Ed Gein

Quello che per tutti in paese era un ometto tranquillo (un po’ strano forse, ma sempre sorridente), durante la giornata del 17 novembre 1957 si rivelò ai suoi concittadini -e al mondo intero- essere ben altro.



Quel signore apparentemente inoffensivo era infatti un assassino, un necrofilo… e a dire il vero, gli inquirenti stessi non sapevano come definire l’indicibile.




Ogni edizione dei quotidiani locali sembrava uscita dalla penna di uno scrittore horror. La gente non poteva crederci.

Curiosi cercano di vedere dentro la casa di Gein.




Quello che la perquisizione ha rivelato andava oltre qualsiasi definizione si potesse trovare a quell’epoca.

Durante il sopralluogo della polizia, due vicini curiosi cercano di vedere all’interno della proprietà di Gein.

In breve, folle di curiosi cominciarono a sciamare fuori dall’abitazione: speravano di constatare di persona quanto ci fosse di vero in quel che leggevano, nelle voci che si rincorrevano. Non si parlava d’altro.


Da fuori sembrava tutto normale: una casa come le altre.

Ma ovviamente non è stato permesso a nessuno di entrare, tranne che agli inquirenti e ad alcuni testimoni.

Lo sceriffo davanti alla casa di Gein.


Appena varcata la soglia, la trascuratezza era innegabile.
Ma dopotutto l’ambiente appariva ancora accettabile.

Addentrandosi nelle varie stanze, le cose cambiavano: la camera da letto sembrava una discarica.

Oggetti di ogni tipo ammassati ovunque.

Facendosi strada tra scatoloni e vestiti buttati per terra, in un tour che avrebbe dovuto cercare gli indizi di un eventuale omicidio (ad esempio un coltello sospetto, o magari i gioielli della vittima), cominciano invece ad emergere particolari inquietanti: come una corona funebre, esposta a mo’ di trofeo:

Ma il peggio stava in cucina. Non mi soffermo sui particolari macabri, ma così è come si presentava ad un primo sguardo:


Sparsi in tutta la casa, mescolati al normale arredamento -seppur caotico- gli allibiti poliziotti scovavano continuamente oggetti di apparente uso comune (lampade, sedie, carpe) che però erano di un orribile colore giallo-marrone.
E dalle superfici di tali oggetti affioravano …orecchie, nasi, volti interi, o parti di essi.

Lo sceriffo rinviene reperti umani nella cucina.



Gein aveva infatti mutilato e lavorato parti di cadaveri, per realizzarne oggetti di uso comune, coi quali si circondava nella vita di tutti i giorni.

Cercando su Google immagini si possono vedere le lampade realizzate con colonne vertebrali, poltrone di volti umani, borsette e scarpe da donna realizzate cucendo assieme pelle, orecchie e palpebre
(ho scelto di non pubblicarle perchè sono davvero orrende, e numerosissime: eventualmente su richiesta posso fornire un link).



Alcune parti sono state semplicemente tenute da parte e collezionate.

Ad esempio in una scatola da scarpe sono stati trovati “organi sessuali femminili”, alla rinfusa, come noi teniamo i bottoni o vecchie cartoline.

Credo che la foto si riferisca al luogo in cui è stato trovato il cadavere più recente, appeso a testa in giù, squartato e decapitato, pronto per essere “lavorato”.
Si trattava di una commessa scomparsa dal luogo di lavoro, poche ore prima.



Altri reperti invece sono stati scelti con cura, e assemblati per diventare veri e propri vestiti.

La circostanza fu utilizzata nel celeberrimo romanzo di Thomas Harris, e nel successivo film “Il silenzio degli innocenti”, nel personaggio di Buffalo Bill.

Lo scrittore Thomas Harris partecipò come spettatore al processo del ” Mostro di Firenze” per documentarsi per il seguito del suo romanzo:

https://www.prestonchild.com/books/preston/monsterofflorence/THE-MONSTER-OF-FLORENCE;art165,224,C::cme204,410






Tra i souvenir trovati in casa di Ed Gein figuravano un “corsetto” di pelle umana -completo di seni-.


Indossando una maschera (realizzata staccando la faccia di una delle vittime), e infilandosi il corsetto coi seni, delle specie di collant o pantaloni fatti di pelle umana, dei guanti fabbricati con le mani dei cadaveri, e una delle vagine, Gein si “trasformava in una donna”, come ha spiegato.

Il corsetto fabbricato da Ed Gein.
Il corsetto fabbricato da Ed Gein.


Nonostante la grande quantità di souvenir accumulati nella casa di Gein, le donne che ha ucciso sono solo due: le altre le dissotterrava nel cimitero.

Ha sempre negato di aver fatto sesso coi cadaveri che riesumava “perchè puzzavano troppo”.

Nel frigo però si sono trovate diverse parti anatomiche, e c’è il sospetto che oltre ad averla mangiata lui, possa avere offerto della carne umana in pasto ad alcuni conoscenti, del tutto ignari.

Uno dei vicini chiamato durante l’ispezione.





Lo sceriffo che seguì in prima persona le indagini morì di infarto a 43 anni, appena un mese dopo aver reso testimonianza al processo.
Chi lo conosceva ne parla come un’altra vittima di Gein: era rimasto troppo sconvolto dall’orrore di quanto aveva visto in quella casa.



Gli inquirenti spostano l’auto di Gein alla ricerca di altri reperti occultati.


Vicini e conoscenti sono chiamati a ripercorrere la vita di quel signore gentile. Avrebbero potuto capire, o almeno sospettare?

Dei sospetti a dire il vero c’erano stati, ma sulla sparizione del fratello, che Ed alcuni anni prima andò a denunciare come scomparso.

Una volta che lo sceriffo locale giunse alla fattoria però, Ed lo condusse senza alcuna esitazione esattamente nel luogo in cui giaceva un cadavere carbonizzato, identificato poi positivamente.
Su cosa fosse accaduto, non si potè mai fare chiarezza.

Anche l’intera casa fu bruciata da una mano ignota, qualche tempo dopo l’arresto di Gein.



Il padre di Gein -un commerciante violento e alcolizzato- era morto anni prima.

La madre era una donna dispotica e ultrareligiosa, che leggeva solo la Bibbia, e terrorizzava continuamente il piccolo Ed circa “le donnacce”: ogni femmina è una prostituta che vuole fregarti, gli diceva.
La cosa ovviamente non valeva per lei stessa.

La donna aveva preteso di trasferire la famiglia in una casa molto isolata, dove i due figli non potessero frequentare nessuno, nè amici nè tantomeno ragazze.

Il rapporto tra lei e il figlio minore, il preferito, era decisamente morboso. Questo aspetto di “esclusività edipica” aumenta i sospetti circa una volontarietà da parte di Ed di eliminare il fratello.

Un piccolo Eddie.

Nel degrado estremo che pervadeva tutta la casa negli anni successivi alla morte della madre (avvenuta dopo una lunga malattia che la costringeva a letto, con Ed a curarla, lavarla ed assisterla in tutto), l’unica stanza che Gein ha sempre mantenuto in perfetto ordine è stata proprio la camera della madre.

Dopo la morte di questa, lui ha sostenuto di continuare a sentire la sua voce e la sua presenza.
Questo aspetto ha ispirato Hitchcock per il film Psycho.

Dopo la morte di Gein (avvenuta per cancro in un ospedale psichiatrico nel 1984, a 77 anni), è stato sepolto proprio accanto a lei, come desiderava.

Un anziano Gein nel letto d’ospedale.



Un visitatore fantasioso ha pensato di lasciar traccia della sua visita alla tomba di Gein





Ad un certo punto la sua lapide è stata trafugata da ignoti, non si sa se per sfregio… o per collezionismo.


Nonostante non sia mai stata rimpiazzata, spesso ignoti visitatori lasciano sullo spazio vuoto, tra la tomba del fratello e della madre, fiori freschi …e non solo.



UPDATE:
ho appena scoperto che la lapide di Geindopo alcuni anni è stata recuperata, ma si è preferito non rimetterla al suo posto.
L’aveva trafugata un “fan entusiasta” fondatore dell’ “Ed Gein fan club”.

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