L’ultimo pasto.

Sappiamo tutti che ogni condannato a morte -perlomeno nelle carceri statunitensi- ha diritto ad un ultimo pasto speciale, su richiesta.
Qualunque cosa lui desideri, gli sarà cucinata.
Si tratta di una specie di consolazione, per bilanciare in minima parte il destino che la corte ha scelto per lui?
Un gesto di pietà cristiana? Un timido cenno di scuse per il diritto che lo Stato si è arrogato, per così dire? O piuttosto un’ostentazione di civiltà, un tentativo di elevarsi un gradino più in alto rispetto a lui, brutale assassino?

L’ultimo pasto scelto da Victor Feguer: una singola oliva, con nocciolo.
Immortalata dal fotografo  Henry Hargreaves .
Victor Feguer fu condannato a morte all’età di 28 anni per aver attirato un medico (fingendosi donna) e uccidendolo, probabilmente per impossessarsi di farmaci dai quali era dipendente.



Qui non discuteremo della legittimità o della disumanità che si compie nell’atto di mettere a morte un essere umano, o un mostro, come molte volte ci si riferisce a chi si è macchiato di reati gravissimi.

Jeremy Morris nel modulo di richiesta per l’ultimo pasto ha scritto “una bibbia”.
Pensavano fosse per pregare e pentirsi, ma sotto gli occhi delle guardie stupite Morris ha fatto a pezzetti le 1200 pagine e le ha mangiate “con gusto, come fossero state patatine”, copertina compresa. E’ stato condannato a morte per aver ucciso due suore.



Mi limiterò a raccontare quello che ho scoperto circa il leggendario “ultimo pasto” (quello che, in fondo, la stragrande maggioranza di noi consumerà senza neanche immaginare che si tratti proprio dell’ultimo).

Timothy McVeigh, che diventò amico di Unabomber, l’abbiamo menzionato qui
Ha chiesto solo del gelato alla menta con scaglie di cioccolato.



Tanto per cominciare, ogni Stato può stabilire regole diverse.
In alcune giurisdizioni ad esempio c’è un limite massimo di spesa: 40$ in Florida; ma solo la metà in Tennessee.

Kelly Renee Gissendaner ha chiesto nachos e fajitas messicani, con salsa al formaggio, e una limonata dietetica.
Aveva accoltellato e dato fuoco al marito, assieme al suo amante. E’ stata la prima donna condannata a morte in Georgia dopo 70 anni. Il complice invece ha confessato, scampando così la pena di morte, e ha avuto dei permessi di libertà vigilata.

La settimana scorsa, proprio in una prigione di Nashville (Tennessee), il detenuto Donnie Johnson, condannato a morte, ha rinunciato al suo ultimo pasto, e ha chiesto invece che i venti dollari fossero usati per acquistare del cibo per un senza tetto.

Donnie Johnson, un cuore d’oro. Tranne che con la moglie.

Giovedì scorso è stata eseguita la pena di morte.
Nel 1984 il buon Donnie aveva ucciso la moglie, soffocata infilandole un sacco dell’immondizia da 100 litri in fondo alla gola.

Velma Barfield ha chiesto una coca cola e patatine al formaggio.
Ha ucciso sua madre, il marito, e almeno 4 anziani che le erano affidati (ma probabilmente molti di più) avvelenandoli lentamente con l’arsenico tra atroci dolori, vomito e diarrea per giorni.
Anche Judy Buenoano  usava l’arsenico: ha ucciso il marito, il figlio (prima lo ha reso disabile attribuendo il fatto ad un incidente con la canoa, poi lo ha finito), e un fidanzato. Incassava milioni di dollari di assicurazioni dopo ogni omicidio.
Broccoli, asparagi, fragole e un tè caldo per il suo ultimo pasto.




Johnson nel suo atto di generosità era stato ispirato da un altro detenuto, Philip Workman, che nel 2007 chiese che il suo ultimo pasto prima dell’esecuzione (nello specifico: una pizza vegetariana) fosse devoluto ad una persona senza fissa dimora.


Il direttore del carcere aveva rifiutato la sua richiesta.
Ma la sua singolare volontà era trapelata al di fuori della prigione, ed era giunta alla ribalta delle cronache: centinaia di persone il giorno della sua esecuzione, il 9 maggio, hanno fatto recapitare pizze vegetariane ai centri di assistenza per i senza tetto, per un valore totale di 1200 dollari.


Workman era detenuto dal 1982 (da 25 anni quindi) per aver ucciso un poliziotto durante una rapina che stava compiendo proprio in un ristorante, a Memphis.

Ronnie Lee Gardner ha ucciso una barista e uno sceriffo durante una rapina. Ha chiesto di essere fucilato da un plotone d’esecuzione.

Ha chiesto una bistecca, una coda di aragosta, una fetta di torta di mele e del gelato alla vaniglia; e di poterli mangiare mentre guardava Il signore degli Anelli.



In altri Stati non c’è un vero e proprio budget massimo, ma esistono dei limiti chilometrici e stagionali. (insomma devono essere ingredienti facilmente reperibili).

Ma anche nei casi nei quali si può richiedere “tutto quello che desideri” non esiste un reale obbligo ad accontentarti da parte dell’istituto di pena: ad esempio se chiedi “filet mignon” il cuoco potrà cercare di cucinarti la cosa più simile che ha a disposizione, vale a dire una polpetta di carne macinata, un hamburger senza pane insomma.

L’ultimo pasto del “Clown Killer” John Wayne Gacy: gamberi, pollo, patate, tutto fritto tranne le fragole.



Nella maggior parte delle carceri si può al massimo scegliere la portata preferita dal menù abituale, ad esempio l’hot dogs e chili del martedì invece dei maccheroni al formaggio del sabato: così è nello Stato della Virginia.

Ledell Lee ha rifiutato di consumare il suo ultimo pasto, preferendo che gli fosse somministrata solo l’eucarestia, come ci tiene a far sapere a giornali e tv il vescovo locale.
Se solo il sentimento cristiano si fosse risvegliato in lui prima di violentare due donne e una ragazzina; prima di rapire la ragazza madre ventiduenne Christine Lewis dalla sua casa, violentarla, ucciderla e nascondere il suo cadavere dentro l’armadio di una casa disabitata.
Prima di entrare nella casa di Debra Reese, 26 anni, violentarla, colpirla 36 volte con una chiave inglese, e infine strangolarla facendo pressione sul suo collo con la mazza da baseball che il marito di Debra le aveva lasciato in caso si fosse trovata in pericolo.
Lendell Lee è stato arrestato poche ore dopo mentre spendeva i 300 dollari sottratti alla vittima.

Ledell Lee, cristiano rinato.

Negli anni che lo separavano dall’esecuzione (ritardata a causa di problemi nel reperimento del farmaco da impiegarsi: questo veniva prodotto in Europa, ma proprio in quegli anni se ne era vietata l’esportazione in USA come protesta contro la pena di morte; occorreva quindi valutare la data di scadenza delle scorte, capire quanto avrebbero potuto ancora funzionare dopo questa data, e capire dove reperire farmaci alternativi) Lee ha fatto numerosi appelli affinchè fossero eseguiti esami del DNA, anche se nei reperti conservati ce n’era troppo poco a disposizione, e anche se era già stato condannato nell’ultimo grado.
Ha tentato la carta della disabilità mentale, ha cercato di dimostrare di soffrire di sindrome alcolica fetale, ma i suoi sforzi si sono rivelati inutili.

Aileen Wuornos come ultimo pasto ha chiesto solo un caffè.
Nero.





A Lawrence Russell Brewer era andata decisamente meglio:
aveva richiesto come ultimo pasto due petti di pollo fritti, un triplo bacon cheeseburger, ocra (gombo) fritta, mezzo chilo di barbecue misto, tre fajitas, una “meat lover’s pizza“, un contenitore da mezzo litro di gelato, e una fetta di fudge al burro d’arachidi e noccioline tritate.
Il cuoco della prigione lo aveva accontentato in tutto e per tutto.
Ma Brewer aveva guardato la tavola imbandita, dicendo solo: “Non ho appetito.” Non ha toccato nulla.

Questo non era altro che il suo ultimo insulto.
Brewer è stato condannato a morte per aver sequestrato assieme ad altri due suoi amici un 45enne affetto da ritardo mentale, averlo portato in un’area isolata, e dopo averlo tormentato e torturato, insultandolo, spingendolo e picchiandolo, lo hanno incatenato al retro del loro pick-up, trascinandolo sulla strada asfaltata per 6 chilometri, fermandosi solo quando la testa e un braccio del pover’uomo si sono staccati.
A quel punto hanno sciolto le catene dal cadavere e se ne sono andati, come se nulla fosse. La mattina dopo i passanti hanno trovato una scia infinita di sangue e materia organica che portava fino al corpo distrutto.
L’unica colpa della vittima era quella di avere la pelle scura.
Brewer e i suoi amici erano infatti simpatizzanti della “supremazia bianca”.

La vittima del brutale quanto insensato omicidio, James Byrd Jr.



Dopo lo sberleffo al sistema carcerario architettato da Brewer, il Texas ha revocato del tutto la regola dell’ultimo pasto.
Non esiste più: tutti i condannati a morte mangiano quello che mangiano gli altri, e basta.
Ancora grazie, Laurence Russell Brewer, riesci a fare danni anche dopo morto.


Hank Skinner, dopo 15 anni di detenzione, stava consumando il suo ultimo pasto. Un cheeseburger con bacon, del pollo, anelli di cipolle fritte, pesce gatto e un’insalata.
La condanna a morte che lo attendeva era per aver ucciso la sua fidanzata e i due figli di lei, disabili.

Hank Skinner.




E mentre Hank siede a tavola cercando di gestire con calma le ultime ore su questa terra, gli arriva una telefonata. Non sarà più condannato a morte.
Sono saltati fuori dei testimoni, è stato rianalizzato in extremis del DNA mai controllato prima: la pena è sospesa. Forse l’ultimo pasto più felice della storia.

Hank Skinner


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