Lo strangolatore di Boston.



[Nota: questo post si soffermerà poco sui singoli delitti e sulla vita di De Salvo -notizie facilmente reperibili su Wikipedia o vari documentari- perchè era nato come dei semplici appunti su eventi collaterali]



Boston, primi anni ’60: una scia di omicidi di matrice sessuale, con vittime diverse: sia donne mature, bianche, sia ragazzine, anche di colore.

Vengono uccise nella loro casa, strangolate coi loro indumenti, picchiate, a volte accoltellate, sempre lasciate in posizioni oscene, di fronte alla porta, evidentemente per aumentare lo shock di chi le avrebbe ritrovate.



Per la città si diffonde il panico generale, una psicosi che terrorizzava tutte le donne che vivono sole (e non solo loro: le vendite di sistemi anti-intrusione erano decollate trasversalmente).

Un angolo di Boston in quegli anni.





Nonostante l’allarme generale, incredibilmente il misterioso killer continua a trovare il modo per farsi aprire la porta; le padrone di casa che magari due secondi prima strisciavano in punta di piedi verso lo spioncino, fingendo di non esserci, alla fine si fidavano sempre.

Lo lasciavano sempre entrare, anche se erano da sole.

Anche se erano anziane, e si stavano preparando a fare il bagno, e indossavano solo un accappatoio.




Quel che è successo, delitto dopo delitto, è questo: non importava quanto la stampa e i giornali gettassero benzina sul fuoco, indugiando sui particolari orrendi: il killer sapeva come apparire una persona inoffensiva.

Un soggetto che era sconosciuto alle vittime, questo è certo, ma che tuttavia “puoi far entrare a casa”, anche se sei anziana e sola.



Si pensa che fosse vestito in divisa, o pseudo tale; che il killer si fingesse un tecnico o un manutentore, che doveva eseguire riparazioni urgenti nell’appartamento.
Alcune testimonianze parlavano di una divisa verde, per questo la stampa lo chiamò per un periodo “l’Uomo Verde”.

Sicuramente un’aria rilassata, amichevole e inoffensiva dovevano averlo aiutato.

De Salvo, fotografato accanto ad un collega, e in compagnia della padrona di casa, durante dei lavori di ristrutturazione.

All’inizio uccideva donne anziane, ma poi -forse perchè i giornali avevano preso a chiamarlo “l’assassino di mamme” (calcolando che se il soggetto era sulla trentina, a 50-60 anni le vittime avrebbero potuto essere sua madre), cominciò ad uccidere ragazze più giovani, forse con la scusa di essere un fotografo, o un impresario.


Tutta la vicenda sembrava uscita da un film a tinte forti.
Anche dopo l’arresto del principale sospettato, Anthony De Salvo, il clamore non si placava.


Durante le riprese del film “Lo strangolatore di Boston” (uno dei tre film a lui dedicati) il vero strangolatore Albert de Salvo (almeno all’epoca per tutti il colpevole era lui) riuscì ad evadere dal carcere, scatenando il panico nazionale, e una caccia all’uomo disperata.




Non si è mai potuto provare sopra ogni dubbio che Anthony De Salvo avesse davvero uccise tutte le vittime attribuite allo Strangolatore.

Lui ha confessato ogni omicidio, ma sono stati sollevati dubbi circa l’autenticità di tali confessioni.
Ad esempio sul ruolo di un presunto “suggeritore” durante gli interrogatori, nonchè errori e discrepanze nelle ricostruzioni.





Nonostante esami recenti abbiano identificato il DNA di uno degli omicidi come indubbiamente appartenente a lui, tale analisi non si è potuta eseguire su tutte le vittime, a distanza di così tanti anni.

Pertanto esistono avvocati e criminologi che tutt’oggi credono fermamente che i delitti fossero messi in atto da diversi serial killer.

Addirittura esiste la teoria secondo la quale il vero Boston’s Strangler fosse in realtà il compagno di cella, al quale De Salvo ufficialmente confessò tutti gli omicidi.

Lo psicologo del carcere trovò più evidenze di misoginia e pericolosità in questo George Nassar, rispetto a De Salvo.

Si ipotizza che Nassar, il vero Strangolatore, si sia accordato con De Salvo per rivelare confidenze concordate, intascare la ricompensa promessa per la cattura dello Strangolatore e dividerla con De Salvo stesso, che tanto avrebbe già passato molti anni in carcere per un’altra condanna per violenza sessuale, e che all’epoca aveva una moglie e due figli dei quali preoccuparsi economicamente.

George Nassar, compagno di cella e confidente di De Salvo.




Molti anni dopo, nel 1971, si è verificato un episodio di pessimo gusto: nello stato del Texas fu votato un riconoscimento all’onore di De Salvo per il “contenimento della crescita della popolazione”.

Insomma, come assegnare un premio per aver ucciso delle donne innocenti.

La cosa risultò essere una specie di scherzo, o provocazione (era il primo aprile), messo in atto da un rappresentante del consiglio locale per dimostrare che i suoi colleghi non si documentano a sufficienza, e non sanno neanche di cosa si stia parlando quando votano a favore o contro qualcosa.
Il riconoscimento è stato poi rapidamente cancellato.


Puoi vedere un riassunto della vicenda (costellata di episodi singolari) qui:

Il prossimo post verrà pubblicato quando questo avrà raggiunto 50 condivisioni o 50 like sulla pagina Facebook! A presto!

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