Cary, il fratello di Steven Stayner (parte 5)

(segue dalla parte 4)


Dopo quasi un mese il caso sta diventando ormai “freddo”. Nessun passo avanti.
Finchè non arriva una telefonata alla polizia: un signore che andava ad allenarsi a sparare in un’area boschiva, a due ore di auto dal Cedar Lodge, ha trovato un’auto abbandonata.
Il veicolo è completamente bruciato, al punto che il colore della carrozzeria è svanito: si vede solo metallo e ruggine.
Sul momento non ci ha dato troppo peso, ma a forza di sentire appelli in tv e vedere volantini appesi ovunque, si è chiesto se l’auto potesse essere quella rossa delle tre donne scomparse.
L’ FBI accorre. La temperatura dell’incendio era così elevata che oltre a distruggere la vernice, i copertoni, i sedili e le cinture sono completamente liquefatte o scomparse.
Le targhe del veicolo sono ridotte così:



L’auto non era mai stata individuata perchè -benchè non fosse parcheggiata troppo distante dalla strada principale- il color marrone della ruggine la rendeva praticamente invisibile dalla strada, o dagli elicotteri.


A molti metri dall’auto c’era una borsa con le carte di credito della madre, e una ricevuta del Cedar Lodge.

In una macchina fotografica c’è intatto il rullino con le foto scattate fino alla sera della scomparsa. Gite nei boschi, pattinate sul ghiaccio, capriole in camera da letto.



Finalmente si riesce ad aprire il bagagliaio: all’interno due corpi carbonizzati. Il riconoscimento può avvenire solo grazie ai denti.
Sono Carole, e l’amica della figlia, Silvinia.

La famiglia è nel panico, e spera che almeno la figlia Juli possa essere ancora viva.

Dopo una settimana di ulteriori, angosciose ricerche, il capo della squadra dell’ FBI riceve una lettera anonima. Dentro c’è una mappa approssimativa che indica dove cercare Juli. Capendo che la lettera potrebbe provenire dall’assassino, viene dato l’ordine di non toccarla assolutamente: viene repertata come prova, e una squadra dell’unità cinofila si precipita nella zona indicata sulla mappa.
Una zona diversa da quella dell’auto bruciata, a un’ora di distanza dal motel.

E lì trovano anche Juli. O meglio, il suo corpo, gravemente decomposto.
Anche lei è identificata attraverso le impronte dentali.
Viene raccolta la fauna entomologica per determinare l’epoca della morte.
Tra i suoi capelli ci sono ancora le fibre rosa di cotone provenienti dal corredo da letto dell’hotel.
E’ stata uccisa quasi immediatamente.

Le indagini si focalizzano sulla lettera anonima con la mappa, che a quanto pare dava indicazioni fondate.
Sul foglio, strappato da un block notes ad anelli, c’era anche la scritta:

“con questa ci siamo divertiti.”

il testo scritto da Cary Stayner

Sul francobollo un’impronta parziale. Sulla chiusura della busta abbondanti tracce di DNA.


Bisogna riprendere in mano tutte le persone interrogate, sottoporle ad esami confrontativi, se non altro per escluderle una volta per tutte.

I confronti cominciano dai membri di quella banda di balordi che erano stati sospettati, senza alcuna prova.
La lettera infatti parla di “noi” ci siamo divertiti, suggerendo una violenza sessuale da parte di più persone.


Purtroppo il nostro Cary riesce a fare un’altra vittima prima di essere catturato.
Nel pieno delle indagini, sicuro che non sarebbe mai stato preso, visto che ha passato con successo due colloqui con l’FBI (e che non è a conoscenza dell’impronta digitale, è un particolare che la polizia ha tenuto segreto alla stampa) cerca la prossima vittima.
Passano cinque mesi prima che un’altra donna sparisca: Joie Ruth Armstrong, 26 anni, una naturalista, e impiegata presso lo Yosemite Institute.
Non è una delle tante turiste che affollano il motel durante l’alta stagione: Joie vive nel parco, dove accompagna le scolaresche a visitare le meraviglie naturali, osservare la fauna e identificare le specie botaniche.

Joie Ruth Armstrong



La mattina del 21 luglio 1999 Joie stava caricando in auto l’occorrente per fare un picnic con alcuni amici. Ma improvvisamente scompare.
La mattina dopo non si è presentata al lavoro, e scatta l’allarme.

La polizia va al domicilio della donna, e trova la sua auto parcheggiata davanti a casa.
Se se n’è andata, lo ha fatto a bordo dell’auto di qualcun altro.
Dentro il veicolo si vedono borse termiche e ceste, contenenti cibi vari e bevande.
La porta dell’abitazione è aperta.
Dentro la radio è accesa. Tutto sembra lasciato improvvisamente a metà.
L’agente capisce subito che quella scena domestica apparentemente tranquilla, dalla quale però la protagonista sembra essere evaporata nel nulla, non può essere che il teatro di un crimine violento.

Seguono intensive ricerche, e dopo poco il corpo di Joie viene trovato parzialmente sommerso nel ruscello lì vicino.
I jeans sono aperti e abbassati, la maglia alzata sopra al seno.
Riporta evidenti segni di colluttazione: la ragazza ha combattuto fino all’ultimo secondo prima di morire.
Orribilmente, la testa è stata staccata, e non si trova da nessuna parte.

Tra la casa della donna e il fiume trovano impronte di un’auto e di scarpe, che vengono repertate e rese oggetto di indagine merceologica.
Si risale ad un modello di auto, che viene cercata intensivamente per tutta l’area.

Gli agenti identificano lungo una radura del parco un veicolo compatibile. Si fermano.
Trovano poco distante un uomo, completamente nudo, che fuma marijuana.
Lo sapete già: è Cary Stayner.

Si sta solo godendo il suo giorno libero, dice.
Permette senza problemi che la sua auto venga perquisita, e non emerge nulla di strano.
Lo lasciano andare.

Più tardi nella stessa giornata viene ritrovata la testa della vittima, sempre lungo il fiume. E il nome di Cary, nell’ufficio della stazione di polizia, viene incrociato con quello delle persone interrogate: risulta tra i dipendenti del motel dal quale sono sparite le tre vittime precedenti.

Tornano ad interrogare Cary, nel suo appartamento sopra il ristorante.
Nega di essere mai stato anche solo nelle vicinanze della casa della naturalista uccisa.
E poi è così tranquillo, disponibile, descritto da tutti come una persona ineccepibile.
Ma la polizia non ci casca, e prima di andare via gli fotografano di nascosto le gomme dell’auto: al confronto, risulta che hanno gli stessi segni di consunzione che appaiono nelle impronte sulla sabbia vicino al fiume e vicino alla casa di Joie Armstrong: lui è stato lì, e non vuole che si sappia.

Finalmente tre giorni dopo l’omicidio Cary viene definito “una persona attenzionata” e i poliziotti vanno a cercarlo per interrogarlo.
Lo trovano in un campo nudista, e quando entrano nel bar dello stabilimento e Cary li vede, si alza, e mette le mani sulla sua testa, come se fosse in stato di arresto.
Gli agenti sono sbigottiti. Nel locale cala il silenzio.

Lo accompagnano in auto spiegandogli che non è in arresto, che si tratta solo di un interrogatorio di routine. le può abbassare, le mani.

Durante il viaggio, per puro caso uno degli agenti riconosce il suo cognome: si è occupato infatti per decenni di bambini scomparsi. Ricorda perfettamente la vicenda di suo fratello Steven.
Nel tempo che occorre ad arrivare fino alla centrale di polizia succede una cosa particolare: sembra che tra Cary e quell’agente sensibile, che gli chiede come sia riuscito a gestire emozionalmente tutta la vicenda, come abbia fatto a rifarsi una vita, si stia stabilendo una sorta di contatto emotivo, un clima di confidenza.

Arrivati in centrale si procede con impronte, misurazioni e foto segnaletiche.
Cary appare molto sicuro di se, gli agenti notano la sua altezza considerevole e la sua abbronzatura, derivante dalla passione per il nudismo. Così a occhio non ha nulla di inquietante e sembra non avere proprio nulla da nascondere. Un giovane uomo con una buona autostima.

Poco prima di essere sottoposto al poligrafo, Cary Stayner però chiede di poter parlare di nuovo con quell’agente che c’era in auto.

Si siedono in una stanza da soli, e Cary comincia: “Non sono una brava persona. Ho fatto cose brutte. A volte vedo la bellezza delle cose attorno a me. Altre volte vorrei solo uccidere tutti.”

L’agente non sa cosa dire, ma fa cenno ai colleghi di registrare il colloquio.

Cary continua. Tre giorni prima era andato nel parco di Yosemite per cercare il Bigfoot, la sua ossessione.

Là aveva visto Joie Armstrong che caricava la propria auto di fronte a casa. E aveva deciso di rapirla.
Ha preso nel suo bagagliaio nastro adesivo, un coltello e una pistola.
L’ha assalita da dietro, puntandole la pistola alla testa. L’ha trascinata fino alla propria auto, l’ha legata e imbavagliata, e ha cominciato a guidare per portarla in un luogo sicuro.
Solo che -nonostante fosse legata- Joie era riuscita ad abbassare il finestrino dei sedili posteriori e letteralmente sgusciare fuori dal finestrino aperto, fuggendo dall’auto in corsa!
Cary inchioda l’auto e si getta all’inseguimento. Realizza che non può esercitare un sufficiente controllo su di lei, così la uccide immediatamente.

Ecco spiegata la colluttazione violenta: non era un delitto di odio personale come avevano ipotizzato i profiler: la violenza era determinata dalla rabbia per la tentata fuga, e dall’adrenalina provocata dall’inseguimento.

A quel punto l’agente gli chiede se ha ucciso anche le altre tre persone, cinque mesi prima, e lui ammette di sì.

Confessed serial killer Cary Stayner  (AP Photo/Pool/Kurt Hegre)
Confessed serial killer Cary Stayner (AP Photo/Pool/Kurt Hegre)



Ha bussato alla porta della camera, dichiarando che doveva eseguire delle riparazioni (d’altra parte quello era davvero il suo lavoro, da due anni a quella parte: sapeva quali argomenti usare).
La madre Carole doveva avere intuito qualcosa di sinistro, e si era rifiutata di lasciarlo entrare.
Cary dice “ok, se non mi fate entrare sarò costretto a chiamare il direttore e farvi assegnare un’altra camera: cominciate pure a raccogliere le vostre cose.”
Allora Carole per non creare troppo disturbo decide che dopotutto può farlo entrare per questa misteriosa riparazione serale.

L’uomo appena mette piede nella stanza estrae la pistola. Lega le due ragazzine, che erano a letto a guardare il film, e le chiude nel bagno.
Strangola la madre. La trascina fuori dal motel e la nasconde nel bagagliaio della loro auto.

A quel punto torna nella stanza, fa uscire Silvina, che ha capito benissimo che la signora Sund è morta, e cerca di stuprarla. Ma la ragazza è completamente isterica e lui, che pure è un uomo alto e forte, non riesce ad avere la meglio: così decide di ucciderla. La riporta in bagno, la mette nella vasca e la strangola, probabilmente per non lasciare fluidi corporei su copriletti e materassi.

Ora è il turno di Juli.
Nonostante la ragazza molto coraggiosamente riesca a mantenere il controllo e cerchi di assecondarlo in ogni sua richiesta, nella speranza di essere risparmiata, Cary non riesce nemmeno a farsi venire un’erezione.

Allora la lega e la imbavaglia con lo scotch, porta il cadavere dell’altra ragazza nel bagagliaio con la signora Sund, e prima di far salire anche Juli nell’auto si assicura di eliminare accuratamente tutte le impronte e le proprie tracce dal bagno e dalle maniglie della camera. Dopo aver sfregato bene tutto con un asciugamano bagnato lo butta per terra davanti alla vasca, come se qualcuno si fosse fatto un bagno.

Porta Juli nel bosco, la uccide sgozzandola, e comincia l’occultamento dell’auto (tornerà all’albergo con un taxi), la distruzione dei corpi (vi farà ritorno con due taniche di benzina), e il depistaggio, andando a gettare il portafoglio di Carole in una direzione che non c’entrava nulla con la posizione dell’auto, o col motel dove vive.

Scrive la lettera anonima per far ritrovare Juli. Si vanta di uno stupro che in realtà non è stato in grado di compiere, e lo attribuisce ad un gruppo di persone per allontanare ulteriormente i sospetti da se.

Per chiudere la lettera, paga un ragazzino per fargli sputare in una tazza.
Con quella saliva sigillerà la busta, in modo da far trovare un DNA che non sarebbe mai coinciso col suo.

Questa idea l’aveva avuta guardando telefilm di investigazioni, ma non aveva pensato che sul francobollo ci potesse essere un’impronta latente, invisibile ad occhio nudo.

Dopo questa impressionante confessione, disturbante per gli inquirenti stessi (che non si aspettavano tanta collaborazione, calma e sì, anche una sorta di gentilezza da parte sua) Cary Stayner viene finalmente arrestato.



Ha affermato che le sue fantasie di uccidere donne erano cominciate a sette anni, molto prima che suo fratello Steven fosse rapito.


FILE–Motel handyman Cary Stayner shown in this July 29, 1999 booking mug, was charged Wednesday, Oct. 20, 1999 with capital murder in the killings of three Yosemite sightseers. The complaint filed by Mariposa County District Attorney Christine Johnson charges Stayner of three counts of murder as well as special circumstances that could bring the death penalty. (AP Photo/Fresno Bee)

Siccome i parenti di alcune vittime non credono che la pena di morte sia una giusta punizione, viene condannato al carcere a vita, senza possibilità di libertà vigilata.
Oggi ha 57 anni.

Cary Stayner, T-75166



(Wikipedia ci avverte di non confonderlo con un altro serial killer che avrebbe un nome simile: Gerald Stano- articolo che è in lavorazione!)

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 10 like o le 10 condivisioni. A presto!






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