Sam Sheppard (parte 3)

(segue dalla seconda parte)

Fino ad ora ho lasciato in disparte una delle vittime di questa vicenda.
Marilyn in primis ovviamente, Sam Sheppard, sua madre e suo padre, tutti ebbero la vita massacrata dagli eventi di quella notte.

La famiglia Sheppard.
La famiglia Sheppard.



Ma sullo sfondo rimane sempre quel bambino di sette anni: troppo pochi per poter superare gli eventi, ma troppi per avere il privilegio di ignorarli, come uno più piccolo sarebbe riuscito a fare.

Chip (che in realtà si chiama Sam Sheppard, come il padre) non ha mai smesso di fare incubi, da quella notte.
Qualcuno è venuto ad uccidere mamma: tornerà ad uccidere anche me, qui, nel mio letto, mentre dormo.
Nessuno sentirà le mie urla, così come io non ho sentito quelle di mamma.
Nessuno mi salverà, perchè io non sono stato in grado di aiutarla.
Forse me lo merito.
Se avessi sentito, sarei corso a chiamare papà. E’ colpa mia se è morta. Non avrebbe potuto ucciderci entrambi se io avessi sentito, se io non avessi dormito.
Papà. Tutta l’America dice che è stato lui. Tutti dicono che deve crepare sulla sedia elettrica.
Il piccolo Chip sognerà di bruciare sulla sedia per anni, per decenni, in una totale identificazione con il genitore dello stesso sesso, come spesso succede.

Sam "Chip" Sheppard.
Sam “Chip” Sheppard.



Quella notte si è svegliato in una casa piena di polizia, senza riuscire a capire cosa fosse successo. Vedeva le facce, però.
Quando hanno cercato di spiegargli quello che era accaduto aveva fatto fatica a metabolizzare (come se fosse possibile accettare e digerire un evento simile…), non gli era neanche stato possibile andare al funerale della madre, due giorni dopo: troppi giornalisti assediavano il cimitero.
“Tutti quei flash ti farebbero male agli occhi, meglio se non vieni”, gli era stato detto. Ma che male avrebbero potuto fargli delle luci negli occhi, pensava, se quando ogni volta che li chiudeva vedeva l’assassino che uccideva sua madre, lui stesso, e la sedia?
Chip rifiuta di credere che la madre sia davvero, davvero morta. Continua ad aspettare che possa tornare da un momento all’altro, oltre ogni ragionevole tempo di elaborazione del lutto. La vuole ora. Ha tollerato troppo, non può aspettare un secondo di più, deve tornare subito.
Ha crisi di pianto, scoppi improvvisi, violenti e disperati, totalmente fuori da ogni contesto.

Poi la condanna del padre; il nonno in ospedale; la nonna che si spara mentre lui è a pochi metri; la morte del nonno.
Qualche anno dopo si era suicidato anche l’altro nonno di Chip, cioè il padre di Marilyn Sheppard.

Sam Sheppard figlio con la matrigna e il padre.
Il figlio di Sheppard figlio con la matrigna e il padre.



Da eventi come questi si può uscire solo distrutti; e se non si soccombe alla tragicità, si viene pervasi dalla volontà di sapere.
Almeno questo è quello che è capitato a Chip Sheppard, che oggi più nessuno chiama così.



Samuel Sheppard diventa adulto, e anche se metà della sua famiglia ormai non è più in vita, non può tollerare che tutti continuino a pensare che il padre fosse il vero colpevole.
E non può sopportare che il vero assassino si sia goduto dieci anni e oltre di massacro giudiziario e mediatico sulla pelle di un innocente, ridendosela di gusto.

Samuel ha condotto delle ricerche personali, e poi ha intentato anche una causa civile, affinchè fossero rianalizzate delle prove raccolte sulla scena del crimine; anche se sono passati decenni.
Ottiene che siano anche esaminati i resti della madre, e del feto che portava in grembo, per determinare di chi fosse figlio.
Non può sopportare che per l’opinione pubblica suo padre sia l’assassino.
Forse per certi versi è un Natalino Mele, con ben altre risorse.
Anche in poche frasi traspare la rabbia che non ha mai smesso di provare verso tutta la situazione (e verso i giornalisti).



Sam Sheppard figlio ha il sospetto che ad uccidere la madre possa essere stato un loro dipendente occasionale.
L’uomo che spesso lavava le finestre della villa.
Un uomo che ora è in carcere… per un altro omicidio. O forse più di uno.

Richard Eberling

Il piccolo Richard Lenardic nasce l’8 dicembre 1929 a Cleveland, Ohio, nella stessa città nella quale vivono gli Sheppard.

La sua famiglia però è molto diversa dalla dinastia di medici famosi in città: la madre Louise non è sposata: è rimasta incinta di un poliziotto alcolista, George Anderson che non lo riconoscerà mai.

Una zona periferica di Cleveland in quegli anni.
Una zona periferica di Cleveland in quegli anni.



Nonostante cerchi di tenerlo con se, la donna è sotto l’occhio dei servizi sociali: Richie viene presto messo in affido, prima in un istituto, dove riceve il minimo di cure necessarie a sopravvivere; poi in una serie di famiglie, senza che nessuna di queste riesca a tollerare il suo comportamento per lungo tempo.
Infatti il bambino ha dei violenti scoppi d’ira, un ritardo nel linguaggio, soffre di dispnea (“trattiene il respiro”, potrebbe avere cause sia fisiologiche che disturbi ansiosi).
Gli vengono precocemente diagnosticate delle tendenze dissociative, e “omosessuali”; ma visto il fatto che ha un comportamento esibizionista e si masturba compulsivamente nei più svariati contesti, la diagnosi potrebbe non essere proprio accuratissima.


La madre naturale rifiuta sempre di rinunciare ai suoi diritti su di lui: per questo motivo Richard non può essere adottato definitivamente, ma solo parcheggiato tra istituto e famiglie provvisorie.

Un istituto dell'epoca.
Un istituto dell’epoca.



L’unico nucleo familiare che sembrava in grado di accoglierlo a tempo indeterminato ad un certo punto adotta un altro bambino, neonato, e Richard adotta immediatamente i comportamenti del piccolo (compresi cacca e pipì addosso): ha solo 4 anni quando viene rimandato per l’ennesima volta in istituto.

A dieci anni viene preso da una coppia che vive fuori città.
George e Christine Eberling hanno adottato molti altri bambini, che usano come forza lavoro non stipendiata nella loro fattoria, anzi ricevendo contributi finanziari dallo stato per il loro sostentamento: un affare.

Una famiglia di quegli anni, in una fattoria.
Una famiglia di quegli anni, in una fattoria.



Richard non ha mai voglia di stare fuori coi “fratelli”, ma preferisce rimanere in casa, vicino alla signora Christine.
Così vicino che comincia ad assumerne le movenze, il modo di parlare, le abitudini. Il loro passatempo preferito è riordinare e ridecorare le stanze.
Diventa “il suo preferito”, il suo aspetto effeminato viene incoraggiato, al punto che le pulizie e le decorazioni le fa indossando i vestiti della signora Eberling, col suo consenso.
Quando ha 17 anni il signor Eberlin muore di infarto (o embolia polmonare, a seconda dei referti).

La madre naturale cercherà spesso di ricontattarlo, ma la signora Emberling farà di tutto per nasconderglielo, perchè gli ha detto che i suoi genitori sono entrambi morti.
Appena maggiorenne gli cambierà ufficialmente il cognome.

Richard Eberling.
Richard Eberling.

Dopo essersi diplomato a scuola inizia a lavorare nelle pulizie, come ha imparato bene a fare sin da piccolo.
La sua scrupolosità e gentilezza gli permette di farsi strada fino alle ville dei benestanti di Cleveland: pulisce la casa e le finestre a casa del sindaco, diventa amico della moglie di questi, gente che frequenta il Presidente Nixon d’abitudine.

Questo mondo dorato che non ha mai conosciuto, nel quale può introdursi per qualche ora, annusando la loro biancheria, spolverando i loro ninnoli preziosi, fa sì che ogni tanto gli venga in mente di infilarsi in tasca un piccolo oggetto prezioso, un gioiello, un ciondolo.
Qualcosa che potrebbe essersi facilmente perso sotto un mobile o staccato a chissà quale ricevimento.

Ma viene scoperto e denunciato.

Nonostante l’imbarazzante situazione Eberling riesce a mantenere la fama di persona fidata che si è costruito negli anni, e quando gli Sheppard lo assumono per pulire le loro finestre non sospettano nulla.

Negli anni ’80 Eberling vive in una villa con molte stanze piene di oggetti e soprammobili, si dipinge come un amante dell’arte e della decorazione d’interni, tanto che il sindaco gli affida l’arredamento della sala del comune stanziando 100mila dollari.

Un interno di quella che era l'abitazione di Richard Eberling.
Un interno di quella che era l’abitazione di Richard Eberling.





Richard proprio grazie al suo lavoro diventa molto amico di una dolce signora, Ethel May Durkin, vedova e senza figli, che trova il suo appoggio preziosissimo nei lavori di casa. Il decoratore tuttofare diventerà il suo più grande confidente.

La signora morirà improvvisamente per una brutta, bruttissima caduta dalle scale.
Straordinariamente anche le due sorelle della donna moriranno in maniera violenta: una viene picchiata, sul letto, in maniera molto simile alla fine che farà Marilyn Sheppard, nel 1962.
Un’altra, otto anni dopo, “cade dalle scale del seminterrato”, rompendosi entrambe le gambe ed entrambe le braccia. In quel periodo viveva a casa della sorella Ethel; che farà appunto la stessa fine.

Non prima però di aver delegato al gentile lavavetri la facoltà di prelevare soldi dal suo conto bancario, cosa per cui Eberling chiederà aiuto ad una donna, Patricia Bogar, alla quale verrà destinato il 10% di ogni prelievo, e grazie alla quale riuscirà ad avere anche il controllo circa la situazione sanitaria della vedova, e tenendola -come risultò poi in seguito- in un costante stato di sedazione.

A questo punto però erano sorti troppi dubbi, e dopo le doverose indagini era stato processato e condannato (assieme al suo compagno, che si rifiuterà sempre di definire partner, insistendo che la loro era solo una fraterna amicizia) per l’omicidio della signora Durkin, l’ultima delle tre sorelle in ordine di tempo ad essere morta, quello con la quale aveva lasciato più tracce.

Sam Sheppard figlio punta proprio su di lui.
Va a trovarlo in carcere. Vuole parlare con lui faccia a faccia.
Eberling nega di aver ucciso sua madre, ma durante il colloquio disegna a memoria una piantina dettagliata della casa, molto dettagliata, il che magari non significa un granchè, ma ci mette pure una finestrella nel seminterrato che la polizia non aveva mai preso in esame.




Non è una prova, ma Sheppard ha addosso la sensazione di aver parlato con l’assassino.

Va a ricostruire tutto il passato di questa persona, e scopre che cinque anni dopo l’assassinio di sua madre era stato arrestato per piccoli furti.
Tra gli oggetti sottratti c’erano due anelli di Marilyn Sheppard.
Ma incredibilmente non li aveva rubati dalla casa della donna: li aveva sottratti, quattro anni dopo, da una scatola che aveva trovato a casa del cognato della donna, uno dei fratelli di Sam Sheppard.
Sulla scatola c’era scritto “oggetti di proprietà di Marilyn Sheppard”.
La circostanza inquietante è che quegli anelli la donna li indossava la notte nella quale fu uccisa, e dal gonfiore sembrava proprio che l’aggressore avesse cercato inutilmente di sfilarglieli.

Il fratello di Sheppard che era in possesso dei gioielli di Marilyn.
Il fratello di Sheppard che era in possesso dei gioielli di Marilyn.



Eberling, interrogato circa i furti, aveva raccontato che “una volta, pochi giorni prima dell’omicidio, mentre era a casa degli Sheppard a pulire vetri si era ferito, e aveva sanguinato in giro per casa”.
In realtà i poliziotti avevano sparato nel buio durante quell’interrogatorio, perchè non sapevano che la scia di sangue in salotto fosse sua: avevano bluffato, chiedendogli perchè il suo sangue fosse nella casa della dell’omicidio, sperando di metterlo in difficoltà.
Ma il lavavetri aveva la risposta pronta.

In realtà dai report si evince che il coroner che accusava il dottor Sheppard di uxoricidio fosse entrato in possesso di queste informazioni, ma avesse deciso di “sopprimerle”. (Perchè Sheppard era già condannato).
Tra l’altro poco dopo che Sheppard viene trasferito in un carcere di massima sicurezza, un suo vicino di casa trova nel lago proprio una torcia, come aveva ipotizzato il perito forense.
Ma questo nuovo elemento non viene utilizzato come nuova prova per ridiscutere il processo.

Nell’ottobre 1995 il figlio del dottor Sheppard fa causa contro lo Stato per falsa condanna, e fa sì che tutte le prove -anche quelle eventualmente nascoste sotto il tappeto- vengano riesaminate in un nuovo processo.

E infatti. Pure se la versione ufficiale era che non fosse rimasto nulla dopo tanti anni, nell’ufficio del coroner ci sono ancora, ben conservati, frammenti di stoffa macchiati di sangue, ciocche di capelli strappati all’aggressore, fluidi vaginali, e schegge di legno con tracce ematiche.



Sam ottiene la riesumazione della madre. Si esegue un tampone vaginale, nel quale -anche se sono passati 40 anni- risulta esserci sperma.
Proveniente da due persone distinte.
Parte ha il DNA di Sheppard, e parte è di Eberling.
Perchè Marilyn era stata uccisa durante un’aggressione a scopo sessuale, come mostravano i pantaloni sfilati da una gamba, a lasciarla nuda, e la maglia alzata al di sopra del seno. Lo stupro era una di quelle cose che non conveniva sottolineare troppo, nell’ottica di un marito fedifrago che vuole disfarsi della moglie.

Eberling viene sottoposto al test del poligrafo, ma i risultati sono definiti “inconcludenti”. (Anni dopo i tracciati verranno riesaminati e verranno definiti “inconcludenti o indicatori di menzogne”).

Il nuovo processo a suo carico si perse in una marea di discussioni circa la validità di un test su tracce di DNA così vecchie, su campioni presi da vari punti, gruppi sanguigni, percentuali di popolazione che potevano avere geni simili e così via.

SI presenteranno in aula addirittura due testimoni: un’aiutante dell’anziana vedova che per un certo periodo aveva affiancato Eberling, al quale lui aveva confidato l’omicidio della signora Sheppard; e un suo compagno di cella, al quale allo stesso modo aveva detto delle mezze frasi.

Durante alcuni colloqui in carcere aveva descritto quella sera come “un vero macello”. Dimenticando che lui la scena del delitto non l’avrebbe mai dovuta vedere, a meno che non fosse stato lì ad uccidere Marilyn.

Richard Eberling.
Richard Eberling.



In altri colloqui si sarebbe dilungato ad elogiare la signora Sheppard.
Una gran donna. Di classe. Sempre gentile. Con quelle camicette un po’ trasparenti, e quei pantaloni così attillati.
(Sheppard invece sarà sempre chiamato “lo scemo”).
Evidentemente le sue “tendenze omosessuali” non erano poi così selettive.

Marilyn Sheppard.
Marilyn Sheppard.


Eberling era ossessionato dalla signora Sheppard e quella sera si era aggirato nei dintorni della villa, che conosceva bene, osservando la festicciola nella cornice delle finestre accese, dal giardino buio. Aspettando che gli ospiti se ne andassero.
Il fatto che il padrone di casa si fosse assentato per alcune ore gli aveva fatto pensare all’opportunità di entrare e violentare Marilyn quando era sola. Ma Sheppard era tornato. Eppure il lavavetri aveva tentato lo stesso.
Forse si era introdotto in casa, di notte, mentre loro dormivano, altre volte.
Questa volta trova Sam che dorme di sotto. Un’occasione irripetibile.
Probabilmente aveva sottovalutato la forza e la disperazione della donna, e in lui era scoppiata una rabbia cieca.
Il delitto era comunque sessuale, l’omicidio faceva parte dell’eccitazione: in caso contrario avrebbe ucciso anche Sheppard prima, dopo, o alla spiaggia. Invece non l’aveva nemmeno sfiorato prima di salire le scale, e l’aveva appena tramortito le altre due, lasciando un pericoloso testimone -che lo conosceva- in vita.

Ad un compagno di cella racconta di aver ucciso Marilyn con un pentolino di metallo (come a Cogne?) ma i sospetti rimarranno sempre sulla torcia dal bordo zigrinato buttata nel lago, e su un fanale di auto, che aveva una vernice rovinata simile a dei frammenti trovati sulla scena del crimine, ma mai veramente analizzati.



Sheppard lo aveva descritto come “una testa cespugliosa” perchè Eberling, che era calvo, indossava spesso il parrucchino, e probabilmente anche quella sera.
Continuerà a farlo ogni tanto anche durante le udienze in carcere, ormai ridotto in sedia a rotelle.

Richard Eberling durante un'udienza.
Richard Eberling durante un’udienza.



Ad ogni modo, Eberling morirà in carcere nel 1998 scontando la pena per l’omicidio dell’anziana, ma senza essere condannato per l’omicidio di Marilyn Sheppard.

Richard Eberling durante un'udienza.



Ci sono altri sospetti su di lui:
il padre adottivo, che morì nella fattoria per infarto o polmoni, pare che in realtà sia morto per avvelenamento.
Sul suo comodino c’era la sostanza che aveva ingerito poco prima di morire.
Per il buon nome della famiglia, la moglie era riuscita a far “sorvolare” il referto circa il suicidio.
Il fatto che la sua morte non sia stata indagata a dovere, alla luce dei fatti accaduti in seguito, ha fatto sospettare qualcuno circa il rapporto morboso che si era creato tra Richard Eberling e la madre adottiva.

In più: dopo l’omicidio di Marilyn, una delle infermiere dell’ospedale di Sheppard (dove lui era anche ricoverato) disse alla stampa che era convinta della sua innocenza, che era ridotto davvero troppo male per essersi inferto le ferite da solo e passarla liscia.
Una certa stampa le diede spazio: si stava creando un filone innocentista.
Eberling leggendo con preoccupazione questa nuova piega dell’opinione pubblica ha contattato l’infermiera e hanno cominciato ad uscire assieme.
Si sono fidanzati.
Fino a quando Eberling, alla guida dell’auto della ragazza, non è andato a schiantarsi a tutta velocità contro un camion parcheggiato.
L’infermiera è volata contro il cruscotto per il forte impatto (e l’assenza di cinture di sicurezza), morendo.
La pista innocentista non ha avuto più voce.

Sono solo sospetti, come dicevamo, perchè come la morte delle altre due anziane le cose non sono mai state approfondite.

Harrison Ford / Sam Sheppard
Harrison Ford / Sam Sheppard



Dopo la serie tv (che andò avanti per anni e fece record di ascolti), 40 anni dopo l’omicidio della signora Sheppard, dalla vicenda fu tratto anche il film “il Fuggitivo”, con Harrison Ford, e che valse a Tommy Lee Jones il suo primo e unico premio Oscar come miglior attore non protagonista.

La locandina originale.
Il fuggitivo – La caccia continua





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