“La signora delle dune”

Cosa lega tra loro un corpo mutilato, il figlio di Stephen King, e il film “lo Squalo”?

Per scoprirlo dobbiamo partire da molti anni indietro; o -per meglio dire, dalla fine, purtroppo- dal punto di vista della vittima.

(nonostante il nome letterario, la reale vicenda non ha nulla a che vedere con l’omonimo libro)




Tutto ha inizio il 26 luglio 1974 a Race Point, un insospettabile luogo di vacanza.

Già solo esplorandone la mappa ci si rende conto della peculiarità di questo lembo di terra in mezzo al mare, tra spiagge e fari, a metà strada tra il Maine e l’isola di Nantucket, entrambi luoghi di letteraria memoria.

Puoi esplorare la mappa qui


Se si trattasse di un libro, il primo personaggio incontrato dal lettore sarebbe una bambina di 9 anni, che cammina col suo cane tra le creste di sabbia e la rada vegetazione.

Una bambina: il soggetto che meno vorremmo si imbattesse in un cadavere coperto di mosche. Che giace lì da settimane.



Il corpo appartiene ad una donna.

Ha lunghi capelli rosso scuro, legati con un elastico -impreziosito da alcuni fili dorati.

Le unghie dei suoi piedi erano dipinte di smalto rosa.
Una scelta probabilmente fatta pensando proprio alla spiaggia- senza poter immaginare di cosa quest’ultima sarebbe stata lo scenario.

Infatti assieme al corpo c’è proprio un telo da spiaggia.



Sotto la testa della sfortunata: una bandana.
E i suoi jeans, marca Wrangler.


Dal cadavere si allontanano delle impronte di piedi, e più in là tracce di pneumatici.
E’ evidente che sia stata uccisa.






Gli inquirenti che analizzano i suoi resti non trovano segni di lotta: ipotizzano che la donna conoscesse il suo assassino, o che addirittura fosse stata uccisa nel sonno.
Un’ipotesi abbastanza agghiacciante.


Ben poco si riesce ad appurare per certo: due settimane di clima estivo, per un corpo esposto alle intemperie, sono tante.

Si fa fatica persino a stabilirne l’altezza, che viene rimisurata due volte; e infine stimata attorno al metro e 69 cm.

Soprattutto l’età è difficile da capire.
Si suppone possa essere tra i 20 e i 40 anni, azzardando una stima molto ampia. Come dire “non una bambina; non una donna matura”.

E’ impressionante pensare ad un arco di tempo così ampio -e tuttavia cruciale nella vita di ognuno; e rendersi conto che dopo appena due settimane non rimanga modo di riconoscerlo sulla pelle, questo tempo, questa vita vissuta.

Windy Day“.
L’area di Cape Cod fu molto amata dal pittore Edward Hopper.






Le analisi più approfondite stabiliscono che la donna ha subito degli interventi dentistici di buona qualità: per un totale di circa 10mila dollari dell’epoca, una cifra non indifferente.

Ma c’è di più: alcuni denti le sono stati rimossi. Post mortem.
Probabilmente dal suo assassino.

Pemaquid Light, Maine (1929)
Edward Hopper





Non è la sola cosa che manca: dal corpo è stata staccata una mano;
dall’altra parte manca l’intero avambraccio.

Inoltre la testa, anche se è ancora presente, è quasi decapitata.
Prima si ipotizza uno strangolamento particolarmente violento; ma in seguito si pensa che potrebbe anche essere stata un’operazione post-mortem.

La causa del decesso infatti è un’altra: la vittima al capo ha i segni di un forte trauma.
Si ipotizza inflitto con uno strumento militare, in particolare una specie di vanga multiuso in dotazione all’esercito (ma non esclusivamente).



Sul corpo inoltre ci sono segni evidenti di attività sessuale.
Che potrebbero essere stati messi in atto, anche questi, dopo la morte.

Quello che si va componendo, nel silenzio surreale di quelle dune, in un paesaggio da dipinto, da vacanze di persone tranquille, assomiglia sempre di più ad un mosaico di indicibile orrore; messo in atto tra le stesse erbe alte ed arbusti spazzati dal vento attraverso il quale camminano coppie e famiglie, cesto del pic-nic infilato nel braccio.

Race Point Beach.



Tre mesi di indagine, e nè la sua identità nè tantomeno quella di chi l’ha uccisa e sfregiata in quel modo si riescono ad appurare, nonostante i dati biometrici vengano incrociati con centinaia di denunce di donne scomparse in quei mesi.


L’unica conclusione che pare certa è quella che l’assassino ha staccato i denti e le mani della poveretta per impedirne il riconoscimento.
Cosa che evidentemente gli è riuscita benissimo.

Infatti nell’ottobre successivo i poveri resti vengono sepolti definitivamente, senza un nome.

La sepoltura della donna misteriosa.




Ma la volontà di non gettare la spugna da parte degli inquirenti è evidente fin da subito: viene fatta immediatamente una ricostruzione del volto, nella speranza che qualcuno, prima o poi, possa riconoscerla.

La testa viene del tutto staccata in sede autoptica, e conservata a parte dal resto del corpo, per effettuare ulteriori esami.

Cinque anni dopo si ricrea il viso, usando la plastilina.

Lo sceriffo locale posa con la ricostruzione artistica della vittima, e il suo vero teschio.
Si notano gli incisivi strappati dal suo assassino, e la devastante ferita sul lato del cranio.




Periodicamente i resti vengono riesumati e rianalizzati, a distanza di 6, di 26, e di 37 anni.

Non ci si vuole arrendere, ma in realtà poco altro si è scoperto.
Neanche il prelievo del DNA ha portato ancora ad indizi decisivi.

Il massimo che chi si è occupato del caso ha potuto fare fino ad oggi, è stato di fare una colletta per comprarle una nuova bara, dopo che la prima con gli anni si era molto rovinata.

Alcune delle prime ricostruzioni.
le più recenti, realizzate utilizzando uno scanner sul teschio conservato- senza e con le lentiggini.



Il caso è stato trattato più volte sui giornali locali e nazionali, e anche da trasmissioni tv, a distanza di tempo.

Ogni volta qualcuno si è fatto avanti, nella speranza di portare piccole, inedite informazioni utili a gettare chiarezza -e giustizia- su questa storia:
un uomo ha raccontato che un’amica gli aveva confessato di aver visto, proprio in quegli anni, il padre strangolare una donna.

Purtroppo non si è mai riusciti a rintracciare questa amica.



Un’altra donna era convinta che si trattasse della propria sorella, scomparsa un paio di anni prima.
Ma mai nessuna conferma è arrivata a sostegno di questa certezza.


Una pista più promettente sembrava quella secondo la quale la misteriosa “Signora delle Dune”, come i giornali l’avevano ribattezzata, potesse essere una 25enne evasa di prigione tre anni prima.

La somiglianza tra la fuggiasca e una delle prime ricostruzioni è innegabile:

Nonostante le possibili corrispondenze però, il DNA ha definitivamente confermato che non si tratta della stessa persona.




Viene ipotizzata la responsabilità di un efferato serial killer della zona, Tony Costa, “Il Casanova di Cape Cod“, che operava esattamente in quell’area, e che sezionava i corpi delle sue vittime.

Il colpevole perfetto.

Piccolo particolare: Costa si era impiccato in cella un paio di mesi prima della morte della Signora delle Dune.

Ho trovato un video in italiano che ne riassume le infami imprese.
Purtroppo l’anteprima del video contiene immagini impressionanti che non dipendono dalla mia volontà:





Un altro criminale viene sospettato, tale Whitey Bulger.
Era conosciuto soprattutto per reati come rapine, estorsioni, falsificazione di denaro e qualche omicidio (tra i quali quello di uno spacciatore di cocaina di nome Halloran, come un personaggio di Shining, curiosità a margine).

I sospetti per un suo coinvolgimento con la vicenda che stiamo trattando sono venuti soprattutto perchè un testimone affermò di averlo visto proprio in quel periodo in quella zona, in compagnia di una donna somigliante alla vittima ritrovata.
Nulla è mai stato dimostrato, però.
Bulger è morto due anni fa, in prigione.
Aveva 89 anni, era costretto su una sedia a rotelle.
E’ stato picchiato a morte da altri detenuti, i suoi occhi quasi cavati e la lingua quasi mozzata. Il volto irriconoscibile.
La direzione del carcere ha dovuto difendersi dalle accuse dei familiari dei detenuti: nessuna tutela per i carcerati più deboli, dinamiche mafiose incontrollate.
Credo che ci sia una causa con richiesta di risarcimento da parte dei parenti di Bulger, tutt’ora in corso.

Whitey Bulger.



Tornando alla nostra vittima ignota: solo nel 2004 una concreta, possibile svolta: il serial killer e cannibale Hadden Clark scrive una lettera dal carcere, indirizzata ad un suo amico.
Questa contiene in pratica la confessione dell’omicidio della Signora delle Dune, oltre al disegno di una donna senza mani, e all’indicazione del luogo del ritrovamento, segnato correttamente sulla mappa.

Interrogato dagli inquirenti, Clark ha affermato che lui “vorrebbe dire alla polizia il nome della donna, ma dopo che l’hanno picchiato così tanto,ha cambiato idea e preferisce tacere”.
Ha aggiunto che “quello che la polizia sta cercando (le mani? i documenti?) è nel giardino di suo nonno”

Il fatto è che Clark soffre di schizofrenia paranoide, e i sospetti che si stia prendendo gioco degli inquirenti / che stia egli stesso credendo ad una fantasia, sono alte.
Non so di preciso in che modo si sia indagato, ma da quel che sappiamo non è emerso alcunchè.



E veniamo al 2015.

Uno dei figli del famoso scrittore Stephen King, noto con lo pseudonimo di Joe Hill, a sua volta scrittore, si trova a leggere un libro che lo colpisce particolarmente.

Non è un romanzo horror, ma invece un libro che parla di come “gli investigatori del web” o “detectives da poltrona” possano davvero contribuire a risolvere casi irrisolti.





Hill si convince di aver notato “qualcosa degno di nota” nel celebre film di Spielberg “Lo squalo”, e riesce persino a mettersi in contatto con un investigatore dell’FBI, al quale racconta la propria intuizione.


Il film è stato girato nello stesso anno, e negli stessi mesi (poco prima e poco dopo) rispetto al ritrovamento del cadavere della donna delle dune.

La location principale del film e quella del ritrovamento del corpo fanno parte di due penisole praticamente speculari:


Hill dice che nel film compare per pochi attimi una giovane donna con i capelli scuri e lunghi.
E che indossa dei jeans, e una bandana blu, proprio come quella ritrovata sulla scena del delitto.

In questo breve filmato si vede Hill intervistato, i luoghi del ritrovamento e una comparazione tra la ragazza del film e la ricostruzione della vittima:

Nonostante gli inquirenti abbiano mostrato un certo interesse per questa possibile pista, la teoria viene definita “improbabile” e “una pura congettura”.

E’ impossibile determinare l’identità della ragazza che appare nel film, a meno che lei stessa non si faccia avanti.

Pertanto il nome della Signora delle Dune -e del suo assassino- rimangono tutt’oggi un orribile mistero, nella cornice di un quadro estivo, o di un’opera letteraria; di quelle che non riesci -nè desideri, tuo malgrado- toglierti dalla mente.



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