Arrestato il fotografo di JonBenet Ramsey.

Giugno 2018, un anno fa.
I proprietari di un ristorante in Oregon si rendono conto che il wi-fi del loro locale è usato da qualcuno, a loro insaputa.

Per di più, la linea è usata per scaricare fotografie pornografiche.

Segnalano la cosa alla polizia, che giunta sul posto approfondisce la cosa.
A scaricare a scrocco immagini esplicite non è un dipendente del ristorante, nè un cliente.
E’ qualcuno da fuori, da una delle case vicine.
Riescono a risalire al numero identificativo del computer.

Dal numero risalgono al proprietario, che in effetti vive lì vicino.

Ma una volta ascoltato, l’uomo afferma di non avere più quel computer: l’ha venduto per pochi dollari ad un altro uomo, che vive anche lui lì nei dintorni.

Il nuovo proprietario è un certo Randall DeWitt Simons. Fotografo.
Non un fotografo qualunque: è l’uomo che fotografò nel 1996 la piccola JonBenet Ramsey, 6 anni, trovata strangolata il giorno dopo Natale con una specie di garrota nello scantinato di casa propria, abusata sessualmente, il cranio sfondato.

Per il suo omicidio la famiglia ha sofferto doppiamente, essendo stata sospettata (ciascun membro, a turno o in concorso), di essere responsabile della sua morte, soprattutto da una certa opinione pubblica.
A nulla era valso il DNA estraneo alla famiglia presente sul povero corpicino: per alcuni “la famiglia era troppo esibizionista”, “la madre troppo nevrotica”, “il fratello troppo strano”, e così via.



La polizia (molto intelligentemente) prima di andare a bussare alla porta del fotografo -come ha fatto col proprietario del pc- si prende del tempo.
Vanno a vedere i precedenti dell’uomo.
Emergono cose strane.

Innanzitutto, pochi giorni dopo l’orribile morte della bambina, Simons ha compiuto un gesto magari non illegale, ma di pessimo gusto: ha venduto alla Sygma Photo Angency -per 7.500 dollari- le ultime foto scattate alla piccola poco prima dell’orribile morte.

Erano le foto che tutti conosciamo, quelle inquietanti, dove una bambina molto piccola è stata pettinata, abbigliata e truccata come una donna adulta- foto per le quali la madre fu duramente criticata, anche se a quanto sembra sono la prassi, per le partecipanti ai concorsi di bellezza specifici per bambine (una moda più diffusa di quanto crediamo, in USA).



Questa macabro sciacallaggio da parte del fotografo, senza autorizzazione della famiglia della vittima, aveva sollevato un certo scalpore, e aveva gettato un ombra nera sulla sua carriera, suscitando parecchie polemiche e riducendo drasticamente il numero di famiglie che lo incaricavano di fotografare i propri figli.

In sua difesa, Simons affermò di aver venduto le foto “perchè sperava in questo modo di tenere alta l’attenzione sul caso e perchè venisse catturato il killer”, ma questa dichiarazione non lo salvò dalle critiche feroci nei suoi confronti.

Forse è stato solo un passo falso di un uomo che ha cercato, contro ogni buon senso, di tirar su un po’ di soldi facili? Ammettiamo per il momento che sia stato così.





Il fatto è che due anni dopo la morte di JonBenet, Simons era stato arrestato per qualcosa di ancora più “sconveniente”: atti osceni in luogo pubblico.
Per il momento si trovano pochi particolari di dominio pubblico, non so se si sia trattato di esibizionismo (organi genitali esposti alla presenza di terzi), se si sia anche toccato o masturbato, in quale luogo si trovasse (negozio, per strada, parco pubblico…) e soprattutto chi fosse presente e chi l’ha denunciato.

La cosa però non dev’essere stata qualcosa di “leggero”, perchè oltre ad essere stato preso in custodia preventiva, leggo che durante il processo si è parlato di “una perizia psichiatrica”.
Insomma, non mi viene da pensare ad una pipì dietro ad un albero, o ad un elastico lento del costume da bagno.

Un altro particolare riguardo a questi atti osceni: durante l’interrogatorio, di punto in bianco, Simons -visibilmente stressato e nervoso- è sbottato con una frase: “Non ho ucciso JonBenet!!”

Vale la pena di ricordare che JonBenet in quei giorni intorno a Natale aveva rivelato “un segreto, che non avrebbe dovuto dire a nessuno in realtà” (ma si sa, a 6 anni…): dopo Natale avrebbe ricevuto una visita speciale. Dal “Babbo Natale Segreto“. Che le aveva appunto fatto promettere di non dirlo a nessuno.

Con la barba da Babbo Natale ci siamo.


Se ci aggiungiamo il fatto che chi l’ha uccisa oltre a conoscere lei -che l’ha seguito fiduciosa giù per le scale, probabilmente per trovare “il regalo”- conosceva anche la casa (probabilmente era passato da una finestra rotta del seminterrato), e che conosceva alcuni particolari della famiglia (nello specifico l’ammontare del premio di produzione appena ottenuto dal padre di JonBenet), ecco che la possibilità che si potesse trattare del fotografo pedofilo conosciuto da poco non sembra poi tanto campata in aria.



Gli inquirenti hanno tracciato i movimenti di Simons per un anno, raccogliendo prove significative circa le sue attività online.

Finalmente lo hanno arrestato.
Incriminato per 15 reati, tutti nell’ambito di “incoraggiamento all’abuso sessuale di minori”.

Il prossimo 7 agosto apparirà davanti alla corte.

Preghiamo che gli prelevino il DNA, e che lo comparino con quello lasciato sul cadavere di JonBenet.

Al momento le notizie sono fresche -e molto incomplete- quindi non sembra affatto scontato.




Forse ti interessa anche...
Quando un minore scompare, la preoccupazione e l'ansia sono letteralmente intollerabili. Le ricerche sono disperate;
Nata nel 1921 (da una madre che soffriva di problemi mentali),  Anne Hamilton-Byrne partirà dallo yoga
Due ragazzi: 25 anni lui, 24 lei. Lui impiegato in un giornale locale, lei bibliotecaria.Innamorati,
(segue dalla seconda parte)Fino ad ora ho lasciato in disparte una delle vittime di questa
Nella prima metà degli anni '80 l'area attorno a Londra fu colpita da una catena

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *