Il “Killer del Sole di Mezzanotte”.

Una serie di omicidi inspiegabili avvenuti in Alaska; ma non tra la neve, come si potrebbe immaginare: sono avvenuti in estate, quando la luce del sole illumina il cielo anche di notte, a causa della latitudine.
Invece che attendere le proprie vittime nell’ombra, questo serial killer ha aspettato quelle ore così particolari, con le strade deserte iluminate da una luce irreale, e il silenzio che regna su tutto.

L’unico filo rosso che permette di collegare i delitti uno all’altro è l’arma: a sparare è sempre la stessa pistola.
Solo l’ultimo attacco da parte del killer è avvenuto col buio, ma paradossalmente si è svolto praticamente davanti una telecamera, in un video piuttosto inquietante.
Ma cominciamo dall’inizio.



Le prime due vittime sono una coppia: Jason Netter Sr. ha 41 anni, si è separato -male- e non vede le due figlie da un bel pezzo.
Si è lasciato alle spalle la vecchia vita, e da qualche tempo ha conosciuto la ventenne Brianna Foisy, che si è trasferita in fretta a vivere con lui.



Il 3 luglio 2016 sera i due si trovano assieme lungo la pista ciclabile di Sheep Creek, appena fuori Anchorage.
Vengono trovati la mattina dopo proprio da un ciclista, ormai freddi.
Nessun segno di violenza fisica o sessuale, nessun indizio di colluttazione o litigio, nessun oggetto mancante, portafogli e orologi al loro posto.
Si sa solo che sono stati uccisi entrambi con una Colt Python.


Non riuscendo a trovare una causa per quella che sembra un’esecuzione a tutti gli effetti, si indaga sulla loro vita.
Entrambi hanno avuto problemi di droga:consumo, spaccio, problemi di affidamento per Jason per quanto riguarda le due figlie; e gravi litigi tra Brianna e la madre adottiva, in conseguenza dei quali aveva lasciato casa, vivendo praticamente per strada.
Si pensa quindi ad un regolamento di conti nell’ambito del consumo di stupefacenti, facendo -inutili- accertamenti nella scena dello spaccio locale.

Brianna e Jason si erano conosciuti da poco.


La polizia controlla ore e ore di filmati di videosorveglianza nelle zone vicine, fino ad individuare due persone sospette che sembrano poter provenire da quel luogo, in un orario compatibile con gli omicidi.
L’identità dei soggetti però rimane ignota.

Anchorage di notte, durante l’estate.

Passano poche settimane.
Il 29 dello stesso mese, alle 3 di notte, il ventunenne Treyveon Kindell Thompson sta tornando a casa dopo il suo turno di lavoro.
Viene raggiunto da diversi colpi di pistola (la stessa pistola) mentre stava pedalando su una strada non molto lontana dal bosco.
La zona è vicina al primo duplice delitto.

Il fatto che al momento del primo sparo fosse a bordo della propria bici permette di aggiungere un tassello all’omicidio precedente: sicuramente non c’è stata nessuna lite, nessuno scontro, nessuna motivazione pratica o sessuale. Comincia più a sembrare una specie di tiro a segno.

Treyveon è descritto da tutti come un ragazzo tranquillo, che ha sempre studiato molto e lavorato con impegno; senza nemici, e che soprattutto non ha mai consumato droghe o frequentato brutta gente.
Per potersi permettere un pc portatile era arrivato a scambiarlo per la propria auto: per questo si spostava solo in bicicletta.
L’idea che da un momento all’altro avesse segretamente cominciato a spacciare droga e e provocare reazioni violente da parte di quell’ambiente appariva assolutamente improbabile.

Treyveon Kindell Thompson
Treyveon Kindell Thompson


che
Il fatto che questa vittima non sembrasse avere alcun legame con le altre due (pistola a parte), e che non ne frequentasse gli stessi ambienti, rappresentava un notevole problema per la polizia locale: a questo punto era costretta a riconsiderare completamente la natura del primo omicidio.

Questa volta poi ci sono dei testimoni: tre ragazze affermarono di aver visto dalla loro finestra un uomo soffermarsi in atteggiamento sospetto, vicino al bosco, poco prima che Treyveon fosse ucciso.
Hanno ricostruito questo identikit:

L’identikit del “killer del sole di mezzanotte”.



Da quello che si è potuto capire, il killer dopo aver ucciso il ragazzo si è preso la sua bicicletta e l’ha portata via. Denaro, telefono e orologio sono rimasti invece al loro posto.

L’ipotesi dell’assassino seriale, che colpisce sconosciuti a caso per il gusto di uccidere, si fa prepotentemente strada nella mente degli inquirenti, dei giornalisti e degli abitanti della città.
Vengono diramati bollettini che invitano la popolazione ad evitare le strade poco frequentate nelle ore serali, notturne, o la mattina presto.


Ma non tutti possono restare al sicuro in casa, di notte.

Kevin Turner, 34 anni, soffriva di schizofrenia e disordine bipolare.
Era una di quelle persone che sfuggono dalle maglie dell’assistenza sociale americana.
Non aveva accesso a nessun tipo di cure psichiatriche, non aveva neanche un posto dove dormire.
Verrà trovato dalla polizia morto, sotto un padiglione, una specie di gazebo nel Moon Park di Anchorage.

Kevin Turner



Ma in realtà la polizia quella notte era arrivata nel parco perchè una donna li aveva chiamati per un’altra vittima: all’ 1:42 di notte si era imbattuta nel cadavere di un’altro ragazzo in bicicletta, ucciso giusto un mese dopo la vittima precedente.

Bryant De Husson aveva 25 anni, era un entusiasta attivista ambientale, e quella notte stava attraversando il parco nel centro cittadino per raggiungere la casa di un amico.

.

Bryant De Husson

Non c’era alcuna connessione tra le due vittime di quella notte, a parte il tempo e il luogo; tantomeno esistevano connessioni con le vittime precedenti.
Solo la stessa pistola.

A questo punto il panico in città dilaga. Chiunque può essere colpito.

Il sindaco in un tentativo di contenere la paranoia fa una conferenza, dove si scaglia contro “le gang di malavitosi che impazzano senza controllo”.
Ma pochi ci credono.

Entra allora in gioco l’FBI, che tenta una mossa tardiva: offrono 10mila dollari di ricompensa a chi fornirà aiuto per arrestare l’assassino di Treyveon Kindell Thompson, il ragazzo in bicicletta, e solo per lui.
Di fatto mandano il segnale di no credere ad un assassino seriale.

Inoltre rifiutano di rispondere a qualsiasi domanda da parte della stampa circa la pistola: sperano che il “fingere di non sapere” porti il killer a non liberarsene; anzi, a usarla di nuovo, portandolo a commettere qualche passo falso.

Nei due mesi seguenti giungeranno alla polizia 170 segnalazioni di cittadini che vedono, o pensano di vedere, persone sospette.
La luce notturna permette una visibilità molto maggiore rispetto al buio, quindi ogni movimento dietro una finestra, ogni persona che porta fuori l’immondizia o esce dopo l’orario di chiusura di negozi e locali fa sorgere mille illazioni.
Una segnalazione nel mucchio indicava il giusto soggetto, ma la polizia non è riuscita a capirlo in tempo.

La madre di Treyveon Thompson, esasperata, ha intrapreso delle indagini private, esponendosi in prima persona.

Ha cominciato a fare domande, fino a spingersi attorno alle aree più disagiate della città, tra roulotte e senza tetto.

Un giorno di ottobre 2016 telefona alla polizia: dichiara di aver trovato l’assassino di suo figlio. E’ un uomo che si sta aggirando vicino all’ospedale, ed è sicura che abbia con lui la pistola in questione.
L’agente di polizia al telefono le intima di non fare nulla perchè se anche fosse così, potrebbe essere molto pericoloso, e per di più con lei in auto c’è la sorellina piccola di Treyveon, non è il caso di rischiare.
La segnalazione evidentemente non ha seguito, perchè il soggetto sospetto non viene fermato.
Lasciando spazio al capitolo finale di questa vicenda.

Treyveon Thompson.



il 12 novembre 2016, un mese dopo che la madre di Treyveon l’aveva correttamente individuato, il killer stava camminando per la strada.
L’estate è finita da un pezzo. La notte è ormai buia a novembre. Ma il buio nella sua mente continua a pervadere le sue azioni.

L’ufficiale Arn Salao quella notte verso le 4:30 riceve una segnalazione dalla radio della polizia: il cliente di un taxi è fuggito senza pagare.
Si tratta di un banale intervento di routine: Salao non immagina che quella notte si scriverà l’ultimo capitolo della carriera di un serial killer.

Arn Salao



Mette in moto l’auto di servizio (che comprende una dashcam, che riprende la parte davanti dell’auto) e si dirige verso la zona in cui dovrebbe essersi allontanato il cliente del taxi.
Non vedendo niente di particolare, pensa di chiedere ad un passante se ha visto qualcuno correre via, o entrare in qualche casa in particolare.

Ma il passante sembra non accorgersi di lui.
Cammina come un automa, senza mai variare velocità o andatura, senza voltarsi, neanche quando l’agente accende le luci o usa l’altoparlante, chiedendogli di fermarsi.

Senza un momento di esitazione il passante gira su se stesso, e torna indietro.
L’agente capisce immediatamente che lo strano individuo l’ha sentito, eccome.
La situazione si fa allarmante e i tempi di reazione sono determinanti, secondo per secondo.
Senza preavviso lo sconosciuto estrae una pistola e spara all’agente, appena fuori dall’occhio della telecamera.
Quattro colpi che feriranno Salao alle gambe e all’addome, e gli perforeranno il fegato.



Nel filmato è stato tolto il momento degli spari, ed è stato aggiunto il video dell’auto del secondo agente accorso sul luogo, Marc Patzke.
Si distingue in lontananza l’auto di Salao con lo sportello aperto, e l’individuo che cammina sul marciapiede, proprio mentre se ne stava andando credendo di averla fatta ancora franca.
Ma l’aggressore questa volta non potrà allontanarsi come dopo gli altri omicidi: verrà “neutralizzato” nel giro di pochi secondi, morendo per le ferite riportate.

A questo punto si comincia a cercare di capire chi diavolo sia l’uomo.
La pistola è la stessa degli altri omicidi: è lui che ha ucciso tre ragazzi, un uomo e la sua fidanzata, senza motivo.
Nessuna banda di spacciatori.



 Si chiama James Dale Ritchie, e aveva compiuto 40 anni giusto la settimana prima.
Nato proprio ad Anchorage, dove era cresciuto e aveva frequentato il college, col suo metro e novanta di altezza si era distinto nelle discipline sportive, particolarmente nel basket; per un periodo aveva giocato accanto ad atleti che da lì a pochi anni sarebbero diventati dei veri professionisti.

al centro.

un giovane  James Dale Ritchie
un giovane  James Dale Ritchie



Si era poi spostato in West Virginia per frequentare l’università, facilitato proprio dai suoi meriti sportivi.
Ma dopo solo sei mesi era tornato a casa. L’università non faceva per lui.
Inspiegabilmente, tornato in Alaska gli amici non lo riconoscono più: si dà al consumo di stupefacenti e alle scommesse sui combattimenti di cani.
Vivrà di espedienti per i successivi otto anni, frequentando le zone peggiori della città e adottando l’ironico soprannome di “Tiny” (piccolo, minuto) a dispetto della sua notevole statura.



Nonostante i numerosi arresti per piccoli reati legati al possesso di droga, nel periodo degli “omicidi di mezzanotte” non verrà mai attenzionato.
Nemmeno un inquietante episodio per il quale fu arrestato nel 2005 (“invasione di proprietà privata in possesso di due armi da fuoco e manette di plastica”) servirà a farlo entrare nella rosa dei sospettati.
Dopotutto erano passati 11 anni tra quell’episodio e il primo omicidio.



Nei tre anni precedenti agli omicidi Ritchie si era procurato la Colt dei delitti, ma non l’aveva mai usata.
Era sempre sotto l’occhio delle autorità perchè si era rispostato in Virginia, dove nel frattempo si erano trasferiti anche i suoi genitori, ma senza avvertire le autorità e andando incontro a una serie di problemi legislativi.

Dopo aver terminato una relazione sentimentale era di nuovo tornato in Alaska, andando a vivere in un campo di roulotte e baracche.
Aveva fatto richiesta di assistenza psichiatrica, ma non risulta che si fosse mai sottoposto a nessuna valutazione o prescrizione.
Tre mesi dopo il suo trasferimento aveva cominciato ad uccidere persone a caso.

La cosa ancora più drammatica è che la terza vittima, Treyveon, la cui madre si era battuta nonostante la passività della polizia, era il figlio del suo migliore amico ai tempi della scuola.

 Infatti da ragazzino James Dale Ritchie frequentava quotidianamente la casa di Bob Thompson; a volte di fermava a dormire a casa loro; erano “come fratelli”.
Nessuno poteva immaginare che 20 anni dopo gli avrebbe ammazzato il figlio, senza neanche sapere chi fosse (lui e Bob si erano persi di vista da anni), e senza motivo, forse solo per rubargli la bicicletta.

La cosa paradossale è che nonostante avesse fatto di tutto per tenere suo figlio “pulito”, fuori da ogni traffico illegale, proprio questo è stato ammazzato per strada come un delinquente.

Il padre invece ha saputo dell’identificazione dell’assassino di suo figlio mentre lui stesso era in carcere: ha una lista lunghissima di reati sulla sua fedina penale: traffico di droga, detenzione di armi, falsificazioni, elusione dei termini di custodia e così via.

Bob Thompson mostra una foto del figlio Treyveon, ucciso per caso dal suo migliore amico di 20 anni prima.


Quella che poteva essere la sesta vittima di Ritchie, l’agente Salao , fortunatamente è stato soccorso in tempo ed è stato sottoposto a 7 ore di interventi chirurgici d’urgenza.

Arn Salao durante la convalescenza.

Il sergente Marc Patzke in servizio con lui quella sera, che lo ha salvato appena in tempo, è stato premiato con un riconoscimento speciale, così come anche Salao.

Marc Patzke e Arn Salao

Si è ristabilito completamente ed è tornato a pieno regime nel corpo di polizia dell’ Alaska.


Alle famiglie delle vittime non rimangono che molta rabbia e molte domande per delle morti insensate.

La madre di Kevin Turner.


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