Bambini sopravvissuti che hanno chiesto aiuto.

Sabato 3 gennaio 1995, Kentucky.
Sono le 17:55. Il sole è già tramontato da un’ora.

Un piccolo velivolo (un Piper PA-34) segnala alla stazione di controllo aereo dei problemi col motore; pochi secondi dopo si perde ogni contatto radio.

Un Piper PA-34.





L’aereo infatti è precipitato, uccidendo il pilota Marty Gutzler, 48 anni; sua moglie Kimberly, 46; la loro figlia di 9 anni, Piper; e la cugina Sierra Wilder, di 14. Erano originari di Nashville, Illinois, ma stavano sorvolando la contea di Lyon.

Le vittime.



In quell’inferno di lamiere e sangue c’è un’unica sopravvissuta: la figlia minore, Sailor Gutzler. Sette anni.

La piccola Sailor Guzler.


Dopo il primo shock, la bambina è riuscita ad emergere dai rottami.
Ferita, scioccata, infreddolita: perchè una volta riuscita a sgusciare fuori, addosso aveva solo una maglietta a maniche corte, dei pantaloncini, e niente scarpe. Un solo calzino.

In breve, si è resa conto di cosa fosse successo.
Sette anni di vita le sono bastati per capire che non poteva restare lì, accanto ai cadaveri straziati delle persone che avrebbero dovuto proteggerla.
Ha scelto di allontanarsi, di cercare aiuto. Anche se era scalza; anche se era al buio.



Ha camminato attraverso la boscaglia, tra tronchi caduti e una fitta sterpaglia pungente, ad una temperatura che sfiorava gli zero gradi, per circa 1,6 km. Ci ha messo 40 minuti, il doppio del tempo normale.
Finchè in lontananza, tra gli alberi, non ha visto una luce.

Allora si è girata in quella direzione, e l’ha mantenuta finchè non si è resa conto che si trattava di una casa.

La luce infatti proveniva dalla villetta di Larry Wilkins, un pensionato di 71 anni, che per fortuna si trovava al suo domicilio in quelle ore.
La zona non è molto popolata.
Se la luce fosse stata spenta, Sailor avrebbe potuto perdersi nel bosco, e viste le temperature, presumibilmente non superare la notte, anche se magari era a poca distanza dall’abitazione.



Raggiunta la porta, Sailor ha bussato.



Quando è andato ad aprire, Larry si è trovato davanti una bambina tremante, col naso sanguinante -così come le braccia- che sussurrava e tremava.
Mamma e papà sono morti. E’ stato un incidente aereo. L’aereo è girato sottosopra.” gli ha detto.

L’uomo l’ha fatta entrare al caldo, ha chiamato i soccorsi e intanto le ha lavato sommariamente il viso insanguinato.
Un polso era rotto.

Il Luogotenente Brent White giunto sul posto ha riportato come -nonostante tutto- “la bambina apparisse calma e coerente”.




“Ci ha raccontato l’accaduto, compreso il suo tragitto dentro la boscaglia.
Ha oltrepassato un terrapieno, e il letto di un ruscello”.
E’ stato descritto in seguito come “un territorio molto, molto difficile”.
Alberi caduti, salite, e due fossati, non certo pensati per essere attraversati da una persona a piedi, meno che mai a piedi nudi, di notte.

Le indicazioni della bambina hanno permesso ai soccorritori di raggiungere il luogo dell’incidente, il quale era praticamente passato inosservato a chiunque.

la scena dell’incidente.



Sailor è stata ricoverata nell’ospedale vicino, medicata, e già il giorno dopo dimessa, affidata alle cure dei nonni.

Due anni dopo è stata ufficialmente adottata da una sorellastra maggiore, e integrata così in una nuova famiglia.

Sailor con la sua sorellina-cuginetta.


Russia, Siberia.

Nel Marzo 2017 una bambina di quattro anni ha camminato per otto chilometri attraverso un bosco innevato, cercando soccorsi per la nonna che stava avendo un attacco di cuore.
La temperatura era di meno 34 gradi.



A chi potesse pensare che “in Russia è normale” potremmo replicare che no: arrivata a destinazione la piccola presentava uno stato di generale ipotermia, per fortuna senza gravi conseguenze; e la vicenda ha avuto grande risalto anche sui giornali locali, proprio in quanto eccezionale.

Meno di un anno fa, un bambino di tre anni è stato notato dagli automobilisti mentre camminava da solo, lungo una strada di Little Rock, Arkansas.



Chiamati i soccorsi, il piccolo non è stato in grado di spiegare perchè fosse senza genitori, o di indicare il suo indirizzo, o dire il suo cognome.
La polizia si è trovata costretta a pubblicare la sua foto su Facebook, nella speranza che qualcuno lo potesse riconoscere (cosa che in USA non sempre è scontata: soprattutto per i bambini piccoli, esistono casi nei quali nessuno ne ha denunciato la scomparsa e non si è mai capito chi fossero. Probabilmente figli nati in situazioni di grande disagio, o sottratti illegalmente al coniuge).

Nel giro di poco tempo si è scoperto che il suo nome è Kylen, e che nessuno aveva notizie di sua madre, la venticinquenne Lisa Holliman, da giorni.

Le ricerche si sono intensificate, finchè l’auto della donna non è stata ritrovata. Schiantata in fondo ad un burrone.



Fuori, tra gli alberi, il suo cadavere, sbalzato fuori dall’impatto e dalla pendenza del terreno.
L’esame autoptico ha rivelato che era incinta di quattro settimane.

Sul sedile posteriore c’è un altro bambino, ancora legato al seggiolino: il fratellino minore di Kylen, di appena un anno.



E’ riuscito a sopravvivere per due giorni, per fortuna illeso, ma sotto shock e gravemente disidratato.
L’interno dell’auto in quei giorni ha raggiunto fino a +32 gradi: se fosse stato leggermente più caldo, non sarebbe sopravvissuto.



E sarebbe finita molto male anche se suo fratello non fosse riuscito ad aprire il proprio seggiolino; uscire dal tetto aperto dell’auto distrutta; risalire da solo il dirupo, e camminare fino alla strada, senza avere paura di camminare da solo lungo la carreggiata: senza tutta questa serie di azioni l’auto non sarebbe stata ritrovata ancora per giorni e giorni, forse settimane, segnando la sua sorte e soprattutto quella del fratellino.
Infatti -a causa del forte dislivello- il veicolo non era visibile dalla carreggiata.

Due giorni prima di Natale, 6 mesi fa, l’immigrata serba Irena Ivic era al lavoro come ogni mattina, alla guida di un mezzo pubblico nella città di Milwaukee.

Erano circa le otto di mattina, quando sopra al cavalcavia dell’autostrada vede una bambina da sola.
La piccola corre -come può correre una bambina che non ha nemmeno un anno.
Piange disperata. Indossa solo un body e il pannolino. E’ scalza.
La temperatura quella mattina è sotto lo zero, si ghiaccia letteralmente.

Irena ferma il mezzo e corre a prenderla, prima che la piccola attraversi la strada e venga investita, o che cada giù dal ponte, o chissà cos’altro.



A quanto pare la bambina era per strada perchè la madre -che soffre di disturbi mentali- quella mattina l’aveva semplicemente presa, e chiusa fuori casa.
La piccola in seguito è stata affidata alle cure del padre; la madre ricoverata.

Questo è il nono bambino smarrito o scomparso, ritrovato da un autista dei mezzi pubblici di Milwaukee negli ultimi anni.



Dedicato a Natalino.


Forse ti interessa anche...
Che ci crediate o no, se il vostro premuroso marito cambia improvvisamente profumo, potrebbe avere
Il 29 maggio 2019 è stata pubblicata una lunga intervista a Bill Thomas, il fratello
Due ragazzi: 25 anni lui, 24 lei. Lui impiegato in un giornale locale, lei bibliotecaria.Innamorati,
David Richard Berkowitz, "the Son of Sam", in realtà era figlio di un italo-americano, un
A partire dai primi anni '90 in una cittadina della Siberia hanno cominciato a sparire

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *