100 assassini identificati negli ultimi 18 mesi, dopo decenni.


*Antefatto*

Era l’aprile del 2018 quando venne identificato e catturato il GSK, ovvero “il peggior criminale della California”.



Uno dei casi più misteriosi e peculiari nella storia dei serial killer- anche dal punto di vista del profilo psicologico, e del comportamento con le vittime durante e dopo gli attacchi.
(Varrebbe la pena di scriverci un post dedicato, vista la complessità dell’argomento).


Al momento dell’arresto, dopo 40 anni dall’ultimo omicidio (pare che abbia smesso nel 1986, guardacaso in coincidenza con l’inizio dell’impiego del DNA nelle indagini), non appariva altro che un vigoroso pensionato.

Indaffarato nella sua lussuosa villa (nella quale viveva con moglie -avvocato divorzista- una delle figlie e un nipotino), un momento cuoceva un galletto nel forno, un altro costruiva un tavolo nella rimessa, e si preparava alla prossima corsa in moto- nonostante i suoi 72 anni suonati, ma portati benissimo.

“Si muoveva come un cinquantenne” osserveranno stupefatti gli agenti che l’hanno pedinato per una settimana, prima di procedere all’arresto.

Sembra che dopo il primo duplice omicidio, al quale avevano assistito di sfuggita alcuni passanti, DeAngelo avesse perso molto peso e si fosse fato crescere i baffi, forse nel tentativo di non assomigliare più agli identikit.



In realtà Joseph De Angelo, ex poliziotto e meccanico in pensione, non era solo il famigerato “Golden State Killer“, ma anche allo stesso tempo 3 o 4 altri diversi criminali: il “Visalia Ransacker”, l’ “Original Night Stalker“, l'”East Bay Rapist“, il “Diamond Knot Killer“.

A dirla tutta ci sono dei sospetti anche riguardo ad altri episodi di furti e omicidi sparsi per le zone in questione, ma ormai non ci sono più le prove genetiche da confrontare (e comunque il soggetto è attualmente sotto processo: i dettagli vanno ancora dimostrati e dibattuti).

Identikit del “Visalia Ransacker” su un giornale locale.



Cambiando spesso tipo di vittime, armi, modus operandi, reati e aree geografiche, per decenni nessuno aveva capito che si trattasse sempre dello stesso individuo.



A unire i puntini, dopo 40 anni di terrore (De Angelo ha continuato per anni a fare telefonate anonime e raccapriccianti alle vittime rimaste in vita), ci è voluto il DNA.





Dal giorno del suo arresto (un caso zero epocale, si parla di “rinascimento delle tecniche forensi”), negli Stati Uniti sono stati riesaminati tantissimi “cold case”.
Casi irrisolti e fermi da decenni, che riesaminando le prove, soffiando via la polvere da faldoni dimenticati e giocando la carta della banca dati genetica, aggiornata quotidianamente da decine di migliaia di donatori volontari, hanno visto finalmente una soluzione.



Basta esserne i cugini lontanissimi del killer -totalmente ignari di esserlo- per mettere i genetisti sulle tracce del responsabile.



Responsabile il quale spesso non solo non è mai stato neppure sfiorato dalle indagini, ma a volte ha condotto una vita specchiata, e non ha mai avuto il minimo problema con la legge; come del resto mai ne ha avuti il sopracitato De Angelo, o gli assassini di Christy Mirack; -J.B. Beasley e Tracie Hawlett, o ancora il signor Raymand Lawrence Vannieuwenhoven.



L’ultimo caso risolto, proprio oggi mentre scrivo, risale ad un omicidio avvenuto nel gennaio 1980.

Helene Pruszynski
Helene Pruszynski





Helene Pruszynski aveva solo 21 anni.

Da appena due settimane era arrivata in Colorado, per fare uno stage presso una radio locale.

Frequentava l’università, e diventare giornalista era il suo sogno.

Helene Pruszynski



Quella sera di gennaio Helene, al termine di una lunga giornata alla stazione radiofonica, era scesa dall’autobus come al solito, per raggiungere il suo appartamento.

Nel brevissimo tragitto tra la fermata del bus e la porta di casa era stata aggredita, rapita, stuprata e massacrata.

La ritrovarono per caso dei passanti solo il giorno dopo, con la luce del giorno.

Giaceva in un campo.

il luogo del ritrovamento.





Era sdraiata supina; parzialmente svestita.

Una volta girato il povero corpo, si sono viste le nove coltellate.
Alla schiena.

A parte l’identikit fornito da un passante (col senno di poi, particolarmente somigliante), nessun testimone è stato mai realmente utile.

Nessun indizio tangibile ha potuto ricondurre all’identità dell’uomo che aveva fatto tutto questo.

Helene Pruszynski
Uno dei volantini attaccati nei dintorni della fermata, nella speranza della svolta decisiva.


Essendo Helene nuova in città, per gli inquirenti era impossibile capire se avesse avuto un giro di amicizie, e quale fosse.
Se magari conosciuto qualcuno da poco, a parte i colleghi della radio (i quali avevano tutti un alibi), e come rintracciarlo.

In breve il caso “si fredda”, come si dice in gergo.

Nient’altro che un eufemismo, per dire che lo sceriffo locale aveva davvero finito le idee.

Helene Pruszynski
Di tutti i suoi parenti, solo la sorella -a destra- è rimasta in vita abbastanza a lungo da conoscere il volto dell’assassino di Helene (in alto.)




Passano 40 anni di buio, dunque.

Decenni durante i quali Helene avrebbe dovuto vivere la sua vita, realizzare i suoi sogni.

Helene Pruszynski
Helene al matrimonio della sorella.


Oggi avrebbe 61 anni, forse avrebbe dei nipotini.

Tutto spazzato via in pochi minuti di paura, dolore, orrore, perchè uno che non aveva neanche mai visto, quella sera “aveva voglia”.

Helene Pruszynski




Per 40 anni un campione di sperma raccolto sul cadavere se n’è stato riposto da qualche parte, nel silenzio del magazzino dei reperti nella contea di Douglas, Colorado.

E oggi finalmente sappiamo chi lo ha lasciato lì, quella notte di 40 anni fa.
Salutiamo James Clanton:



All’epoca si faceva chiamare Curtis White.

Era appena arrivato in Colorado anche lui, come Helene.

Perchè il giovane Curtis era appena stato liberato dopo 4 anni di detenzione: per “stupro, sotto minaccia di coltello”.

Nuove tecnologie a parte, l’idea di uccidere la vittima per non farsi identificare gli è andata bene per un soffio, vista la somiglianza dell’identikit composto da un testimone.





“La prossima volta non mi farò identificare”, si era ripetuto Curtis, giorno dopo giorno, per anni, in cella.

E così, appena liberato, aveva proceduto col “metodo sicuro”: uccidere la ragazza dopo la violenza sessuale.





Dopo di che… semplicemente non lo aveva mai più fatto.

Nessun altro stupro, nessun altro omicidio. Per 40 anni, e presumibilmente se ne sarebbe stato tranquillo per altrettanti 40.

Levatasi questa soddisfazione, la sua vita è continuata come nulla, su tranquilli binari.

Trasferito in Florida; lavoro fisso come camionista.
Mai problemi con la legge.

Al momento del suo arresto aveva già spento 62 candeline.
Lui.

Queste centinaia di casi risolti col DNA (altri due risolti tra quando ho cominciato a scrivere questo post, e i 4 giorni successivi, durante le revisioni), stanno scrivendo una pagina nuova della criminologia.

Non solo per la tecnica innovativa e per la quantità spropositata di cold case risolti, ma soprattutto perchè dimostrano (con una frequenza impossibile da ignorare) l’esistenza di un tipo di assassino tanto efferato quanto insospettabile e atipico.

Vale a dire un “one-time killer“, che -a quanto sembra- può scegliere di ammazzare, stuprare, liberarsi del corpo… e successivamente scegliere di non farlo mai più.
Di continuare, come se nulla fosse mai accaduto.

Convivere per decenni coi volantini affissi ovunque, coi volti dei genitori in lacrime in tv, e riuscire a starsene ben zitti, per sempre, conducendo una vita perfettamente funzionale, produttiva, sociale.

In pratica significa che chiunque attorno a noi, 10 o magari 40 anni fa, potrebbe aver compiuto atti da far impallidire il peggiore dei serial killer, solo una volta, per provare com’è.



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