Dentro la casa del cannibale Armin Meiwes.

(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)



Herzlichen Dank an Benny West und Vanny und Tina für die exklusive Bilder!



*Alcune foto di questo post mi sono state concesse da Benny West e Vanny, potete vedere altro materiale da loro prodotto qui e qui.





Il signor Armin Meiwes, ingegnere elettronico per l’esercito, figlio di un poliziotto che abbandonò la famiglia quando lui era ancora un bambino.



Una scena traumatizzante quella del padre che si allontana lentamente a bordo della propria auto, con un Armin bambino aggrappato al veicolo, piangente, che cerca di non farlo andare via- invano.

A quanto lui stesso dice, quell’impossibilità di trattenere l’amatissimo padre lo ha segnato profondamente, e forse ha avuto un ruolo nel suo desiderio di assimilare fisicamente chi desidera, per non separarsene mai più.



Armin Meiwes è diventato infatti famoso per aver cercato (e trovato) dei volontari che volessero essere uccisi e mangiati.

Una cosa non da poco, per noi tutti che invece beh, lo desideriamo affatto.
In effetti nelle interviste, e con gli inquirenti, il signor Meiwes appare come una persona affabile, educata, disponibile.

Ha rilasciato una lunga intervista filmata (purtroppo la versione originale, integrale, è stata rimossa da youtube un paio di anni fa) nella quale si racconta senza reticenze, anche nei dettagli più personali.

Qualche stralcio se ne può vedere ancora qui (in spagnolo), ad esempio quando racconta che dopo essere rimasto senza altre figure maschili, avrebbe tanto voluto avere un fratellino minore con cui giocare; ma la madre aveva ormai 50 anni, quindi rimasero solo lui e lei, nella grande casa.





I miracoli della tecnologia: negli anni 2000 gli aspiranti serial killer possono godere del lusso e la tranquillità di mettere annunci, selezionare i candidati, concordare le modalità dell’omicidio.

E passare settimane a fantasticare e progettare assieme alla futura vittima, scambiandosi reciproche foto; facendo, in pratica, amicizia -perchè per quanto possa apparirci assurdo, esattamente questo è successo.




L’uomo che Meiwes ucciderà, non solo si è presentato spontaneamente alla porta del suo futuro carnefice ben sapendo a cosa stava andando incontro, ma lo ha anche pregato di essere evirato: di poter mangiare il suo stesso pene (cucinato), e che dal suo cranio fosse ricavato un posacenere (cosa che a quanto pare non è stata realizzata, però).



Meiwes ha conservato tutta la “documentazione”, sia la corrispondenza digitale con la vittima che il filmato del (lungo, lunghissimo) procedimento dell’omicidio, della macellazione, del consumo di alcune parti; non solo per soddisfazione personale, per poterlo rivivere in qualunque momento, comodamente in poltrona- ma anche per testimoniare, in caso di arresto, che la vittima era assolutamente consenziente.

Cosa che in un primo processo aveva funzionato, perchè fu condannato a soli 8 anni di carcere.
In seguito però gli venne inflitto l’ergastolo.




Durante la fase di selezione delle potenziali vittime, Meiwes aveva trovato diversi volontari, ognuno portatore di fantasie specifiche: un uomo voleva essere prima rinchiuso in una gabbia (i due avevano già concordato la stanza più adatta) e “trattato come un animale”. Parte della sua fantasia era di dover leccare gli stivali del suo padrone sporchi di escrementi, fino a ripulirli completamente.

Un altro (un italiano) aveva la fantasia di farsi grigliare vivo su una grande rete di metallo (quella dei letti), attrezzatura che Meiwes aveva già predisposto all’uopo, in una stanza del piano di sopra.





L’enorme casa nel bosco infatti (36 stanze, rimaste per lo più disabitate dopo il trasferimento dei suoi fratelli più grandi, e dopo la morte della madre) era pronta a trasformarsi nel teatro di un film dell’orrore.

In effetti la fiaba preferita dal piccolo Armin era proprio Hänsel und Gretel: la parte dove il bambino, rinchiuso nella gabbia, attendeva di essere cucinato e divorato dalla strega.


Ma tra fantasticare dietro un monitor e passare davvero alle vie di fatto ce ne passa… e nessun volontario alla fine si presentò veramente alla porta del sedicente “Macellaio”.
A parte l’elettrotecnico berlinese Bernd Brandes.





La cronologia del loro incontro, e di quello che ne è scaturito, è stata raccontata diverse volte, anche in italiano.

Ma quello che lascia esterrefatti quanto la vicenda stessa, è che la casa di Meiwes sia ancora lì, nel bosco, dopo 20 anni, indisturbata.
I fratelli non l’hanno venduta. Meiwes stesso non ne ha fatto nulla, non ha incaricato nessuno, come se ci dovesse tornare da un momento all’altro.

Certo, dopo decenni è in cattive condizioni: polvere, disordine, oggetti ammassati e rotti; le assi del pavimento di una stanza sono crollate al piano di sotto; la polizia stessa durante le ispezioni ha ribaltato mobili e rovesciato cassetti.

Ma ci sono ancora le lenzuola nel letto, i vestiti nell’armadio, le ceramiche sugli scaffali.

Un letto, ancora con le lenzuola.


L’ambiente è si in rovina, ma molto meno di quanto non ci si aspetterebbe da un luogo così macabro, tristemente famoso anche all’estero, e nel quale per giunta si può entrare, a quanto mi dicono, senza troppa difficoltà.

I sigilli della polizia, rotti.
(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)



In effetti è un luogo abbastanza frequentato da esploratori di luoghi abbandonati, appassionati di cronaca nera o semplici curiosi.

(Photo by courtesy of Tina)



Nessuno l’ha rasa al suolo col fuoco, come è successo alla fattoria di Ed Gein.

Nessuno si è portato via i tantissimi oggetti che tutt’oggi stanno lì, sugli scaffali o sui tavoli delle decine di stanze- magari per rivenderli in una macabra asta.




Senso civico? Rispetto per le cose altrui? O superstizione?
Non lo so, ma certo pensando agli USA, dove ci si rivende qualsiasi autografo, oggetto, brandello di vestito o ciocca di capelli di serial killer anche minori (c’è proprio un mercato), questo ambiente “congelato”, tutto sommato rispettato, lo trovo rimarchevole.

Targhe automobilistiche, giacche, cartoline, macchine da scrivere, e persino l’immondizia ha un mercato in USA, se sono passate per le mani di un assassino seriale.
Puoi dare un’occhiata qui.



Girando per le stanze (alcune veramente ingombre di rottami, ma probabilmente già cadute in disuso quando il proprietario ci viveva, viste le dimensioni labirintiche della struttura) a tratti sembra quasi che il Meiwes possa comparire armato di scopa e straccio, per dare una riordinata come si deve.

(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)



Nell’armadio ci sono le sue camicie, in ordine.

Nel giardino, due auto:

(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)
(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)




Ma oltre a ceramiche, poltrone, pianoforti, televisori, ci sono naturalmente anche particolari che ci riportano all’atroce fantasia di chi abitava queste stanze.

Uno dei bagni ad esempio: proprio in questa vasca si è dissanguato per ore Bernd Brandes, assistito premurosamente da Meiwes, il quale gli aveva somministrato sonniferi e sciroppo per la tosse, per rendere più sopportabile il dolore. Alla fine però le cose andavano per le lunghe, e lo aveva semplicemente sgozzato.

(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)

L’autore di questo video, proprio nella stanza da bagno, ammette di sentire una sensazione di profondo disagio:

Armin Meiwes è stato scoperto e arrestato solo grazie alla segnalazione di uno studente entrato a contatto con lui tramite internet, il quale ha capito che la persona con la quale chattava poteva davvero aver ucciso e mangiato un uomo.

Se non fosse stato segnalato, avrebbe sicuramente continuato ad uccidere indisturbato, all’interno nella sua villa di 36 stanze.

(Photo by courtesy of Benny West and Vanny)

Invece pare che Meiwes in carcere si sia pentito di quello che ha fatto, e che sia diventato addirittura vegano: “l’allevamento intensivo è altrettanto orribile quanto quello che io ho compiuto” ha detto.

Questa svolta drastica ha entusiasmato gli animalisti della Peta, che gli hanno fatto pervenire in cella un cestino di ringraziamento contenente hamburger vegani e libri di ricette.

Corre voce che il sogno di Meiwes adesso sia di aprire un ristorante vegano.



La PETA ci provato anche con un altro presunto cannibale (non è stato mai definitivamente accertato se abbia davvero mangiato parti del corpo della vittima):
nel 2013, sempre in Germania, un commissario capo di polizia di 55 anni è entrato in contatto con un’ “aspirante vittima” in una chat per cannibali: si trattava di un politico della CDU di 59 anni.
Anche loro hanno chattato per settimane, poi hanno approfondito i dettagli dell’omicidio con sms e telefonate.

La vittima predestinata ha pianificato un percorso per far perdere le proprie tracce e non essere rintracciato al domicilio del suo futuro assassino: è partito in treno, ha fatto scalo a Berlino dove ha preso un pullman di lunga tratta fino alla stazione dei treni di Dresda, dove lo aspettava “l’amico”.
Insieme sono andati ad una pensione fuori città, di proprietà del commissario di polizia e di suo marito (che sembra non fosse presente e che comunque non avesse alcuna implicazione con l’omicidio).
Qui a quanto pare il politico è stato sgozzato e successivamente fatto a pezzi, in un procedimento durato oltre 5 ore. Il cranio frantumato, gli organi interni estratti, e chissà cos’altro.
Questo caso ha goduto di molta meno esposizione mediatica, e ho trovato pochissimi dettagli (per fortuna).
I resti sono stati sepolti nel terreno intorno alla pensione.
Non ho trovato molte informazioni neanche su come sia stato scoperto il delitto.
Qui comunque si può scorrere una gallery incentrata soprattutto sulle operazioni di ricerca:

https://www.bild.de/regional/dresden/mord/mord-so-grausam-mordete-der-stueckel-killer-vom-lka-33596720.bild.html

EDIT:
Riceviamo e volentieri pubblichiamo ulteriori foto scattate di recente nella casa di Meiwes.
Aggirandoci (virtualmente) tra le stanze, è impossibile non chiedersi se su quel divano si sarà seduto in compagnia del suo “nuovo amico”; se forse non avranno bevuto proprio da quei bicchieri.
Se mentrela vittima predestinata si dissanguava lentamente nella vasca, Armin non gli avrà letto proprio uno di quei libri.
O se non avrà usato proprio quel piatto, per mangiarne la carne.



Qui puoi esplorare l’appartamento di un altro cannibale: Jeffrey Dahmer.

Qui un altro caso di poliziotto (aspirante) cannibale: Gilberto Valle.

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A presto!

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