Gary Ridgway

Che ci crediate o no, se il vostro premuroso marito cambia improvvisamente profumo, potrebbe avere qualcosa da nascondere.
Qualcosa di ben più grave di una relazione clandestina.

Gary Ridgway era andato oltre al semplice “cambiare marca”:
si era addirittura creato il suo profumo personalizzato.

Mescolato con disinfettante.

Pensato apposta per coprire l’odore dei cadaveri coi quali faceva sesso, prima di tornare a casa dalla moglie.

Un’altra cosa che aveva inventato: l’uso di “pietre piramidali” che infilava nelle cavità corporee delle vittime decedute, probabilmente per facilitare gli atti necrofiliaci, quando sarebbe tornato, magari a distanza di giorni.

L’ha fatto solo poche volte, e per coincidenza la prima (tra l’1 e l’11 agosto 1982) è stata dieci mesi dopo il ritrovamento di una pietra altrettanto piramidale, vicino al luogo dell’omicidio di Susanna Cambi e Stefano Baldi, alle Bartoline -omicidi ad opera del cosiddetto “Mostro di Firenze” (22 ottobre 1981).

L’unica foto che ho trovato del reperto delle Bartoline.
Foto delle pietre di Ridgeway esistono, ma sono visibili probabilmente solo in ambito giudiziario (sono state rinvenute in sede autoptica).

Il referto ufficiale dice “pietre piramidali grandi come un pugno”




Gary Leon Ridgway, marito affettuoso e padre presente.

Il figlio Matt ha dei bellissimi ricordi di lui: partecipava a tutti i concerti scolastici, assisteva a tutte le sue partite, lo portava in campeggio, e in bicicletta al negozio di ciambelle.



A casa non ha mai alzato la voce, non è mai stato severo.
Anzi, nella vita di tutti i giorni era “una persona veramente rilassata e piacevole”.




Gary ha ottenuto risultati straordinari in ambito sociale e relazionale, per essere stato un bambino cresciuto in una famiglia problematica.

Secondo di tre fratelli, i genitori avevano violenti litigi sia tra di loro -di fronte ai bambini- ma anche coi figli stessi; cosicchè il clima familiare era tutt’altro che piacevole.

SI raccontano episodi nei quali Mary, la madre, rompeva letteralmente piatti di ceramica sulla testa del marito; e che questo non faceva una piega.
La ignorava semplicemente, come espressione di massimo insulto, limitandosi a lasciare la stanza senza neppure guardarla in faccia.




Quando Gary era ancora un ragazzino, il padre Tom lavorava in una camera mortuaria.

La sera, a tavola, l’uomo raccontava spesso episodi …circa un suo collega …che praticava atti sessuali sui cadaveri.

(L’insistenza con la quale si addentrava in tali dettagli, in una situazione come il desco familiare, ci fa sorgere il dubbio se fosse davvero “un collega” a indulgere in pratiche necrofiliache, o piuttosto lui stesso.

Me lo chiedo anche in relazione all’odore del quale si preoccuperà Gary Ridgway stesso anni dopo, quando sarà lui a tornare a casa dalla moglie. Forse ricordava quando in prima persona avvertiva lo stesso sentore caratteristico sul proprio padre).

Un giovane Gary.




Quale che fosse la verità circa il padre, di sicuro questi racconti influenzarono molto le fantasie del figlio, già timido, insicuro e dislessico, portandolo a immaginare sempre più spesso di avere rapporti con “una donna che non può avere sentimenti” -perchè è morta.


Più tardi il padre cambiò lavoro, gettando ulteriore benzina sulle fantasie del figlio: ora guidava autobus scolastici, e durate i tragitti -sia in bus che in auto, con la famiglia- usava lamentarsi animatamente ogni volta che vedeva una prostituta lungo la strada. “Che schifo vedere queste donnacce”, e così via.

In realtà questa rabbia verso le sfortunate costrette a prostituirsi sulla pubblica via serviva a mascherare una morbosa attrazione: il moralizzatore, in segreto, era infatti loro appassionato cliente.



Dal canto suo, la madre di Gary aveva un carattere dominante e castrante: lo insultava, umiliava e tormentava continuamente.
Lui -ancora piccolo- non sapeva come farla smettere, voleva solo che “sparisse”.


Ma il comportamento violento di lei col passare degli anni non si è fermato: le esperienze di umiliazione erano quotidiane.

Ad esempio gli lavava rabbiosamente i genitali, con acqua ghiacciata (spogliandosi anche lei mezza nuda, per non bagnarsi i vestiti) ogni volta che lui faceva pipì a letto (cosa che si è ripetuta fino ai 13 anni).
Il tutto avveniva al cospetto degli altri figli, cementando indissolubilmente rabbia, umiliazione, incesto, eccitazione sessuale.



Infatti anche anni dopo, agli psichiatri, Gary stesso ha ammesso che provava ancora sentimenti confusi nei confronti della madre, e non era nulla di particolarmente tenero: un misto di rabbia violenta e attrazione sessuale.



Avendo pochi contatti con le coetanee, il giovane Ridgway racconta che quando vedeva la madre in costume prendere il sole, quella fosse una delle poche occasioni di “vedere una donna seminuda”.



La spiava da dentro casa, senza che lei se ne accorgesse, e attendeva con ansia crescente che “il reggiseno venisse spostato di qualche centimetro per abbronzarsi di più”
.
Nei primi anni dell’adolescenza le sue fantasie non erano di baciare una coetanea o avere una fidanzata, ma piuttosto che “la madre gli mostrasse come fare sesso, e come essere bravo a letto”.


Col passare del tempo -e dei conflitti in casa- le cose presero una piega ancora più malata, andando a sovrapporsi alle fantasie indotte dal padre, perchè in quei momenti di relax, sdraiata al sole, la madre era ferma, silenziosa, inattiva: “come morta”.

Attorno ai quindici anni Gary sognava di uccidere la madre, e finalmente godere della sua totale passività.


Intanto sfogava la sua rabbia uccidendo piccoli animali, anche infliggendo loro lunghe agonie (ad esempio chiuse un gatto in uno sportello a tenuta stagna, godendo della sua prolungata sofferenza mentre l’ossigeno veniva a mancare).


A scuola invece aveva già messo a punto un’abile maschera: veniva descritto come “simpatico, ma non particolarmente brillante”.
Era più dotato nello sport rispetto alle materie teoriche, soprattutto a causa dei suoi problemi a leggere.
Ma riusciva a non dare troppo nell’occhio, nè in positivo nè in negativo, e a mantenere le relazioni sociali ad un livello accettabile.


A volte usciva con qualche ragazza; una ricorda come Gary fosse “un pessimo amante” e non aveva più voluto avere appuntamenti con lui.

Comunque lui e le ragazze continuavano a frequentarsi nella cerchia di coetanei, uscendo, andando al cinema, organizzando feste.

Gary cercava di rendersi simpatico facendo scherzi, a volte di cattivo gusto.
Ma tutto sommato non era molto peggio di tanti altri suoi compagni.




L’anno dopo, il primo “esperimento” da vero psicopatico assassino: Ridgway, 16enne, conduce un bambino di sei anni nel bosco, con una scusa.

E improvvisamente lo accoltella ripetutamente al fegato, e attraverso le costole.

Il bambino è sopravvissuto, ma mentre giaceva ferito e in pericolo di vita ha sentito il suo aggressore allontanarsi ridendo, e dicendo “mi sono sempre chiesto come sarebbe stato uccidere qualcuno”.



Nonostante questo tentato omicidio, Gary riesce a mantenere una facciata di normalità.

A 20 anni si diploma, si arruola in marina, si sposa con una compagna di scuola di un anno più giovane, e parte per il Vietnam.

Durante la missione scopre che la fresca sposina lo tradisce con un amico comune.

La descriverà come “una puttana”.
Divorzieranno in fretta.


In Vietnam -come il padre- Gary comincia a frequentare regolarmente prostitute, dalle quali contrae due volte la gonorrea, con sua grande rabbia.


Tornato dal fronte, Ridgway cerca di diventare poliziotto, senza successo.

Viene invece assunto come operaio verniciatore di carrozzerie.
Era un lavoro ben pagato, lui era sempre puntuale e nessuno ebbe mai a lamentarsi di lui per decenni, fino al suo arresto.


Ridgway si sposa una seconda volta, e diventa un fervente cristiano, al punto da andare di porta in porta a suonare i campanelli per fare nuovi proseliti.

In casa tiene sempre in mano una Bibbia aperta, anche se a dire il vero, beh, non la leggeva spesso. Era come un accessorio.

I colleghi tuttavia lo ricordano declamare -sul posto di lavoro- brani della bibbia a voce molto alta, come in preda a crisi mistiche.
Evidentemente leggerla era un’esperienza che riservava al pubblico dei colleghi.

Ha anche un’altra platea: durante i sermoni in chiesa, scoppia a piangere di fronte a tutti, “per via della grande commozione”.



Pretende che la moglie lo segua sempre nelle funzioni religiose (andavano addirittura in due chiese, ogni settimana: una non era sufficiente), e vuole che la donna si comporti sempre come una irreprensibile cristiana;
allo stesso tempo però le chiede di avere rapporti più volte, sia durante il giorno che la notte; e mette in atto fantasie violente con lei, legandole corde intorno al collo durante gli atti sessuali, pretendendo di fare sesso in luoghi pubblici e nei parchi (compreso lungo il corso del Green River, esattamente nei punti dove pochi anno dopo sarebbe tornato a nascondere i cadaveri), o mentre lui stava guidando l’auto.


Al contrario degli anni precedenti nei quali manteneva una normale vita sociale, in seguito Ridgway non frequenta più amici o colleghi.
Frequenta solo la chiesa, i genitori e la moglie.


Ad un certo punto, come riferisce la moglie, Gary comincia a farle “strani scherzi”: in pratica cercava di terrorizzarla.

Quando lei usciva per fare una commissione, lui la seguiva di nascosto, in modo da farle paura, senza che lei lo riconoscesse.

Oppure si nascondeva in casa quando lei rientrava, e sbucava fuori urlando e saltandole addosso.

Sembra proprio che si stesse allenando, o perlomeno che stesse fantasticando su “come aggredire una donna”, come terrorizzarla, e persino strangolarla.

Spaventata, esasperata e sempre più irritata da questo comportamento imprevedibile e violento, la moglie comincia a tradirlo; di lì a poco segue un nuovo divorzio.


L’amato figlio Matthew era nel contesto di questa unione.


Ridgway sfrutterà questo bambino.
Infatti è proprio dopo il secondo divorzio che comincerà ad uccidere giovanissime ragazze in difficoltà, che si prostituivano a Seattle.

Mostrava loro proprio la foto del piccolo, per convincerle “che era un brav’uomo”, e che potevano seguirlo in zone appartate, senza temere nulla.



Visto che ora viveva solo, alcune le portava a casa, ancora vive; ma siccome una volta, durante lo strangolamento, una vittima gli sporcò la moquette di urina, le volte successive si preoccupò sempre di chiedere alle ragazze (ragazzine minorenni e tossicodipendenti, di solito) di usare il bagno prima di andare in camera da letto.
Una procedura che la dice lunga sull’ordine delle cose nella sua mente.


Un’altra vittima durante l’agonia dello strangolamento, mentre moriva defecò, ma questa volta si trovavano all’aperto.
Lui pulì accuratamente il corpo, e lo nascose vicino all’aeroporto, per tornare a visitarlo molti giorni dopo, per farci sesso.
L’importante era che non sporcassero il pavimento di casa sua.


A volte tornava a visitare i corpi anche mesi dopo la morte.
Vi lascio immaginare lo stato di quei cadaveri.

A volte ci tornava così tante volte, per così tanto tempo, che trovava poco più di uno scheletro; e allora poteva portarsi a casa qualche osso, o un teschio, e tenerlo come souvenir (un tipo di ricordo amato anche da Jeffrey Dahmer).


Inizialmente le strangolava a mani nude, ma essendo questo procedimento troppo difficoltoso, lungo e rischioso (una vittima ad esempio era riuscita a sfuggire e quasi a raggiungere la porta, prima di essere purtroppo ripresa, e uccisa), cominciò ad utilizzare lacci e indumenti, appartenenti alle vittime stesse; una volta usò persino i propri calzini.


Molto spesso non le uccideva immediatamente, ma concordava un rapporto consenziente, con la collaborazione della futura vittima, totalmente disponibile e ignara.

Poi, dopo l’amplesso pattuito, con una scusa le faceva voltare (il classico “guarda là”), e le strozzava. Così, totalmente a sangue freddo, senza preavviso.

Era semplicemente il suo modo per procurarsi corpi inanimati coi quali fare sesso gratis per i giorni a venire.



Una volta, siccome pioveva e non voleva bagnarsi i vestiti, pensò di uccidere subito la ragazza, per poter tornare il giorno dopo, quando l’erba era più asciutta.
Vale a dire: intrattenersi in rapporti vaginali, orali e anali con cadaveri anche in stato avanzato di decomposizione: sì. Ma bagnarsi i vestiti di pioggia, no grazie.



Un’altro episodio che aiuta a definire l’abisso della sua mente:
una volta era riuscito ad attirare una ragazzina di 15 anni, e stava procedendo a strangolarla.
La procedura si prolungava, e la poveretta combattendo con tutte le sue forze lo implorava di non ucciderla.
Allora Ridgway lasciò la presa sul collo.
Si alzò in piedi, la guardò dall’alto in basso, senza espressione, e le mise lo scarpone sul collo.
L’ha uccisa così, come si schiaccia un insetto.



Almeno in un caso si è divertito ad incendiare i capelli della vittima, ma poi ci ha ripensato per paura che qualcuno notasse le fiamme, e ha spento rapidamente il fuoco.
Un altro dei suoi esperimenti.



Un’altra volta, prima di abbandonarlo in bella vista, aveva coperto parte del cadavere con un sacco.

Tolto il quale, lo scopritore avrebbe trovato pesci morti appoggiati sul collo della donna; bottiglie di vino sullo stomaco; e salsicce nelle mani del cadavere.
Lo scopo di questo quadro surrealista era umiliare la vittima, e scioccare chi l’avesse ritrovata.



Una donna accettò di avere un rapporto completo con lui, ma con la richiesta di non toccarle il seno.
Questo fece infuriare Ridgway al punto che la morse violentemente proprio sul il seno; poi la strangolò e la seppellì sotto molti chili di detriti e immondizia.


Una ragazza fu uccisa il giorno del proprio compleanno, e Risgway lo sapeva.


Una delle vittime era incinta di sette mesi.
A Ridgway non importava nulla, stuprò e strangolò anche lei, lasciando morire il bambino nel suo grembo.
Anni dopo, quando confesserà i suoi crimini, assicurerà di non aver capito che la ragazza fosse incinta.
Guarda caso però fu la prima volta che si prese il disturbo di scavare una fossa e coprirla per bene, invece di gettarla come un rifiuto e nasconderla con rami e altri oggetti.


Di solito non seppelliva, ma nascondeva: perchè voleva tornare il giorno dopo, a volte anche molti giorni dopo: perchè era affascinato dalle posizioni spasmodiche assunte dai cadaveri durante il rigor mortis.
Arrivava al punto da portarsi dietro una macchina fotografica per immortalare per sempre quello stato, per conservarlo come un bel ricordo. O come materiale pornografico.



Dopo aver ucciso le ragazze, prima di disperderle in zone poco frequentate, a volte tagliava loro le unghie, per limitare le proprie tracce;
controllava anche di non aver lasciato peli o capelli sui loro corpi.


A volte spargeva sui cadaveri mozziconi di sigarette raccolte altrove, o biglietti e altri materiali non appartenenti a lui, per confondere le idee a chi ne avesse ritrovato i corpi (come Piccolomo nel caso delle mani mozzate).


Qualche volta col furgone portava i corpi oltre il confine statale, in modo da non allarmare troppo la polizia locale.


Teneva anche un diario degli omicidi, dove meticolosamente annotava particolari circa le sue vittime; ma usava un codice segreto per non renderlo decifrabile.



Nonostante Ridgway abbia dichiarato di aver sviluppato una sorta di “dipendenza sessuale nei confronti dei corpi senza vita”, era perfettamente in grado di controllarsi, scegliere se e quando uccidere; se farlo a casa, nel furgone, oltre i confini statali, o se sospendere per qualche tempo l’attività, per diminuire i sospetti.


Durante i mesi invernali spesso si prendeva delle pause di mesi, fino ad un intero anno- per poi tornare ad uccidere molto più spesso a primavera e in estate, quando arrivava ad uccidere ogni 3 giorni, o anche due volte nell’arco delle 24 ore.


Cercava di pensare a tutti i possibili imprevisti, a coprire tutte le proprie tracce; telefonava anche ai protettori di alcune ragazze per fingere di averle lasciate in una certa zona, e che fossero salite su una certa auto.


Tutti questi stratagemmi, uniti alla facciata di uomo per bene e al contegno impeccabile che osservava in società, sono un risultato notevole per un serial killer dotato di un quoziente intellettivo al di sotto della media (circa 80 punti, a seconda del test).


Fermato per induzione alla prostituzione, fu sottoposto al poligrafo in relazione agli omicidi: e passò il test.
Lo rilasciarono, perchè aveva risposto come un innocente.



Negli anni peggiori della caccia al Green River Killer, i media elencavano continuamente le decine di cadaveri che affioravano dal fiume, o che spuntavano tra i boschi.
L’opinione pubblica era scioccata.



Nonostante la creazione di una task force che si avvaleva dei migliori esperti dell’FBI, la caccia al serial killer del Green River durò circa vent’anni.

Durante questa caccia disperata venne individuato ed arrestato un altro stupratore, che però aveva alibi di ferro per i periodi degli omicidi del Green River.

Venne impiegata una sensitiva, che portò in effetti alla scoperta di un cadavere… ma che non apparteneva alla scia omicidiaria del GRK.

Si sospettò addirittura che l’assassino fosse un membro della task force stessa, data la sua abilità nello sfuggire alla cattura.



Dopo anni di ricerche infruttuose, la squadra speciale fu costretta a sciogliersi.

Ridgway dal canto suo uccideva sempre meno.

Si fermò per otto anni prima di riprendere, sporadicamente.

La prima vittima dopo la pausa quasi decennale non mostrava alcun segno di attività sessuale.
Fu scambiata per una morte accidentale a causa di alcol, non per un omicidio.

Una volta il fidanzato di una delle ragazzine che si prostituivano seguì il furgone sulla quale era salita, per assicurarsi della sua incolumità.
Era il furgone di Ridgway.
Purtroppo però il ragazzo perse le loro tracce.
La sua fidanzata non tornò mai più a casa.

L’uomo andò a denunciare la scomparsa, spiegò che la fidanzata si prostituiva, e descrisse il furgone.
Purtroppo non ricordava la targa, e pensava che il conducente fosse “un indiano o messicano”.

Le indagini non portarono a nulla.

Il ragazzo però non si era arreso, e pattugliando incessantemente i dintorni riuscì a trovare lo stesso furgone, parcheggiato proprio davanti alla casa di Ridgway!

Era il 1983, avrebbero potuto arrestarlo con 15 anni di anticipo.

Invece, come Jeffrey Dahmer e molti altri, Gary riuscì a fregare la polizia.

Ammise una parte di verità, tranquillizzando gli agenti; ma negò tutto il resto.

“Sì, sono stato arrestato per via delle prostitute in passato… ma lei non l’ho mai vista”.

Gli credettero.
Consegnando decine e decine di ragazzine al destino di una morte orrenda.


Ridgway per sicurezza lasciò i documenti della ragazza scomparsa (documenti che aveva conservato) vicino all’aeroporto, e diffuse voci “anonime” secondo le quali questa si sarebbe tinta i capelli, e che fosse scappata alle Hawaii; o che faceva l’attrice ad Hollywood.

Funzionò.

Per decenni i suoi parenti credettero che stesse “facendo carriera nel mondo del cinema”, e addirittura si convinsero che una volta a telefonare a casa fosse stata proprio lei.

Invece giaceva in una fossa, strangolata e stuprata -prima e dopo la morte.

Solo dopo 20 anni Ridgway ha condotto la polizia a scoprire l’orribile verità. I polsi dello scheletro erano ancora legati da corde.


Un’altra volta, mentre tornava a piedi al furgone, dopo aver ucciso e nascosto un corpo, due agenti di polizia lo videro spuntare dalla boscaglia.

Lo fermarono, e gli chiesero cosa era andato a fare là dietro.

Spavaldo e perfettamente a suo agio, Ridgway rispose che “era andato a pisciare”.
Gli credettero di nuovo, e non presero neppure nota della cosa.

L’assassino era così tranquillo che si prese il lusso di tornare più volte a visitare quel corpo, a farci sesso più e più volte, finchè non era diventato troppo decomposto; senza mai temere che qualcuno potesse aver segnalato il cadavere alla polizia, e che questi gli stessero tendendo una trappola (cosa che in effetti fu tentata in seguito, ma senza successo).



Le sue vittime si aggirano sulla cinquantina, sparse lungo il fiume, tutto attorno all’aeroporto, e lungo una strada interstatale.
Cambiava apposta zona per non far allarmare troppo le autorità.

Alcune ragazze non sono mai state identificate, perchè dopo 20 anni ormai erano ridotte a scheletri.
Per altre, Ridgway stesso non è stato in grado di indicare dove le aveva gettate, perchè uccise nel 1983 ma cercate nel 2003, quando ormai le ossa erano disperse, e la morfologia del terreno e la vegetazione erano molto cambiate.

In realtà ricordava meglio i luoghi delle vittime stesse.

In un caso addirittura ricordava che fosse una ragazzina di colore, mentre invece era di pelle chiara.
Gli alberi e i cespugli, però, li ricordava precisamente.



Nonostante Ridgway non abbia mai avuto particolari problemi a conoscere donne, frequentarle, sposarle, o anche solo averci rapporti sessuali (contattava le ex per rivedersi, almeno a letto), il numero di ragazzine tosscodipendenti da lui attirate e uccise è impressionante.

Calcolando che tornava a fare sesso coi cadaveri più e più volte, anche a distanza di molti giorni, viene da chiedersi dove trovasse il tempo e le energie per tutte queste “attività”.
Fare sesso era un’attività a tempo pieno.



Qui la testimonianza della terza moglie, che lo sposò ignara quando lui era già un assassino seriale.

Pare che durante questa relazione la sua attività omicidiaria si fosse ridotta notevolmente, forse per minor tempo, forse per minore frustrazione nella sfera personale:



Ridgway dopo il suo arresto, avvenuto nel 2001, ha sempre collaborato con gli inquirenti -anche per scampare alla pena di morte- ed è tutt’ora detenuto.

Qui aiuta gli inquirenti a ritrovare alcuni corpi che aveva nascosto:
https://murderpedia.org/male.R/r/ridgway-gary-photos-2.htm

Ha compiuto 70 anni il febbraio scorso.


Il serial killer Ted Bundy aiutò l’FBI ad analizzare i delitti del Green River Killer, nel tentativo di contribuire alla sua cattura, in quanto anche lui era un necrofilo.

La sua collaborazione contribuì ad ispirare Harris nella stesura del personaggio di Hannibal Lecter, nel Silenzio degli Innocenti.

Anche il famoso profiler John Douglas (che ha ispirato la recente serie tv Mindhunter) ha collaborato alle indagini.

Analizzando i delitti, il profilo da lui redatto descriveva “un uomo di mezza età, abitante nella zona, sicuro di sè e profondamente religioso”.

In seguito riformulò il suo profilo del killer, affermando che potevano essere una coppia.
Infine si mise a collaborare con Bundy, sperando che unire le forse potesse avvicinare gli inquirenti al nome decisivo.


Ma per quanto le analisi del profilo potessero essere accurate, Gary Ridgway è stato in definitiva incastrato dal DNA: un qualcosa che nonostante le sue mille precauzioni non avrebbe mai potuto immaginare sarebbe entrato di lì a poco a far parte della routine investigativa.


Dopo decenni un ex poliziotto, poi diventato sceriffo, riprese in mano tutto il faldone, e incaricò dei periti forensi di riesaminare tutti i reperti, per analizzare e confrontare il DNA, a partire dai primi casi accertati, risalenti all’inizio degli anni ’80: e uno dei vecchi sospettati combaciava.

Dopo qualche settimana di indagini segrete, Ridgway fu finalmente arrestato, mentre tornava a casa dal lavoro.


*****

Piccolo aggiornamento dell’aprile 2020:

Nella prigione di Walla Walla (Washinghton) tra i detenuti cresce la paura del coronavirus.

Chiedono di poter usufruire dei domiciliari, come è successo in maniera massiccia nello stato di New York, dove in seguito alla ridestinazione dei detenuti, la popolazione carceraria non è mai stata così bassa da 70 anni.

I detenuti che hanno lasciato le celle però sono colpevoli di reati minori, e non violenti.

Invece tra quelli che stanno facendo richiesta, c’è anche Gary Ridgway.

Il direttore del carcere assicura che sta facendo tutto il possibile per limitare il contagio all’interno della struttura, e che oltre ai pochi che ha già fatto uscire non ci sarà bisogno di ulteriori provvedimenti.


5 comments

  1. Questo caso mi ha sempre affascinato molto. Ho letto il fumetto scritto dal figlio del detective Jensen, l’unico membro della task force negli anni ’90 e il libro del Detective Reichert, l’uomo a capo della task force.
    Ridgway era già fortemente sospettato a metà anni ’80 per una serie di prove circostanziali (precedenti, pick up simile al suo visto da altre prostitute, la testimonianza che hai citato, il fatto che quando era in ferie aumentavano le vittime), ma nessuna vera prova. Inoltre i delitti continuavano (o meglio, rinvenivano sempre cadaveri), senza nessun possibile collegamento.
    Dopo averlo scoperto, Reichert disse che era una persona incredibilmente anonima, scollegata dalla realtà e che si interessava solo alla sua reputazione. Per farlo collaborare dovevano fargli capire che non erano arrabbiati con lui. E comunque la collaborazione di Ridgway fu molto difficile, dato che rivelò pochissime cose, infatti è davvero probabile che le donne uccise furono almeno 71, come detto nella prima confessione, e non 49.
    Ted Bundy aiutò Reichert solo per cercare di guadagnare tempo sulla sua esecuzione, per vedere le foto delle donne morte e per esaltare il suo ego. Infatti lui voleva far capire che era più intelligente, dato che uccideva studentesse, e non prostitute, dato che era troppo facile avvicinarle.
    Soltanto una ragazza scappò dalla furia di Ridgway, ma non riuscì a dare dettagli alla polizia.

    • Anche io ho letto un fumetto tempo fa, ma non ricordo assolutamente titolo e autore… cominciava con il tentato omicidio del bambino, tanti anni prima delle prostitute.
      Bundy sempre disgustoso.

      Grazie mille per i tuoi contributi così interessanti e circostanziati, interazioni di questo tipo sono proprio uno dei motivi per i quali ho cominciato il blog (anche se fino ad oggi i commenti sono rarissimi)- a maggior ragione spero che vorrai commentare e integrare i post ogni volta che lo vorrai!

  2. Si, volentieri.
    Il fumetto che dici te è quello scritto dal figlio di Jensen, edito in Italia da Bao Publishing, molto bello.
    Il libro l’avevo preso su eBay, è in italiano ed edito da Mondadori, ma forse è fuori commercio, lo trovi solo usato nel caso.
    C’è anche un libro scritto da Ann Rule, l’amica di Bundy autrice di “Un estraneo al mio fianco”, altro bel libro sul suo rapporto con Bundy, che poi diventa una biografia del serial killer. Il libro dedicato al killer del Green river si intitola “Green River Running Red”, dove si ipotizzano molti altri omicidi, ma senza vere prove.

    • segno tutto (ahimè ho promesso di finire gli arretrati prima di comprare altri libri.. XD)

  3. I libri di ann rule sono avvincenti ti tengono inchiodata fino all ultima pagina. Purtroppo in italiano ne sono stati tradotti solo quattro. Sono storie vere casi famosi. Li ho letti tutti

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