Catrine da Costa e gli “Omicidi della Sala Autoptica”.

Catrine Beatrice Bäckström era nata il 19 giugno 1956 in Svezia.
Si era sposata con un portoghese e aveva avuto un bambino, ma il matrimonio era finito male e Catrine si era trovata in difficoltà.

Catrine da Costa.




All’età di 28 anni, dipendente dall’eroina, per sopravvivere era finita a prostituirsi per le strade di Stoccolma.

Catrine da Costa.
Catrine da Costa.

L’ultima volta che è stata vista viva era il 10 giugno 1984. Era scesa dall’auto di un uomo, presumibilmente il suo penultimo cliente.

Non immaginava che il suo destino avrebbe cambiato la società svedese come pochi altri eventi nell’epoca moderna.



Dopo uno o due giorni sua madre, che era sempre in contatto con lei, aveva cominciato a preoccuparsi. Catrine era irrintracciabile, non rispondeva mai al telefono e nessuno sapeva dove fosse. La donna preoccupatissima era corsa a fare denuncia alla polizia.

Purtroppo per più di un mese nessuno saprà nulla di Catrin, e quando si saprà qualcosa, saranno solo orribili notizie.

Il 18 luglio viene trovato un sacco della spazzatura sotto un cavalcavia poco frequentato dai pedoni, fuori Stoccolma.




Dentro, il corpo della ragazza. In realtà parte del corpo, perchè è stato smembrato, ed è anche gravemente decomposto a causa del caldo e della plastica chiusa.

Ad agosto, un mese dopo, sono stati trovati altri resti della donna, in un altro sacco.
Del corpo mancavano comunque la testa, alcuni organi interni, un seno e gli organi genitali.
Nonostante le ricerche minuziose non sono mai stati trovati altri sacchi, quindi viene da pensare che chiunque l’abbia uccisa, sezionata e lasciata in giro si sia tenuto le parti mancanti.
Anche perchè di solito chi smembra un cadavere per occultarlo o disfarsene non perde certo tempo a rimuovere un seno; e se vuole impedirne il riconoscimento, oltre alla testa elimina anche le mani.
Sembra che ci sia stato un interesse feticista nel rimuovere e presumibilmente conservare le parti mancanti.

L’identificazione e la triste notizia alla madre è stata data appunto grazie alle impronte digitali.
La causa della morte non è stata accertata.
La qualità dei tagli ha fatto pensare ad un macellaio, o ad un chirurgo.

Gli inquirenti si sono recati personalmente, con degli esperti, in un mattatoio e in delle macellerie, per capire nel dettaglio come un macellaio, o un chirurgo, avrebbero dissezionato un corpo umano.
Le risultanze hanno fatto pendere la bilancia della probabilità verso la conoscenza della dissezione umana.

Catrine da Costa.

Le indagini brancolano nel buio totale finchè poco tempo dopo qualcuno non parla con la polizia, e in breve viene arrestato Teet Härm, un anatomopatologo che ha lavorato in Danimarca e in Svezia.
Esperto in casi di omicidio e strangolamenti, nonostante sia relativamente giovane, non essendo ancora trentenne.

A segnalarlo alla polizia è stato il suo ex suocero; ex, perchè sua figlia è morta pochi anni prima.
L’uomo non aveva mai creduto che la figlia si fosse suicidata, ed oggi, leggendo i giornali, è convinto che la prostituta fatta a pezzi sia un’altra vittima dello stesso assassino. Cioè del genero.

Era convinto che la figlia fosse stata abilmente, minuziosamente disposta in modo da inscenare un suicidio, e che tutti ci avessero creduto.
Dopotutto la figlia del testimone era sposata proprio con il dottor Härm, il più famoso anatomopatologo della Svezia.

Gli inquirenti cominciano ad approfondire, e gli elementi interessanti si moltiplicano.
Il dottor Härm è noto nel mondo della prostituzione, perchè lo frequenta assiduamente.

L’ospedale dove lavora si trova proprio a metà strada tra i due luoghi dove sono stati ritrovati i sacchi, quindi stessa distanza, e tempo, per eventualmente scaricare un sacco a est, e un sacco ad ovest.
Non ho trovato fonti ufficiali, ma pare che sia stato proprio lui ad esaminare e rimettere assieme i pezzi trovati nei sacchi, così come i resti di altre prostitute smembrate nei mesi precedenti.

Teet Härm
Teet Härm

Sua moglie Catherine (stesso nome della vittima smembrata!) si è “suicidata” due anni prima, proprio quando aveva iniziato a pretendere il divorzio, verso il quale lui era profondamente contrario; l’avevano trovata impiccata alla struttura del letto, quindi in basso, alla Condè, e vestita come se stesse uscendo di casa.

Catherine Härm, 23 anni. Morendo ha lasciato due figlie.



In alcune fonti viene menzionato il fatto che lui stesso analizzò anche il corpo della moglie, e che lo classificò come suicidio.

Curiosamente, pare che Härm abbia pubblicato uno studio medico su come distinguere i vari tipi di strozzamento, strangolamento, suicidio od omicidio. Giusto due mesi dopo la morte della moglie.

I colleghi, interrogati in proposito, mettono nero su bianco che il dottore fa e dice cose inquietanti, bizzarre, ma nulla che possa essere indice sicuro di colpevolezza.

Si interrogano le prostitute della zona frequentata da Catrine da Costa: tutte e cinquanta lo riconoscono, è un cliente fisso, abituale, praticamente quotidiano; è stato con tutte, e un sacco di volte. (Una dice anche che è un cliente violento e brutale e che a volte l’ha picchiata).
Sentono lui, e afferma solo che “una volta anni prima aveva litigato con la moglie, allora era andato con una prostituta. Nient’altro che UN momento di umana debolezza”.
Perchè mentire su una cosa così e fare la figura del bugiardo di fronte agli inquirenti, quando sei accusato di una cosa grave come un omicidio?

Persino il suocero, quando era andato a segnalarlo, aveva riportato come il genero fosse un entusiasta frequentatore di prostitute, e che per questo la moglie voleva il divorzio, e l’affidamento esclusivo delle figlie.
Non le avrebbe mai lasciate con lui.

Nella casa di Härm trovano strani coltelli che “non sono coltelli da cucina” e una quantità di pornografia violenta.

La pornografia è stata giustificata dal fatto che oltre ad essere un esperto di strangolamenti e suicidi per impiccagione, aveva scritto anche dei saggi guarda caso sulla violenza domestica, e sulle violenze sessuali.


Comunque anche per l’omicidio dei sacchi, così come per l’omicidio della moglie, nonostante i pesanti sospetti su di lui, dopo l’arresto non viene trovata alcuna reale prova della sua colpevolezza; e così lo stimato anatomopatologo viene rilasciato.

Teet Härm
Teet Härm



La vicenda per quanto lo riguardava sembrava essere finita lì, ma presto viene prepotentemente richiamato in causa.

Quasi nello stesso periodo, una donna di nome Christina allerta la polizia, perchè sospetta che la figlia di un anno e mezzo possa essere stata abusata dal padre, Thomas Allgen, un medico generico quasi coetaneo di Härm, e suo conoscente.
In passato hanno lavorato assieme.

La notizia del matrimonio su un giornale locale.




Vengono condotte indagini in tal senso, ma non emerge nulla circa l’incesto, nel senso “nessuna prova fisica”.
Tuttavia la bambina dice cose un po’ strane.
Dice che “ha visto il papà fare a pezzi il corpo di una donna, assieme al suo amico, il dottot Härm”.
E mima quello che ha visto, su una bambola: le stacca la testa.

Negli anni successivi la polizia indagherà su queste dichiarazioni: esperti psicologi e psichiatri infantili analizzeranno in sedute indipendenti le parole della bambina, che descriverà scene sempre più dettagliate e macabre, e dopo tre anni proprio grazie a queste perizie si arriverà ad arrestare e processare i due sospettati.
Gli esperti infatti sostengono che la testimonianza della bambina suona assolutamente veritiera e attendibile.

La psicologa e lo psichiatra che sosterranno la veridicità delle testimonianze della bambina al processo.

Ad esempio, è credibile che la bambina, a meno di due anni, dicesse che l’uomo che ha visto in compagnia del padre mentre segavano e smembravano il corpo di una donna, si chiamasse “Uncle Tomt”, che in svedese significa “zio Babbo Natale”.
Una ben strana bizzarria, che suona spontanea, non come dettata dalla madre, non come un falso ricordo, o un ricordo indotto.
Solo dopo un certo tempo la madre e gli inquirenti hanno realizzato che “Tomt” non stava per “Babbo Natale”, ma per “Teet”: lo “zio Teet”, come il padre le aveva presentato l’amico Teet Härm.


Oltre alle parole della bambina, e della madre (che appunto giura sempre di non aver mai immaginato di ficcare in testa alla piccola cose così atroci), si raccoglie anche un’altra testimonianza:
una signora ricorda, e descrive nei dettagli, come rimase impressionata nel vedere due uomini che entravano nell’obitorio assieme ad una bambina molto piccola; e di esserne rimasta molto colpita perchè aveva pensato che i due la portassero a vedere il cadavere della madre.

Una poliziotta si dice sicura di aver visto Härm e la Da Costa assieme, in coincidenza del giorno del delitto.

Un’amica di Catrin porta un diario, secondo lei scritto dalla stessa, dove si accenna a “una coppia di dottori pervertiti” che frequentava.
L’autenticità del diario però non è mai stata accertata completamente.

Inoltre si presenta a testimoniare una coppia che gestisce un laboratorio fotografico, di quelli dove una volta si portavano i rullini a far sviluppare.
I due ricordano che nell’estate del 1984 (quella dell’omicidio di Catrine da Costa) un individuo che riconoscono come molto somigliante ad Allgen aveva portato dei negativi da stampare.
In mezzo alle varie foto ce n’erano alcune che li avevano scossi a tal punto da aver chiesto spiegazioni ai due clienti quando erano tornati a prendere le foto. Le immagini mostravano quelle che a tutti gli effetti sembravano membra umane, tagliate.
Di fronte alla richiesta di spiegazioni, il cliente non aveva negato la natura delle immagini, ma aveva risposto, con fare piuttosto autoritario, che non dovevano assolutamente fare domande nè parlarne con nessuno, perchè era una faccenda investigativa, top secret. Se avessero parlato avrebbero compromesso tutto.
Così la coppia sbigottita non aveva detto nulla.
Almeno fino all’arresto dei due imputati, che avevano riconosciuto.
(Sappiamo che almeno in un altro caso, l’assassino ha davvero portato le foto delle vittime a sviluppare dal fotografo:
https://serialkilleredelitti.com/2019/02/10/lam-kor-wan/)

Gli ex colleghi di Härm ricordano che oltre ad essere arrogante, freddo e spesso inquietante (anche all’indomani del “suicidio” della moglie), era noto per alcuni comportamenti inappropriati, tipo invitare amici a vedere le autopsie, o inviare foto raccapriccianti e molto dettagliate a colleghi (dottori, ma non anatomopatologi) che non ne avevano mai fatto richiesta, e alle quali non si sapeva mai bene come rispondere.


Insomma, giorno dopo giorno, più il processo si inoltra nei dettagli, più lo scenario è agghiacciante.
Si dice che i due abbiano ucciso circa altre otto prostitute, sulle quali a dire il vero non è che sia stato indagato molto; caricate in auto come fanno i normali clienti, ma portate direttamente in ospedale, all’obitorio, il luogo di lavoro di Härm.
Stordite, violentate, strangolate, sezionate, alcune parti del loro corpo smembrato sarebbero state consumate (nel senso: cucinate e mangiate) in riti pseudo-satanici da lui, Allgen e altri dottori in vista, in apparenza del tutto rispettabili.

I pezzi rimanenti sarebbero stati gettati in giro, ed eventualmente riportati in obitorio dalla polizia nel giro di pochi giorni, e riesaminati di Härm, in un perverso gioco necrofilo e narcisista.

Nell’articolo di parla di “una collezione segreta di 20 cervelli conservati in frigorifero”





Le ricostruzioni e le ipotesi si confondono irrimediabilmente tra scenari horror e le supposizioni più indimostrabili, data la natura stessa del loro lavoro: qualsiasi metodo di indagine, rilevamento o investigazione è praticamente impossibile se ad essere indagato è chi ha partecipato alle indagini stesse.
Ad esempio si è parlato di impronte di Härm sul sacco in cui erano racchiusi i resti di Catrine da Costa.
Ma sulla datazione di queste, vale a dire se fossero state apposte in concomitanza all’occultamento, o in seguito, quando ha analizzato i resti, si è molto dibattuto durante i processi.
Che prova sarebbe stata trovare impronte del medico sui reperti, dato che li aveva comunque analizzati lui?
O tracce della vittima in obitorio, visto che vi era stata comunque portata dalla polizia stessa?


Emergono dettagli macabri e sconcertanti, che peròp volendo si possono leggere sotto diverse luci: ad esempio, durante l’analisi sul corpo della moglie morta, Härm ne aveva estratto e conservato il cuore.
“Per motivi sentimentali”, si era giustificato.
E che la stessa cosa però avrebbe fatto con delle prostitute che uccideva per strada, non solo i cuori ma anche altri souvenir (quelli che non venivano mangiati). Si pensava all’inquietante collezione di cervelli che aveva in un frigo, reperti che non erano giustificati nè da motivi di ricerca nè di lavoro.

Si dice che di ogni vittima conservasse qualche parte anatomica, abilmente mescolata tra i reperti del suo ufficio. Sotto formaldeide, principalmente.
La maggior parte dei feticci però li avrebbe fatti sparire tra un arresto e l’altro, assieme a tutte le prove.
A quell’epoca comunque non si usava ancora il DNA per il riconoscimento delle vittime: solo lui eventualmente sapeva cosa apparteneva a chi, nel suo laboratorio.

In effetti altre prostitute erano scomparse prima di Catrine da Costa, ma appena il famoso patologo era stato fermato, anche i delitti si erano arrestati.

Durante le prime indagini Härm, sospeso dalla professione, ha tentato il suicidio.



ALla fine del primo processo Härm e Allgen vengono condannati all’ergastolo, ma per una serie di cavilli e di appelli (alcuni membri della giuria avevano rilasciato interviste non autorizzate prima dell’emissione del verdetto) la sentenza viene annullata.

Viene ripetuto il processo, in un clima tutt’altro che sereno, tra titoli di giornale, illazioni sempre più pesanti e la prospettiva di uno scandalo sanitario sempre più grande.

Alla fine i due vengono assolti.
Ma nelle motivazioni si legge una frase agghiacciante.
“E’ stato dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che il dottor Teet Härm ha effettivamente smembrato il corpo di Catrine da Costa. [di fronte ad una bambina di quasi due anni, tra l’altro]
Non è stato invece possibile dimostrare che l’abbia uccisa. [perchè senza la testa non è stato possibile accertare ad esempio se si fosse trattato chissà, di morte naturale. Come ben sa ogni anatomopatologo] Per questo è assolto dall’imputazione di omicidio.”
Il vilipendio di cadavere era un reato minore ed era caduto in prescrizione, pertanto i due non erano più perseguibili.

Quindi per la legge, o per i pochi innocentisti, una versione plausibile sarebbe che i due professionisti, in compagnia della bambina, un giorno quasi per caso avrebbero accompagnato una prostituta nella stanza dell’obitorio, dove questa sarebbe accidentalmente deceduta per cause naturali, e non sapendo che fare l’avrebbero decapitata, smembrata, gettata nei sacchi, occultato la testa, un seno e gli organi genitali. Spergiurando di non averlo mai fatto, in ben tre processi.
L’indignazione popolare com’è facile immaginare si fece sentire, e a dire il vero non si è mai del tutto sopita. Tutti pensano che due assassini siano in libertà.

Sono seguiti altri processi per chiedere risarcimenti morali ed economici, perchè i due ex dottori si sono sentiti danneggiati da questa vicenda.
Non sono mai stati reintegrati nell’ordine dei medici.
Ma dalla legge non hanno ottenuto alcun risarcimento: hanno perso le richieste di indennizzo.



La vicenda ha scosso profondamente la società svedese: innumerevoli reportage giornalistici, documentari, inchieste, film, libri, dibattiti sono stati prodotti e diffusi, senza mai smettere di interessare l’opinione pubblica;
marce, proteste, manifestazioni femministe hanno richiesto e preteso un cambiamento nel ruolo della donna, nella gestione del problema della droga, addirittura nella regolamentazione della prostituzione, arrivando fino al Parlamento e alla promulgazione di nuove leggi.

La sovraesposizione mediatica, l’intoccabilità di un ambiente chiuso e prestigioso come quello ospedaliero, l’ombra di connivenze e di sette segrete ha impedito per sempre che si potesse fare luce su questa sconcertante vicenda (che per molti versi ricorda quella del nostro Mostro di Firenze: un sospettato che -forse- uccide la moglie, la quale porta lo stesso nome di un’altra vittima; “il Chirurgo”; i feticci asportati e mai più ritrovati; l’ambiente degli obitori nel quale lavorava l’attuale indagato; l’ombra della setta di persone rispettate; il clamore mediatico, il pasticcio giudiziario; la profonda influenza sulla società; l’ombra di un mistero che per la legge è difficilmente spiegabile; la sensazione che non sia stata fatta giustizia).

La giornalista Olsson è stata molto critica verso l’esito della vicenda processuale: è convinta che non si sia dato il giusto peso alle testimonianze delle prostitute, e che si sia finito per proteggere “la classe alta”, l’elite medica e il buon nome di professionisti in realtà evidentemente colpevoli.

la giornalista Hanna Olsson, che scrisse molto su questo caso.




Anche lo scrittore Stieg Larsson è rimasto molto colpito dalla vicenda, senza contare che all’età di 15 anni ha assistito ad una brutale violenza sessuale ai danni di una ragazza.
Si è in parte ispirato alla vicenda di Catrine da Costa per i suoi libri della serie Millennium, dai quali sono stati tratti film come “Uomini che odiano le donne (The Girl with the Dragon Tattoo)” di David Fincher.

Larsson purtroppo è scomparso ormai tanti anni fa; i due ex imputati mi risulta siano ancora vivissimi, anche se sperano di sprofondare nell’anonimato; delle altre ragazze uccise ho trovato a malapena materiale che non fosse in svedese, per chi se la sentisse di tradurre ci sono pagine e pagine di articoli, foto, blog ed ulteriori elementi da analizzare.

Annica Gudrun Nordberg, uccisa nel 1982 presumibilmente per mano di chi ha ucciso anche Catrine da Costa.
Annica Gudrun Nordberg, uccisa nel 1982 presumibilmente per mano di chi ha ucciso anche Catrine da Costa.





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