“Der Sandmann”, “Zio Tick Tock”, (Adolf Seefeldt).


A volte i fatti più orrendi, specialmente se non si riesce a comprenderli, vengono ammantati da un’atmosfera magica, sovrannaturale, o addirittura fiabesca.
Ma non bisogna mai dimenticare la banalità del male; e che gli assassini seriali sono persone, sicuramente fuori dalla norma per via dei loro atti crudeli, ma di certo non maghi o esseri straordinari.

Norman Baker, Holding A Subjects Head, At A Demonstration Of His Hypnosis Treatment, 1900. Born November 27, 1882, in Muscatine, Iowa, Norman Baker, was the last of 10 children delivered to wealthy factory owner John Baker and his wife Frances. Young Norman left school at the age of 16 to work as a machinist in his father's factory. Baker became fascinated, however, by a hypnotist act that he saw as part of a vaudeville show that had traveled to his small, rural town. Baker soon began his own vaudeville act in 1900, called The Madame Pearl Tangley show, where he had a beautiful woman "read" the minds of spectators in the audience.



Nato il 6 marzo 1870 a Potsdam -alle porte di Berlino- Adi era il piccolo di casa: ultimo di 7 figli, in una famiglia che non godeva di grandi risorse economiche.

Il padre era un forte alcolista; la moglie lo tradiva con molti uomini.
Pare che i figli fossero piuttosto trascurati, se non maltrattati.



Come se il quadro familiare non fosse abbastanza difficile, Adolf all’età di 12 anni fu abusato sessualmente da due uomini adulti, senza che questi fossero denunciati, identificati o puniti.
Questa esperienza se la doveva gestire da solo -e come sappiamo, l’avrebbe fatto nel peggiore dei modi.

Il mercato di Potsdam, 120 anni fa.



Da ragazzino ha tentato di imparare il mestiere di fabbro, aiutando in un’officina; ma appena terminato il periodo di prova, il padrone l’ha semplicemente mandato via, prendendo un altro ragazzo al posto suo.
Adolf era disoccupato e senza prospettive.

Dei minori impiegati nelle officine in quegli anni.



Ma evidentemente il giovane si dimostrava affidabile e volenteroso, tanto che un orologiaio lo prese a bottega, insegnandogli tutti i segreti di un lavoro delicato e impegnativo.
Finalmente Adolf aveva in mano un mestiere, e poteva costruirsi una vita rispettabile.



A vent’anni il giovane riparatore di orologi prende un treno verso nord: cambia completamente regione e si trasferisce a Lubecca, dove sposa una ragazza, Katharina, con la quale avrà un figlio.

Lubecca, patria del marzapane.



Ma questo quadretto idilliaco non è altro che un’immagine di superficie.
Dopo 5 anni di matrimonio Adolf viene scoperto ad abusare di un bambino di 8 anni, e viene messo in carcere.
Probabilmente questa era solo la prima volta che veniva beccato, ma non la prima volta che metteva le mani su un minore.

In prigione le guardie segnalano i suoi comportamenti bizzarri (gioca con le proprie feci, sembra catatonico o addirittura semiparalizzato) tanto che viene spostato in una clinica psichiatrica.
(In seguito c’è stato sempre il sospetto circa quanto fosse realmente disturbato, e quanto invece ci calcasse la mano, per evitare il carcere).

La moglie ottiene il divorzio.
La facciata di rispettabilità si sgretola.

Una famiglia tedesca negli anni ’20.



Non sappiamo cosa sia successo tra le mura domestiche prima che la donna lo lasciasse, ma fatto sta che il loro figlio, a 19 anni, viene anche lui rinchiuso in un ospedale psichiatrico, perchè a sua volta aveva avuto comportamenti osceni (nello specifico, nei confronti di altri ragazzini, maschi: la cosa per l’epoca era più grave rispetto al molestare femmine).

Si sospetta che il padre lo avesse abusato durante l’infanzia, al punto da renderlo socialmente e psicologicamente incapace di mantenere una condotta accettabile.

Il lavaggio dei nuovi pazienti in un ospedale psichiatrico.



Adolf stesso, una volta liberato, non era capace di stare lontano dai ragazzini.

Dopo aver fallito il tentativo di costruirsi una facciata di normalità, persa la moglie e il figlio, non gli resta che diventare nomade: come un ambulante, o un commesso viaggiatore, si sposta di città in città per offrire i suoi servizi di riparazione; tentando in effetti di sfuggire alla propria ombra di perversione, che si allargava come una macchia intorno a lui appena restava per troppo tempo nello stesso posto.

Adolf Seefeldt (spesso scritto “Seefeld”) con tutto il necessario per viaggiare.


Le denunce e le detenzioni per molestie e abusi su minori non si contano.
Seefeldt deve cambiare spesso aria, arrivare in una nuova città, dove gli sconosciuti e ignari cittadini possono essere ancora ingannati dal suo sorriso, e non pensare nulla di male circa la sua gentilezza nei confronti dei bambini.

Ha sempre con se qualche caramella, qualche dolcetto da offrire ai piccoli che giocano per strada -meglio se non ci sono adulti in vista.

In realtà “M” è uscito due anni prima dell’inizio ufficiale della storia omicida di Seefeldt- ed è ispirato ad altri due serial killer: Haarmann e Kurten. Gli anni comunque erano quelli, e vale la pena di darci un’occhiata per calarsi nel clima dell’epoca.

Il gentile orologiaio attira i piccoli coi dolci; mentre mangiano, se li mette sulle ginocchia, e racconta loro fiabe e storie, tanto che a volte i piccoli finiscono per addormentarsi.
“Che brav’uomo”, commentano le paesane e le signore dai balconi.

Si fa chiamare “Sandmann”, l’uomo della sabbia, quello che secondo la leggenda la sera butta un po’ di polverina magica negli occhi dei bambini per farli addormentare; oppure “Onkel Adi”, zio Adi (diminutivo di Adolf), o “Onkel Tik-Tok”, (a volte “Tick Tack”) perchè nel suo zaino ha sempre qualche bell’orologio da mostrare ai ragazzini più grandi.

Per convincere i più sospettosi a seguirlo, regala loro qualche vecchio orologio rotto, e promette di spiegare come ripararlo.
Regali a volte preziosi, che tanto dopo si potrà riprendere comodamente.

Adolf Seefeldt, un gentile signore dall’aria rassicurante.




Ha 63 anni quando comincia ad uccidere.
Forse è un caso, forse no: comincia a sopprimere le sue vittime proprio in coincidenza della nascita del Regime Nazista.

Queste le vittime accertate; di alcune non è indicata l’età, ma variava da circa 4-5 anni, fino ad un massimo di 12: l’età nella quale fu lui stesso abusato.

Kurt Gnirk (16 Aprile 1933)
Wolfgang Metzdorf (8 Ottobre 1933)
Ernst Tesdorf (2 Novembre 1933)
Alfred Prätorius (12 Novembre 1933)
Hans Korn (16 Gennaio 1934)
Günter Tieske (2 Ottobre 1934)
Erwin Wishnewski   (8 Ottobre 1934), 11 anni;
Artur Dill (16 Ottobre 1934), 4 anni;
Edgar “Eipel” Dittrich (16 Ottobre 1934), 5 anni, ritrovato assieme ad Artur Dill;
Hans-Joachim Neumann (ucciso il 16 Febbraio 1935; ritrovato ben 4 mesi dopo, il 20 Giugno 1935), 10 anni;
Heinz Zimmerman (23 Febbraio 1935), 10 anni;
Gustav Thomas (22 Marzo 1935), 11 anni.

Purtroppo la Gestapo sospettò apertamente che in realtà le vittime potessero essere molte di più: circa un centinaio di bambini.

Siccome Seefeldt abbandonava i corpi nel fitto del bosco, e i bambini scomparsi in quegli anni e in quei luoghi furono molti, verosimilmente le vittime possono essere molte di più; alcuni dei loro resti potrebbero trovarsi ancora nei boschi tedeschi, ormai dispersi dagli animali. Se non le ossa, una scarpa, o un bottone di metallo.

Il bosco, dove spesso cominciano i problemi per i protagonisti delle fiabe tedesche.



Si dà praticamente per certo che il primo bambino lo abbia ucciso già nel 1923 (10 anni prima della catena seriale) tra un ricovero e l’altro; ma a distanza di anni non c’è mai stato modo di verificare con certezza la sua responsabilità.

Le sue vittime erano tutti maschi, tutti prepuberi; i loro corpi senza vita venivano ritrovati nelle pinete vicino alle spiagge, o nei boschetti intorno alle città.

I periti autoptici (limitati anche dalle scarse risorse dell’epoca) non riuscivano a determinare la causa della morte: i bambini sembravano “serenamente addormentati”, senza che si potesse rinvenire sui loro corpi un trauma importante e fatale.

Si pensava che per qualche motivo si fossero allontanati e persi, poi addormentati o svenuti, e che fossero poi morti di ipotermia durante la notte, senza riuscire a svegliarsi.
In molti casi l’autopsia determinò la “causa per morte naturale”.
Insomma non si era neanche compreso che si trattasse di rapimento, abuso sessuale, e omicidio.

Però molte vittime avevano un’altra caratteristica in comune: indossavano una casacca alla marinara, secondo la moda dell’epoca.
Qualcuno ha teorizzato che scegliere i bambini vestiti da marinaio fosse una specie di beffarda “firma” del killer, dato che “See” significa “lago” (dove possono anche esserci barche a vela); ma più probabilmente si trattava solo di una preferenza sessuale.
Alcune fonti riportano che Seefeldt spogliava le vittime e portava via i loro vestiti come trofei, ma altre fonti parlano di “bambini addormentati”, con indosso tutti i vestiti.

Il collo alla marinaretta era veramente molto comune all’epoca.



Proprio questa peculiarità permise all’ispettore Hans Lobbes di unire i puntini sulla carta e rendersi conto che sì, in tutto il nord della Germania sparivano bambini vestiti alla marinara, che venivano ritrovati “misteriosamente addormentati” nei boschi.

Si iniziò a parlare di un misterioso ipnotista, che soggiogava la volontà dei bambini e li lasciava morire di freddo, senza più permetter loro di risvegliarsi.
(Per coincidenza, lo strumento classico usato dagli ipnotisti era proprio un orologio da tasca).

In un manuale dell’epoca, un ipnotista cuce le labbra alla sua “vittima” senza che questa se ne possa accorgere.


Questa teoria rimase sui giornali -e nella mente dell’opinione pubblica- per lungo tempo, anche dopo che Seefeldt fu arrestato:
si continuava a dire che avesse usato il cloroformio o l’ipnosi per rendere incoscienti le vittime, praticare su di loro sesso orale, e lasciandoli lì, incoscienti, a morire di cause naturali.

La gente comune cercava di fatto un individuo dalle caratteristiche leggendarie, sovrumane; ben lontano dal gentile ometto sempre pronto a offrire una caramella.


I più scettici pensavano che i bambini fossero stati avvelenati con qualche sostanza misteriosa (si fecero molte speculazioni sui fiori tossici della digitale- la stessa sostanza che si sospetta abbia avvelenato Papa Luciani), e mentre erano in stato di catalessi, lasciati morire di freddo.
(Una sorte purtroppo simile a quella toccata alla nostra Yara Gambirasio).


Questa teoria è stata data per certa anche in un libro tedesco sui serial killer, portando a riprova il fatto che Seefeldt rapiva e “ipnotizzava” i bambini solo nelle giornate fredde, e mai in estate, col proposito di servirsi delle basse temperature notturne per farli morire di ipotermia.

Due delle vittime di Adolf Seefeldt su un giornale dell'epoca.
Due delle vittime di Seefeldt su un giornale dell’epoca.




In realtà lui ammise di aver condotto i ragazzini in quei luoghi isolati, grazie a false promesse; ma negò di averli uccisi, o di averli abusati sessualmente.


In seguito invece cambiò versione: ammise di averli avvelenati. Ma non si sa quanto questa ammissione sia stata pilotata, “indotta”, durante gli interrogatori della Gestapo.


Gli fu ordinato di replicare il veleno da lui usato, e in effetti utilizzò proprio quei fiori tossici dei quali si era parlato: ma il risultato della sua preparazione fu estremamente deludente, dato che “non sarebbe bastato nemmeno ad uccidere un topolino”, figuriamoci un essere umano, anche se bambino.

Digitalis purpurea.



A suo favore inoltre c’è il fatto che le analisi dell’epoca non evidenziarono alcuna traccia di attività sessuale sui corpi delle vittime.
Forse perchè non si è potuto indagare sufficientemente, forse perchè di fatto Seefeldt non toccava i corpi, eiaculando altrove; o forse (anche vista l’età avanzata) perchè l’atto in sè dello strangolarli era sostitutivo dell’atto sessuale.

L’orco illustrato da Gustave Dorè.



Una volta compreso che dietro la scomparsa di ciascun bambino c’era una mano umana, e nel particolare di un maniaco seriale, l’allarme sociale divenne alto, fino a che dei testimoni andarono dalla Polizei, raccontando di aver visto l’ultimo ragazzino segnalato sui giornali, pochi giorni prima, allontanarsi assieme ad un uomo che indossava un cappello particolare.

Seefeldt viene rintracciato velocemente ed arrestato, anche sulla scorta dei suoi precedenti penali.
Il suo itinerario coincideva perfettamente con i ritrovamenti delle vittime.

Adolf Seefeldt (Seefeld), 
Regina Stürickow: Kommissar Gennat ermittelt: Die Erfindung der Mordinspektion (Goldenelse)
Seefeldt in aula durante il processo a suo carico.
La foto è tratta dal bel libro di Regina Stürickow: Kommissar Gennat ermittelt: Die Erfindung der Mordinspektion (Goldenelse)



Finalmente il medico legale Wilhelm Hallermann si decise a fare chiarezza sulla dinamica degli omicidi: riesumò l’ultima vittima conosciuta, e grazie all’uso del microscopio rilevò invisibili tracce di capillari rotti, segno evidente che la morte era sopraggiunta per strangolamento.



Niente ipnosi, quindi. Niente magie o veleni misteriosi.
Il mago della sabbia era solo un vecchio pedofilo, che è stato ghigliottinato il 23 maggio 1936 a Schwerin.

Un luogo dall’aspetto fiabesco.

Il celebre castello di Schwerin.

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