Quella volta che un Hare Krishna diede fuoco a Charles Manson.

Nel 1984 Charles Manson si trovava in un laboratorio della prigione, assieme ad altri detenuti (prevalentemente psichiatrici).


Tra di loro c’era anche un certo Jan Holmstrom, di origine svedese, detenuto per aver accoltellato un uomo dentro al tempio degli Hare Krishna che lui stesso frequentava assiduamente.

Are Krishna svedesi.



Vent’anni prima Jan aveva già ucciso una persona a coltellate.
Quella persona era nientemeno che il proprio padre.

Manson un bel giorno giorno ebbe l’infelice idea di lamentarsi nei confronti di Jan -per via dei suoi incessanti mantra, che trovava veramente insopportabili.

(Va detto che invece altri li trovano del tutto affascinanti).



Per tutta risposta lo svedese prese una latta di diluente, la versò in testa al piccolo Manson, e gli diede fuoco.

La vittima fu ricoverata con ustioni di terzo e quarto grado sul 18% del corpo; soprattutto su testa, viso e mani.

Holmstrom si difese, dichiarando che il suo credo religioso era stato messo in discussione dal suo compagno di detenzione.

E pensare che Manson era invece preoccupatissimo di eventuali rappresaglie da parte della comunità afroamericana detenuta: dopotutto i discorsi “filosofici” che amava declamare ai suoi adepti erano profondamente razzisti; e non aveva perso occasione di riproporli neanche in aula, sicuro di essere assolto per non aver commesso il fatto.

Temeva così tanto i “neri” che dopo essere stato condannato aveva stretto un patto di protezione con la “Fratellanza Ariana”, proprio per essere protetto da loro, in cella, e non cadere vittima dei compagni di carcere di colore.
Il suo metodo di pagamento consisteva nell’ offrire favori sessuali ai membri della fratellanza ariana, naturalmente non da lui, ma da parte delle sue adepte ancora in libertà.

Manson credeva di aver pensato a tutto, ma non aveva assolutamente considerato che il pericolo avrebbe potuto arrivare da un vegetariano, salutista, “pacifico” svedese.

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