Herzog e la madre di Ed Gein.

Il regista Werner Herzog a metà degli anni ’70 ha accarezzato l’idea di girare un film sui serial killer.

Per prepararsi a questo -come al solito- ha seguito i suoi metodi poco ortodossi.




Innanzitutto assieme al suo collega regista Errol Morris, incontrato di persona solo poco tempo prima, è andato a intervistare Edmund Kemper in carcere.
Gli incontri hanno fruttato molti nastri audio.

La particolarità è che sono stati ottenuti presentandosi al carcere in qualità di psichiatri.



Di quei colloqui Herzog ricorda:
“Eravamo assolutamente terrorizzati, perchè Kemper era giovane -circa 26 anni- ma era anche enorme“.





Ai colloqui era presente anche l’avvocato di Kemper, forse più spaventato di loro. Herzog continua:

“La pena capitale non era in vigore nel periodo della sua condanna.
Kemper si dichiarò d’accordo con sette o otto ergastoli consecutivi, ma avrebbe voluto morire nella camera a gas.
E l’unico modo di ottenere la camera a gas durante la detenzione, era di uccidere qualcuno dentro la prigione.
Per questo motivo l’avvocato era davvero spaventato.”







Dopodichè i due registi avevano anche iniziato ad interessarsi “al folle che aveva ispirato Psycho”. Racconta Herzog:

“Ed Gein non aveva “solo” ucciso persone. Aveva anche dissotterrato cadaveri sepolti da poco, al cimitero.
E ricordo questo: aveva scavato le sepolture in un circolo quasi perfetto.
E nel preciso centro di questo cerchio, c’era la tomba di sua madre.
Ed Errol continuava a chiedersi: ha scavato anche sua madre e ha usato la sua carne e la sua pelle per realizzare qualche oggetto a casa sua?”






Errol Morris ricorda:

“Ero nel cimitero di Plainfield con George Arendt.
Gli psichiatri hanno sempre teorie interessanti.
La sua ipotesi era che Gein fosse troppo indiretto e deviante per scavare direttamente la tomba di sua madre.
Che quindi scavasse le tombe intorno, e da queste scavasse dei tunnel fino alla tomba della madre, come dei raggi.

E allora mi chiesi: aspetta un momento: sarà ancora là sotto sua madre?”








Morris aveva già passato un anno nella cittadina teatro dei fatti, intervistando dozzine di abitanti, cercando di scoprire qualche particolare inedito.

Ma Herzog era davvero intenzionato a risolvere ogni dubbio: voleva disseppellire personalmente il cadavere della madre di Ed Gein, per dimostrare la teoria.



All’ultimo momento l’amico Morris ebbe paura delle conseguenze (ufficialmente “gli si ruppe la macchina”), e non si presentò mai all’appuntamento.


Anche il film che i due avevano in mente di girare non andò mai in porto.


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7 comments

  1. Herzog era un perfezionista nel suo lavoro, sicuramente non stava assolutamente scherzando nel disseppellire la mamma di Gein, lo avrebbe fatto, in barba alle conseguenze.

    Ho letto una storia su Kemper raccontata dal profiler John Douglas: era a un colloqui con Kemper, che non era legato al tavolo (era un detenuto esemplare,e gli avevano dato questo privilegio). Alla fine del colloquio Douglas chiamò il secondino per farsi aprire la porta, ma nessuno risposte.
    Kemper gli disse che in quel momento il secondino era a fare il giro di ronda e si trovava dall’altra parte della sala del carcere.
    “Potrei alzarmi in piedi e staccarti la testa in un secondi, e farla trovare al secondino quando tornerà qui davanti, tra pochi minuti. Chissà che espressione farebbe.” disse Ed, sorridendo.
    Douglas rimase nei pressi della porta e quelli credo che furono i minuti più lunghi della sua vita.

    • *Herzog E’*, non parliamone al passato ^^
      Ha dimostrato più volte di non parlare tanto per: ad esempio ha rivendicato “un diritto naturale” a possedere una cinepresa, e quindi ne ha rubata una nella scuola di cinema, senza alcun rimorso.
      Diciamo che è un radicale, e lo amiamo per questo.

      Su Big Ed ho un post in attesa di pubblicazione da 7 mesi, ma l’ho lasciato da parte per privilegiare cose collegate anche marginalmente col cinema, spero di condividerlo presto (magari per i mille iscritti alla pagina)

  2. Herzog e il vomito, Herzog veterinario:

    “”Herzog scrisse la sceneggiatura “di getto”, impiegandoci solo due giorni e mezzo. Buona parte di essa venne scritta durante un viaggio in autobus di 200 miglia con la sua squadra di calcio.
    Durante il viaggio, dopo una partita vinta, i suoi compagni si ubriacarono e uno di loro vomitò su diverse pagine del manoscritto, rovinandole irrimediabilmente. Herzog le buttò fuori dal finestrino e afferma di non ricordare cosa avesse scritto su quelle pagine”

    “Herzog pagò diverse persone del luogo per catturare le 400 scimmie utilizzate nel finale; diede loro metà della paga in anticipo e avrebbe dovuto completare il pagamento alla consegna, ma essi le vendettero a qualcuno aMiami o a Los Angeles.
    Herzog arrivò all’aeroporto appena prima che le scimmie fossero caricate su un aereo per essere portate fuori dal paese.
    Disse di essere unveterinario che doveva vaccinare gli animali prima della partenza; così caricò le scimmie sulla Jeep e le portò via, effettuò le riprese e poi le liberò nella giungla”

  3. Un pazzo, diciamolo:

    “Herzog ha stretto i denti, insieme alla sua troupe ed agli attori, per ben quattro anni di lavorazione del film. A chi gli chiedeva perché non mollasse tutto, rispondeva che non voleva vivere senza sogni, ed il film era un suo grande sogno.

    un gruppo politico che rappresentava una locale tribù si oppose in tutti i modi alla lavorazione del film, diffondendo pessime voci riguardo alla troupe e minacciando di morte chi li avesse appoggiati.
    l’accampamento venne circondato da indigeni armati che intimarono a tutti i presenti di andarsene e, dopo che essi ebbero ubbidito, bruciarono l’accampamento.

    Herzog aveva espresso fin dall’inizio la volontà di girare la scena della montagna non con un modellino ma con una vera nave, poiché voleva che il pubblico percepisse che era tutto vero.
    La nave pesava circa 300 tonnellate, mentre quella trasportata dal vero Fitzcarraldo pesava solo 30 tonnellate.
    L’ingegnere pensava che fosse un sistema troppo pericoloso e che diverse persone potessero perdere la vita, anche perché Herzog si ostinava a utilizzare un pendio inclinato di 40 gradi, mentre il sistema era progettato per un’inclinazione di 20 gradi. L’ingegnere allora abbandonò il progetto e Herzog decise di tentare comunque con il suo sistema.
    Inizialmente la nave si mosse ma subito una tirante si ruppe e la nave scivolò di nuovo giù; questa scena è esattamente quella che si vede nel film.

    Originariamente era presente un altro personaggio, interpretato da Mick Jagger;
    il 40% delle riprese era stato effettuato, quando Jason Robards si ammalò gravemente e il medico gli proibì di tornare sul set-
    In questo periodo Mick Jagger sciolse il contratto, essendo troppo occupato nell’ambiente musicale, ed Herzog scelse di eliminare il suo personaggio piuttosto che affidarlo ad un altro attore.”

  4. ” Kinski in seguito mi disse che più o meno nello stesso periodo aveva pianificato di uccidermi. Ci siamo fatti un po’ di bevute e ne abbiamo riso.”

    “Alle volte addirittura lo provocavo così che urlasse e gridasse per un’ora, dopo la quale era esausto e dell’umore giusto: silenzioso, quieto e pericoloso”

    “I suoi sbraiti avevano compromesso il nostro rapporto con i locali. Li spaventava abbastanza, e siccome gli Indiani risolvono i loro conflitti in maniere completamente diverse, divenne un vero problema.
    Durante le sfuriate frequenti di Kinski si riunivano e confabulavano. Nella loro cultura ogni cosa è sussurrata; non ci sono parole gridate. Uno dei capi venne da me verso la fine della produzione di Fitzcarraldo. “Avrai realizzato che siamo spaventati” mi disse “ma nemmeno per un momento abbiamo avuto paura delle urla di quel pazzo che si fa esplodere la testa dalle grida”-
    saltò fuori che avevano paura di me perchè ero così quieto”

    “Verso la fine delle riprese gli Indio si offrirono di uccidere Kinski per me. “No per l’amore del cielo!” gli dissi “Ho ancora bisogno di lui per le riprese. Lasciatelo a me” Erano davvero seri, e non c’è dubbio che avrebbero commesso quell’azione. Di tanto in tanto mi sono pentito di non avergli dato il via libera”

    “Kinksi notò di non essere più richiesto e scatenò un dramma, sostenendo che il suo caffè era solo tiepido quella mattina e che la sua acqua minerale non era fredda a sufficienza. Per ore ha urlato contro di me, a tre pollici dalla mia faccia, mentre gli spiegavo la gravità della situazione. Come sempre in queste situazioni, io sono fermo come una roccia silenziosa e lo guardo mentre ci si infrange contro. Alla fine uscii dalla mia capanna nella quale per mesi avevo nascosto dalle formiche con successo l’ultimo pezzo di cioccolata svizzera. Avremmo tutti ucciso per un altro assaggio di qualcosa di simile. Andai proprio davanti alla sua faccia, scartai quel piccolo pezzo di cioccolato e lo mangiai di fronte a lui. Di colpo si quietò; era al di là di lui”

  5. “Ho avuto tempo di ponderare l’impensabile” dissi, “e ho preso la mia decisione. Dopo mesi di riflessione conosco con precisione che linea non ti consentirò di oltrepassare. Non ho bisogno nemmeno di un altro secondo per sapere cosa vada fatto. Non sopravviverai se mollerai adesso” gli dissi che avevo un fucile – era il suo Winchester a dire il vero – e che sarebbe arrivato solo fino alla prossima ansa del fiume prima di ritrovarsi 8 pallottole in testa. La nona sarebbe stata per me.”

    “Una volta un critico teatrale fu invitato a cena. Avendo visto un’opera teatrale in cui Kinski aveva un piccolo ruolo, suggerì che avrebbe menzionato quella performance come fantastica e straordinaria. Kinski immediatamente gli tirò in faccia delle patate fumanti, prima di alzarsi e urlare: “Io non sono stato fantastico! Non sono stato straordinario! IO ERO MONUMENTALE! IO ERO EPOCALE!” Ero l’unico a tavola che non sembrasse spaventato ma solo basito”

    “Ci ordinarono di accovacciarci e spingere la faccia tra le ginocchia. Immediatamente mi rifiutai, quindi il co-pilota uscì dalla sua cabina e mi ordinò di assumere quell’indignitosa posizione. “Se dobbiamo morire tutti” gli dissi “Voglio vedere cosa mi sta per arrivare addosso. Se sopravviviamo voglio vedere lo stesso. Non metto in pericolo nessuno nel sedermi dritto”. Alla fine riuscimmo ad atterrare correttamente, ma fui allontanato dalla compagnia aerea a vita che sono contento di dire che ha chiuso qualche anno dopo. Essere spaventati o meno ha a che vedere con la maniera in cui scegli di venire a patti con la tua mortalità”

    “Non aspettate che il sistema conceda finanziamenti per progetti come i vostri. Trafugate se necessario
    [poche righe dopo in riferimento alla macchina da presa che rubò dal laboratorio della sua università per girare il suo primo film]
    Ho aiutato questa macchina da presa a compiere il proprio destino”

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