La scomparsa di Jonelle Matthews.

Quando un minore scompare, la preoccupazione e l’ansia sono letteralmente intollerabili.
Le ricerche sono disperate; l’impegno di parenti, vicini, forze dell’ordine e volontari non conosce sosta. La notte è difficile smettere di pensare, di fare ipotesi, di dipingere scenari orrendi, o parzialmente consolatori -ben consapevoli che, fino a prove certe, si tratta solo di congetture.

A volte questa situazione straziante dura giorni, o mesi.
A volte invece non si scopre mai la verità, anche se non si smette mai di cercare, come nel caso di Angela Celentano, Denise Pipitone, Mirella Gregori, Emanuela Orlandi e tanti, tanti altri.

Altre volte la risposta angosciante “dov’è?” trova risposta solo dopo 35 anni.
Come nel caso di Jonelle Matthews.
Proprio ieri è stata annunciata una svolta nel caso.



Era il 20 dicembre 1984: clima già natalizio, e per di più Jonelle presto avrebbe compiuto 13 anni.
Fiera del suo nuovo apparecchio per i denti, era una bambina dal carattere deciso, indipendente ed entusiasta.
Frequentava la chiesa e cantava nel coro con altre sue coetanee.
Con l’avvicinarsi delle feste, era stato organizzato un piccolo concerto in una casa di riposo locale.
Stiamo parlando di Greeley, una cittadina tranquilla poco fuori Denver.



Il coro di bambini canta “Jingle Bells” per gli anziani ricoverati.
Dopo l’evento, Jonelle torna a casa propria con l’amica Deanna Ross e il padre di questa, che l’accompagna in macchina.

Questi fotogrammi sono tratti dal video di quella sera, praticamente un’ora prima dei fatti.




Sono le 20:15, ma a casa della ragazzina non c’è nessuno: il padre è andato a vedere la partita di basket della figlia maggiore; la madre è assente per qualche giorno, perchè si trova a casa di parenti che vivono lontano.
Mancano 4 giorni a Natale, e gli appuntamenti sono tanti.

L’amica Deanna e suo padre sanno che la casa è vuota, e siccome è buio e non si sa mai, prima di allontanarsi con la macchina si assicurano che Jonelle entri in casa e richiuda la porta.


Un’ora e un quarto dopo, alle 21:30, il padre e la sorella tornano a casa dopo la partita.
In casa la tv è accesa, ma non c’è nessuno a guardarla.
Cercano in tutta la casa, ma Jonelle non c’è.
A parte questo non manca nulla. Anzi, ci sono le sue scarpe.

Una stufetta è stata spostata vicino al divano del salotto, probabilmente dalla ragazzina stessa, perchè è una sera fredda e fuori c’è la neve.

Tutto quello che la polizia riuscirà a scoprire nei successivi 35 anni, è che un amico del padre ha telefonato a casa loro quella sera, per cercare appunto il padre, ma la telefonata non aveva nulla al di fuori del normale.

La polizia troverà la porta del garage aperta, e impronte nella neve sul retro della casa.



I dettagli non sono noti, ma l’ipotesi ufficiale è che uno o più individui si siano introdotti nella casa mentre la bambina guardava la tv, l’abbiano abusata sessualmente e portata via.
Gli investigatori non hanno mai rivelato i particolari dei quali sono in possesso perchè hanno sempre sperato che tenerli segreti sarebbe stato determinante per svolta decisiva.



(Da fonti non ufficiali leggo in questo momento che la calzamaglia della bambina è stata ritrovata gettata sul divano: un particolare che sulle prime poteva apparire non allarmante, ma che in seguito farà pensare ad uno strappare i vestiti di dosso da parte dell’aggressore).



Nonostante il grande allarme che la vicenda scatenò in tutta la comunità, e anche a livello nazionale (le foto di Jonelle furono stampate sui cartoni del latte; persino il presidente Reagan fece un appello) non ci furono mai sospettati, e anno dopo anno non si è mai trovato un singolo indizio utile, nessuna segnalazione, nessuna impronta rilevata che potesse condurre ad un nome.



Jonelle oggi avrebbe 47 anni, e nessuno ha mai smesso di sperare che potesse essere viva da qualche parte, magari plagiata riguardo al suo passato e psicologicamente impossibilitata a rimettersi in contatto con la sua famiglia, come Steven Stainer.

L’invecchiamento diffuso dalla stampa

Passano anni e anni.
I genitori di Jonelle invecchiano, vanno in pensione, si trasferiscono in Costa Rica, sperando di sfuggire almeno in parte a quella sera d’angoscia, che come un’ombra nera non lascia mai la presa nei loro cuori.



Fino alla settimana scorsa.
Il 23 luglio 2019 una squadra di operai stava lavorando a pochi chilometri dalla cittadina della scomparsa: si trattava di dissotterrare vecchi tubi e condotti dal terreno, e sostituirli con nuovi.
Ma quello che hanno trovato ad un certo punto ha fatto interrompere i lavori.
In mezzo alla terra dell’escavazione si notano benissimo dei resti umani.



Probabilmente la ridotta dimensione delle povere ossa e la presenza di un apparecchio sui denti non ha lasciato molto spazio alle incertezze.
Tutti ricordano la bambina scomparsa.



E ieri i risultati del DNA hanno dato la conferma: Jonelle quella fredda notte è stata uccisa, buttata dentro un cantiere e sepolta, a pochi chilometri da casa.

L’amara scoperta ha distrutto le speranze di tutti quelli che cercavano di immaginarla in vita, magari con una nuova famiglia.

Si spera che questo ritrovamento segni la svolta decisiva per dare un nome a chi l’ha brutalmente uccisa.

Come poteva uno sconosciuto sapere che la ragazzina era sola in casa?
Che interesse avrebbe avuto a correre il rischio di portarla altrove ed occultarla?
Forse sapeva che se l’avesse lasciata viva lo avrebbe riconosciuto e denunciato?
Ha tentato di far credere che fosse scappata di casa, perchè il proprio alibi per quella sera non era molto solido?

La conferenza stampa tenutasi ieri.



Sappiamo molto poco, ma speriamo che le indagini facciano il loro corso e possano togliere dalla circolazione un vigliacco assassino che l’ha fatta franca per troppi anni.

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