Steven Stayner (parte 2)

(segue dalla prima parte)


Steven riesce, nonostante tutto, a raggiungere l’età di 14 anni.
Quando noi ci affacciamo all’adolescenza, alle prime cotte, il motorino, Steven ha passato metà della sua intera vita nelle mani di un vecchio pervertito che lo ha rapito, drogato, stuprato, e che dice di essere suo padre.

Per mantenere una facciata accettabile agli occhi dei vicini, Parnell iscrive Steven alla scuola locale, e riesce a farlo anche senza documenti ufficiali, con qualche stratagemma dei suoi. Fatto sta che non vengono mai richiesti certificati di nascita, registrazioni ufficiali e così via.
Parnell è molto abile a recitare la parte del padre single lasciato dalla moglie snaturata che lo ha mollato di punto in bianco col piccolo da crescere, piccolo che lui tra l’altro adora.
Probabilmente qualche segretaria scolastica ha chiuso un occhio all’inizio dell’anno scolastico, e la questione dei documenti è stata completamente dimenticata negli anni a seguire.

Steven Stayner



Più passano gli anni e più il ragazzino si chiede se si stia in qualche modo abituando a questo nuovo “padre”, o se le cose stiano leggermente, in effetti, migliorando.
Steven si rende conto che Parnell lo tormenta sempre più di rado, per lo meno per quanto riguarda gli abusi sessuali.

Ed è così: Keith Parnell è un pedofilo, e beh, Steven sembra sempre meno un bambino, e sempre di più un uomo. La verità è che a Parnell non interessa più abusarlo.

Steven Stayner adolescente.



Steven, che ormai vive -e soprattutto pensa- come “Dannis Parnell” da anni, va ogni giorno a scuola da solo, trenta minuti sul bus, e non pensa neanche lontanamente di scappare (dove? verso chi?), o di parlare a qualcuno dei suoi ricordi più lontani.
Si vergogna di essere stato un indesiderabile agli occhi dei suoi primi genitori, di essere stato in sostanza abbandonato dalla sua famiglia precedente; o almeno questo è quello che crede. Cerca semplicemente di farsi una vita normale, come può.

I compagni di classe ricordano tutt’oggi come apparisse più maturo di tutti loro.
Sia emotivamente che come aspetto fisico, come atteggiamento.
In più fumava un sacco: ad una età dove molti di loro non avevano ancora avuto il coraggio di dare un tiro (per non parlare dei genitori, se li avessero beccati in possesso di una sigaretta…), lui aveva sempre pacchetti, cartine, accendini in bella vista.
A lui non lo sgridavano, anzi sembrava che per suo padre potesse fare tutto quello che voleva.
I compagni non possono immaginare quale prezzo abbia pagato il loro compagno, per godere della libertà di fumare.

Steven sembra più grande, ma è un bravo ragazzo. Fa di tutto per esserlo.

Gli piace lo sport. Gli piace andare in bici. Gli piace pescare.
A dire il vero, tutte cose che ti fanno stare per un sacco di ore fuori da casa.



Steven si innamora di una sua compagna di scuola.

la fidanzata di Steven Stayner.

Una sera, mentre la sta riaccompagnando a casa, improvvisamente Stevie scoppia a piangere.
Lori è sbigottita, e non riesce a capire cosa c’è che non va.
“Voglio tornare a casa. La mia vera casa.” Ma dopo queste parole non riesce ad andare avanti.
I due restano abbracciati in silenzio, bevono un paio di birre, fumano, e la serata si conclude. Non parleranno mai più di questo episodio e del suo significato.

Steven Stayner

Da lì a poco tempo Parnell decide di trasferirsi in un altra cittadina.
Lo fa ogni volta che si sente nervoso, forse teme che qualcuno possa scoprire che “Dannis” non è il suo vero figlio, o forse lo fa per sradicare ancora, e ancora, il ragazzo dalle sue radici, o da quelle che tenta di farsi crescere.
Non vuole che si leghi a nessuno.
A dire il vero riguardo al posto dove vanno, parlare di “cittadina” è un po’ esagerato.
Stavolta si sono trasferiti in una sorta di baracca, costituita da una stanza sola, circondata dal nulla.
Solo boschi e stradine secondarie.
Questa cosa avrebbe dovuto mettere Steven in guardia.

L’ultima casa di Parnell.


Parnell fa un discorso al ragazzo.
Gli impone di trovare un altro bambino, deve portarglielo.
Vivranno tutti e tre assieme: Parnell, Steven e il nuovo “fratello”, finchè anche questo non sarà troppo grande per interessarlo ancora, ovviamente.

Steven è inorridito dall’idea, davvero non se la sente, neanche se questo potesse significare di essere lasciato del tutto in pace. E poi comunque non saprebbe da che parte cominciare, come fare.
Più volte trova il modo di far fallire di proposito questi tentati rapimenti, ma Parnell è impaziente, gli fa pressione. Non gli parla d’altro, è un martellamento. Non può evitarlo.
Gli dà istruzioni precise su dove andare, chi cercare, cosa dire. Ma Steven fa in modo di fallire sempre nell’orribile compito, tanto che Parnell reputandolo un incapace riesce addirittura a convincere un coetaneo del ragazzo ad accompagnarlo nel rapimento.

Il 13 febbraio 1980 Parnell, Steven e un secondo ragazzo, Sean Poorman, guidano fino alla vicina città di Ukiah.
Girano nelle strade più residenziali, meno frequentate, finchè non vedono un bambino incustodito.
In realtà sta giocando nel cortile di casa sua, dietro al recinto. “Al sicuro”, pensano i suoi genitori dentro l’abitazione.
I tre cercano gentilmente di convincerlo a salire dentro la portiera aperta, ma Timothy White, 5 anni, non ci pensa nemmeno lontanamente.
Riescono però a farlo avvicinare.
Allora Poorman riesce a prenderlo attraverso la recinzione, e letteralmente lo tira, lo tira, finchè letteralmente lo stacca dalla cancellata alla quale il bambino urlante e terrorizzato si era aggrappato con tutte le sue piccole forze.

Timothy White.
Timothy White.

Parnell comincia subito il consueto lavaggio del cervello: “Sono il tuo nuovo padre. Da oggi ti chiami Tommy”.
Gli tinge i capelli di nero, per farlo assomigliare di più a lui e a Steven, ma soprattutto per renderlo un po’ diverso dagli identikit che i genitori disperati stanno appendendo ormai ovunque.


Nei giorni a seguire Steven assiste coi proprio occhi -gli occhi di un ragazzo, non più di un bambino drogato e spaventato, questa volta- le cose che ha dovuto subire quando era al posto di Timmy.
E’ la realizzazione di un incubo. Capisce che non è stato “adottato”, capisce di essere stato rapito, drogato, stuprato.
Non può permettere che questo succeda ad un altro bambino.
Dopo due settimane, il primo marzo 1980, Steven prende Timmy e scappano assieme dalla capanna nel bosco, approfittando dell’assenza di Parnell, che lavora come guardia notturna, lontano da casa.

Non hanno un’auto disponibile, in fondo sono un quattordicenne e un bambino, ma hanno coraggio: si avviano a piedi, al buio, di notte.
Vengono raccolti da un autista di camion, che li porta per un pezzo in direzione della città.

Solo che ormai Steven non si ricorda più dove ha preso esattamente il bambino; chiede a Timothy come arrivare a casa sua, ma lui ha solo 5 anni, e non sa dare indicazioni precise. E’ buio pesto e fa sempre più freddo.

In una situazione sempre più paradossale camminano a caso, fanno l’autostop, si perdono, il bambino è sempre più sconvolto, stanco e impaurito.
Steven finalmente si decide di portarlo ad una stazione di polizia, a costo di subirne le conseguenze: si reputa comunque un complice, prima che una vittima.



Alla polizia il bambino viene immediatamente riconosciuto come il minore da poco scomparso, le foto segnaletiche sono in ogni stazione di polizia.
Fermano immediatamente l’adolescente che lo accompagna, incriminandolo per rapimento di minore, e cercando di far luce sulla dinamica… e scoprono che si tratta di Steven Stayner, rapito a sua volta 7 anni prima.
Cercavano un bambino scomparso, e ne hanno trovati due.
Anzi, sono venuti loro direttamente dentro la stazione di polizia.

Steven Stayner e Timothy White.
Steven Stayner e Timothy White.

Chiarita la situazione, Timothy viene immediatamente preso in custodia, visitato, riconsegnato ai genitori.

Timothy White torna tra le braccia della madre, dopo due settimane di paura.
Timothy White torna tra le braccia della madre, dopo due settimane di paura.


Parnell viene arrestato, processato per rapimento di minore (non per gli abusi sessuali: per un cavillo legale non verrà incriminato, a causa di questioni territoriali), ottenendo una condanna a sette anni, e la libertà condizionale dopo 5.

Keith Parnell


Non ci sono evidenze tangibili delle violenze sessuali nei confronti di Steven, quindi si sceglie di processarlo per la cosa più inconfutabile: il rapimento, e cercare di ottenere il massimo da quello.
Il ragazzo rende le sue testimonianze riguardo il giorno in cui fu rapito, e si presenta anche al processo per il rapimento del bambino; Timothy riconosce in aula, di fronte alla giuria, che Steve l’ha sempre trattato bene, anche prima di aiutarlo a scappare durante la prigionia, dandogli coraggio.

Steven Stayner durante il processo.
Steven Stayner durante il processo.



Steven ha compiuto l’atto eroico che lo ha liberato da una catena di violenza e sopraffazione. Ma il ritorno alla vita normale non sarà indolore.

Steven Stayner



Avrei voluto scrivere un lieto fine, ma la terza parte è -se possibile- ancora più scioccante delle prime due.

(continua nella terza parte)

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