Gli omicidi del baule di Brighton, (The Brighton Trunk Murders)

Attenzione: questo post purtroppo contiene la foto di un cadavere.
Pur mantenendola leggibile ho cercato di rimpicciolirla, nella speranza di renderla leggermente meno orribile.

I lettori sensibili sono avvertiti.

La cittadina marittima di Brighton, nel sud del Regno Unito, è un luogo incantevole dove passare le vacanze estive e respirare l’aria fresca che soffia sulla Manica.

Brighton nel secolo scorso
Brighton nel secolo scorso.


In epoca georgiana era un luogo esclusivo per i benestanti, ma in seguito, con l’arrivo della ferrovia, fu possibile per chiunque prendersi una piccola pausa dalla vita cittadina con appena un’ora di treno da Londra.

La cittadina marittima perdette quindi la sua aura di esclusività, diventando abbordabile per chiunque avesse una giornata da perdere in divertimento.

Brighton nel secolo scorso


All’inizio del secolo scorso la località cominciò ad offrire un tipo di svago molto meno salubre dell’aria pulita: si moltiplicarono i locali che offrivano alcol, droghe, gioco d’azzardo, prostituzione, e tutti i crimini che ne possono conseguire, furti e rapine in primis (pur mantenendo una facciata di alberghi lussuosi, svaghi per famiglie e luna park per innocenti brividi da pochi centesimi).

Brighton nel secolo scorso



E’ in questo variegato contesto che il 17 giugno 1934 viene notato dagli impiegati uno sgradevole, persistente odore provenire dall’ufficio bagagli della stazione dei treni di Brighton.


E’ stata una settimana torrida, e migliaia di turisti sono scappati dalla capitale per correre a fare il bagno nel mare.
Forse qualche smemorato ha dimenticato del cibo in valigia.


Tra le centinaia di bagagli appartenenti ad altrettanti turisti e villeggianti, non si capiva in quale cercare. Sarà il naso a guidare l’investigatore capo di polizia convocato ad indagare.
Si tratta di un grosso baule abbandonato da giorni dal proprietario.
Una volta aperto, al suo interno viene ritrovato il torso umano di una giovane donna. Impacchettato accuratamente in carta marrone.

Su un pezzetto di carta c’è scritto “ford”.
Nessun altro indizio, nome o etichetta permettono di risalire al proprietario, o all’identità della vittima.

Allertate le altre stazioni ferroviarie, in quella di King’s Cross (a Londra) viene trovata un’altra valigia contenente due gambe e due piedi, il tutto avvolto pezzo per pezzo in carta oleata, chiusa da spago da pacchi.



A questo punto viene richiesto l’intervento di Scotland Yard.

Verranno disperatamente aperte migliaia di valigie, ma le braccia e la testa della giovane donna non verranno mai rinvenute.


La ragazza deceduta verrà soprannominata dalla stampa “bei piedi”, perchè i giornalisti hanno notato come questi apparissero aggraziati “come quelli di una ballerina”.
Rappresentanti di testate provenienti da tutta la Gran Bretagna assediano il dipartimento di polizia di Brighton giorno e notte, sperando di carpire nuovi particolari coi quali arricchire il romanzo horror che pubblicano a puntate giorno dopo giorno, una storia che racconta di una bella ballerina rinchiusa in un baule.


Ma a ributtarci fuori dalle poetiche trovate giornalistiche ci pensa l’autopsia.
“Le gambe ritrovate a Londra appartengono al tronco rinvenuto a Brighton. L’esame interno del torso non ne ha rivelato la causa di morte (quindi: escluse cause naturali quali infarto o infezioni; avvelenamento, shock alcolico e così via). La vittima era ben nutrita, di età non inferiore ai 21 anni e non superiore ai 28. Era incinta di cinque mesi al momento della morte.”

La memoria non può che tornare ad un altro corpo di donna incinta, smembrato e chiuso in una valigia, rinvenuto sempre a Brighton esattamente 103 anni prima.

Capire chi l’abbia depositata all’ufficio bagagli è una vera impresa.
Si riesce a capire il giorno e l’ora approssimativa, ma in quello stesso orario sono stati registrate una novantina di valigie.



Non c’è alcun indizio che possa far risalire alla vittima o al proprietario del baule, di fattura comune, e piuttosto nuovo.
Una cosa notano gli investigatori: è così grosso e pesante che per spostarlo devono essere servite non meno di due persone.

In effetti un portantino ricorda di avere aiutato un uomo a spostare il baule, ma il suo ricordo della persona è confuso, anche per la grandissima quantità di persone che aiuta ogni giorno.

Un dipendente dell’ufficio bagagli.

Si interrogano migliaia di persone, sia come testimoni che come sospettati.
Tra questi, viene segnalato un certo Tony Mancini, un barista dello Skylark Cafè, che è stato visto liberarsi di indumenti femminili, in atteggiamento sospetto.

Lo Skylark Cafè dove lavorava Tony Mancini.
Lo Skylark Cafè dove lavorava Tony Mancini.



Mancini si fa chiamare con molti nomi: Jack Notyre, Tony English e Hyman Gold, ma il suo vero nome è Cecil Lois England. Non è affatto di origine italiana, è inglese al 100%.
Nato in un quartiere popolare, dopo aver lasciato la scuola si è arruolato due anni nell’esercito, per poi disertare e sopravvivere con mezzi leciti e meno leciti.
L’interrogatorio è abbastanza inquietante, per via della personalità del Mancini e per il suo modo di provocare e sbeffeggiare gli inquirenti.
Ma siccome all’orario in cui è stato depositato il bagaglio l’uomo ha un alibi solido (era di turno al bar, sotto gli occhi di decine di avventori), viene rilasciato senza troppi problemi.
Non può essere stato lui.

il 26enne "Tony Mancini".
il 26enne “Tony Mancini”.

Le indagini proseguono.

Si fa l’ipotesi di un tentativo di aborto clandestino andato male, ma ogni approfondimento in questo senso si rivela infruttuoso: indagini negli ospedali, verifiche dei registri dei degenti, scavi nelle aree circostanti alla ricerca della testa mancante, o almeno di documenti, degli strumenti usati per smembrare il corpo, o qualunque cosa utile; ma invano.

Una fase delle infruttuose ricerche.



Si cerca tra i nomi delle donne scomparse in quel periodo: sono più di 800.
Equivale a cercare un’ago nel pagliaio. Sempre che ne sia stata denunciata la scomparsa, cosa non scontata.
Giungono lettere anonime, ma niente di concreto.

Intanto a Londra c’è una signora, che ogni volta che apre il giornale e legge del baule ha un gran brutto presentimento.
Passa qualche settimana e infine si decide a chiamare la polizia: da tre anni non vede sua figlia, la 42enne Violet Watts.
Violet lavora nei teatri come ballerina, ma spesso per arrivare a fine mese si prostituisce. Ha problemi di alcol e fa uso occasionale di droghe.

Violet Watts da giovane, a destra.
Violet Watts da giovane, a destra.


Si fa chiamare Violet Kaye, e da un anno ha lasciato Londra assieme al suo nuovo fidanzato, il 26enne Tony Mancini, per trasferirsi proprio a Brighton.

Violet Watts / Kaye.
Violet Watts / Kaye.

I due vivono in un modesto appartamento al piano terra, dove Violet riceve i clienti, e alla sera Tony passa a prendere i soldi che lei gli consegna.

Anche un vicino di casa di Tony Mancini va alla polizia a segnalare che da settimane non vede più la fidanzata di questi, Violet, di 16 anni più anziana e molto gelosa di Tony.

Interrogato, il proprietario dello Skylark Cafè ricorda che Violet spiava Mancini durante i suoi turni di lavoro, e faceva scenate tremende se credeva di vederlo flirtare con le cameriere o le clienti. A volte era vistosamente ubriaca.

Violet Watts /Kaye.



Ma la segnalazione del vicino non è che una tra centinaia, e l’età non corrisponde a quella ipotizzata nell’autopsia (anche se i “piedi da ballerina” coinciderebbero).

Violet Kaye
Violet Watts /Kaye



E ancora, il proprietario di un appartamento in affitto va alla polizia per segnalare che il suo inquilino è sparito improvvisamente e senza spiegazioni, giusto il giorno prima.
L’appartamento è letteralmente a due passi dal deposito bagagli della stazione.
Il nome dell’inquilino era Tony Mancini.

L’ultima abitazione a Brighton di Tony Mancini.

Appena arrivato, poche settimane prima e no accompagnato da nessuno, aveva portato un enorme baule nell’appartamento. I vicini avevano subito cominciato a lamentarsi di un cattivo odore.
Amici di Mancini in seguito ricorderanno di essere stati invitati da Tony nell’appartamento, il quale apparentemente usava proprio quel baule alla stregua di tavolino, sul quale avevano apparecchiato con bottiglie e bicchieri.
Agli amici Tony ha detto che Violet l’aveva lasciato, per andare a cercar fortuna a Parigi.

Il baule apparecchiato.



La polizia si decide a fare un controllo.
Entrano nell’appartamento al 52 di Kemp Street, dove trovano molti oggetti lasciati lì da Mancini, che evidentemente se n’è andato piuttosto di fretta.

Più gli agenti si addentrano nel piccolo locale, più avvertono un cattivo odore, e più si fa strada un terribile presentimento.
Si ritrovano tutti a fissare il grosso baule.

La stanza di Tony Mancini.
La stanza di Tony Mancini.


Lo aprono, e trovano un cadavere ripiegato.
E’ un corpo completo.
La causa della morte sembrano essere dei violenti colpi alla testa.

Il corpo di Violet Watts.
Il corpo di Violet Watts.

Il 17 giugno Tony Mancini viene rintracciato, ed arrestato alle 2 del mattino a Londra.
Nei due giorni di fuga ha trovato il tempo di andare a bere nei locali, far festa e “sedurre una diciassettenne”.

I soprannomi coi quali catturare l’attenzione dei lettori si sprecano.
“l’uomo dal labbro sfregiato”, e “il cameriere ballerino” sarebbero nient’altro che Mancini.

Interrogato, asserisce di essere tornato a casa una sera, e aver trovato la compagna morta, presumibilmente uccisa da uno dei suoi clienti.
Preso dal panico, non avrebbe trovato di meglio che infilarla in un baule e portarla in un nuovo appartamento, prima di fuggire anche da questo, leggendo sui giornali del ritrovamento di un altro corpo, col quale lui in realtà non ha mai avuto nulla a che fare.

Gli inquirenti non credono ad una sola parola, e procedono per incriminarlo.
In cantina trovano un grosso martello che coincide perfettamente coi buchi nel cranio di Violet.

Il 10 dicembre 1934 comincia il processo nei suoi confronti.



La difesa asserisce che non solo è verosimile che una prostituta venga uccisa da un cliente occasionale, ma che era anche una morfinomane, e che le scale sul retro della casa avrebbero potuto facilmente causarle gravi danni al cranio in caso di caduta sotto effetto di sostanze.



L’accusa replica che o l’una o l’altra, non può essere stata uccisa da un cliente e caduta dalle scale; inoltre nessun cliente occasionale scenderebbe in cantina a nascondere un martello, ma se ne andrebbe semplicemente; e le scale non lasciano buchi di martello.



Incredibilmente Mancini viene assolto.

La sorella di Violet in lacrime dopo la sentenza di assoluzione.

Clamorosamente, poco prima della sua morte Mancini confesserà (ad un giornalista, presumibilmente dietro compenso per l’esclusiva) di averla “fatta franca”.
Ha ucciso davvero lui Violet, in seguito ad una delle solite scenate di gelosia della donna.
Ha affermato che Violet ha afferrato il martello che usavano per spezzare il carbone per la stufa dell’appartamento, e lo ha aggredito.
Lui glielo ha strappato di mano e quando lei glielo ha richiesto indietro, lui glielo ha lanciato, colpendola proprio alla tempia, e uccidendola.
Inorridito dall’inatteso incidente, colmo di rimorso, non era stato in grado di disfarsi del cadavere, e aveva semplicemente nascosto il corpo.

La confessione al giornale, nel 1976.

La sua versione suona comunque falsa, in un costante tentativo di scaricare le responsabilità nei confronti della vittima, della fatalità e così via.
E’ lei che lo avrebbe attaccato; è lei che avrebbe rivoluto il martello, e lui poverino glielo avrebbe solo restituito. Il martello da solo, per volontà di alcuno, le avrebbe sfondato una tempia.
E lui sconvolto, invece di chiamare i soccorsi, l’avrebbe lasciata dissanguare, per poi occultarne il corpo, traslocarlo, apparecchiarci sopra durante le feste con gli amici.



L’identità e il responsabile per la morte dell’altra donna nel baule non verranno mai scoperte, ma pare accertato che Mancini davvero non avesse alcun coinvolgimento.


Il caso fece molto scalpore anche all’estero, e per decenni se ne tornò a parlare.


Nel 1951 persino Orson Welles ne fece un adattamento per la radio, anche se il colpevole venne cambiato nella sorella della vittima.





http://murderpedia.org/male.R/r/robinson-john.htm

Se capitate dalle parti di Brighton, i luoghi della vicenda sono facilmente rintracciabili.
L’ex Skylark Cafè dove avvenivano le scenate di gelosia tra Mancini e Violet si trova sul lungomare, nei pressi di West Street:

L’appartamento dove fu ritrovato il baule contenente il corpo di Violet:

E nel luogo dove una volta sorgeva l’ufficio per il deposito bagagli, qualche anno fa ha aperto un bar.
Il bancone era decorato proprio da grossi bauli.


Chissà se i proprietari conoscevano i tragici fatti di cronaca che hanno avuto come teatro proprio quel luogo, e proprio delle valigie.
Ad ogni modo il locale ha chiuso due anni fa per mancanza di clientela.

Il soprannome di Brighton fu malignamente cambiato da “la regina delle stazioni balneari” a “la regina dei macelli” (“The Queen of Slaughtering Places”), con un gioco di parole difficilmente traducibile.

Se l’articolo ti è piaciuto condividilo o metti un like sulla pagina Facebook!
Appena saranno raggiunte le 20 condivisioni o like, un nuovo articolo verrà pubblicato.

Se ti interessa leggere del “primo caso di “cadavere nel baule di Brighton”, clicca qui:

https://serialkilleredelitti.com/2019/05/04/celia-bashford-holloway-ovvero-il-primo-caso-di-omicidio-del-baule-di-brighton/

Forse ti interessa anche...
L'incantevole cittadina vacanziera di Brighton ha la fama di essere "la città dei cadaveri nei
L'inquilino dell'appartamento 213, sempre educato, gentile e rispettoso.Praticamente l'unico bianco in un quartiere etnico: ma
Per Pamela il bel ragazzo biondo che viveva nella porta di fronte alla sua era
Catrine Beatrice Bäckström era nata il 19 giugno 1956 in Svezia.Si era sposata con un
Tutti siamo stati a visitare qualche acquario cittadino, magari anche da piccoli, con la scuola.