John Robinson, “il primo serial killer di internet”

Forse qualcuno di voi ha già letto del “primo serial killer di internet”, John Edward Robinson.



Ce l’avevo da anni tra gli appunti: nell’arco di quasi un ventennio (colpendo a volte annualmente, altre volte anche a distanza di 2-5 anni), ha ucciso diverse donne e ragazze, attirandole con promesse di lavoro, assistenza, o direttamente proponendo incontri sadomaso.

Robinson assieme alla famiglia.





Si presentava come un simpatico signore, un professionista, impegnato nel sociale. Un valido aiuto del parroco.
Chiunque gli avrebbe dato confidenza; chiunque, in caso di bisogno, avrebbe accettato la sua mano tesa.

un lavoro di Robinson, che oggi si sente una vittima.



Non ho trovato problemi particolari circa la sua infanzia e adolescenza.
Solo un bel ragazzo. Allegro, benvoluto da tutti.



Tecnico in ospedale (addetto ai raggi x), capo scout, insegnante della scuola domenicale della parrocchia locale, filantropo che aiuta i bisognosi, padre di famiglia (aveva un bambino, una bambina, più due gemelli), e che si diletta (tutt’oggi) anche con buffe caricature.

Un suo disegno, compreso autoritratto a destra.





Nel corso degli anni però è riuscito ad organizzare diverse truffe economiche, per fare più soldi possibile nel modo più rapido e disonesto.

Ma anche la sua sfera personale nascondeva delle ombre: si era iscritto ad una specie di setta -o associazione- sadomaso, dove alcuni adepti venivano regolarmente violentati dagli altri, in una specie di accordo.

Ed è stato appunto ufficialmente il primo serial killer ad usare sistematicamente internet per trovare nuove vittime.

Le vittime conosciute di Robinson.





Non che se ne stesse proprio con le mani in mano, nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio la sua nuova impiegata 19enne che “mandò a svolgere un lavoro altrove”, o a “seguire un corso di formazione”, a seconda delle versioni, ma che di fatto da quel momento sparì nel nulla.

Quando dopo settimane di attesa la famiglia si allarmò definitivamente, a casa loro giunse una lettera -firmata dalla ragazza in persona- dove asseriva che “era molto grata al suo capo, ma ora voleva allontanarsi, e stava bene così”. Di non cercarla.

I corpi venivano occultati dentro barili in una proprietà di Robinson.
Purtroppo sono reperibili in rete anche le immagini del contenuto.






Su internet Robinson individuava donne in cerca di aiuto di qualsiasi genere, ad esempio una signora che aveva una figlia costretta in sedia a rotelle a causa della spina bifida.

Sono state invitate dal simpatico benefattore, il quale proponeva loro una nuova vita, ricca di aiuti.

Solo che sono sparite entrambe- mentre lui ha continuato per circa 9 anni a incassare la pensione della ragazzina disabile.

Dall’album di famiglia di Robinson.






Anche una donna polacca si trasferì da lui, credendo di essersi sposata (evidentemente Robinson riusciva a condurre due vite parallele, visto che aveva già moglie e figli), e accettò di firmare un contratto dove dichiarava che tutto di lei apparteneva a Robinson, compreso il suo corpo, e anche il suo conto in banca.
Anche lei scomparsa, e anche lei non è stata mai cercata.
“Sarà in America a fare la bella vita col nuovo marito”, si dicevano i parenti in Europa, “si sarà dimenticata di noi. Come biasimarla”.

Robinson con la vera moglie.






Anche un’ altra ragazza bisognosa, la diciannovenne Lisa Stasi, incontrò questo buon samaritano.

Lui le propose di accoglierla nel centro di aiuto nel quale lavorava come volontario, fornendole ospitalità, vestiti e tutto quanto le potesse occorrere.
La fortuna esiste, ci sono ancora persone buone a questo mondo.



Invece no.
Mentre la invitava, oltre a progettare di stuprarla, ucciderla e nasconderne il corpo in qualche barile come aveva fatto per le altre vittime, Robinson deve aver cominciato a progettare anche come prendersi il peggior souvenir che un serial killer abbia mai sottratto alle sue vittime.

La ragazza era in difficoltà principalmente perchè era una ragazza madre: aveva partorito una bambina appena 4 mesi prima.


Robinson le aveva proposto di trasferirsi a Chicago, offrendole una casa, un lavoro sicuro, e un posto all’asilo nido per la piccola Tiffany: così lei avrebbe potuto concentrarsi sul costruirsi una carriera e una nuova vita, senza preoccuparsi di trascurare in qualche modo la neonata.

Per tutto questo Robinson -ancora una volta- le aveva fatto firmare dei fogli in bianco, che in realtà erano la chiave per assicurarsi che sparisse per sempre, senza che nessuno la cercasse mai più.


Dopo averla torturata, violentata e uccisa, e averne occultato il corpo, Robinson ha preso la neonata …e l’ha fatta adottare al proprio fratello e a sua cognata.

I due non riuscivano ad avere figli, e non avevano i requisiti legali per ottenere un’adozione.
Una specie di buona azione?
Niente affatto: Robinson si è fatto prima pagare svariate migliaia di dollari per il disturbo, e per mantenere il silenzio.

Al fratello ha detto semplicemente che la madre naturale si era suicidata.

La figlia della vittima col fratello del killer.


La bambina quindi è cresciuta nella famiglia di un serial killer -suo “zio”- ignorando di vivere nell’ombra di una disumana crudeltà.



Solo nel 2000, ormai cresciuta, ha scoperto la scioccante verità, confermata dall’esame del DNA.

Ha dovuto rivivere tutta la sua vita, questa volta sotto la luce di una storia orrenda.

Heather Tiffany Robinson ha il cognome dell’assassino di sua madre.




Fino a quel momento aveva sempre voluto immaginare che la madre in difficoltà l’avesse voluta affidare ad una famiglia più agiata, per assicurarle un futuro migliore. Come gesto d’amore.

Scoprire di essere stata venduta come un oggetto, figlia di una ragazzina brutalmente assassinata, è stato scioccante.
Ma le ha paradossalmente confermato che sua madre l’aveva sempre amata, fino all’ultimo.

Probabilmente gli ultimi pensieri di sua madre sono stati solo per la sua bambina: per la sua incolumità, per la paura di essere caduta in una trappola, e la consapevolezza di non poterla più proteggere.

La piccola Heather.






Riguardo al fatto che ad ucciderla sia stato proprio il fratello di suo padre, non è stata troppo sorpresa, a quanto ha dichiarato.

“Ho sempre avuto una bruttissima impressione riguardo allo zio”, ha detto.

Si è sempre resa conto di certi sguardi “strani”, di un certo modo nel quale lui si soffermava su di lei, forse -col senno di oggi- a cercare le somiglianze con la giovane madre uccisa.

Heather Tiffany Robinson è stata trasformata in un trofeo vivente, che cresce sotto i tuoi occhi e che non devi neanche preoccuparti di nascondere.

Robinson è tutt’ora detenuto nel braccio della morte in Kansas.

Robinson non ha mai smesso di disegnare vignette umoristiche.
Questa ad esempio è contro i suoi “avvocati scarsi” che lo hanno fatto condannare:


Il prossimo post verrà pubblicato quando questo raggiungerà le 80 condivisioni o 80 reazioni sulla pagina Facebook, a presto!

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