Coppia di campeggiatori uccisa in un parco.

Due ragazzi qualunque: 25 anni lui, 24 lei.

Lui impiegato in un giornale locale, lei bibliotecaria.

Innamorati, fidanzati, anzi: prossimi al matrimonio.

La data era fissata per quel settembre, meno di due mesi dopo.


E’ una bella giornata estiva quando decidono di accamparsi in un vasto parco (vicino alla città di Firenze, ma quella che sta in Wisconsin).

Il programma: nel pomeriggio fare una passeggiata, scattare qualche foto; insomma passare del tempo assieme, mano nella mano.
E’ quello che fanno due ragazzi normali, innamorati.



David Schuldes ed Ellen Matheys il pomeriggio del 9 luglio del 1976 hanno camminato tanto.
Al ritorno di quel lungo giro tra la natura, si trovano infine vicino all’area di sosta e ristoro, destinata ai campeggiatori e i visitatori della vasta area boschiva.

Ellen ne approfitta per andare in bagno.
David no: l’aspetta fuori.


All’improvviso due colpi di pistola squarciano la quiete del parco.

Un proiettile calibro 30 si pianta nel muro delle toilette.

L’altra pallottola colpisce David alla base del collo.
Il ragazzo muore sul colpo.

E’ ancora giorno, ma nessuno sente, nessuno vede: forse essendo quasi ora di cena ci sono poche persone in giro.

Probabilmente il loro assassino li aveva già notati e seguiti, aspettando un momento propizio.
L’assassino ha scelto di eliminare il ragazzo (il soggetto più pericoloso) quando i due erano separati, riducendo il pericolo di fuga dell’altra.

Le stime balistiche lasciano pensare che la pistola al momento degli spari fosse a circa 15 metri dalla vittima.
Una distanza vigliacca: abbastanza vicino per mirare facile, ma sufficientemente lontano da non rischiare un corpo a corpo se qualcosa fosse andato storto.


Quando Ellen, allarmata, esce dal bagno, l’aggressore la minaccia con l’arma, e la sospinge nella boscaglia circostante.

La ragazza non avrà la grazia di una morte rapida.
Con la morte del suo amore negli occhi, viene portata 200 metri più in là rispetto al luogo dove giace David.

(Alcune fonti riportano 120 metri; in ogni caso era in una zona poco visibile, con alta vegetazione: perchè il suo corpo è stato scoperto solo il giorno dopo rispetto a quello del fidanzato, nonostante le ricerche).



Stuprata, o “molestata“, come riferiscono diversi articoli di giornale.
Potrebbe voler dire che è stata oggetto di un’attività sessuale, ma senza penetrazione. Cosa non infrequente in delitti di questo genere.

In ogni caso la poveretta era parzialmente svestita, e sul suo corpo è stato rinvenuto sperma.

Dopo aver strappato alla vita un ragazzo innocente, ed aver sfogato i suoi bisogni su una sconosciuta terrorizzata, l’aggressore mette fine anche alla sua vita: le spara al petto, due volte, per finirla.
Questo vale per lui una vita. Due minuti di sfogo sessuale.

A dare l’idea della brutalità e della rapidità dell’accaduto: quando il corpo di Ellen viene rinvenuto, ha ancora la macchina fotografica a tracolla.



Gli inquirenti sono perplessi: dalle tasche dei due ragazzi non mancano soldi.
Le chiavi dell’auto sono al loro posto, la borsa della ragazza non è stata rovistata.

se di certo non può essere un duplice omicidio a scopo di rapina, d’altra parte non si capisce perchè mai un maniaco sessuale avrebbe scelto proprio proprio una coppia, invece che una ragazza sola; sarebbe stato per lui più facile cercare donne sole, o due donne, rispetto ad una coppia mista; o un prostituta.
Comunque avrebbe potuto scegliere zone più isolate, orari più favorevoli, e luoghi meno a rischio di essere visti o uditi.


Perchè scegliere una coppia qualunque?
Deve esserci un motivo personale, si conclude.
Un fidanzato respinto, un ex geloso, un rivale di David, un messaggio trasversale per impaurire qualcuno che è intoccabile.


Ma non emerge niente di niente.

Si esclude allora la pista passionale, o i rancori personali: perchè nell’ambito delle conoscenze delle vittime è tutto estremamente tranquillo e limpido.
Nessun ex, nessun debito, nessuno “strano giro torbido”, nessuna invidia.


Ellen e David erano “soggetti a rischio zero”, per giunta in un luogo non pericoloso; c’è qualcosa di estremamente inquietante in questo duplice omicidio, gli investigatori lo percepiscono subito; qualcosa di malato che ha impressionato tutti, non solo gli addetti ai lavori- tanto che i campeggiatori e i camperisti eviteranno la zona per molti mesi.
“Sanno” che avrebbe potuto succedere a loro.



Viene diffuso un identikit di un uomo sospetto che era stato visto da alcuni testimoni dell’area.

Infatti in quei giorni alcuni campeggiatori avevano visto un uomo “camminare senza guardarli”, e si erano accorti che portava una pistola.



Ancora più inquietante: due colleghi in vacanza, entrambi vice sceriffi in compagnia delle rispettive mogli, si erano accampati nel parco con tende, sacchi a pelo e così via.

Ad un certo punto avevano notato un uomo tra gli alberi, che li fissava.

L’individuo non faceva nulla di particolare, ma anche se era piuttosto distante, appariva del tutto inquietante; tanto che uno dei campeggiatori era andato a prendere la propria arma, pronto a confrontarsi con l’insolito intruso.
Ma in quel breve lasso di tempo il soggetto misterioso era sparito tra la vegetazione.

La descrizione fatta dai due vice sceriffi corrispondeva perfettamente a quella fatta dagli altri testimoni.

C’era stato davvero quindi un uomo solo, inquietante, armato, che sbirciava tra gli alberi- e che teneva d’occhio le coppie che campeggiavano.





Passano i mesi, gli anni, e gli investigatori nonostante non abbiano nuove tracce, periodicamente invecchiano l’identikit, e lo diffondono ai media nuovamente.
Invano.




Infatti nonostante le indagini siano state condotte con particolare cura, gli elementi a disposizione degli inquirenti erano davvero pochissimi: comunque non sufficienti ad individuare un soggetto senza precedenti, e senza reati simili negli anni a seguire, com’è risultato dall’incrocio dei dati periodicamente incrociati con ex detenuti con precedenti simili.

Nell’immediatezza del duplice omicidio il terreno era stato accuratamente setacciato col metal detector, per rinvenire i bossoli e studiare meglio la dinamica.
Ma non era stato rinvenuto assolutamente nulla.


Il particolare dei bossoli probabilmente raccolti dall’assassino ricorda un altro inspiegabile omicidio avvenuto nella stessa area boschiva, ma a 50 km di distanza: un anno prima, il 30 agosto 1975.

In questo caso Patricia Wisniewski, 35 anni, mentre dormiva nella roulotte coi suoi tre bambini, era stata raggiunta da proiettili calibro 30, morendo quasi sul colpo.

I tre bambini erano stati lasciati illesi dall’omicida.

Nessuna traccia di furto o violenza sessuale.

Anche in quel caso non erano stati rinvenuti bossoli.
L’assenza totale di DNA o impronte digitli sulla scena del crimine non ha mai permesso di fare confronti.


Nel duplice omicidio invece il DNA c’è: lo sperma lasciato sul corpo della ragazza.
Sono passati quindici lunghi anni, ma nessuno ha scordato i due fidanzati: le nuove scoperte scientifiche permettono di fare confronti col database di tutti i criminali schedati negli Stati Uniti.

Purtroppo mai alcun match.

Il killer dei due ragazzi deve essere morto subito dopo, o avrebbe colpito ancora.
Forse ha avuto una grave malattia invalidante, che gli ha impedito di andare a cercare nuove vittime.

O semplicemente, azzarda qualcuno, “ha fatto sempre il bravo”.



Passano ancora anni, che lentamente diventano decenni.

Il ricordo dei due ragazzi non si sbiadisce. Non ci si rassegna.

La polizia sa che uno spietato, insospettabile assassino potrebbe essere ancora a spasso, convinto di averla fatta franca; e vogliono incastrarlo.

Periodicamente vengono ripetuti confronti con la banca dati, vengono rielaborati e diffusi i ritratti.
Ma non esce fuori mai nulla di utile.


Nel 2018 si ricostruiscono degli identikit, usando dati estrapolati dal DNA.

Questi potrebbero permettere di conoscere a grandi linee l’aspetto di chi ha compiuto quell’atto inumano, ingiustificato.
Potrebbero aiutare qualche testimone a ricordare, qualche conoscente a unire gli indizi.

Vengono composte due immagini: un identikit da giovane, presumibilmente un’età compatibile con l’epoca degli omicidi; e uno invecchiato, nell’ipotesi che il soggetto abbia avuto il privilegio di invecchiare, lui.

Gli identikit vengono diffusi a mezzo stampa e tv in coincidenza del 42esimo anniversario degli omicidi.
Ma ancora una volta, nessuno riconosce il killer, nessuno sa dare indicazioni.


Ci vuole ancora un anno per fare il passo decisivo.


Dopo l’arresto del Golden State Killer -e di molti altri- gli inquirenti hanno un’arma in più per risolvere i cold case.
Si avvalgono della banca dati dei codici genetici GEDmatch, aggiornata spontaneamente da chi si è fatto analizzare il DNA per conoscere le proprie origini.
E finalmente fanno bingo.

Nel dicembre 2018 trovano una corrispondenza genetica con una famiglia che vive proprio nell’area degli omicidi.
A dire il vero una cinquantina di possibili corrispondenze.

Esame dopo esame, il cerchio si stringe: si mettono sulle tracce di quattro anziani fratelli.

Operando in segreto, per non provocare fughe, suicidi o distruzione di prove incriminanti, gli inquirenti raccolgono di nascosto, pazientemente, piccoli oggetti insignificanti: bicchieri di carta, frammenti di rifiuti.
Sera dopo sera, cautamente, frugano tra l’ immondizia dei quattro anziani.

Pazientemente imbustano ogni reperto e lo portano al laboratorio.

Gli esami procedono: due dei fratelli vengono esclusi.

La casa dell’assassino, un fiero americano.



E’ il 6 marzo 2019 quando due agenti bussano a casa del terzo fratello, e con la scusa di “un documento urgente da spedire via posta” gli fanno leccare la busta.

Non avranno mai bisogno di indagare anche sul quarto fratello: otto giorni dopo tornano a bussare alla stessa porta: il signor Raymand Lawrence Vannieuwenhoven deve seguirli: è in custodia cautelare.

Il sospettato abita a Lakewood, Wisconsin, 800 abitanti.
A 40 chilometri dal luogo degli omicidi.
Oggi ha 82 anni, è vedovo e padre di 5 figli- coi nipotini che ne conseguono.

Alla prima udienza il vecchio Ray si dichiara innocente.
Lo ripete tre volte, caparbio.

Non li vuole proprio quei due ergastoli -più ulteriori 15 anni di detenzione, qualunque cosa questo significhi.

Eppure il DNA parla chiaro. E’ suo il liquido seminale lasciato sul corpo di Ellen, mezza spogliata, buttata tra i rami.


I giornalisti si fiondano a casa degli unici parenti delle vittime ancora in vita: hanno ormai 50-60 anni, ed esprimono soddisfazione, ma anche amarezza per questo arresto.
Sembrano esausti.

“Siamo felici che sia finalmente in galera, ma ci è voluto davvero troppo tempo”.


Ma chi è  Ray Vannieuwenhoven?

“Un marito e un padre affettuoso”, assicurano i parenti.
Non possono credere che possa aver mai fatto del male a qualcuno.

L’amata moglie è morta 11 anni fa, poco dopo aver festeggiato i 50 anni di matrimonio col suo caro Raymand.

Ray, pacifico e tranquillo, che ama tanto pescare, e cacciare.
E …andare in campeggio.



Il simpatico Ray. Che in effetti -vent’anni prima del duplice omicidio, quando già era sposato e aveva a sua volta vent’anni- si era già fatto 6 mesi di carcere.
Per aver aggredito una ragazzina.

La 17enne stava camminando tranquillamente con altri amici, restando appena indietro; quando Vannieuwenhoven improvvisamente era spuntato da dietro, l’aveva aggredita e colpita violentemente alla schiena, alle spalle e al viso.
Gli amici avevano sentito le grida, erano tornati indietro a soccorrerla, e a chiamare la polizia.
Ray era stato arrestato.


Poco tempo prima aveva fatto la stessa cosa, ad una sedicenne.

Ma lui si era sempre difeso affermando che “era solo uno scherzo”.

Nessuno gli aveva creduto: il carcere, per questo “scherzo”, se lo era fatto eccome.



Tre anni dopo queste simpatiche burle, Ray aveva avuto dei problemi legali per via del fatto che non manteneva finanziariamente la moglie e la figlia, la quale nel 1960 aveva solo un anno.


In seguito aveva avuto diverse denunce per comportamenti aggressivi in stato di ubriachezza.

Anche da anziano: solo qualche anno fa ha minacciato pesantemente un vicino di casa.



Tutti nei dintorni possono testimoniare come Ray “quando beve diventa veramente un figlio di puttana”.
Litiga e aggredisce verbalmente: anche verso il custode della discarica di rottami metallici, nella quale gli piace tanto andare a rovistare.

“Ma ora non beve, più, ha smesso …per via della sua salute” assicurano i parenti.


In realtà tutti sembrano conoscerlo in paese, almeno di vista, o per averci parlato.
“il buon vecchio Ray”. Una figura nota.

Ma persino i suoi vicini si rendono conto di sapere molto poco di lui: ad esempio non sanno dire che lavoro facesse prima di andare in pensione.

Si dice che lavorasse nell’industria metallurgica, o che smantellasse navi.
Ma comunque nessuno aveva mai pensato che potesse essere un assassino.

La prossima udienza è fissata per il 19 giugno.


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