L’incidente di “Ai confini della realtà”.

La località di Santa Clarita (California) è oggi nota ai più per via di una serie tv interpretata da Drew Barrymore.

Ma in ambito cinematografico è famosa anche per una vicenda drammatica, e purtroppo molto reale- anche se avvenuta su un set di finzione.

“L’incidente di Santa Clarita” è la causa della fine dell’amicizia tra due grandi registi: Steven Spielberg e John Landis; nonchè dell’istituzione di leggi più severe circa le norme di sicurezza nel cinema.

“Animal House” John Belushi, John Landis © 1978 Universal ** I.V. —————– Credit: mptvimages/contrasto



I due registi erano impegnati a girare il film ad episodi “Ai Confini della Realtà”.
Tema centrale: la sottile linea tra il reale e l’illogico, tra la normalità e l’impossibile, senza risparmiarsi lampi di orrore.

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Ogni storia della pellicola (ripresa dall’omonima serie) si muove lungo una trama perturbante e straordinaria, fino alla conclusione inaspettata, fornendo allo spettatore una sorta di “morale”.

Tranne l’episodio girato da Landis.

Sembra che il regista di Animal House, i Blues Brothers, Una poltrona per due e tanti altri, abbia sfoderato il suo lato più spietato e crudele nello scrivere l’episodio a lui assegnato (e anche il prologo dei due amici in macchina, che -segnalo per chi si accingesse a visionare il film e magari non fosse avvezzo ai film horror, perchè di questo si tratta, nel prologo- è piuttosto impressionate e inatteso).

Dan Aykroyd e Albert Brooks


Nell’episodio di Landis lo sgradevole protagonista, come un novello Scrooge, rivedeva le sue convinzioni razziste, e addirittura sceglieva di rischiare la propria vita pur di salvare due vittime predestinate.

Ciò nonostante, il finale per lui era comunque decisamente tragico (e in netto contrasto con l’episodio successivo, diretto da Spielberg, che sprizza bontà da ogni fotogramma).
Nessuna morale.
Aver cambiato totalmente le proprie convinzioni razziste non gli portava alcuna redenzione.




Quello di Landis è l’episodio più corto tra tutti quelli presenti nel film.

Il motivo: il protagonista, e due bambini di 6 e 7 anni sono morti sul set, durante le riprese, di fronte ai cameramen inorriditi che osservavano impotenti la scena dai loro obbiettivi.



I tre attori (i due bambini erano poco più che comparse, a dire il vero) che nella finzione fuggivano dall’attacco di un elicottero, sono stati letteralmente decapitati dalle pale del velivolo che li inseguiva, o schiacciati dallo stesso; elicottero a bordo del quale si trovava -tra gli altri- proprio il regista.


E secondo le testimonianze fu proprio Landis che, per ottenere scene più impressionanti, aveva detto al pilota di “volare più basso” di quanto previsto.
Più vicino alle fiamme e alle detonazioni che venivano fatte esplodere sul set (con un non eccellente tempismo, va detto).
La bassa quota e il caos fin troppo realistico sul set ha portato alla perdita di controllo del velivolo.

Paradossalmente, la scena rappresentava il salvataggio dei due bambini.

Erano stati scelti apposta piccoli ed esili, per essere più facilmente tenuti in braccio dall’attore protagonista durante la fuga.
Ed erano stati assunti senza troppe cerimonie: pagati in nero, perchè secondo le leggi in vigore in California, dei minori non avrebbero potuto lavorare di notte.

Landis scelse semplicemente di aggirare quel problema.

Come una valanga che si forma a partire da un piccolo cedimento, quella che inizialmente sembrava una sciocchezza (girare di notte con due bambini) portò ad una serie di conseguenze via via più gravi.
“Cosa potrebbe andare storto?”
E invece fu tragedia.



Molti membri della crew, compresi i vigili del fuoco presenti, non avevano neppure idea che in mezzo alle esplosioni e alle fiamme ci sarebbero stati due bambini.

I genitori dei piccoli, dal canto loro, erano stati invitati a non dire niente a nessuno circa le scene girate di notte, e rassicurati “che non ci sarebbe stato alcun pericolo”, che era tutta finzione.

Uno dei genitori era sopravvissuto ai veri bombardamenti del Vietnam; e ora aveva assistito, impotente, alla morte della sua bambina, uccisa su un set che raccontava una scena proprio di quel conflitto.
Un incubo che si materializza- nell’ambito di un film che parla proprio di incubi che diventano realtà.

Tra i membri della crew, l’idea che il regista stesse tirando troppo la corda nei preparativi di quella scena era già nell’aria, ma nessuno osava realmente alzare la voce.



L’attore protagonista, Vic Morrow, nel film interpreta un uomo frustrato, razzista e antisemita.
In un capovolgimento della trama, il personaggio si troverà a sua volta vittima delle SS, scambiato per un ebreo, poi per un vietnamita;
ma fuori dalla finzione cinematografica, Morrow veniva davvero da una famiglia ebraica: il gioco di specchi tra realtà e finzione continua, spietato-e molto inquietantemente, visto il tema del film- proprio come è stato per il padre realmente reduce dal conflitto in Vietnam.


Pochi secondi prima della sua orribile morte, Morrow aveva detto ad un amico: “Devo essere pazzo a girare questa scena. Avrei dovuto chiedere una controfigura“.

Vic Morrow.

Morrow era il padre di Jennifer Jason Leigh.
La vicenda scioccò tutto l’ambiente di Hollywood.



Dopo l’incidente (annunciato?) il film uscì comunque nei cinema, episodio compreso, semplicemente tagliando la scena dei bambini.

Il regista spiegò che, se da una parte non si poteva pensare di usare tutte le scene girate (magari tagliando il girato un secondo prima dello schianto), d’altra parte non sarebbe neppure stato “rispettoso buttare nel cestino l’ultimo lavoro di Morrow”, eliminando l’episodio intero.

Nel film quindi si può vedere la scena del Vietnam, ma senza i minuti nei quali compaiono i bambini.
Nel montaggio finale il protagonista non compie alcuna “buona azione”, e si avvia alla tragica fine (girata provvidenzialmente prima dell’incidente fatale).

Guardare questa scena, sapendo cosa è successo realmente, è terribile.


Spielberg non perdonò mai le “leggerezze” di Landis, e i due -che avevano prodotto assieme il film- separarono definitivamente le loro strade.


Drammaticamente il girato dell’incidente esiste e circola tutt’oggi, ripreso da tre diverse cineprese, in quanto il processo a Landis e alla crew per omicidio colposo tenne banco per mesi, non solo in aula ma anche su giornali e tv, scuotendo profondamente l’opinione pubblica e il mondo dello spettacolo.


Qui una versione che si ferma all’elicottero precipitato, senza continuare nel dettaglio. E’ un inferno di fuoco, di vere esplosioni.
I genitori dei due bambini erano già inorriditi dalla situazione fin troppo realistica del set, ben prima di poter anche solo immaginare l’incidente fatale.


Qui sotto invece, il girato delle tre telecamere: dalla più lontana a quella più vicina.
Il video è molto impressionante. Ho meditato a lungo se includerlo o no nel post, ma penso che -se le tragedie possono avere un senso- questo sia di informare e contribuire ad impedire che possano accadere fatti simili.
Anche se nessuno di noi è un regista o produttore cinematografico (ma non si sa mai), è bene ricordare tutti che “piccole leggerezze” possono veramente portare ad immani tragedie.



Questo incidente infatti ebbe un impatto così forte sulla società americana, che furono presi a tempo di record nuovi provvedimenti a tutela degli attori, in seguito ai quali gli incidenti sul set calarono quasi del 70%.

Un telegiornale dell’epoca ne parla:


Messi a processo, Landis, il pilota, e gli altri membri coinvolti nell’incidente, furono tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo.

Landis è il primo a sinistra, con gli altri imputati, in piedi per ascoltare la sentenza.



Dopo lunghissime trattative, durate quasi otto anni, è stata prodotta nel 2009 una nuova serie dei “confini della realtà“: presentata da Jordan Peele, il regista di “Scappa- Get out” e “Noi- Us”.




A inizio marzo 2020 è stata diffusa la prima puntata di “Amazing Stories”, prodotta da Spielberg.
Il titolo è ripreso dall’omonima serie degli anni ’80, e si inserisce ancora una volta nel filone che sta dalle parti dei “confini della realtà” e “Hitchcock presenta”.




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