Pluriomicida a 9 anni.

Il 6 aprile di quest’anno, in Illinois, una “casa mobile” è stata data alle fiamme, causando la morte di una donna di 69 anni, un uomo di 34, e tre bambini: due di circa due anni, il più piccolo di solo un anno.

I particolari diffusi sono pochissimi, ma presumibilmente erano tutti imparentati (padre, i tre figli e la nonna).

Image via Kevin Barlow/The Pantagraph via AP


Per la loro morte è stato arrestato un bambino di 9 anni.

Il quale ora, a seconda dell’esito del processo a suo carico, può rischiare una varietà di pene difficilmente prevedibili.

Per strage si può prendere l’ergastolo.



D’altra parte esiste la prassi diffusa di non condannare a pene carcerarie, tantomeno severe, i minori di 14 anni.

Anche considerando le eccezioni, il limite per condannare al carcere minorile di norma è fissato a partire dai 10 anni.

Al di sotto di questa età, il minore non potrebbe essere nemmeno sottoposto a custodia preventiva, e non potrebbe richiedere un processo pubblico- a meno che non si decida espressamente di processarlo come un adulto.

I purtroppo famosi Thompson e Venables, arrestati per gli scioccanti fatti compiuti all’età di 10 e 11 anni, oggi sono in libertà.



Tra avvocati, periti e giuristi si sono schierati due fronti opposti:
nel caso specifico alcuni parlano di “evidenza di un atto consapevole e deliberato“;
mentre altri obbiettano che “a 9 anni non si sa neppure la verità su Babbo Natale, e non si può sapere che chi muore non torna in vita. E’ impossibile determinare se a quell’età si possa decidere coscientemente di uccidere davvero“.

Amardeep Sada, serial killer arrestato a 8 anni.




Non esistono molti precedenti di questo genere in USA, perchè di solito se un bambino di quell’età viene accusato di omicidio si tratta per lo più di colpi partiti da armi mal custodite (che fanno non più di una vittima, quindi).

In effetti esistono bambini assassini, ma che abbiano al loro attivo un tale numero di vittime è un caso veramente raro.






Gli avvocati annunciano che si dovrà tenere conto non solo della condizione psicologica del soggetto, ma anche dello stadio di sviluppo neurologico a quell’età.

La questione è ulteriormente complicata dal fatto che lo stato dell’Illinois è stato tra i primi paesi al mondo a istituire un tribunale dei minori, nel 1890, proprio per “tirarli fuori” dai meccanismi delle condanne per adulti: quindi a livello politico e di opinione pubblica l’esito del processo sarà molto discusso, quale che sia.


Per il momento si sa pochissimo, compreso il fatto se il bambino fosse imparentato con la famiglia sterminata, o addirittura se li conoscesse o meno.

Eric Smith, 13 anni, assassino.


Edit:

da quando ho iniziato a raccogliere informazioni su questa vicenda, e a scrivere questo post, ci sono stati degli aggiornamenti.

Col procedere delle udienze sono trapelati più particolari.
Sinceramente avrei preferito di no.
In ogni vicenda di questo tipo, più approfondisci e peggio è, ma quando le vittime sono bambini è ancora più difficile.

Ma tant’è. Ora la stampa ha divulgato alcune notizie che prima ci erano ignote.

Il minore accusato di aver appiccato il fuoco era in effetti imparentato con le vittime.

Si trattava dei suoi fratelli minori, della nonna, del compagno della madre (che fungeva per lui da padre), più una cuginetta.




La casa alla quale ha dato fuoco era anche quella dove lui stesso viveva.

A parte lui, l’unica altra persona che si è salvata è stata la madre.

Questa, tra le lacrime, descrive i momenti più terribili di quella notte, quelli che probabilmente le rimarranno per sempre davanti agli occhi.

[Nota: io speravo che fossero morti nel sonno, soffocati dal fumo, senza riprendere conoscenza.] E invece:

“Ero fuori, vicino alla finestra, e dicevo ai miei bambini che mi dispiaceva di non poterli salvare”, racconta la madre.
“Dicevo loro “mamma è qui, vi voglio bene”,
sai, spero solo che abbiano potuto sentire le mie parole.
Ho detto al mio compagno che lo amavo… e poi ho capito che era tutto finito”.

C’è stato un momento in cui li sentivo urlare.
Senti il tuo fidanzato urlare, e poi finisce tutto.
Non so cosa sia peggio. Sentirli urlare, o non sentirli più.

Una foto di pochi anni fa.



Ora, questo strazio è complicato dal fatto che ad ucciderli in maniera così atroce è stato l’altro suo figlio, l’unico rimasto in vita.

Kyle Alwood





La madre dice che al bambino è stata diagnosticata di recente la schizofrenia, e in aggiunta un disturbo da deficit di attenzione/iperattività, e anche un disordine bipolare; che Kyle è un bambino adorabile, e che merita una seconda opportunità.


“Tutti lo chiamano “mostro”, ma non lo è. Le persone commettono degli errori, ed è proprio di questo che si tratta. E’ una tragedia. Ho perso tutta la mia famiglia in quell’incendio. Ma non si può rovinare anche la vita di Kyle per questo”.



La zia del bambino, sorella della madre, è molto meno comprensiva.
Abita nella casa accanto.
Sua figlia Rose, di due anni, è una delle vittime morte nell’incendio.




Dice che il nipote Kyle sa benissimo cosa succede se appicchi fuoco ad una casa.

Lei pensa che nonostante l’età debba essere punito.
“Tenuto da qualche parte finchè non avrà l’età per il carcere minorile.
E dopo deve fare il carcere per adulti. Deve pagare.”




La prima udienza in tribunale è stata inquietante.

L’imputato di omicidio di primo grado sprofondava nella sedia; i suoi piedi non toccavano il pavimento.
Siccome l’imputato non riusciva a capire, il suo avvocato ha dovuto sussurrargli nell’orecchio il significato di parole come “presunto”, “incendio doloso”, e “residenti”.



Al termine della seduta Kyle Alwood ha lasciato l’aula con le braccia conserte, in lacrime, scortato dal nonno paterno.


La prossima udienza è fissata per il 22 novembre.


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