La posta privata del “Night Stalker” (Richard Ramirez).

Piccola biografia di Ramirez:
Ricardo Leyva Muñoz Ramírez, il più piccolo di cinque figli, famiglia cattolica, padre ex poliziotto (manesco).
I genitori erano immigrati messicani, e la madre durante l’ultima gravidanza lavorava in una fabbrica di stivali, respirando sostanze tossiche che potrebbero aver interferito con lo sviluppo del bambino: si è dovuta sottoporre a continue iniezioni di ormoni per contrastare il rigetto del feto, il piccolo Richard era infatti costantemente in pericolo di aborto.

Appena nato era un bambino tranquillo: piangeva poco, mangiava e dormiva regolarmente.

Era il preferito di sua sorella, che lo vestiva come un bambolotto, e preferica giocare con lui invece che con i fratelli maggiori, che erano violenti come il padre.

A due anni, mentre era a casa con una baby sitter, Richie si era impuntato che voleva ascoltare la musica. Ma la donna era di parere contrario.
Allora il bambino è andato da solo in camera, dove c’era una radio sopra una grossa cassettiera, e per accendere la musica ha pensato di aprire i cassetti, e usarli come scala.
Il pesante mobile si ribalta, e il bambino rimane sotto, incosciente per un quarto d’ora.
In una pozza di sangue: gli verranno dati 30 punti in testa.

Tre anni dopo, mentre è al parco, viene violentemente colpito -di nuovo in testa- dall’altalena dove sta andando sua sorella, e di nuovo perde conoscenza. Questa volta per diverse ore.

L’anno dopo gli viene diagnosticata l’epilessia (“del lobo temporale”. Chi ne soffre, spesso presenta eccessiva aggressività, sessualità alterata, sentimenti iper religiosi, e grafomania.)
Avrà attacchi epilettici fino alla prima adolescenza.
Anche se a scuola si impegna molto, fa fatica a stare al passo coi compagni.

Richie a sei anni.


A dieci anni comincia a fumare marijuana, e a volte si ritrova a dormire nei cimiteri, per sfuggire alle botte del padre.


Stringe un rapporto speciale con un cugino più grande, Miguel/ Mike, appena tornato dal servizio militare. Per Richie è un eroe: è tornato dall’inferno, e per giunta col petto pieno di medaglie.

Richard va a casa del cugino ogni pomeriggio, dopo la scuola.
Mike rappresenta una figura paterna per lui, e probabilmente passa più ore con lui e sua moglie, che a casa propria.
Infatti il cugino è disoccupato, e molto felice di parlare con un piccolo ammiratore delle sue imprese di guerra.

Gli spiega le tattiche militari, e i trucchi per aggirarsi non visti nell’ombra, per sorprendere i nemici alle spalle; e anche come uccidere un essere umano.
Gli mostra le foto che si era fatto durante la guerra in Vietnam, nelle quali ad esempio obbligava una donna vietnamita a praticargli sesso orale, tenendole una pistola puntata alla testa; nella foto successiva teneva per i capelli la testa mozzata della stessa donna.
Forse non il massimo da mostrare ad un dodicenne.

Un pomeriggio Richie è a casa del cugino, gli viene sete e va a prendere qualcosa in cucina. Ma come apre il frigo ci trova una pistola.
Confuso, chiede perchè una pistola si trovi lì, e Mike taglia corto rispondendogli che prima o poi potrebbe usarla, di non impicciarsi.
Richie non fa altre domande.

La sera stessa, quando la moglie torna dalla spesa, lei e Mike hanno una discussione (che verte proprio sul fatto che lui non si sia ancora trovato un lavoro).
Mike molto tranquillamente va in cucina, apre il frigo, prende la pistola, e la uccide.
All’intera scena assiste Richie, che ha 13 anni.
Il cugino gli dice di andarsene a casa e non parlarne con nessuno.
Richie esegue.

Ma il giorno dopo Mike verrà comunque arrestato. Scamperà alla prigione e verrà ricoverato in un ospedale psichiatrico, perchè sosterrà di soffrire dei postumi traumatici della guerra, e di non avere mai usufruito di adeguato trattamento.


Quello stesso anno Richard smette di interessarsi alla scuola, e va a trovare un suo fratello maggiore che viveva in un’altra città: questo gli insegna a scassinare lucchetti e ad aprire finestre e porte senza far scattare gli allarmi.


Lo stesso anno va a vivere con la sorella e il marito di questa, si unisce ad una banda di tossici coi quali vive rubando, si appassiona alla caccia di conigli e coyote, che eviscera con abilità, e si diverte a nutrire il proprio cane con le loro interiora ancora calde.


Consuma droghe -e grandi quantità di caramelle- rovinandosi completamente i denti.


Il cugino uxoricida, stupratore e decapitatore di civili vietnamiti esce dall’ospedale psichiatrico nel quale era ricoverato, e così ricominciano a frequentarsi.


Seguono anni di innumerevoli arresti per furto d’auto e altri reati minori, durante i quali diventa un’entusiasta satanista, facendo chilometri per conoscere di persona Anton LaVey, autore della “”Satanic Bible”.



Ha frequentato una ragazza, ma prima di avere un rapporto sessuale con lei ha frequentato solo prostitute. Probabilmente pagare ogni volta che doveva fare sesso era un problema, per lui che viveva di espedienti.


Sulla catena di delitti non mi soffermo molto, li trovate su qualsiasi pagina a lui dedicata:
a 24 anni comincia ad accoltellare e stuprare anziane donne (fino a 83 anni), anche disabili, a volte tentando -ma non riuscendo- di violentarle; ma aggredisce anche donne più giovani e i loro mariti, che uccide per primi; a volte con una calibro 22, a volte con un martello, un coltello o un machete; a volte scrive e disegna sui muri, a volte incide un seno, o cava gli occhi e se li porta via come souvenir, mettendoli in una scatola da gioielli.

Alcune vittime sopravvivono per miracolo alle violentissime percosse e ferite, altre volte le lascia volontariamente in vita; non sarà così purtroppo per Mei Leung.
E’ stata la sua prima vittima.
Stuprata, e poi lasciata morire impiccata nei propri vestiti, legata ad un tubo dello scantinato di un hotel, a due passi da dove viveva Ramirez.
Aveva solo nove anni.
Ramirez non verrà mai processato per questo omicidio, perchè quando è stato collegato a lui grazie al DNA, anni dopo, lui era già nel braccio della morte per tantissimi altri omicidi.

Mei Leung.

Per coincidenza, l’omicidio è avvenuto nella stessa zona di San Francisco chiamata “Tenderloin” della quale si è parlato nel caso di Nora Fuller.

Agli AC/DC non è mai piaciuto essere chiamati in causa da Ramirez, ma ancora prima della cattura aveva perso, o abbandonato di proposito, un cappellino col loro nome.
il reperto
un articolo dell’epoca con identikit.


Come molti suoi “colleghi” serial killer condannati a morte, Ramirez riceveva pacchi di lettere ogni settimana.

Delle buste disegnate da Ramirez.


Una era di Christopher Duett, che all’epoca era ancora minorenne, ma che in seguito scambierà lettere con molti altri assassini seriali; dopo discorsi generici tipo “che musica ascolti e che auto ti piacciono”, Ramirez gli ha chiesto di prendere la macchina fotografica, andare in spiaggia e fotografargli le ragazze in bikini.

Un disegno di Ramirez.

Ramirez stesso, una volta saputo che un personaggio famoso si trovava detenuto nel suo stesso carcere, si farà avanti per entrare in contatto con lui, via lettera.

Ramirez ha provato a immaginare il frigo di Jeffrey Dahmer.


Il “detenuto famoso” era Sean Penn.
Durante la realizzazione del film “Colors”, Penn aveva ricevuto una condanna a 60 giorni di detenzione per guida pericolosa e per aver picchiato un fotografo sul set.



Ramirez l’aveva intravisto, soprattutto durante le ore di attività nei laboratori, ma senza mai avvicinarlo.
Un giorno una guardia va da Sean Penn, e gli dice che Ramirez vuole un autografo.
Ma l’attore -a quanto dice in un’intervista- aveva avuto già dei problemi all’interno del carcere, e per prudenza chiede prima di parlare col responsabile. E che prima Ramirez deve scrivere a lui, e solo allora gli avrebbe risposto.

All’epoca Penn era sposato con Madonna, che aveva dedicato il suo terzo album, True Blue: “dedicato a mio marito, il più figo dell’universo”.
In seguito ad episodi di violenza domestica, i due divorzieranno l’anno successivo alla vicenda della detenzione
.



Il supervisore approva. Ramirez gli scrive.

“Hey Penn, tieni duro e picchiali ancora.
Richard Ramirez, 666”

seguito da un pentacolo satanico.

La produzione artistica di Ramirez ci appare piuttosto omogenea.



Penn gli risponde.

“Richard, è impossibile essere incarcerati e non percepire un certo cameratismo verso gli altri detenuti.
Beh Richard, ci ho provato in tutti i modi, ma non sento assolutamente nessuna vicinanza nei tuoi confronti.
Spero che il gas ti faccia effetto prima che tu possa rinsavire… sarebbe il modo migliore di andarsene”.

Qui si è conclusa la corrispondenza.
Penn è stato scarcerato dopo metà della pena, e si è portato a casa il biglietto di Ramirez. Ma nel 2007 la sua villa di Malibu è andata a fuoco, “e quella dannata cosa è bruciata con lei, così non ce l’ho più”.

Dopo che la villa è bruciata, Sean Penn ha dormito per un certo periodo in una roulotte parcheggiata nella proprietà.
Dopo che la villa è bruciata, Penn ha dormito per un certo periodo in una roulotte parcheggiata nella proprietà.



Molte lettere erano di ammiratrici: donne affascinate, o addirittura innamorate di lui (la cosa ha un nome preciso: ibristofilia).

Ramirez, che fuori dal carcere non era altro che un ispanico drogato che secondo i testimoni “puzzava e aveva denti orrendi”, una volta dietro le sbarre diventa “un sex symbol del satanismo”, attirando centinaia di ammiratrici, e a decine si mettono in fila per vederlo anche solo di sfuggita.

Una addirittura era nella giuria, durante il processo.
Cindy Haden era diciamo una “riserva”, e quando il giurato iniziale si ritirò, subentrò lei.
In aula era tutto uno scambio di occhiate tra lei e Ramirez.
Il giorno di San Valentino lei gli fece recapitare un cup cake con scritto “ti amo” sulla glassa.

cupcake di repertorio.



Quando fu letto il verdetto di pena capitale, Cindy si impegnò a fare tutta una serie di gesti, per spiegare a Ramirez che non aveva avuto scelta, e che era molto dispiaciuta.

In seguito ha affermato di essere andata a trovarlo spesso in carcere, e che lui le ha aperto gli occhi sul lato oscuro della società.


Cindy è apparsa anche in TV, per spiegare quanto Richie sia in fondo una brava persona, che il processo è stato ingiusto, e che noi non siamo in grado di capire quanto sfortunato sia stato Richard.



Un’altra ammiratrice di Ramirez era Doreen Lioy, impiegata presso una casa editrice di riviste, che gli ha scritto quasi un centinaio di lettere nell’arco di undici anni, convinta della sua innocenza, riuscendo infine a sposarlo nel 1996.
Doreen nelle interviste dichiarava di aver seguito il suo arresto in tv, e di essersi resa conto immediatamente della “sua vulnerabilità”.
 

Un ragazzo vulnerabile.

“E’ gentile, è divertente, è affascinante… penso davvero che sia una grande persona. E’ il mio migliore amico; è il mio compagno.”

Forse Doreen ha ragione, Richard sa essere simpatico, o almeno vorrebbe.
Qui un suo disegno, e i divertentissimi giochi di parole su “rompere (lasciarsi) è difficile” e “pesci d’aprile/ pezzi d’aprile”.



La famiglia di Doreen dopo il matrimonio l’ha diseredata.

Ma in carcere, nei giorni dedicati alle visite, è sempre stata la prima della fila; puntuale, quattro volte a settimana.

In questa intervista afferma che è molto orgogliosa di essere sua moglie.


Dopo quattro anni però ci sono state delle restrizioni sulle visite, e dal 2010 Ramirez stesso ha rifiutato ogni contatto con l’esterno.
Dopo 23 anni nel braccio della morte, all’età di 53 anni, il 7 giugno 2013 Ramirez è morto per le complicazioni di un linfoma non-Hodgkin ed epatite C, derivante dagli abusi di alcol e sostanze in età giovanile.

Nessuno ne ha mai reclamato il corpo, che è stato infine cremato.
La moglie (non risulta nessun documento di divorzio) è praticamente scomparsa dai media.

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