Il “Killer del 9 febbraio”.

Quale madre o nonna non aprirebbe la porta ad un ragazzino infreddolito che chiede aiuto?

A dire il vero, penso che lo farebbe tranquillamente chiunque di noi.

telecamera di sicurezza che riprende un’adolescente








Ma questa vicenda porta a farci molte altre domande.

Cosa induce un assassino ad uccidere in un determinato momento piuttosto che in un altro?
In estate, in inverno, la notte, una particolare condizione meteorologica… sono elementi privi di significato, o situazioni importanti per il killer?

Segue una mera opportunità, il caso, o è una scelta precisa?
O forse invece rispetta una ricorrenza, c’è un significato che può cogliere solo lui?

Sono domande particolarmente pressanti per chi si è occupato di risolvere i delitti che andremo a trattare.

Omicidi brutali, che tuttavia a prima vista non avrebbero nulla di particolare.

Se non fosse per la data.






Taylorsville, Utah.
Un tranquillo sobborgo, a due passi da Salt Lake City.



La sera del 9 febbraio 2006 un uomo rientra dal lavoro, come ogni giorno.

E’ sposato con Sonia Mejia, 29 anni, che a quell’ora dovrebbe essere a casa ad aspettarlo.

Appena varcata la soglia, non ricevendo risposta al saluto, l’uomo comincia a cercare la moglie in tutte le stanze. Fino a salire in camera.

Lì purtroppo la trova: Sonia giace senza vita sul letto.
E’ stata stuprata e strangolata.

Disperato, l’uomo chiama il numero d’emergenza; arrivano polizia e ambulanza.
Anche se la donna è senza dubbio deceduta, si cerca in ogni modo di salvare il bambino che porta nel grembo.

Sonia infatti era visibilmente incinta.
Il piccolo aveva 5 mesi -quasi 6- e avrebbe potuto forse sopravvivere ad un cesareo d’urgenza.
Ma ormai è troppo tardi anche per lui.

Sonia Mejia nella foto del documento d’identità.
In una sola fonte ho trovato che aveva un altro figlio, di 8 anni.

Durante le indagini, dalla vita privata della donna non emerge nulla di rilevante.

L’omicidio è avvenuto in pieno giorno: addirittura un testimone ha visto l’assassino.
Racconta che la donna stava sulla propria soglia di casa, prima parlava, e poi discuteva con “un adolescente, al massimo appena ventenne, con maglietta bianca e pantaloncini, ispanico, capelli scuri e corti“.

Dopo un breve alterco, il ragazzo avrebbe spinto la donna dentro casa.

Il vicino purtroppo ha pensato che si trattasse di nient’altro che un nipote o parente, e che non ci fosse nulla di particolarmente allarmante nella scena alla quale aveva appena assistito.

Sonia in una delle ultime foto scattate.
E’ quella che viene chiamata “una vittima a basso rischio”: nessun comportamento o frequentazioni rischiose, a casa propria e in pieno giorno.






Nell’appartamento mancano alcuni gioielli della vittima; e anche la sua auto, che verrà ritrovata in una cittadina vicina, parcheggiata fuori da un hotel.

L’ipotesi degli inquirenti è che Sonia sia stata spiata per giorni da uno sconosciuto, il quale ha atteso il momento giusto per trovarla sola.

Probabilmente il suo assassino aveva già in mente da subito qualcosa che andava oltre il semplice furto; perchè se la sua intenzione fosse stata diappropriarsi dei gioielli, avrebbe semplicemente atteso che anche lei fosse fuori casa.
Lo scopo era lo stupro, probabilmente già premeditando l’omicidio.

Ma nonostante le ipotesi su dinamica e movente, le indagini non portano a nulla di decisivo: le indagini si arenano inesorabilmente.

Passano inutilmente due anni.

West Valley City



2008, West Valley City: un’altro tranquillo sobborgo dello Utah.

Il figlio della 57enne Damiana Castillo non ha sue notizie da 12 ore, e pensa di andarla a trovare a casa.
Purtroppo trova la madre senza vita.
Anche lei è stata picchiata, violentata e strangolata.

L’autopsia del coroner determina che è stata uccisa il giorno prima: anche lei il 9 febbraio.

Damiana Castillo





Di nuovo, un testimone parla di un ragazzo ispanico- di nuovo in pantaloncini corti e maglietta bianca, di statura e peso inferiore alla media, esile insomma.
Nessun segno distintivo utile ad identificarlo.



Le indagini, di nuovo, non portano a nulla.

Nonostante la vicinanza (4 minuti di auto, separati da un college e una scuola elementare), i due omicidi non vengono messi in relazione, perchè le vittime appaiono diverse come età; e anche per via del tempo intercorso tra i due delitti.

(curiosità: in basso a destra, a pochi minuti di auto, si trova una località chiamata Twin Peaks)



Solo dopo un ulteriore anno viene scoperto che il DNA rinvenuto sulle due vittime coincide: il loro assassino è lo stesso, e ha colpito lo stesso giorno, a distanza di due anni.

Dalle ricerche nel database dei codici genetici prelevati a criminali detenuti non emergono altri reati a carico dello stesso soggetto.





Viene creata una task force di 8 uomini, che si dedicano a tempo pieno allo scopo di individuare l’assassino.

Sembra proprio che un ragazzino appena maggiorenne, insospettabile, ispanico come le vittime prescelte, spii le vittime per giorni- e si presenti alla loro porta con un pretesto assolutamente plausibile.

Su questi omicidi si trova pochissimo in rete.
Quelle che seguono sono mie considerazioni personali.



Forse il ragazzo dice di aver avuto un incidente, e di avere bisogno del telefono.
O di essersi perso, o di essere stato derubato.

Se la vittima appare titubante, viene spinta in casa con la forza, senza il minimo preavviso.

Se il ragazzo abbia scelto coscientemente di uccidere il 9 febbraio per un motivo per lui significativo, o se si tratti di una pura coincidenza, non è possibile saperlo.

Il motivo è intrapsichico: ce lo potrebbe spiegare solo lui.

Forse ha deciso di “vendicarsi” di una ex che lo ha piantato quel giorno.
Ex in senso lato, perchè a volte a questi soggetti basta anche solo immaginare di avere qualche diritto su una ragazza -alla quale non hanno neppure mai rivolto la parola.

Forse cerca di prendersi una soddisfazione in seguito a cose che non c’entrano nulla, come un licenziamento, una bocciatura, un rifiuto all’accademia di polizia o esercito, o una qualunque grossa delusione.

Pretesti ovviamente, che hanno una logica solo per una mente infinitamente crudele e infantile.





Esiste una terza possibilità, una sorta di via di mezzo:
che abbia colpito casualmente -in un casuale momento propizio- la prima volta;
e che dopo aver fantasticato per anni su quel primo omicidio, abbia deciso di “celebrarlo”, colpendo di proposito lo stesso giorno, per rivivere l’episodio che lo ha così tanto gratificato.

Scegliendo tuttavia una vittima apparentemente diversa: una giovane donna incinta la prima, una donna matura la seconda.

In entrambi i casi due persone particolarmente indifese.

Questo si associa bene alla giovane età dell’aggressore, e alla sua non particolare prestanza fisica, unita all’assenza di armi: ha scelto vittime fisicamente “poco pericolose” per lui durante la colluttazione, almeno nei suoi progetti.

Può essere infatti che Sonia abbia opposto più resistenza di quello che lui si sarebbe aspettato, nonostante fosse incinta; e che per il secondo omicidio abbia scelto di proposito una persona più anziana, proprio nella speranza di trovare una minore resistenza.

Ad ogni modo presentarsi in pieno giorno sulla porta di casa, in atteggiamento apparentemente inoffensivo (probabilmente con una richiesta di aiuto, o di generica assistenza) è una maniera studiata per vincere il sospetto di una persona che si trova presa totalmente alla sprovvista.





Ho controllato le temperature della zona in febbraio, e a quanto pare, nonostante la parte meridionale dello stato sia desertica (il tipico canyon), vicino a Salt Lake City può fare molto freddo durante il giorno, anche sotto lo zero: le temperature massime si aggirano in media tra i 10 gradi e i meno 4.

La parte della Monument Valley è decisamente più a sud.



Il fatto che il soggetto entrambe le volte abbia suonato alla porta delle vittime in maglietta e pantaloncini corti, come hanno affermato i testimoni, significa che lo ha scelto deliberatamente, e che questo faceva parte della storia falsa che ha raccontato per introdursi in casa; presumibilmente è sceso dalla propria auto parcheggiata nei dintorni.

O -molto inquietantemente- viveva molto vicino alle vittime, e tuttavia si è sentito abbastanza sicuro da uscire di casa- o dal lavoro, o dalla casa di un parente o conoscente- abbigliato in modo così insolito per la stagione, parlare con le vittime designate di giorno e di fronte a testimoni, e poi tornare indietro dopo gli omicidi, senza che questo abbigliamento eccentrico lo preoccupasse affatto.
Magari ha nascosto un giaccone più pesante da qualche parte, lungo il tragitto, per non destare sospetti.

Si tratta di un insospettabile.
Difficile che un ragazzino così giovane non abbia parenti coi quali è in stretto contatto, se non amici, compagni o colleghi.
La finestra temporale dei delitti è abbastanza ristretta, e in pieno giorno: improbabile che nessuno nel suo ambiente abbia notato la sua assenza in quel momento, o che non abbia saputo che lui potesse essere nella zona.
Ma probabilmente sua madre, i suoi fratelli e così via non possono collegarlo ad atti così aberranti.



Al momento della diffusione della notizia di un serial killer “ragazzino” che colpisce sempre nello stesso giorno, l’opinione pubblica si rende subito conto che tutta la situazione è particolarmente allarmante.

La pagina di un qualunque annuario scolastico del 2006 (scelta con un proposito puramente esemplificativo).
I “sophomores” hanno esattamente l’età del soggetto notato dai testimoni.

I giornali ne parlano, e la psicosi si diffonde.

Soprattutto tra le donne che vivono sole, o che restano a casa sole durante il giorno, il panico cresce.

Addirittura molte programmano appositamente di trascorrere il 9 febbraio lontano dallo stato, in vacanza o da parenti, nel timore che qualcuno possa suonare il campanello o introdursi in casa.



La vicenda a livello locale diventò molto nota.
Persino una puntata di Criminal Minds (nell’ottava stagione), è -molto liberamente- ispirata a questi fatti.

Le tipiche abitazioni che si trovano nei dintorni degli omicidi.





Ma il “Killer del 9 febbraio” non colpirà mai più.

Probabilmente è abbastanza gratificato dalla fama, dal leggere il panico sulle pagine dei giornali, dal sentirne parlare tra i suoi amici e familiari.

Nel 2001 le indagini vengono sospese, e il caso è classificato nuovamente come un cold case.

Taylorsville project. Drone photos in Taylorsville, Utah Oct. 21, 2018. Fire station, city hall, freeway, 1-215, sprawl





Fino a un anno fa:
nel novembre 2018, dopo ben 13 anni dal primo omicidio, è stato annunciato che “un sospetto è stato preso in custodia, in attesa di essere estradato in Utah per affrontare l’accusa di omicidio”.

Il soggetto sarebbe quindi detenuto in un altro stato, per altri motivi.

Il nome non è mai stato reso pubblico, e al momento in cui scrivo non ho ancora trovato aggiornamenti significativi.

Immagino che l’assassino sia fuggito dallo Utah (o già prima non ci viveva, e ci tornava apposta solo per uccidere? lo trovo improbabile, penso più che fosse cresciuto in zona), e che dopo il secondo delitto abbia commesso altrove qualche altro reato, per il quale gli inquirenti hanno inserito il suo DNA nel database allo scopo di verificare altri eventuali atti illeciti, secondo una prassi che fortunatamente sta entrando sempre più in uso.



In caso di novità provvederò immediatamente ad aggiornare il post, nella speranza che Damiana Castillo, Sonia Mejia e il suo bambino mai nato possano avere giustizia.



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