieme qualche amico;
anche l’uomo quindi prosegue per la sua strada.

Ma la giornata prosegue, passano le ore, e i genitori di Cassandra Hailey, la ragazza diciottenne che era uscita con Keith, cominciano a preoccuparsi.

Chi era presente alla festa sa solo che ad un certo punto lei e Keith Call se ne sono andati assieme -verso l’una e mezza; tutti presumevano che fossero diretti alle rispettive case.
Nessuno sanno fornire indicazioni più precise su dove cercarli.

Nel frattempo anche un ranger del parco trova l’auto, e in mancanza di un conducente nei paraggi tratta la cosa come un veicolo abbandonato da rimuovere.

Fa rapporto: la Toyota ha le portiere chiuse, e all’interno ci sono alcuni effetti personali, tra i quali biancheria intima maschile, un orologio da polso, e un paio di occhiali da vista.

Keith Call.
Keith Call poco prima della scomparsa.

Della ragazza invece rinviene la borsa, il reggiseno e un solo stivaletto.

Cassandra Lee Hailey.

La discrepanza tra quello che ha visto il padre poche ore prima e quello che ha dichiarato il Ranger è evidente.
Gli oggetti in auto sono diversi, anche se è passato poco tempo tra un testimone e l’altro.

Le ipotesi: uno dei due -il padre, o il Ranger- si sono sbagliati.
Ma la cosa è poco probabile.
Uno ha osservato con attenzione l’interno dell’auto per capire dove fosse e cosa stesse facendo il figlio; il secondo ha fatto un rapporto.

Forse il killer era ancora nei dintorni, e tra la visita del padre e il passaggio del Ranger ha modificato la scena della scomparsa, per qualche motivo.

Oppure il Ranger -perlustrando i dintorni dell’auto per trovarne il proprietario- ha rinvenuto gli oggetti appartenuti ai due ragazzi, li ha raccolti e li ha messi dentro l’auto da rimuovere, magari infastidito dalla situazione.
Solo successivamente si è reso conto che non si trattava di qualche coppia di ragazzini ubriachi che avevano lasciato l’auto aperta in un luogo non consentito, e quindi si è reso conto che la scena tipo “un caso di veicolo da rimuovere” in realtà era “un caso di sparizione, probabilmente omicidio”; a questo punto probabilmente ha preferito tacere il proprio operato poco professionale, assicurando di aver trovato le cose già così.

(Questo ovviamente escludendo che il misterioso uomo che si aggira per i boschi della zona fosse proprio lui).

Tra l’altro gli abiti rinvenuti in auto (un reggiseno, delle mutande) erano sul sedile posteriore.
Appoggiati sui sedili, e ordinatamente ripiegati.


Per quanto incredibile possa apparire, dando per certa la buona fede del Ranger (che non li abbia trovati e messi lì lui, tacendo la cosa per qualche motivo), è un dato di fatto che siano stati piazzati lì la mattina, dopo le ore 7, dopo che il padre del ragazzo ha guardato nell’auto; e prima che il ranger li ritrovasse. A piegarli quindi deve essere stato il killer.





Il padre di Keith sarà così scosso dalla situazione, che si farà ipnotizzare per rivivere i momenti nei quali si è affacciato all’interno dell’auto: ma anche con questo accorgimento i suoi ricordi resteranno inalterati.
Gli occhiali di suo figlio, le mutande, lo stivaletto della ragazza e il reggiseno non c’erano, o li avrebbe notati- e si sarebbe comportato diversamente.

La scomparsa -e probabile omicidio- del figlio ha scosso così tanto lui e la moglie che sono entrambi morti nel giro di poco tempo dopo il fatto.

Questa situazione (soprattutto la discrepanza tra le due scene, a distanza di pochi minuti) creerà non pochi attriti tra gli investigatori dell’FBI e la polizia locale e i ranger del parco.
A quanto pare l’ FBI notava la considerevole somiglianza tra le scene di due probabili duplici omicidi, mentre gli agenti in servizio nel parco non vedevano nell’ultima scena alcun indizio di un probabile delitto.

Nella più innocente delle ipotesi, i Ranger del parco non erano particolarmente ben addestrati (e pagati) per indagare su degli omicidi; nella più maligna delle ipotesi, almeno uno di loro ha cercato volontariamente di “non vedere” l’evidenza.
Ma qui si sconfina nelle illazioni.



Questa “duplice scomparsa” comporta un’ulteriore evoluzione rispetto ai due precedenti delitti, perchè per la prima volta i due corpi non vengono ritrovati (probabilmente è la prima volta che gli riesce di farlo, ma era quello che avrebbe voluto fare già prima- solo che nei primi due delitti gli era andata male), ma soprattutto i ragazzi sono stati denudati -anche degli indumenti intimi; non si sa se prima o dopo la morte.

Qualcuno ha ipotizzato che fossero stati i due a spogliarsi autonomamente prima di essere raggiunti dall’aggressore, per stare in intimità o magari per fare il bagno al fiume; ma quella notte la temperatura era intorno ai 4 gradi: molti improbabile che si fossero spogliati completamente.
Tra l’altro la maggior parte dei vestiti, una scarpa di lei ed entrambe quelle del ragazzo non sono mai state trovate, nè nell’auto nè fuori.

Se si fossero spogliati da soli, prima, lo avrebbero fatto nell’abitacolo. E che motivo avrebbe avuto l’aggressore di prendere alcuni vestiti, tre scarpe, lasciare orologio e occhiali, e andare a nascondere i vestiti in un luogo introvabile, oltre ai corpi?

Più probabile che i ragazzi fossero vestiti quando sono stati sorpresi, e che l’aggressore li abbia fatti allontanare dall’auto, come nel caso precedente, e poi spogliati, prima o dopo la morte, per motivi a noi ignoti (ma che riconducono comunque ad un ambito di perversione sessuale).

I ragazzi furono cercati ovunque, sia nel parco che nell’acqua.

Dopo quattro giorni di ricerche, sul fondale del fiume viene rinvenuto un corpo: ma è di un uomo di mezza età, una persona dichiarata scomparsa tempo prima, probabilmente caduto da una barca.

Nonostante lo spiegamento di forze e le ricerche capillari, i due ragazzi non verrano mai più ritrovati.
Il fiume York ha una foce molto ampia quindi è probabile che i corpi siano stati gettati nelle acque vicino all’auto, e trascinati dalla corrente fino all’oceano, con esiti “migliori” (per l’assassino) rispetto al corpo del pescatore caduto dalla barca.

Passa un anno e mezzo.

Il 5 settembre 1989 cadeva il “Labor Day”, un altro weekend festivo, come nel primo duplice omicidio.

Annamaria Phelps (18 anni) frequentava da un certo tempo un ragazzo.
Quel giorno era salita in auto col fratello di quest’ultimo, il ventunenne Daniel Lauer, perchè la famiglia stava traslocando da una casa all’altra.

Daniel Lauer e Annamaria Phelps

Durante il tragitto delle varie auto della famiglia dalla vecchia casa alla nuova, i due scomparvero.
Solo tempo dopo l’auto fu ritrovata: stranamente in una piazzola di sosta lungo una strada che portava in direzione opposta al luogo in cui si stavano recando.

La piazzola dove l’auto fu ritrovata.

L’auto (presumibilmente condotta lì dall’assassino per ritardare la scoperta dei corpi) conteneva tutti gli effetti personali dei ragazzi, vale a dire borsa e portafoglio, ma mancava dal bagagliaio una coperta elettrica (in grado di riscaldarsi tramite pile) che la famiglia usava tenere sempre a disposizione.
Stranamente una forcina per capelli di Annamaria era pinzata nel finestrino abbassato.

Più di un mese dopo, il 18 ottobre 1989, due cacciatori di tacchini selvatici si imbatterono nei corpi.
Erano occultati sotto la coperta elettrica mancante dal bagagliaio; erano ormai notevolmente decomposti, visto l’autunno particolarmente umido, e in parte divorati dagli animali del bosco.

Le analisi furono molto difficili, ma almeno sul corpo della ragazza furono rilevate -particolarmente sulle ossa- molteplici segni di arma da taglio.
Doveva essere stata brutalmente accoltellata, morendo dissanguata.

L’uso della coperta -e il fatto che dell’erba strappata ritrovata nell’auto corrispondeva a quella trovata vicino ai corpi- lascia pensare che il killer sia tornato all’auto, dopo aver ucciso i ragazzi nel bosco.
Forse proprio per prendere la coperta elettrica dal bagagliaio; forse anche per spostare la loro auto (che era appunto parcheggiata in direzione contraria alla loro destinazione).

Le indagini non portarono a nulla di concreto, e la vicenda divenne un cold case.

Le famiglie delle vittime ebbero più di un motivo per essere profondamente deluse dall’andamento delle indagini: già all’epoca del primo omicidio l’analisi del DNA era possibile, ma negli anni successivi la ciocca di capelli stretta nel pugno di Cathy, in principio regolarmente repertata e catalogata, fu inspiegabilmente distrutta.

Le foto delle scene del crimine, compresi i corpi delle vittime, furono utilizzate nelle lezioni presso l’accademia di polizia senza il permesso delle famiglie.
Paradossalmente (o forse non tanto) questa cosa dell’uso improprio delle foto all’interno delle scuole di polizia fu portata all’attenzione dei media e delle famiglie attorno al 2010 proprio da un poliziotto, un personaggio sospetto a detta di molti, visto che fu allontanato dal corpo di polizia in seguito a un paio di episodi scorretti (qualcosa tipo aver tentato di arrestare una donna per furto, quando in realtà non c’era alcuna evidenza che questa avesse fatto qualcosa di male); inoltre metteva a disagio (in alcuni casi si parlò di “spaventare”) le famiglie delle vittime a causa del suo interesse ossessivo verso questi omicidi, del suo tentativo di far parte della vita delle famiglie stesse, ben oltre ogni ragionevole desiderio di documentarsi o investigare.

Dobbiamo dare credito al disagio delle famiglie, perchè loro stessi desideravano che la catena di omicidi fosse riportato alla luce e che venisse investigata nuovamente: loro stessi ingaggiarono un ex poliziotto e detective di fama nazionale, conosciuto pubblicamente per il suo contributo investigativo in casi difficili.

Nel giugno 2010 Steve Spingola redasse un documento di 40 pagine, dove ipotizzava che ogni omicidio fosse opera di assassini diversi, tranne forse il secondo e il terzo (con grande disappunto delle famiglie che erano sempre state convinte che il killer fosse uno solo).
Il primo omicidio lo mise in relazione con un altro duplice omicidio avvenuto 10 anni più tardi non molto lontano: altre due donne fidanzate tra loro, in un bosco dove si erano accampate con la tenda, ritrovate legate e sgozzate. Nessun furto e nessuna violenza sessuale.
Per quel duplice omicidio fu fatto un arresto ma il DNA non combaciava.

Laura Winans e Julianne Williams

Alcuni dei familiari delle vittime accusarono apertamente Spingola di aver speculato sulla vicenda dando rilievo a particolari irrilevanti solo per costruire teorie improbabili e racimolare denaro.

Un inquietante precedente.


Due anni prima del “primo omicidio canonico”, e precisamente il giorno 18 agosto 1984, un’altra coppia di fidanzati era andata in campeggio durante il fine settimana, ma non erano più tornati.

Il giorno dopo la denuncia di scomparsa, un uomo che portava a spasso il cane si imbatte in un’auto incastrata in un fosso, gli sportelli aperti e le chiavi inserite nel quadro.

Facendo il giro dell’auto trova dietro di essa i corpi dei due giovani sgozzati.
Nulla è stato rubato, nessun segno di violenza sessuale.

Mike Margaret e Donna Hall
Mike Margaret, 21 e Donna Hall, 18

Dentro l’auto -sui sedili- c’è del sangue: quindi probabilmente sono stati uccisi dentro il veicolo.

In seguito -per qualche motivo noto solo al killer- i corpi sono stati trascinati fuori, nascosti dietro l’auto, e ulteriormente occultati sotto una coperta.

Sulla scena viene repertato del DNA, che però non coincide con quello raccolto nell’ultimo omicidio della coppia lesbica.
Nell’ottica dei killer che agiscono in gruppo però si possono comunque mettere in connessione.


Tutto quello che sappiamo oggi circa la catena di omicidi è che l’FBI sospetta seriamente che l’assassino fosse un membro delle forze di polizia o di custodia dei parchi della zona, o che frequentasse queste categorie in qualche modo, o che fingesse di farne parte.
Sicuramente una persona del luogo, che sapeva come muoversi tra boschi, strade secondarie, parchi e spiagge dove le coppie si appartavano.

Un fatto inquietante: poco prima che cominciassero gli omicidi, più persone lamentarono un comportamento strano da parte di un Ranger (mai identificato: forse qualcuno che fingeva di esserlo) che si era avvicinato alla loro auto spiando dentro con la torcia e comportandosi in modo fastidioso e insolito.
Forse era il futuro assassino che verificava se le persone dentro le auto fossero o meno le giovani coppie di fidanzati che gli interessavano.
Accecati dalla torcia, i testimoni non furono mai in grado di fornire un identikit rilevante.

Si è fatta anche l’ipotesi che un ragazzo solitario e “strano”, ma che non ha mai dato nell’occhio, considerasse quei boschi e quei parchi come un suo territorio (che sapeva muoversi bene a piedi in quelle zone: analizzando la posizione dei corpi, delle auto delle vittime e così via, è possibile che l’assassino non avesse una propria auto, ma che si muovesse esclusivamente a piedi, al buio), che avesse sviluppato un misto di interesse sessuale e risentimento verso le coppie che si appartavano, e ad un certo punto abbia cominciato ad andare a caccia, impersonando un Ranger, e affinando via via la tecnica, imparando dai propri errori.

Da una decina di anni le indagini non hanno fatto passi avanti decisivi.
Per quello che ne sappiamo, l’ FBI è in possesso di almeno due diversi DNA, e potrebbe stare lavorando per individuare qualche corrispondenza nelle banche dati genetiche: potrebbero quindi esserci novità importanti in qualsiasi momento, come continuano a sperare i parenti delle giovani vittime.

Maggiori dettagli raccontati dal fratello di una vittima li trovi QUI.

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