“L’Assassino del Gioco delle Coppie”

Forse qualcuno di voi ricorderà il popolare programma “il Gioco delle Coppie”, trasmesso in preserale su Rete4, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.




Chissà se tra i numerosi partecipanti si è mai annidato un assassino seriale mai scoperto.

Sembra assurdo, ma in USA è successo.

E non era un “comune” serial killer (sembra brutto dirlo), ma bensì uno tra i peggiori, potenzialmente tra i più prolifici, sicuramente tra i più crudeli- e tra quelli col più alto quoziente intellettivo in assoluto.

Qui lo spezzone della puntata che lo vede tra i partecipanti al gioco:

Al momento della sua partecipazione al programma, Alcala aveva già ucciso almeno due volte



.

Nonostante il suo profondo senso di inferiorità nei confronti delle donne, e i suoi numerosi precedenti per molestie a minori, aggressioni sessuali e offerta di droghe a minorenni con conseguente sequestro, Alcala riusciva ad apparire un membro perfettamente funzionale della società, persino gradevole. In questo modo è uscito più volte dal carcere, anche dopo aver compiuto reati gravi.

Per avvicinare le ragazze chiedeva loro di realizzare un servizio fotografico, cosa nella quale era sicuramente competente: aveva studiato nientemeno che con Roman Polanski, alla New York University.

Tre scatti realizzati da Alcala.



Tra le foto rinvenute nascoste nel garage di Alcala c’erano anche minorenni, sia femmine che maschi, anche bambini, anche in pose sessualmente esplicite.

Dieci anni fa gli inquirenti hanno reso pubbliche oltre un centinaio di fotografie da lui scattate, nella speranza che qualcuno potesse riconoscere e dare un nome ad almeno alcune delle molte giovani persone mai identificate.
Ma quasi altre mille immagini non sono mai state diffuse, perchè troppo scabrose.

Il problema è che probabilmente tra i soggetti soggetti ritratti (forse decine, qualcuno ipotizza centinaia), sono stati forse torturati crudelmente per ore, picchiati, seviziati, strangolati e rianimati più volte per prolungare la loro agonia prima della morte.

Per fortuna molte delle foto sembrano essere state scattate in luoghi pubblici, e i soggetti ritratti non corrispondono a nessuna persona denunciata come scomparsa- quindi si spera che non siano mai caduti nella trappola.
Ma l’orrore anche solo del pensiero che a scattarle sia stato quel mostro, rimane.

Puoi consultare la gallery delle foto non identificate qui.







Alcala: un ragazzino problematico, abbandonato dal padre durante l’infanzia; arruolato a 17 anni nell’esercito, dal quale era stato congedato dopo tre anni per motivi psichiatrici, ma nonostante tutto provvisto di buone carte da giocarsi nella vita.

Una capacità camaleontica nel mutare il proprio aspetto, innanzitutto.

Rodney Alcala, the former Orange County man known as The Dating Game Killer when he was convicted of murdering at least seven women, was charged Tuesday in the 39-year-old killing of a woman whose body was found buried near Granger, Wyo. in 1982. Above, photos of Rodney Alcala in the 1970’s and 1980’s. Photos courtesy of the Huntington Police Dept. and Orange County Register





Praticamente colto nell’atto di uccidere una bambina nel proprio appartamento, era riuscito tuttavia a fuggire, per anni; usando un falso nome, così sicuro di se stesso da frequentare allegramente club per single, feste e persino partecipare alla realizzazione di un film indipendente, sfruttando le sue competenze nel mondo del cinema e della fotografia- e venendo infine riconosciuto -e catturato, a casa della madre.




Rodney Alcala durante il proprio processo si professò sempre innocente, persino di fronte all’evidenza più schiacciante.

Ma non fu la cosa più bizzarra: ad un certo punto decise di auto interrogarsi per 5 ore, ponendosi da solo le domande, e rispondendosi- usando due voci diverse.

Al termine dell’inquietante performance suonò anche la canzone “Alice’s Restaurant” di fronte ad una sbigottita giuria.

Questa tutt’altro che brillante strategia gli valse comunque la condanna a morte (anche perchè, oltre ai testimoni, c’era anche sia il suo DNA sul corpo di una vittima, sia il DNA di una vittima su degli orecchini conservati in casa sua).

Durante la detenzione Alcala ha autopubblicato un libro nel quale, nonostante tutte le evidenze, continua a proclamarsi innocente.
Chi lo ha letto assicura che sia una serie di discorsi senza un filo logico.

Ha intentato anche due cause contro lo Stato della California “per non avergli offerto pasti a basso contenuto di grassi durante la detenzione”, e per un episodio nel quale era scivolato e caduto per terra.

E tutt’ora in attesa della pena di morte.



Sarà la suggestione dei tempi, ma ci sono alcuni aspetti (ad esempio l’abilità di sopravvivere nella società e continuare a uccidere come se nulla fosse, sotto gli occhi degli inquirenti) che mi ricordano il recente indagato per la scomparsa di Maddie McCann.

Sul Q.I. di Alcala, e su molto altro:


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