Il proibizionismo della margarina.

Vale la pena di spendere due parole in più sull’ “Oleo”, che accompagna il pane sul menù di natale di Alcatraz.
Trovi l’articolo QUI.



Il misterioso nome Oleo è semplicemente il nome comune di una marca di margarina (che oggi non esiste più).



La cosa curiosa però è che, a quanto pare, nel secolo scorso centinaia di bambine sono state battezzate col nome proprio di Oleo, Oleo M., Oleo Margarine, o anche Oleomargarine.

Perchè mai?

La margarina era stata inventata nel 1869 dal farmacista francese  Hippolyte Mège-Mouriès, in seguito ad un concorso indetto da Napoleone III.

 Hippolyte Mège-Mouriès




L’obbiettivo era quello di trovare un’alternativa più economica e facilmente conservabile rispetto al burro, in particolare per la Marina Militare.

Il risultato era sì simile al burro, ma più biancastro (e meno invitante per il consumatore).

Per rendere l’imitazione economica più simile all’originale, si è ovviamente pensato di aggiungere un po’ di colorante giallo.

Si sottolineava il “giallo” perchè era un aspetto importante.




Nel 1870 la margarina cominciò a diffondersi sul mercato statunitense, riscontrando rapidamente un grandissimo successo.




10 anni dopo le vendite sul mercato si erano impennate a tal punto che la lobby dei produttori caseari, che vedevano snobbato il loro burro di origine animale, iniziò a fare pressione sul governo.

La richiesta era di limitare in qualche modo il successo della concorrente industriale, che rubava clienti al vero burro in maniera esponenziale.


Certo non si poteva vietare tout court di fare concorrenza ai prodotti vaccini.

La soluzione adottata fu quella di proibire alle ditte produttrici di colorare la margarina, in modo che risultasse ancora biancastra: quindi meno appetibile (ma la scusa ufficiale fu che il divieto a vendere margarina gialla fosse “per evitare truffe”, vale a dire etichette che indicavano falsamente che fosse vero burro).



I produttori di margarina, dal canto loro, si ingegnarono per aggirare le limitazioni: ora potevano venderla solo bianca, è vero; ma nulla proibiva di allegare alle confezioni di “olio spalmabile” delle bustine di colorante, in modo che ognuno potesse correggere da sè il prodotto, a casa.



Il procedimento di colorazione casalingo però faceva perder tempo alle massaie: era difficile amalgamare perfettamente il colore concentrato (tendente all’arancione) senza lasciare puntini e strisce più accese nel prodotto- ricordando a tutti cosa realmente si stava mangiando- e soprattutto sporcava molto gli utensili da cucina, cucchiai di legno e strofinacci.

Adeguando l’offerta alla domanda, e aggirando la legge, nacque quindi un vero e proprio mercato nero di “margarina già colorata di giallo”.

Spacciatori (illegali e ambulanti) di “Oleo colorato” spuntavano qua e là nelle periferie, garantendo ai clienti una parvenza di burro da portare in tavola senza ulteriori seccature.

L’affare era parecchio allettante per chi voleva intraprendere questa “vendita illegale”, perchè dopotutto si vendeva un prodotto composto da due elementi leciti.

Comprare la margarina bianca, e il colorante, era perfettamente legale.
Tenerla in casa (o in magazzino) era legale.
Mescolarla e tingerla di giallo era legale (ad uso personale).
Finchè non si era colti nell’atto di venderla, non c’erano problemi.

La popolazione non andava certo a denunciare, visto che era chiaro a tutti che tutta quella faccenda della proibizione di vendere margarina gialla era solo una ridicola scocciatura.

Un venditore di margarina proibita.


Una ditta cercò di andare incontro alla clientela inserendo una pillola di colorante concentrato, da schiacciare e massaggiare all’interno della busta prima ancora di refrigerarla (per dare la forma tipica del panetto di burro) e aprirla- proprio per non sporcare ciotole e cucchiai.


Ma in definitiva dunque, perchè così tanti genitori sceglievano di dare il nome di uno pseudo-burro illegale alle loro figlie?

Forse una poesia comparsa nel 1900 su un giornale umoristico può darci un indizio:


“Smith has a lovely baby girl,
The stork left her with a flutter.
Smith named her Oleomargarine,
For he hadn’t any but her.”


che in una traduzione libera potrebbe suonare un po’ come:


“Smith aveva un’adorabile bambina,
la cicogna la lasciò con uno svolazzo.
Smith la chiamò Oleomargarina,
poichè non aveva altro che lei.”

(che suona come “non aveva niente bur- ro“)

Guardacaso esisteva una marca di margarina chiamata proprio “cicogna”.




Dobbiamo pensare quindi ad un prodotto ricercato dalla gente comune; ingiustamente illegale; e ad un gioco di parole: in breve, ad una moda.

Qui si sottolinea la difficoltà di distinguere il vero burro dalla margarina marca “cicogna”, senza peraltro perder l’occasione di dare della cretina alla moglie “che non sa distinguere neanche le caramelle dalla pillola anticoncezionale”.



Il proibizionismo nei confronti della margarina gialla finì nel 1950, e con esso si registrò un crollo di bambine battezzate Oleo, o Margarine.

La maggior parte degli esempi che si possono trovare risalgono infatti ormai ad un secolo fa:

Oleomargarine Nugent (Maryland, 1891)
Oleomargarine Horney (Michigan, 1903)
Oleo Margarine Williams (Florida, 1919)
Oleomargarine Fristoe (Missouri, 1922)
Oleo Margarine Fanner (Texas, 1928)
Oleo Margarine German Franke (Texas, 1928).

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