Gli assassini delle ferrovie, (the “Railway Killers”)

Nella prima metà degli anni ’80 l’area attorno a Londra fu colpita da una catena di orribili stupri ai danni di giovani donne che viaggiavano da sole lungo la rete ferroviaria.
Le ragazze venivano adocchiate, seguite e trascinate sotto minaccia di un’arma da taglio, condotte in luoghi isolati, bendate, imbavagliate e immobilizzate con nastro adesivo, e quindi stuprate anche più volte.
A volte tra un attacco e l’altro passavano due mesi, altre volte quasi un anno intero.

Nonostante gli sforzi di Scotland Yard e gli identikit forniti dalle vittime sotto shock, non si riusciva ad identificare alcun colpevole.
Fu istituita una squadra speciale, organizzata “Operazione Hart”, la più grande task-force investigativa dai tempi di Jack lo Squartatore.

Ma servì a ben poco: lo stupratore sembra farsi beffe della polizia. Dopo due anni di terrore, nonostante la massiccia presenza di agenti alle stazioni, oltre a quelli in borghese sui treni, in una sola notte il criminale riesce ad assalire e violentare non una ma tre diverse vittime in poche ore.

Ma il peggio doveva ancora venire: in un’escalation di violenza, le ragazze (anche ragazzine minorenni) cominciarono ad essere prima violentate, e dopo anche strangolate con una corda.
Almeno in un caso viene usato un laccio tipo quelli emostatici, arrotolato intorno ad un bastone a creare una garrota.

Maartje Tamboezer, che ha solo 15 anni, viene violentata, strangolata e poi bruciata.

Maartje Tamboezer
Maartje Tamboezer



Addirittura anche un volto noto, una giovane giornalista tv, Anne Lock, che tra l’altro si era sposata da un mese preciso, fu sequestrata e uccisa dopo aver subito violenza.

La giornalista Anne Lock.
La giornalista Anne Lock.

Molte le vittime, non tutte attribuite con certezza alla stessa catena di omicidi, a causa della grave degradazione dei corpi.

L’allarme cresceva e la polizia non sapeva più cosa fare.
Giusto per tentarle tutte, si pensò ti tentare anche la carta del profiling, disciplina che non godeva di grande fama all’epoca, ma della quale il professor David Canter poteva definirsi un esperto.

Il Professor David Canter.
Il Professor David Canter.


Canter tracciò un profilo psicologico dell’aggressore:

-l’ignoto soggetto probabilmente viveva, o aveva vissuto, nell’area compresa tra i luoghi delle prime tre aggressioni, quelle del 1982-83;
-conosceva bene la rete ferroviaria della zona perchè la utilizzava con frequenza o perchè ci lavorava;
-il fatto che portasse a termine il rapporto sessuale, seppur violento, denotava una “competenza sessuale”: Carter ipotizza che il soggetto sia sposato e/o conviva con una compagna, ma non abbia figli;
-che abbia pochi amici, comunque uomini; e non entri in contatto con nessuna donna a parte quelle della famiglia o contatti superficiali ad esempio sul luogo di lavoro; un lavoro di basso livello, che lo porta ad essere impiegato anche durante i week-end, senza contatto con dei clienti;
-che sia stato arrestato per crimini violenti -ma non sessuali- subito prima o intorno ai primi stupri, ad esempio per risse sotto l’effetto di alcol o droga; questo particolare lo evince dal fatto che si era preoccupato in alcuni casi di ripulire le vittime con dei fazzoletti di carta che poi aveva bruciato (timore di essere rintracciato facilmente dalla polizia) ma allo stesso tempo doveva essere stato fermato per reati non sessuali perchè in tal caso sarebbe uscito prima negli archivi, durante le indagini durate anni;
-anche sulla scorta delle testimoni, indica che possa avere tra i 25 e i 30 anni, alto sul metro e 80, capelli chiari, destrorso.

Questo profilo sebbene possa apparirci vago diede in realtà un grande contributo alle indagini:
tra la lista dei possibili colpevoli fu individuato il numero 1505 della lista (cioè prima di lui c’erano millecinquecento altri uomini da indagare!) proprio perchè su 17 caratteristiche indicate dal professor Canter, lui ne aveva 13.

John Duffy.
John Duffy.



Il suo nome era John Duffy.
Nato nel 1959, aveva quindi esattamente 23 anni al momento del primo stupro seriale.
Un passato di comportamenti violenti fin dall’infanzia, il suo unico amico era il coetaneo e compagno di scuola David Mulcahy, altrettanto violento e disturbato.

David Mulcahy



In molti ancora ricordavano quella volta che nel cortile della scuola avevano trovato un porcospino, e lo avevano ucciso a bastonate. John Duffy e David Mulcahy non riuscivano a smettere di ridere, con le mani e i vestiti coperti di schizzi di sangue.
La vicenda -soprattutto il loro comportamento disturbante, non smettevano di sbellicarsi- era valsa loro l’espulsione dall’istituto.

David Mulcahy
David Mulcahy


I due avevano condiviso prima il loro gusto per la violenza, e man mano che crescevano si erano rafforzati l’un l’altro nel loro odio verso le donne e il mondo intero.
Erano inseparabili e loro stessi dichiararono di sentirsi praticamente fratelli. Confidandosi a vicenda le loro fantasie violente nei confronti delle ragazze avevano contribuito a costruirsi un mondo immaginario fatto di sopraffazione, umiliazione e morte.

Duffy tra l’altro era complessato dalla sua inadeguatezza sessuale: reputava di non produrre una quantità di sperma sufficiente per sentirsi uomo a tutti gli effetti, e questo si trasformava in odio verso il genere femminile.
Mulcahy da parte sua aveva difficoltà a mantenere l’erezione. Questo aumentava il suo rancore e la sua aggressività nei confronti delle coetanee.
I due inseparabili complessati strinsero il patto secondo il quale lo stuprare -assieme- una donna, avrebbe provato la loro potenza sessuale, la loro virilità, e cementato per sempre la loro amicizia.

John Duffy and David Mulcahy
John Duffy and David Mulcahy

In particolare progettavano di “punire” in particolare una loro conoscente, andarono ad aspettarla fuori casa, ma dopo una lunga attesa, vedendo che non rientrava, decisero di lasciar perdere e cambiare vittima.
Nel secondo tentativo la vittima designata si presentò, ma era accompagnata dal fidanzato: anche questa volta rinunciarono.

Si dedicarono quindi al furto di alcolici, venendo in breve tempo arrestati.

Passò ancora qualche tempo prima che potessero realizzare la loro fantasia, la loro “prova di mascolinità”.

John Duffy
John Duffy


Duffy crescendo era diventato un fanatico delle arti marziali, lavorava per le ferrovie, si era sposato, ma di recente era stato denunciato dalla moglie per violenze, e fermato dalla polizia in possesso di un coltello non regolamentare.
Entrambi erano stati interrogati dalla polizia, e rilasciati senza alcun sospetto (questo prima che entrasse in gioco il profiling).
Alcune vittime sopravvissute alle aggressioni erano così traumatizzate che non riuscivano ad identificarlo nei riconoscimenti della polizia.
Alcune parlano di un solo uomo, altre di due.
Il dubbio che ad essere coinvolti fossero stati entrambi gli amici, in accordo, aleggerà su tutto il processo, anche se Duffy negherà per anni di aver stuprato e ucciso in compagnia di Mulcahy; in seguito però lo tirerà in mezzo, affermando che sì, erano in due, ma mancheranno sempre prove certe per incriminarli entrambi.
Duffy viene infine riconosciuto colpevole degli stupri e degli omicidi e viene condannato prima a 30 anni, poi all’ergastolo.

Passano ancora molti anni prima che il caso venga riaperto e vengano eseguite prove del DNA per verificare la responsabilità anche di Mulcahy, che intanto si è sposato e ha quattro figli: è colpevole anche lui.
Non solo, sembra essere stato proprio lui a decidere che lui e l’amico avrebbero dovuto cominciare ad aggredire donne, “per divertirsi”.
Alcune sue colleghe nell’agenzia di taxi testimoniano di averlo sentito spesso fare discorsi misogini, del genere che le donne devono stare in cucina, e a letto; una di loro è stata aggredita alle spalle, stretta alla gola mentre Mulcahy le sussurrava “come ci si sente? hai paura?”
Molti altri descrivono come per lui le persone fossero oggetti, e come desiderasse ottenere gratificazione personale dalla sopraffazione che esercitava nei confronti degli altri.

Duffy, il suo ex amico d’infanzia, ha cercato di proteggerlo per anni, ma ora vuota il sacco:
Mulcahy aveva deciso che dovevano “andare a caccia”, di donne ovviamente, e il compito di Duffy -che conosceva bene le ferrovie locali- era di aiutarlo ad individuare le stazioni e le tratte migliori per trovare ragazze sole, o meglio “le prede”.
“per noi era come un gioco. Ci scherzavamo”.

Mulcahy si professa innocente ma il DNA non mente. Nel 2001 viene condannato all’ergastolo.

David Mulcahy
David Mulcahy


Un servizio tv dell’epoca:

Dalla vicenda è stato tratto il film “Witness of Truth: The Railway Murders” (che non mi è stato possibile rintracciare), e il caso è menzionato nel manuale “Criminal Profiling” come uno dei primi e più efficaci esempi di profiling psicologico e criminologico.

informazione: il prossimo articolo del blog verrà pubblicato quando questo post raggiungerà i 10 like o le 10 condivisioni. A presto!

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