Ed Kemper legge per i non vedenti.

Big Ed: uno dei serial killer più famosi, e anche tra i più atipici.

La sua fama e la sua particolarità pare quasi scritta nei suoi geni.

Un individuo non “anormale” in senso strettamente negativo, anzi.
Quasi biologicamente superiore.



“Alto più di due metri”.
“Un quoziente intellettivo paragonabile a quello di Albert Einstein”.


(In realtà il QI del fisico tedesco non fu mai misurato ufficialmente; e Kemper ripetè vari test, migliorando nel corso degli anni anni di una decina di punti.
A seconda delle fonti, varia da 134 a 145.
Einstein è stato stimato sui 160).


Questo ragazzo avrebbe potuto fare grandi cose, visti i presupposti.

E invece è diventato famoso per le atrocità che ha commesso.

E per giunta, questo genio ha scelto deliberatamente di vivere in carcere.

Kemper si è sempre mostrato collaborativo (e oltremodo puntiglioso).







Primi anni ’70.

La “Summer of Love” è appena passata, ma se ne sente ancora il profumo nell’aria.


Soprattutto i più giovani, quelli che ancora non hanno l’età per guidare, fanno sempre più spesso l’autostop: con questa piccola iniziativa sentono di potersi appropriare di quella libertà e di quella indipendenza che la controcultura promette loro.



Non solo gli scapestrati più ribelli lo fanno: anche le brave studentesse del college praticano l’autostop.
Un qualcosa che le loro madri, solo una manciata di anni prima, non avrebbero mai osato non dico fare, ma neppure pensare.

Questo aspetto generazionale ovviamente non fa che aumentare il senso di sfida e ribellione.
E per di più, risparmi anche il biglietto del bus.



Ma a gettare un’ombra sull’Estate dell’Amore ci pensano, una manciata di estati dopo, gli allarmi che provengono da tv e giornali:
dalla primavera del 1972 infatti cominciano a scomparire studentesse dai campus della California .

La cosa all’inizio ha poca risonanza, ma a ben guardare appare subito inquietante: infatti le scomparse sono tutte ragazzine per bene, senza motivi per fuggire.

Svanite nel nulla nel bel mezzo delle loro attività quotidiane: chi stava semplicemente andando ad una lezione di danza, chi rientrando al dormitorio, come ogni sera, in compagnia di un’amica.

Serate qualunque, pomeriggi uguali al solito.

Le indagini sulle singole studentesse non trovano mai traccia di precedenti colpi di testa, di conflitti in famiglia, o di innamorati segreti.

Mai nessun bagaglio o zainetto manca dalle loro stanze.


Siccome la zona è sempre la stessa, e le ragazzine sono tutte di corporatura minuta e di età simile, si comincia a sospettare di “un maniaco”.

Viene consigliato a tutte di “non salire in auto con uomini sconosciuti”.


Ci deve essere un qualche “strambo” che scambia un passaggio per un invito a fare qualcos’altro, si mormora.

Stiamo attente ai tipi loschi, si dicevano le studentesse tra loro.

La demarcazione tra opzione di spostamento e approccio sessuale era sempre meno delineata.




La paura non bastò a sopprimere la pratica dell’autostop.
Bastava scegliere con più attenzione, fidarsi di meno.
“Con altri universitari come noi, coi nostri compagni di college, si può salire di certo!”.

Meglio accettare passaggi solo tra studenti.
“Tra di noi ci si può fidare“, si dicevano le amiche nei campus.

Studentesse universitarie di quegli anni.





“Big Ed” non è iscritto all’università.

Piuttosto avrebbe voluto fare il poliziotto, ma siccome era troppo alto, è stato scartato a priori. Neanche il test, gli hanno fatto fare.

E beh, a dire il vero, durante l’ ‘estate dell’amore”, lui le studentesse universitarie non le ha viste neanche col binocolo.

Quel periodo di rivoluzione sociale e sessuale, lui l’ha passato in carcere.

Per aver ucciso i nonni.

Aveva solo 15 anni.

Ho trovato solo queste foto giovanili dei due nonni paterni di Kemper.



A Big Ed è sempre piaciuto parlare (di tutto, compreso raccontare i suoi omicidi), ma spesso si ha la sensazione che le versioni cambino leggermente una dall’altra, e che Ed cerchi di manipolare l’interlocutore (e soprattutto l’opinione che questi si potrebbe fare di lui).

Qualche volta ha raccontato di aver sparato alla nonna (in cucina, tre volte, alle spalle), a causa della rabbia scatenata da una frase: gli aveva intimato di non spaventare gli uccelli con la pistola.
Il rimprovero di troppo, a quanto sembrerebbe.

Poi il ragazzino ha aspettato che rientrasse il nonno, e ha ucciso anche lui …”per non fargli provare il dolore di essere rimasto vedovo”.
Veramente premuroso.



Ma altre volte ha detto semplicemente: “Le ho sparato perchè volevo sapere cosa si provava ad uccidere qualcuno”.

Questa versione sembra più libera dai pretesti: corrisponde alla ben documentata, oserei dire “classica”, curiosità degli psicopatici.

Un talento precoce, il ragazzino: già all’età di 10 anni aveva cominciato a sperimentare in questo senso.

Aveva ucciso il gatto di famiglia.

Dopo avergli tagliato la testa, l’aveva messa su un bastone.

Più tardi avrà modo di spiegare come ogni volta che conosceva una ragazza carina, “una parte di lui aveva voglia di parlarle, di uscire con lei.
E l’altra parte aveva voglia di tagliarle la testa, e metterla su un palo”.
Come quella del suo gatto.

Un giovane Eddie, con la sorellina.
Presumibilmente il gatto è stato sepolto sul retro dello stesso appezzamento.




Tre anni dopo ne aveva ucciso un altro, cambiando metodo: seppellito vivo in giardino, in una scatola.

Dopo un certo tempo, ormai sicuro che il gatto fosse morto soffocato e terrorizzato, era tornato a recuperare il cadavere, conservandone parti nell’armadio di camera sua; finchè la madre non aveva scoperto i resti, e non glieli aveva buttati, profondamente turbata.
(Non avrebbe potuto essere altrimenti, ma lo sottolineo perchè spesso fanno passare la madre come una torturatrice. Se lo era, sicuramente il compito di educatrice non era facilitato dai comportamenti del bambino, che a questo punto aveva già fatto fuori due gatti.)

Non ho assoluta certezza sulla veridicità ma questa viene comunemente attribuita a Kemper.


Con le sorelle Ed giocava “alla camera a gas”, o “all’elettroshock”, legandole a una sedia, o ancor più spesso facendosi legare lui, e simulando l’agonia e gli spasmi precedenti alla morte.

Sempre per gioco, staccava le teste delle loro bambole (come, di nuovo, farà anni dopo con quelle delle sue vittime).


La decapitazione è uno delle massime espressioni di de-personalizzazione della vittima, la riduzione a mero oggetto (sessuale, in questo caso).



Notando il livello crescente di sadismo e sessualità perversa che permeavano questi “giochi”, la madre comincerà a farlo dormire nello scantinato, per paura che di notte, mentre lei non poteva vigilare, Eddie potesse “dar fastidio” alle sorelle minori.

Kemper con le sorelle.

Pur odiandola, significativamente sarà proprio sua madre che Ed chiamerà al telefono, dopo aver sparato ai nonni, per chiederle cosa fare.

“Chiama la polizia!” gli ordinerà lei, forse neanche troppo sorpresa.

Eddie esegue, telefona, si autodenuncia; attende con calma -tra i due cadaveri- che la polizia venga ad arrestarlo.

Dopo il primo arresto, ancora minorenne.



Trascorre qualche anno in un ospedale psichiatrico per adulti, e viene rilasciato proprio l’anno successivo al mitico ’68.

E’ esattamente il giorno del suo ventunesimo compleanno.



Da adolescente (prima della detenzione) si rifiutava di “parlare con le femmine” -non si sa se per timore, per senso di inadeguatezza, o per disprezzo nei loro confronti.
Probabilmente tutte queste cose assieme.

Anche coi coetanei maschi non è che brillasse per popolarità.

Ma nell’ospedale nel quale è detenuto le cose sono parecchio diverse:
Ed infatti è giovane, intelligente, altissimo, e beh, è simpatico a tutti.
Una situazione totalmente inedita nella sua vita fino a quel momento.



Addirittura diventa il braccio destro dello psichiatra dell’istituto, che si lascia aiutare da lui nella gestione delle cartelle cliniche degli altri detenuti (che chiaramente contengono dati molto sensibili e privati); gli presta i suoi libri di psichiatria, e gli rivela i segreti del mestiere.
La cosa peggiore che si potesse fare nei confronti di un giovane psicopatico pluriomicida.



Col suo quoziente intellettivo sopra la media, Ed in breve ha imparato tutte le risposte giuste dei test.

Sa come sembrare inoffensivo: è riuscito a ingannare anche gli esperti, incaricati proprio di valutare gli assassini come lui.

Gli hanno spiegato loro stessi come comportarsi, cosa dire e che risposte dare.




Dai suoi omologhi invece, i suoi compagni di detenione (stupratori seriali, assassini, sadici perversi) invece ha imparato ben altre notizie utili.

Tipo “se stupri qualcuno poi è meglio ucciderlo, perchè quello è il testimone che ti manderà in galera”.

Il giovane Ed prende nota su un taccuino: si è trasformato in uno studente modello.

Si appunta come e perchè i suoi “colleghi” sono stati catturati.

Prenderà provvedimenti per non esserlo a sua volta; per non commettere i loro stessi errori, quando si troverà al loro posto.

Da una parte quindi cerca di capire come diventare un detenuto modello, come farsi liberare il prima possibile.
Novello Zelig, si trasforma nella copia perfetta di un membro dello staff psichiatrico.

Amico dei dottori, amico dei poliziotti.

E’ un lupo travestito da agnello, come sappiamo.

E ha funzionato alla grande; gli esperti del settore lo hanno fatto liberare dopo pochi anni, appena diventato legalmente maggiorenne, “perchè non rappresentava più un pericolo per nessuno”.
Possiamo solo immaginare la soddisfazione provata da Kemper, nell’averla fatta franca in maniera così brillante, con tanto di abbracci, sorrisi e pacche sulle spalle.

Durante i colloqui periodici di controllo, nei mesi e negli anni successivi al suo ritorno in libertà, nessuno dei dottori immaginava che in realtà Ed stesse continuando ad uccidere indisturbato, per giunta con nuove modalità e nuove finalità.

Nell’ impossibilità di diventare un poliziotto, Ed comincia a frequentare i diner e i bar dove gli agenti si fermano in pausa.

Diventa loro amico: i poliziotti lo adorano.

Sono proprio loro a ribattezzarlo affettuosamente “Big Ed”.

Gli raccontano persino i casi ai quali stanno lavorando.
Eddie è tutto orecchie. Fa un sacco di domande veramente pertinenti e sagaci.

Ed sfrutta ogni informazione: e tutto contribuisce a formare la sua nuova personalità sociale.


Modifica persino la sua auto, in modo da farla assomigliare ad un veicolo delle forze dell’ordine non contrassegnato.

In più, installa una lunga antenna che gli permette di sintonizzarsi sulle stazioni della polizia, e ascoltare, come uno di loro, ogni comunicazione tra stazione di polizia e auto di pattuglia.

Quando comincerà ad uccidere, prenderà la precauzione di rimuovere la vistosa antenna, perchè aveva acutamente previsto che questa potesse costituire un particolare identificativo, in caso di testimoni.



Il Nuovo Ed: l’apprendista assassino modello, formato in ospedale psichiatrico dai migliori psichiatri, e dai migliori assassini.

Robert Ressler, Ed Kemper e John Douglas; i due agenti dell’ FBI ai quali sono ispirati i personaggi di Mindhunter.
Douglas ha ammesso come -nonostante si rendesse conto come tutto fosse teso a manipolare l’interlocutore- fosse facile provare simpatia per Kemper.


Tornato a casa, Ed è molto risentito nei confronti della madre.
Soprattutto perchè quando questa, che è insegnante, riceve a casa alcune delle sue studentesse, lei non gliele presenta.


Non sappiamo quanto questo sia vero, se ad esempio la madre davvero “non lo ritenesse all’altezza di frequentare studentesse universitarie”, come lui racconta, o se -visto il suo narcisismo, la sua inadeguatezza verso le coetanee- fosse lui che avesse la narcisistica aspettativa di vedersi “fornire” potenziali fidanzate …come atto dovuto, senza fare nulla di particolare.

Secondo alcune opinioni, questa potrebbe essere proprio una delle aspettative tipiche dei necrofili -quale lui evidentemente era.

La madre.



Pare che una volta Edmund abbia avuto un vero appuntamento con una coetanea.

Probabilmente sull’esito di questa “serata romantica” ha avuto un certo peso il fatto che il ragazzo si fosse di fatto perso tutta la parte dell’adolescenza, la socializzazione tra compagni, per non parlare di “quella cosa degli hippies” che ancora non aveva del tutto compreso bene.

Lui il periodo delle scuole superiori lo ha passato in manicomio criminale.
In compagnia esclusiva di adulti che avrebbero potuto avere l’età dei suoi genitori.

O forse, anche se li avesse passati fuori, quegli anni, a causa del suo isolamento sociale, non avrebbe fatto comunque una gran differenza sulla sua capacità di risultare attraente agli occhi di una coetanea.


Fatto sta che Ed portò la ragazza al cinema, a vedere un western con John Wayne. E non successe nulla di quello che lui si era aspettato.

Anzi, pare che la ragazza nel congedarsi gli avesse detto che “la serata era stata così deludente che non avrebbe mai più voluto avere niente a che fare con lui”.

Forse Ed ha pensato che tutto quel procedimento era troppa fatica, considerato l’esito. Che non valeva la pena.

Una scena tratta da Taxi Driver.



Forse è proprio in questo momento che decide di mettere in atto le fantasie di una vita.
Dopotutto, oltre alla motivazione, ora ne ha anche i mezzi, le capacità.


Quando Eddie si ferma a caricare studentesse, sembra proprio uno di loro.

Serafico, gentile.
Certo, è alto più di due metri, ma quando è seduto al posto di guida non si capisce poi tanto.
E’ ben pettinato con la riga da una parte. Porta gli occhiali. E’ educatissimo e parla con calma assoluta. “Sembra proprio uno studente di medicina”.


Nonostante il suo quoziente intellettivo, la sua capacità di menare per il naso fior di professori col doppio dei suoi anni, e il fatto che beh, sia un gigante, il suo senso di inadeguatezza psicologica è così spiccato che sceglie solo ragazzine basse, magre -decisamente minute- a volte minorenni.

Ha un metodo infallibile per convincerle.
Si finge disinteressato.

Accosta, chiede per dove vogliono il passaggio, e dice che sì, in effetti è proprio di strada. Sta andando anche lui lì.
Fin qui tutto normale, è quello che direbbe qualunque predatore sessuale.

Ma ora il colpo di genio:
se la ragazzina esita, lui guarda l’orologio con aria scocciata.

Dà l’impressione che non gli importi niente di caricarla o no.
Lui vuole solo arrivare nel più breve tempo possibile, e lei gli sta facendo perdere tempo prezioso.
O sali adesso, o ciao.

In più la sua auto ha l’adesivo dell’università attaccato dietro.
Quando lui accosta per offrire il passaggio, tutte le ragazzine lo vedono bene: questo è uno del college- di lui possono davvero fidarsi.

A volte le ragazzine più prudenti salgono in due, per essere più sicure.

Non serve a niente.

Le studentesse vittime di Kemper.


Il “pacifico studente” era così astuto che per bloccare la portiera della sfortunata passeggera faceva semplicemente scivolare un burro cacao dietro la maniglia, impedendone il corretto funzionamento.


Con il pretesto di controllare se lo sportello era ben chiuso, mentre parlava del più o del meno con la ragazzina ignara, faceva questo gesto di un secondo, da prestigiatore.
“oh, ma hai chiuso bene? a volte resta un po’ aperta, sai”.

Con le sue braccia lunghe era facile raggiungere la portiera opposta.

E soprattutto usava un oggetto che in caso di perquisizione non avrebbe mai destato alcun sospetto.

Niente corde, manette, niente maniglie modificate.

Solo un innocente tubetto di burro cacao.

Ed se l’era studiata davvero bene.



Più tardi, raggiunta una zona isolata, la vittima avrebbe capito di non essere per nulla in direzione del campus.

Avrebbe cercato di fuggire dall’auto, e sarebbe andata nel panico trovando la maniglia bloccata nonostante la sicura fosse alzata.

Questa situazione di crisi avrebbe permesso ad Ed di sopraffarla e strangolarla senza fatica.
Più facile che uccidere il gatto di casa.





Edmund inoltre sapeva essere veramente persuasivo.

Durante una delle aggressioni, la ragazzina a riuscì a chiudersi dentro l’abitacolo, con la pistola per di più, mentre lui era rimasto fuori e impossibilitato a rientrare o fare alcunchè.

La ragazza avrebbe potuto forse mettere in moto l’auto e fuggire.
O almeno suonare il clacson, attirando prima o poi l’attenzione di qualcuno.

Ma invece lui riuscì a convincerla che se lo avesse fatto tornare dentro, non le avrebbe fatto nulla di male.

Aiko Koo, 15 anni, studentessa modello, si è fidata.

Lo ha lasciato rientrare.





Circa una mezz’ora dopo Big Ed si sarebbe fermato ad un bar, per bere un paio di birre.

Nel bagagliaio dell’auto parcheggiata fuori dal locale, il cadavere della ragazzina.
“Violentata in limine vita”, e poi strangolata del tutto.

Il bagagliaio dell’auto di Kemper.



L’adesivo dell’università, oggetto chiave nel suo “travestimento”, glielo aveva dato proprio sua madre, che all’università ci lavorava.

Le sue vittime prescelte erano “quasi di famiglia”.



Kemper verrà catturato solo perchè di nuovo, come dopo l’omicidio dei nonni, si auto-denuncerà.

Questa volta. dopo aver ucciso la propria madre, e un’amica di lei, Sally Hallet, attirata in casa con la scusa di una cena a sorpresa, organizzata proprio per la genitrice.
Un figlio premuroso.

L’amica ovviamente non poteva immaginare che la signora era stata uccisa la notte precedente, la sua testa decapitata e usata per praticare sesso orale all’assassino -vale a dire suo figlio.

I particolari sulle freccette, sulla laringe nel lavandino, persino la foto della testa della madre si trova facilmente su internet; la storia è così famosa, e orrenda, che preferisco sorvolare.

[Photo: Courtesy of John Douglas]





Come già detto, nonostante Kemper parli volentieri, non si è mai sicuri circa le versioni o le spiegazioni che dà.

A processo, chiederà di essere torturato a morte. Cosa che ovviamente non esiste nel sistema giuridico americano, come lui ben sa.

O ad esempio non è chiaro se abbia ucciso l’amica della madre per puro piacere, o per depistare circa la vera natura dell’ultimo delitto.

Vale a dire: “quando troveranno una signora decapitata in casa propria, e il figlio è scomparso, quasi sicuramente sarà lui il responsabile.
Ma se trovano due signore morte in casa, magari sarà più probabile che un ladro le abbia sorprese e massacrate.”


Non che i precedenti di questo figlio lasciassero molto spazio alle ipotesi.
Infatti Ed segue quasi lo stesso copione dell’omicidio dei nonni, anni prima.

Secondo l’opinione più diffusa un individuo con un così alto quoziente intellettivo ha ucciso la l’amica della madre solo come sfizio personale aggiuntivo.
Dopo averla strangolata e “passato la notte col suo corpo”, l’ha messo nell’armadio con quello della madre, e ha lasciato un biglietto per quelli che lui, dopotutto, continua a considerare “i suoi amici poliziotti”.

Si considera al loro stesso livello, si sente in dovere di puntualizzare, di scusarsi per la fretta, e di sottolineare che comunque tutta la faccenda è andata proprio come voleva lui.

Poi pensa di fuggire.
E’ una fuga messa in atto non per sfuggire alla legge, ma proprio pregustando la caccia: sa bene che un gigante pregiudicato non potrà mai farla franca. Ma la cosa gli piace.

Edmund guida per ore, scandagliando costantemente i notiziari radio: non vede l’ora di sentire la notizia degli omicidi, di sentire il suo nome di ricercato.

Ma niente.

Perchè ha ucciso la madre proprio durante il ponte di Pasqua, e nessuno ha notato che lei o l’amica 59enne Sally sono scomparse.

Allora non resiste più, fa il numero “dei suoi amici poliziotti” e confessa.
Ancora non basta: gli ridono in faccia, pensano che sia uno scherzo.


In quegli anni in California era attivo almeno un altro serial killer che uccideva persone a caso, e se Kemper non avesse confessato e condotto gli inquirenti a ritrovare i resti occultati delle proprie vittime, difficilmente sarebbe stato mai individuato e catturato come responsabile.

Con molta probabilità tutte le vittime sarebbero state attribuite tranquillamente all’altro killer, per chissà quanto tempo.



In carcere Ed collabora con gli inquirenti, rilascia interviste (ma da bravo psicopatico narcisista a volte dà versioni differenti: “ho sepolto la testa di nel cortile sul retro, sotto la finestra di mia madre, rivolta col viso verso l’alto, perchè mia madre diceva sempre che desiderava che la gente alzasse gli occhi su di lei”; ma anche “ho sepolto la testa girata verso l’alto in modo da poter parlare con lei come ad una fidanzata, o una moglie, durante la notte”).

Alcuni dei trofei conservati da Kemper.



A volte si vanta di come è stato furbo, oppure all’opposto, magnanimo: ad esempio quando una ragazza, senza sospettare di trovarsi al cospetto di un serial killer, gli ha confessato tra le lacrime che suo padre era malato di cancro- e lui ha deciso di risparmiarla.
Un cuore d’oro.


Proseguono i racconti: come in un presunto attacco di Zodiac, Ed aveva in mente di uccidere una donna e il suo bambino piccolo; ma aveva rinunciato all’ultimo momento, quando già li aveva caricati, notando che il marito prima di salutarla si era segnato la targa.
Ed nota tutto, ed è più furbo di tutti.



Oppure come Jeffrey Dahmer, una volta l’ha fatta franca quando un agente l’ha fermato, e lui aveva due cadaveri nel bagagliaio.
Non è stato perquisito.


Ancora come Jeffrey, spiegherà di aver mangiato parti dei cadaveri “per rendere sue per sempre le vittime, per non essere lasciato”.

(Ma molti credono che lo abbia fatto semplicemente per spregio, per de-umanizzare le vittime, anche perchè altri cannibali hanno spiegato che beh, se hai già depezzato un corpo per scopi sessuali e hai già quelle parti in giro, ti viene voglia di provare anche a cucinarne un po‘).

Edmund KemperIII, 24, enjoys a smoke as unidentified detective adjusts his handcuffs after Kemper appeared in Pueblo District court extradition. (Photo by Bettmann Archive/Getty Images)



Nel recente Mindhunter sono state ricreate praticamente parola per parola alcune parti delle interviste in carcere.

Notare come dalla recitazione sia stata eliminata totalmente la componente drammatica, autocommiserativa, commossa, che caratterizza il Kemper reale:

Durante i colloqui coi profiler dell’FBI, per ben due volte ha messo in crisi i suoi interlocutori.

La stanza per gli incontri era dotata di un “pulsante antipanico” nascosto sotto la scrivania, dal lato del visitatore.
In caso di bisogno, di problemi o imprevisti, la persona a colloquio con Kemper poteva schiacciare il bottone, e immediatamente la guardia fuori dalla porta sarebbe entrato arma in pugno, per “rimettere a posto le cose”.

Il pulsante era anche il modo in cui si informava la guardia che il colloquio era terminato.

Lo psichiatra dell’ Università di Stanford Donald Lunde ebbe un inquietante scambio di battute con Kemper durante un’intervista.
Scherzando sul fatto che “nulla di male sarebbe dovuto succedere in quella seduta”, e che tanto c’era il bottone antipanico, e una squadra di agenti sarebbe entrata immediatamente, per tutta risposta Kemper gli fa notare di essere molto più alto di lui, e di pesare il doppio.

Silenzio. I due si fissano negli occhi, attraverso il tavolo.

Il professor Lunde comincia a schiacciare disperatamente il bottone.
Nessuno accorre in suo soccorso.

Le guardie ci mettono sette minuti ad accorgersene, e ad aprire la porta.
Avrebbe potuto essere ucciso più e più volte di fila.


Non andò molto meglio all’ agente dell’ FBI Robert K. Ressler: una volta schiacciò il bottone a fine intervista, e anche per lui, nulla accadde.

Simulando nonchalance, schiacciò e rischiacciò più volte.

E ancora niente.

Kemper nota il disagio e gli dice: “Se io dessi di matto qui dentro sarebbe un bel problema per te, non è vero? Potrei svitarti la testa dal collo e metterla qui sul tavolo, a salutare la guardia.”.

Guardia che ci mise mezz’ora, prima di rispondere alla chiamata.






Durante questi colloqui Kemper indica spesso la madre come la causa dei suoi problemi: castrante, abusiva, alcolizzata.

Lui avrebbe voluto vivere col padre, che però ha lasciato la famiglia per farsene un’altra, facendolo sentire abbandonato.

Affidato ai nonni, descriverà la madre di suo padre come altrettanto abusiva e castrante.
“Pensava di avere più palle di me e del nonno, e non mancava mai di farcelo notare”.

E’ curioso però che la nonna fosse la madre dell’adorato padre, e non della madre che odiava.
In effetti, nelle sue memorie e colloqui non avrà mai parole di stima o affetto per alcuna figura femminile nella sua vita.

Sorge quindi qualche dubbio circa la responsabilità effettiva di queste donne -che hanno pagato le presunte colpe con la vita- o quanto invece fosse Ed, nato già con tratti di psicopatia, a trovare intollerabile ogni limitazione al suo ego, soprattutto se esercitata da figure femminili.

Pensando alla sua morbosa curiosità circa il sesso e la morte, forse ha unito rancore e attrazione in un unico interesse, in un’unica soluzione.




Kemper quindi torna in prigione.

Ancora una volta si distingue tra tutti gli altri detenuti: registra letture di libri per i non vedenti.

Più di quanto abbia fatto qualsiasi altro carcerato, Ed passa ore e ore nello stanzino insonorizzato.

Possiamo ascoltarlo anche noi:

A capo del progetto più ampio e più longevo degli Stati Uniti, Edmund ha passato più di 10 anni in cabina di registrazione, passando più di 5mila ore a leggere ad alta voce, guadagnandosi il titolo di punta di diamante del progetto.



E ricevendo lettere colme di affetto e gratitudine da parte di centinaia di non vedenti- in alcuni casi anche visite, nonostante fosse necessario attraversare il Paese con aerei, pullman e treni, una vera odissea solo per penetrare all’interno del carcere, e poter abbracciare personalmente questo benefattore straordinario.

“Una coppia di non vedenti vede solo la bontà, non la colpevolezza di chi li aiuta”

“Non so spiegare quanto questo significhi per me, essere in grado di fare qualcosa di costruttivo per qualcun altro, essere apprezzato da così tante persone, la sensazione positiva che mi dà, dopo quello che ho fatto”.



Ha letto davvero di tutto.
Libri per bambini, romanzi d’amore, gialli.

Il quarto libro della saga di “Dune”; ma anche la novelization di Star Wars:

Kemper oggi ha 70 anni, e ogni volta che richiede la libertà vigilata, i suoi parenti superstiti… trattengono il respiro.

Sono convinti che potrebbe tornare ad uccidere.

Il suo avvocato ribatte che -anche se le periodiche richieste di libertà non vengono accettate- il suo assistito in fondo si dichiara felicissimo di avere trovato una sua dimensione in carcere, e che non ha proprio alcun problema a rimanerci.



Chissà se Kemper ha potuto vedere la serie tv di Fincher, e cosa pensa del largo spazio che gli è stato dedicato.

Se non lui direttamente, di sicuro le guardie del carcere l’ avranno vista.

Da alcune fonti (compresa Wikipedia) questa risulta essere la foto più recente di Kemper; però a me non sembra lui.
Penso che solo le foto sotto siano attribuibili a Kemper, ma magari sbaglio.
Se questo è davvero lui, come credo, così a occhio e croce pare essere in ottima forma.



Kemper ha dimostrato di saper indossare la “maschera dello psicopatico” con una grande abilità.

Un’abilità tale, che probabilmente non saremo mai in grado di capire del tutto quando si stia proponendo in un certo modo al fine di manipolare l’interlocutore, e quando invece sta parlando sinceramente.



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